Miei princiali motivi di blocco:
1) bestemmie (scritte sono semplicemente inaccettabili, e lo dice un veneto)
2) "questa la metto su insta?"
3) filoputinismi e novaxismi vari
Kyiv. This morning.
More bodies on the asphalt.
Here’s your “win-win,” Kushner.
There is no win-win with those who burn civilians alive.
There is only blood.
There is only ash.
And there will be justice.
“We are going through an energy shock. Ukraine has decided that they want to blow up Russian energy assets. This is creating pressure on prices globally,” – Bessent.
Ukraine has “decided”?
Are you fucking kidding me???
Russia has spent years bombing our power plants, destroying our energy infrastructure, attacking our cities and trying to freeze Ukrainians in winter.
Ukraine didn’t wake up one morning and “decide” it would be fun to attack Russian energy infrastructure.
We are fighting a fucking war of survival because RUSSIA INVADED US.
So sorry about your “energy shock.”
We’re experiencing the slightly bigger inconvenience of trying not to fucking die.
🔴MATTEO SALVINI, IL PATTO CON IL PARTITO DI PUTIN È ANCORA VALIDO?
Se la risposta è no, hai tempo solo fino al 6 settembre per disdirlo ufficialmente. Altrimenti si rinnoverà in automatico per altri 5 anni!
Chiediamo una parola chiara e definitiva.
Nel 2017 Salvini ha firmato un accordo politico con Russia Unita, il partito di Putin. L’art. 8 parla chiaro: senza disdetta formale inviata almeno 6 mesi prima della scadenza, il patto si proroga da solo. Nessuno lo ha mai cancellato, né nel 2022 né dopo.
Un Vicepremier della Repubblica Italiana non può permettersi ambiguità con il Cremlino.
🗣️Flash Mob: Sabato 5 settembre, ore 11:30, ci vediamo davanti alla sede della Lega Milano. Pretendiamo risposte e atti formali, non scuse.
IL FINANCIAL TIMES DEFINISCE VANNACCI IL “CAVALLO DI TROIA RUSSO” IN ITALIA. E LA QUESTIONE NON PUÒ ESSERE LIQUIDATA CON UNA BATTUTA.
Il Financial Times dedica oggi un lungo articolo a @RoVannacci e alla sua crescita politica.
La tesi è semplice: Vannacci può diventare un fattore capace di destabilizzare il centrodestra di Giorgia Meloni intercettando malcontento economico, pulsioni anti-europee e soprattutto quel “pacifismo” italiano che troppo spesso finisce per coincidere con le posizioni del Cremlino.
Ora, una precisazione è doverosa.
Io non so se Roberto Vannacci sia davvero un “cavallo di Troia” della Russia. E chi sostiene l’esistenza di rapporti o condizionamenti diretti deve provarlo.
Ma so quello che Vannacci dice pubblicamente.
Ha minimizzato ripetutamente la minaccia russa.
Ha attaccato le sanzioni a Mosca.
Ha contestato il sostegno europeo all’Ucraina.
Ha proposto di ricostruire i rapporti con la Russia.
E costruisce una parte importante della propria proposta politica attorno all’idea che il problema siano Bruxelles e la NATO molto più di Mosca.
Tutto perfettamente legittimo in democrazia.
Ma altrettanto legittimo è chiedersi a chi convenga politicamente e strategicamente questa linea.
Oggi persino Antonio Tajani ammette che non si possono escludere tentativi russi di influenzare le prossime elezioni italiane e che bisogna prepararsi prima che accada.
Ed è questo il punto.
Non dobbiamo aspettare di trovare una valigetta di rubli sotto il tavolo di qualcuno per preoccuparci.
L’ingerenza moderna funziona soprattutto amplificando divisioni già esistenti: sfiducia nelle istituzioni, rabbia sociale, antiamericanismo, propaganda contro l’Ucraina, delegittimazione dell’Unione europea.
E un leader politico italiano che costruisce consenso esattamente su queste faglie può diventare oggettivamente funzionale agli interessi del Cremlino anche senza ricevere ordini da Mosca.
Per questo la risposta a Vannacci non può essere censurarlo né demonizzare i suoi elettori.
Deve essere politica.
Un’Italia più forte in un’Europa più forte.
Una NATO credibile.
Difesa comune europea.
Sicurezza energetica.
Contrasto alle interferenze straniere.
E soprattutto un’alternativa capace di parlare a chi oggi è arrabbiato senza raccontargli che Putin sia la soluzione ai suoi problemi.
Il problema non è soltanto se Vannacci sia il cavallo di Troia della Russia.
Il problema è evitare che l’Italia diventi la porta d’ingresso del Cremlino nella politica europea.
