🚨 Anthropic just showed a 27-minute workshop on how to actually do prompts for Claude.
Taught by the people who built it.
Free. No registration. No paywall.
I've seen $300 courses that don't cover what they teach in the first 8 minutes.
Watch it and Bookmark it now
Ogni anno il 17 febbraio non è un giorno come tutti gli altri.
È la lingua fuori bocca anche per gettare una buccia di banana nell'umido.
È un muro scrostato in cameretta nel tentativo di imitare le sue schiacciate.
È un logo, che diventa moda, sulle scarpe, sulle felpe, sulle giacche, sulla pelle.
È un braccio che si allunga venti metri per battere i Monstars.
È prima di internet, dei social, delle smart tv, quando un vecchio televisore di 64kg, spesso come una lavatrice, ci consentiva di star svegli la notte per guardare le sue partite.
È i Chicago Bulls.
È "Sirius" degli "The Alan Parsons Project" e l'intro di presentazione più bella di sempre.
È il Dream Team, la squadra più forte nella storia di qualunque sport.
È l'unico nome di un giocatore di basket che conoscono anche le nonne, e che scrivono senza errori anche sulla Gazzetta dello Sport.
È la vena che ti si chiude quando senti dire da qualche ragazzino "Ah sì, lo conosco! È quello che produce le scarpe!"
Sono le 6 finali vinte su 6 disputate.
È quello che sognavamo un po' tutti di essere, anche se alla fine siamo diventati dei panchinari in prima divisione da 3.6 punti e 4.8 falli di media a partita.
È MJ, o His Airness, o più semplicemente un altro modo di dire “pallacanestro”: un binomio inscindibile, che ha travalicato i confini dello sport, poi della cultura, infine della leggenda.
È, citando Larry Bird, Dio sceso sulla terra che si è travestito da lui.
E oggi, il Dio del basket, compie 63 anni: buon compleanno Michael Jordan.
(@Jumpman23, @SkySportBasket, @NOWTV_It)
La prima volta è impossibile capire.
La seconda sembra un bug di un videogioco.
Alla terza visione si comprende che in meno di 2 secondi fa:
- palleggio dietro schiena
- hesitation
- palleggio sotto le gambe
- finta di crossover
- crossover che viene solo fintato e, anzichè cambiare mano palleggiando, raccoglie il palleggio a metà del crossover per fare un mezzo eurostep e superare il difensore
- il tutto eseguendo un perfetto terzo tempo
Jordan Miller dei Clippers ha fatto una cosa che non si era mai vista.
Incredibile da pensare.
Impressionante da realizzare.
Un'azione che viene dal futuro.
È una delle foto in assoluto più famose nella storia del basket: Slam Dunk Contest 1988, Michael Jordan stacca dalla linea del tiro per andare a schiacciare.
Si potrebbe pensare che nella prima foto ci siano la versione a colori e quella in bianco e nero.
Quella in bianco e nero non è una fotografia ma un disegno fatto a matita...
Lo ha eseguito l'artista Keegan Hall, famoso per le sue opere a matita, che ha impiegato circa 200 ore per ridisegnare a mano la foto.
Nel suo disegno ha anche inserito anche una chicca: tra il pubblico ha messo Michael Jordan.
Michael Jordan che assiste ad una delle schiacciate più iconiche di Michael Jordan.
Se al Louvre avessero esposto queste immagini di Michael Jordan in 4K, i ladri avrebbero rubato queste e non i gioielli di Napoleone.
Ipnotico.
Iconico.
Incredibile.
Unico.
@parallelecinico Purtroppo l arbitraggio non può essere perfetto. Come i giocatori sbagliano i tiri, gli arbitri possono sbagliare i fischi. Luka è un fenomeno e se riuscisse ad adattarsi al metro arbitrale, sarebbe una roba incredibile. In questo sport è sempre il giocatore che si deve adattare!
Dan Peterson in telecronaca assieme a Flavio Tranquillo.
Belinelli 40 kg totali compresi naso e orecchie.
