@Corriere Manifestanti di estren destra in base a quale assurdo ragionamento? Non possono essere semplici cittadini, di quasiasi orientamento politico, stanchi del tunnel di odio, repressione e violenza che subiscono in UK da stato e “minoranze”?
I video di capodanno, le risse con Theo, gli striscioni sul pullman, sorriso mai accennato, doppietta contro il Barcellona al Camp nou in semifinale di Champions, unico a chiedere scusa dopo la finale col PSG
Mi mancherai troppo DENZELONE❤️
@ilpost Meglio non cu fossero proprio essendo persone difficili da tracciare e controllare oltre che ulteriore fonte di degrado in una società europea già ampiamente al collasso
Se mai verrà fuori il livello di corruzione di Bruxelles, gli storici ne scriveranno per millenni citandolo come la fogna più lurida, puttida e fonda della Storia umana.
L'omicidio del diciottenne Henry Nowak è avvenuto a dicembre, ma sta diventando un caso nazionale in UK ora che il suo assassino, il sikh Vickrum Digwa, è stato condannato.
A fare sensazione non è solo che Digwa abbia potuto utilizzare un lungo coltello "rituale" che, per ragioni religiose, le autorità britanniche permettono ai sikh di portare in giro - mentre sono severissimi con tutti gli altri sul possesso di lame.
Il vero scandalo è emerso in sede processuale, quando si è scoperto che la polizia era intervenuta sul posto, chiamata dallo stesso assassino, ma - incredibilmente - aveva deciso di ammanettare la vittima mentre moriva dissanguata!
Alle tre poliziotte intervenute quella sera, Digwa aveva raccontato di essere stato oggetto di "razzismo".
Malgrado il ragazzo bianco fosse a terra, più volte accoltellato, ma ancora conscio e capace di informare le poliziotte di quanto accaduto e delle gravi ferite - malgrado ciò, le tre agenti donna decisero di ammanettare LUI.
Le registrazioni dell'evento, non diffuse al pubblico ma mostrate al processo e riportate dai giornali, hanno permesso di scoprire l'orribile comportamento delle poliziotte, che ammanettavano, ridevano e dileggiavano Nowak ormai esangue, mentre il povero giovane diceva di essere stato accoltellato e di "non poter respirare".
Di lì a poco, sarebbe morto soffocato dal suo stesso sangue.
"I can't breath". Le stesse identiche parole di George Floyd, ma che nel caso di Nowak non hanno portato a tumulti, non sono diventate lo slogan di un movimento internazionale contro il razzismo.
Eppure, Nowak è una vittima del razzismo. Il razzismo che minaccia la minoranza in più rapida contrazione al mondo: quella dei popoli d'origine europea.