A Mosca, Lida Moniava, direttrice dell’hospice pediatrico «Dom s Majakom» («La casa con il faro»), è stata arrestata nell’ambito di un procedimento per la diffusione di «fake news» sull’esercito. È una follia.
Scusatemi, ma persino io, che sono abituata alle repressioni russe, non trovo altre parole: è una follia.
Lida Moniava è una santa, una persona che ha aiutato migliaia di bambini malati terminali e le loro famiglie in situazioni senza via d’uscita e completamente disperate.
Questa mattina è stata effettuata una perquisizione nell’abitazione di Lida Moniava, direttrice della fondazione benefica moscovita «Dom s Majakom», nell’ambito di un procedimento per la diffusione di «fake news» sulle azioni dei militari russi in Ucraina. Dopo la perquisizione è stata portata al Comitato investigativo per essere interrogata, hanno riferito «Meduza», «Dožd’» e «Novaja Gazeta».
Lida Moniava è indagata per la diffusione di «fake news» sull’esercito per motivi di odio politico (lettera «d» del comma 2 dell’articolo 207.3 del Codice penale russo), ha precisato a RBC l’avvocato Michail Birjukov. Al momento non le è ancora stata formalmente contestata l’accusa.
Moniava lavora nel settore non profit dal 2008: per diversi anni è stata assistente personale di Galina Čalikova, direttrice della fondazione «Podari žizn’» («Dona la vita»), e in seguito si è occupata dello sviluppo delle cure palliative pediatriche presso la fondazione «Vera». Insieme alla fondatrice di «Vera», Njuta Federmesser, Moniava ha poi fondato l’hospice pediatrico «Dom s Majakom» e nel 2018 ha assunto la guida dell’omonima fondazione benefica.
Dopo l’inizio della guerra, Moniava ha avviato una fondazione separata destinata ad aiutare i rifugiati provenienti dall’Ucraina, dalle regioni russe confinanti con l’Ucraina e dal Nagorno-Karabakh. Nel settembre 2025 la fondazione ha sospeso le proprie attività.
Nell’inverno del 2026 Lida Moniava è stata condannata a una multa di 45.000 rubli ai sensi dell’articolo amministrativo sulla «diffamazione» dell’esercito, a causa di tre post pubblicati su Telegram. I post riguardavano anche i bombardamenti russi sull’Ucraina: il missile caduto nei pressi di un parco giochi a Kryvyj Rih, dove morirono 20 persone, e il bombardamento di Sumy nell’aprile 2025.
@GiorgiaMeloni Do we Italians need to wait long to know who did the Colleferro attack or should we believe that while ALL episodes in Europe are linked to russia, Colleferro's is not???
Why are russian consulates and association still allowed in Italy?
L’EUROPA HA PERSO UN REFERENDUM.
E HA VINTO.
Ieri gli islandesi hanno votato.
Il 52,8% ha detto No alla riapertura dei negoziati per entrare nell’Unione europea. Il 47,2% ha votato Sì. Affluenza oltre l’82%.
Risultato netto.
E sapete cosa è successo oggi?
Niente.
Nessun ultimatum da Bruxelles.
Nessuna minaccia.
Nessun soldato europeo sbarcato a Reykjavík.
Nessun commissario ha spiegato agli islandesi che in realtà sono “un popolo europeo artificiale” e che quindi il loro voto non conta.
La Commissione europea ha semplicemente preso atto del risultato e dichiarato di rispettare la scelta del popolo islandese.
Può sembrare normale.
Nel mondo nel quale viviamo, normale non lo è affatto.
Perché a poche migliaia di chilometri di distanza esiste un’altra idea di Europa.
Quella di Vladimir Putin.
Un’Europa fatta di sfere d’influenza, territori “storicamente nostri”, vicini ai quali viene concesso di essere sovrani soltanto finché scelgono ciò che Mosca considera accettabile.
L’Ucraina decide di guardare all’Europa?
Per il Cremlino quella scelta diventa una provocazione.
Un popolo vuole determinare liberamente il proprio futuro?
Se quel futuro esce dalla sfera russa, arrivano pressioni, destabilizzazione e, come abbiamo visto, persino i carri armati.
Questa è la differenza tra un’Unione e un impero.
L’Unione europea può desiderare che l’Islanda entri. Io lo desidero.
Può pensare che Reykjavík avrebbe molto da guadagnare dall’adesione. Io lo penso.
Può continuare a considerare l’Islanda parte naturale della famiglia politica europea.
Ma alla fine decidono gli islandesi.
E se dicono No, è No.
Non c’è niente di più profondamente europeo di questo.
Perché l’Europa che voglio non deve allargarsi conquistando territori.
