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#ForzaInter
Se ne va una bella persona prima ancora che un bravo allenatore. E un bravo allenatore lo è eccome. E una brava persona, ancora di più.
In un mondo – quello del calcio – in cui tutti quanti si nutrono di “io” (“io ho vinto, io ho fatto, io, io, io”) Simone Inzaghi ha scelto sempre il “loro”, al massimo il “noi” (“i ragazzi sono stati bravi…”, “devo ringraziare questo gruppo…”).
I due soli casi ha utilizzato l’io: 1) Nelle sconfitte (“Sono il responsabile”). 2) In un giorno di qualche anno fa, quando le cose andavano male e ci ha tenuto a mettere i puntini sulle I: “Dove alleno io aumentano i ricavi, calano le perdite e si vincono i trofei”. Ci siamo messi a ridere, aveva ragione lui.
L’Inter ha miseramente perso l’ultima finale di Champions, una mazzata micidiale e affatto digerita o digeribile, ma è anche vero che è arrivata a giocarsela, quella finale. E con quella del 2023 fanno due in tre anni. E con questi risultati, quest’anno, il bilancio del club tornerà a sorridere dopo un’eternità.
Se oggi diamo per scontato che questa squadra possa arrivare in fondo a qualunque competizione il merito è di tutto il gruppo Inter ma anche e forse soprattutto suo, un lavoro che ha portato bellezza sul campo, serenità nello spogliatoio, comunione d’intenti, il tutto a costo zero (non un dettaglio).
Le storie nel calcio sono tristemente destinate a terminare, soprattutto in questi anni fatti di contratti che valgono quello che valgono. Ma se i protagonisti se ne vanno, i tifosi invece restano. E restano sia nel bene che nel male. E ovviamente si augurano che il futuro possa essere migliore rispetto al passato.
Ecco, il futuro è già iniziato, ma prima di capire quel che accadrà credo sia giusto salutare questo signore qua: per 4 anni ha trattato l’Inter con la cura e l'attenzione che merita e, quindi, ha trattato bene tutti coloro che le vogliono bene.
Grazie Simone.
È il giorno più bello che un tifoso possa vivere, e a pochissimi è concesso l’onore di viverlo, e riviverlo, e riviverlo ancora.
È la Finale di Champions League.
Forza, Interisti!
Abbiamo assistito a una semifinale di Champions destinata a restare nel tempo. Abbiamo assistito a qualcosa di epico, unico, raro. Abbiamo assistito a una squadra che ha scelto di non arrendersi a un destino che sembrava scritto, segnato, irreversibile.
Abbiamo visto Yann Sommer, portiere svizzero costato tremila lire, giocare come un Supereroe svizzero della Marvel svizzera.
Abbiamo visto Lautaro Martinez rimettersi in piedi perché fuori da certe partite non ci puoi stare neanche se sei a pezzi e possibilmente le devi indirizzare.
Abbiamo visto Davide Frattesi che a gennaio “andrà alla Roma”, restare a Milano per scrivere un pezzo di storia del calcio.
Abbiamo visto Francesco Acerbi, 37 anni, segnare come Lewandowski, meglio di Lewandowski, al minuto “è tutto finito” di una partita che poi non è finita.
Abbiamo visto Simone Inzaghi che “è bravo però…” e “è bravo ma…” e “è bravo ma ‘sti cambi, eh, suvvia, ‘sti cambi…” realizzare un capolavoro, l’ennesimo.
Abbiamo visto una squadra, l’Inter, già giudicata e processata e “possiamo parlare di stagione deludente o perché no, fallimentare?” zittire tutti con una prestazione che definire “di cuore” sarebbe ingiusto, perché il cuore c’è stato eccome, ma ci sono stati soprattutto il lavoro, l’organizzazione, la lucidità, la capacità di andare oltre.
L’Inter la sera del 6 maggio 2025 è andata “oltre”. E francamente si merita. Ogni. Singolo. Applauso.
Ha vinto lo scudetto in un derby.
Ha guidato l’Inter nella partita più bella della sua storia.
Ancora non sappiamo come sarà posizionato nella classifica dei più vincenti.
Ma quest’uomo è già oggi il mister più iconico dell’epopea nerazzurra.
#Inzaghi#InterBarcellona
Pope Francis was the rare leader who made us want to be better people. In his humility and his gestures at once simple and profound – embracing the sick, ministering to the homeless, washing the feet of young prisoners – he shook us out of our complacency and reminded us that we are all bound by moral obligations to God and one another.
Today, Michelle and I mourn with everyone around the world – Catholic and non-Catholic alike – who drew strength and inspiration from the Pope’s example. May we continue to heed his call to “never remain on the sidelines of this march of living hope.”
Scripture says: “I have been young and now I’m old yet I have never seen the righteous forsaken.”
After all these years serving you, the American people, I have not seen the righteous forsaken.
I love you all.
May you keep the faith.
And may God bless you all.
Through struggle and discipline, persistence and faith, Dr. Martin Luther King, Jr. helped move this country forward. As we honor his legacy today, let’s remember the lesson he taught us: that even in the face of impossible odds, people who love this country can help change it. In honor of #MLKDay, I hope you’ll do what you can in your community to create a better future for us all.