Nei giorni scorsi abbiamo assistito alle celebrazioni del trentennale della vittoria elettorale del centrosinistra nel 1996.
Ma è stata trattata come quella di un altro evento storico di quell’anno, e cioè l’ultima volta che la Juve ha vinto la Champions League.
E cioè “ah com’era bello, dai speriamo ricapiti ancora!”.
Noi invece siamo andati a guardare CON QUALE PROGRAMMA e con QUALE POSIZIONAMENTO POLITICO il centrosinistra vinse le elezioni quell’anno.
Le parole che trovate nelle due card sono esatte citazioni de “Le 88 tesi de L’Ulivo”, che reperite facilmente online.
Potete giudicare da soli.
E potete verificare quale sia la vera anomalia della politica italiana: dichiararsi di “sinistra” o “di destra” non in forza di un convincimento ideale, ma esattamente alla stregua di come ci si dichiara juventino o milanista.
E vi lasciamo con la domanda delle domande: ma chi - 30 anni dopo - la pensa ancora così (come riportato nelle card), oggi che cosa deve votare, visto che questi concetti sono disprezzati sia dall’attuale sinistra che dall’attuale destra?
Continuiamo a capire come fare una delle cose più difficili di tutte: andare oltre gli slogan quando si tratta di migliorare la pubblica amministrazione, usando come riferimento le soluzioni adottate all’estero.
Oggi il nostro Mattia Fantinati ci parla di come cambiare completamente l’organizzazione del lavoro nella PA.
Su questo tema l’attuale ministro Zangrillo sta portando avanti qualche novità, ma se vogliamo incidere realmente dobbiamo avere molta meno paura dei sindacati e molto più coraggio nel promuovere meritocrazia e dinamismo.
Quando si parla di questa area politica, si usa sempre la parola “moderati”.
Ma la verità è che in quello che serve oggi all’Italia per evitare il declino non c’è assolutamente nulla di moderato.
Ci sono riforme radicali, da condurre cercando il consenso (e non imponendole dall’alto di una “sapienza processuale”) e spiegando bene i vantaggi per tutti.
1/n
La Costituzione è composta di 139 articoli.
Questo referendum ne cambiava 2 (gli altri 5 erano di mero coordinamento legislativo o grammaticale).
Il fatto che cambiare 2 articoli su 139 della costituzione sia visto come un colpo di stato, non è altro che la conferma di quanto dicevo nel tweet: c’è un pezzo di Italia per cui la Costituzione è una reliquia, non una legge fondamentale.
Alle elezioni politiche del 2027 accadrà una cosa che non vediamo da quasi 20 anni.
Entrambi i principali schieramenti (centrodestra e centrosinistra) chiederanno di tornare al governo del paese ESSENDOCI PERÒ GIÀ STATI.
Vale a dire, nessuno potrà dire “votami, io sono l’outsider, non mi hanno mai dato l’opportunità di mostrare ciò che valgo”.
Oppure, se preferite, entrambi gli schieramenti hanno sia usato il populismo (per andare al governo, non essendoci mai stati) che subìto il populismo (una volta al governo, essersi dovuti confrontare con la realtà, e quindi rimproverati per non aver risolto con una bacchetta magica i problemi del paese).
Questo - ovviamente assieme alla presenza del @Partito_Libdem (che a dire il vero invece al governo non c’è stato mai)… - è esattamente la cosa che rende le prossime elezioni così interessanti: non avendo più l’arma del populismo facile, dovranno convincere gli elettori con la politica.
A meno che, ovviamente, i due schieramenti non facciano un accordo collusivo: “promettiamo di usare entrambi, comunque, il populismo cialtrone, e di provare a far dimenticare che invece entrambi siamo già stati al governo, quindi ci siamo confrontati con la realtà e non solo con i post sui social”.
Secondo voi quale delle due opzioni prevarrà?