"Le Roi" Rigaudeau.
Tele+.
...non ce la faccio, troppi ricordi 🥲
Se ne va una bella persona prima ancora che un bravo allenatore. E un bravo allenatore lo è eccome. E una brava persona, ancora di più.
In un mondo – quello del calcio – in cui tutti quanti si nutrono di “io” (“io ho vinto, io ho fatto, io, io, io”) Simone Inzaghi ha scelto sempre il “loro”, al massimo il “noi” (“i ragazzi sono stati bravi…”, “devo ringraziare questo gruppo…”).
I due soli casi ha utilizzato l’io: 1) Nelle sconfitte (“Sono il responsabile”). 2) In un giorno di qualche anno fa, quando le cose andavano male e ci ha tenuto a mettere i puntini sulle I: “Dove alleno io aumentano i ricavi, calano le perdite e si vincono i trofei”. Ci siamo messi a ridere, aveva ragione lui.
L’Inter ha miseramente perso l’ultima finale di Champions, una mazzata micidiale e affatto digerita o digeribile, ma è anche vero che è arrivata a giocarsela, quella finale. E con quella del 2023 fanno due in tre anni. E con questi risultati, quest’anno, il bilancio del club tornerà a sorridere dopo un’eternità.
Se oggi diamo per scontato che questa squadra possa arrivare in fondo a qualunque competizione il merito è di tutto il gruppo Inter ma anche e forse soprattutto suo, un lavoro che ha portato bellezza sul campo, serenità nello spogliatoio, comunione d’intenti, il tutto a costo zero (non un dettaglio).
Le storie nel calcio sono tristemente destinate a terminare, soprattutto in questi anni fatti di contratti che valgono quello che valgono. Ma se i protagonisti se ne vanno, i tifosi invece restano. E restano sia nel bene che nel male. E ovviamente si augurano che il futuro possa essere migliore rispetto al passato.
Ecco, il futuro è già iniziato, ma prima di capire quel che accadrà credo sia giusto salutare questo signore qua: per 4 anni ha trattato l’Inter con la cura e l'attenzione che merita e, quindi, ha trattato bene tutti coloro che le vogliono bene.
Grazie Simone.
Abbiamo assistito a una semifinale di Champions destinata a restare nel tempo. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, unico, raro. Abbiamo assistito a una squadra che ha scelto di non arrendersi a un destino che sembrava scritto, segnato, irreversibile.
Abbiamo visto Yann Sommer, portiere svizzero costato tremila lire, giocare come un Supereroe svizzero della Marvel svizzera.
Abbiamo visto Lautaro Martinez rimettersi in piedi perché fuori da certe partite non ci puoi stare neanche se sei a pezzi e possibilmente le devi indirizzare.
Abbiamo visto Davide Frattesi che a gennaio “andrà alla Roma”, restare a Milano per scrivere un pezzo di storia del calcio.
Abbiamo visto Francesco Acerbi, 37 anni, segnare come Lewandowski, meglio di Lewandowski, al minuto “è tutto finito” di una partita che poi non è finita.
Abbiamo visto Simone Inzaghi che “è bravo però…” e “è bravo ma…” e “è bravo ma ‘sti cambi, eh, suvvia, ‘sti cambi…” realizzare un capolavoro, l’ennesimo.
Abbiamo visto una squadra, l’Inter, già giudicata e processata e “possiamo parlare di stagione deludente o perché no, fallimentare?” zittire tutti con una prestazione che definire “di cuore” sarebbe ingiusto, perché il cuore c’è stato eccome, ma ci sono stati soprattutto il lavoro, l’organizzazione, la lucidità, la capacità di andare oltre.
L’Inter la sera del 6 maggio 2025 è andata “oltre”. E francamente si merita. Ogni. Singolo. Applauso.
“Mi piacerebbe vedere il Signor Acerbi come si comporta. In ogni caso siccome non sa vincere, almeno spero che sappia perdere.
Attenzione però, attacca l’Inter……”
Epico.