1) “Alle elezioni regionali che si svolgeranno in Toscana nel 2025 pensi che il MoVimento 5 Stelle debba partecipare da solo oppure pensi sia meglio verificare se vi siano le condizioni per prendere parte alla coalizione promossa dal Partito Democratico
14) Ma è un’opzione a cui non voglio nemmeno pensare; non perché creda nel purismo della politica - figuriamoci, “la politica è sangue e merda” diceva Rino Formica - ma perché essere costretti a fare ciò in una regione tra le meno contendibili d’Italia
Legacies of speed through the ages! 🏊♂️ The men's 100m freestyle final 88 years apart. Los Angeles1932 - Tokyo 2020
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Parlando dei numerosi errori che questo tweet di @GiovanniPaglia contiene possiamo conseguire un risultato importante: consentire a chiunque, persino a Giovanni stesso, di arrivare a parlare di fisco sapendo quello di cui si parla, invece che per slogan.
Per punti:
1) la cedolare secca sugli immobili è al 21%. L’aliquota al 10% si può scegliere solo in casi particolari (comuni di grandi dimensioni con alta densità abitativa, ecc).
2) la cedolare secca la puoi utilizzare solo fino ad un massimo di 4 appartamenti, oltre i quali devi aprire la partita Iva ed essere assoggettato all’ ordinaria tassazione di impresa.
3) la tassazione sulla cedolare secca è al lordo delle spese sostenute per mantenere l’immobile.
Vale a dire, se l’affitto è 1000 euro, paghi 210 euro anche se quel mese hai speso 211 euro per pagare le spese che spettano al proprietario.
4) il secondo punto di Giovanni è l’unico giusto.
E ne approfitto per fare un molto impopolare ‘coming out’: è ormai tempo che questa agevolazione scompaia, e che tutti i rendimenti finanziari siano tassati allo stesso modo (possibilmente non il 26% come adesso ma lo stesso livello della tassazione sugli utili di impresa, cioè al momento il 24%).
5) “se lavori e guadagni una miseria” non paghi affatto il 23%.
Nella tassazione Irpef infatti vanno considerate le detrazioni per tipologia di reddito (che assolvono, impropriamente, la funzione di provare a tassare il reddito netto anziché quello lordo). Per i contribuenti nel primo scaglione fino a 15.000 euro), l’aliquota media effettiva è 1,48%. Cioè su 100 euro di reddito si pagano 1 euro e 48 centesimi di tasse. Per quelli da 15.000 a 29.000, è 11,32%.
6) a essere davvero massacrati di tasse sono i lavoratori dipendenti che guadagnano più di 50.000 euro lordi l’anno (circa 2.500 euro netti al mese).
Per questi, ogni euro aggiuntivo che si “suda” lavorando, viene tassato al 43%. Ma a questi non pensa nessuno: né il governo di centro destra (che li considera talmente ricchi da escluderli forzatamente dal piccolo vantaggio della riforma Irpef di quest’anno) né tantomeno la parte politica di Giovanni Paglia (la sinistra), che si ostina a raffigurarli come ricchi petrolieri col sigaro in bocca.