@GabrielFomiatti@marattin@NicolaAlbertoni Per esperienza diretta in paesi come UK dove hanno adottato questo sistema, vieni pagato la stessa cifra oraria, quindi a fine settimana ti pagano un giorno in meno.
Poi questi sistemi di aumento di produttività non si sposano con le leggi bolsceviche che abbiamo in italia
IERI ALLA CAMERA NON POTEVO CREDERE A CIÒ CHE SENTIVO.
Dopo il “ti pago per non lavorare” (il reddito di cittadinanza a matrice grillina), ieri il centrosinistra ha introdotto nella discussione parlamentare un altro grande classico della demagogia:
“ti pago la stessa cifra ma per lavorare di meno”.
E cioè la mitica “riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario”, cavallo di battaglia di Rifondazione Comunista 30 anni fa, e sempre contrastato dalla sinistra di governo, fin dai DS di D’Alema negli Anni 90.
Il loro ragionamento è: visto che siamo in tempi di forte innovazione tecnologica, deve accadere quello che è sempre accaduto in occasioni simili: la maggiore produttività deve tradursi in minore lavoro ma con salari uguali o più alti.
Il ragionamento non fa una piega.
Se, ovviamente, l’aumento di produttività si fosse effettivamente realizzato.
Purtroppo non solo non è così.
Ma è molto peggio di così.
Ieri in aula ho citato i dati Istat, da tutti verificabili qui (https://t.co/0MROVmHLaT): negli ultimi 30 anni la produttività del lavoro italiana è cresciuta ad una media annua dello 0,3%, contro l’1,5% della media europea.
Cinque volte in meno, e comunque ad una velocità non distinguibile dallo zero.
È allora evidente anche ad un bambino che se in un paese in cui la produttività del lavoro non cresce riduci l’orario di lavoro a parità di salario stai solo creando decrescita e disoccupazione.
“Avremmo più tempo libero”, dicevano ieri i colleghi del Campo Largo.
Si, ma senza sapere cosa farci, visto che non avremmo neanche più soldi.
Il @Partito_Libdem propone invece un grande Patto sulla Produttività tra le forze politiche, sindacali e imprenditrici.
Ecco alcuni punti:
1) riforma del sistema di contrattazione collettiva - che è vecchio di 33 anni - dando molto più spazio alla contrattazione decentrata.
2) detassazione completa e strutturale dei premi di produttività e degli aumenti retributivi decisi dalla contrattazione decentrata.
3) spostare l’incentivo attualmente previsto (ma non attivo) per chi riporta l’azienda in Italia ( = dimezzamento tasse per 6 anni) alle microimprese che si fondono.
4) togliere - come fece il Jobs Act - tutte le barriere esplicite o implicite alla crescita dimensionale delle piccole imprese.
5) massiccia detassazione del ceto medio (l’unico tartassato dalle tasse) finanziata riducendo di 3 punti in 5 anni il rapporto tra spesa pubblica e Pil.
@AfranchiAlberto@MT_Meli_ No non c'entra nulla la funzione ad oggi è già separata infatti il cambio lo si può fare una volta e solo una. Il CSM è composto dai magistrati stessi, gli stessi che devono giudicare l'operato del pm e viceversa. Di questo si sta discutendo.
IL DEGRADO DELLE ISTITUZIONI E LE RELIQUIE DI SAN FRANCESCO.
Il Decreto Sicurezza è stato approvato dal governo in 5 febbraio, con tanto di conferenza stampa e dibattito su tutti i media.
Ma il testo ufficiale è stato reso disponibile solo 20 giorni dopo, e ovviamente contiene tutt’altro rispetto a quanto discusso sui giornali.
Il disegno di legge delega sull’edilizia è stato approvato dal governo a inizio dicembre.
Ma solo ieri il testo, firmato dal presidente della Repubblica, è divenuto noto. Quasi tre mesi dopo.
Per non parlare del provvedimento più importante dell’anno, la Legge di Bilancio: che viene annunciata in pompa magna sotto i flash dei fotografi il 15 ottobre, con pomposi slogan e annunci.