Deve diventare così libera, prospera, sicura e politicamente forte che siano i popoli a desiderare di entrarvi.
E devono poter anche decidere di non farlo.
L’appartenenza all’Europa vale proprio perché è volontaria.
Agli amici islandesi che ieri hanno votato No dico quindi una cosa semplicissima: rispettiamo la vostra decisione.
Continuate a essere nostri amici, nostri alleati, parte fondamentale dello spazio europeo e atlantico.
E se un giorno cambierete idea, noi saremo ancora qui. A braccia aperte.
Del resto quasi il 47% degli islandesi ha già scelto di riaprire quella porta. Non è poco.
Nessuna annessione.
Nessuna coercizione.
Nessuna “operazione speciale”.
Solo democrazia.
È questo che Putin e i suoi ammiratori non riescono a capire dell’Europa: noi non abbiamo bisogno di invadere i nostri vicini per convincerli a stare con noi.
A volte ci dicono persino di no.
E noi rispettiamo il loro No.
🇮🇸🇪🇺
Islanda, per ora arrivederci.
La porta resta aperta.
In attesa di darvi il benvenuto nella grande famiglia europea.
Tot ziens Kyiv🇺🇦! Terug naar het veilige NL. Al 55 uur onafgebroken jet Shaheds. Het luchtalarm is 21x afgegaan. Ik ben de tel kwijt. Gewekt door inslagen, explosies en luchtafweer.
Boycot alles wat russisch is, wat met rusland verbonden is en alles of iedereen die er zaken doet.
💔🇺🇦 C’est un enfer sans fin.
37 morts dans la région de Kyiv. 72 heures d’attaques non-stop contre Kyiv. Une fille de 2 ans tuée dans un parc en pleine journée.
La Russie est entrée dans une logique de destruction totale de la vie en Ukraine.
Mes amis, ma famille n’ont jamais eu aussi peur qu’en ce moment, depuis le début de l’invasion à grande échelle de l’Ukraine. De nombreux civils s’interrogent et pensent désormais à quitter le pays pour se protéger.
Selon le gouvernement ukrainien, la Russie a détruit, au cours de cet été, 90 % des entrepôts modernes des supermarchés. Certaines entreprises craignent des pénuries importantes. Les prix de certains produits pourraient drastiquement augmenter.
Des dizaines d’usines, de centres logistiques annihilés.
Des millions de livres détruits par la Russie. Hier encore, une imprimerie a été attaquée : plus de 60 000 livres ont brûlé.
La Russie a anéanti tous les hypermarchés « Epicenter », l’équivalent ukrainien de Leroy Merlin, à Zaporijjia et à Odessa. Elle en a détruit plusieurs autres dans les régions de Kyiv, de Dnipro et ailleurs. Depuis 2022, une trentaine ont été détruits ou endommagés.
La Russie a détruit le centre commercial « Halereya » à Kryvyi Rih le 21 août. 16 personnes ont été tuées, 130 autres blessées.
Une semaine plus tard : un autre centre commercial. Cette fois-ci à Kharkiv, le « Karavan ». Une personne a été tuée.
Début juillet et hier, la Russie a attaqué des dépôts de munitions dans la région de Kyiv. En juillet : 9 morts, des dizaines de blessés, des rues entièrement réduites en cendres. Hier : 37 morts, des centaines de civils évacués. La plupart des victimes étaient des retraités et des personnes handicapées, tués dans un EHPAD local. L’une des pires attaques contre les civils cette année.
Le gouvernement ukrainien a promis de sanctionner les responsables de cette faille de sécurité dans un quartier résidentiel. C’est la deuxième fois que cela arrive en deux mois et, malgré les promesses, les leçons n’ont pas été tirées.
Le gouverneur de la région de Kherson a appelé la population à évacuer en raison de la destruction de toutes les infrastructures énergétiques de Kherson.
Depuis 72 heures, il y a des alertes toutes les deux heures à Kyiv, parfois toutes les heures, parfois toutes les demi-heures. Les drones à réaction touchent tout ce qu’ils peuvent : des restaurants, des stations-service, des quartiers résidentiels. Tout.
Et la liste continue. Et elle continuera à s’allonger.
L’Ukraine a besoin de moyens de défense EN URGENCE ABSOLUE ! La Russie est en train d’anéantir tout ce qu’elle peut, et le nombre de victimes civiles augmente mois après mois.
Parlez de l’Ukraine ! N’oubliez pas cette guerre !
Oui, cela fait 4,5 ans qu’elle dure à grande intensité, mais ce que vit le pays en ce moment est extrêmement difficile. Je n’ose imaginer l’hiver à venir.
Nous, médias, avons une responsabilité : CONTINUER à traiter ce sujet !