Molti anni fa passò a trovarmi, a Roma, un mio caro amico di Boston. Ad un tratto lo vidi fissare una piccola scultura in bronzo, una donna nuda di boteriane fattezze, appoggiata su uno scaffale della mia libreria. Dopo averla osservata, si rivolse verso di me con tono serio: “Non dovresti tenere esposta una scultura del genere, è offensiva nei confronti delle donne”.
Rimasi disorientato da questa sua uscita. Non me l’aspettavo da un fine intellettuale. Provai a fargli comprendere che l’arte non può essere compressa in valutazioni moraleggianti. Non lo convinsi. Quella fu la prima volta che toccai con mano gli eccessi della cultura “woke”.
Si è riaperto in questi giorni un dibattito sulla cultura “woke”. Credo sia il momento giusto per affrontarlo e definire le vere priorità di una forza autenticamente progressista.
Condivido qui il mio contributo pubblicato oggi su Repubblica.
Leggerò con attenzione i vostri commenti
Questa è la realtà con cui ogni giorno fanno i conti famiglie e imprese.
E il Governo Meloni che fa? Invece di cambiare le cose, cambia il racconto. Dipinge un’Italia che non c’è, celebra risultati che nessuno vede e pretende pure che gli italiani applaudano.
Ma la propaganda non paga le bollette, non accorcia le liste d’attesa e non riempie il frigorifero.
Ricordate quando Meloni protestava? Oggi alla Camera il suo governo ha posto, mentre le opposizioni stanno a guardare, la fiducia n.1️⃣2️⃣5️⃣!
Una volta al potere, Meloni mostra il suo vero volto…
Ma a voi pare normale che La Russa abbia nominato, insieme al presidente della Camera, come presidente di una delle principali autorità indipendenti del Paese il figlio del presidente di Alleanza Nazionale?🤔