Il testo vero, poi, arriva solo dopo alcune settimane. E spesso non contiene assolutamente nulla degli annunci fatti sotto i flash dei fotografi.
Che però nel frattempo “sono entrati nella testa” e nella percezione dei cittadini. E tanto basta, a chi intende la politica come marketing pubblicitario invece che come modo per risolvere concretamente i problemi di una comunità.
Queste storture si aggiungono a innumerevoli disfunzioni delle nostre istituzioni repubblicane: dal bicameralismo paritario ai regolamenti delle Camere, dalla ripartizione delle competenze tra i livelli di governo al funzionamento del nostro sistema di diritto amministrativo, passando per la follia di un paese che da 30 anni cambia (anche radicalmente) legge elettorale ogni 5 anni, come se fosse un’aliquota fiscale e non un tassello decisivo del modo in cui stiamo insieme in questa Repubblica.
Eppure, ogni discorso di riforma istituzionale (seria, coerente, profonda) per adeguare il nostro assetto a questo secolo, finisce sempre in nulla.
Perché viene risucchiato nella dinamica tossica dello scontro tra curve ultra, come sta puntualmente accadendo con la riforma della giustizia.
Perché per qualcuno il nostro assetto istituzionale deve assomigliare alle reliquie di San Francesco, che da qualche giorno sono esposte ad Assisi: vanno preservate così nei secoli, ossequiate, senza poterle toccare pena la scomunica.
Invece adeguare le nostre istituzioni ai tempi che cambino - e farlo insieme, senza immobilismi ma senza prevaricazioni di parte - è forse la cosa più importante che la politica dovrebbe fare.
Perché in tempi in cui le liberal-democrazie non vanno più di moda (e sono netta minoranza nel mondo), occorre assicurarsi che siano ancora efficaci.
Sennò prima o poi non saranno più attrattive, neanche a casa nostra.
Questo post di Luca Bottura (@bravimabasta ) è molto utile perché ci consente di sbugiardare uno dei principali argomenti del fronte del NO al referendum sulla giustizia del 22 e 23 marzo.
Il fatto che un pubblico ministero difficilmente possa cambiare carriera e diventare giudice (o viceversa) è la separazione DELLE FUNZIONI.
E, questa, sostanzialmente esiste già dalla riforma Cartabia del 2021, che ha fortemente limitato (ma certo non impedito) i “cambi di casacca”.
Peccato che il referendum sia, tra le altre cose, su un argomento differente: la separazione delle CARRIERE.
Se confermata infatti, la riforma apporterà queste due novità:
1) i concorsi per accedere alle due carriere saranno diversi.
(mentre oggi è unico, e solo dopo il concorso e il tirocinio un giovane decide se vuole essere Pm o giudice)
2) la carriera dei Pm - promozioni, valutazioni, trasferimenti, assegnazione di sedi, ecc - dipenderà solo dai Pm e dai membri laici, quella dei giudici dipenderà solo dai giudici e dai membri laici. Cioè nessun rappresentante dei giudici metterà bocca sulla carriera di un Pm e viceversa.
(mentre ora ognuno - tramite il Csm unico nel quale siedono congiuntamente i rappresentanti delle due professioni - ognuno influenza e decide la carriera dell’altro).
In poche parole, la separazione delle carriere porta ad effettiva realizzazione sia la riforma del codice di procedura penale del 1988 (che istituì il giudice terzo) sia quella della Costituzione del 1999 (che sancì il rango costituzionale del giudice terzo).
Entrambe riforme che passarono a larghissima maggioranza.
Come dimostra anche la “community note” che X ha messo sul post di Bottura, spacciare la separazione delle carriere per la separazione delle funzioni altro non è che una colossale bufala.
E il fatto che ad averla riportata sia stato un giornalista - cioè colui il cui mestiere sarebbe quello di informare correttamente i cittadini dei fatti - è purtroppo tutta un’altra storia.
Un’altra bruttissima storia.