Mi sto interrogando sul Futuro di Futuro Nazionale e quindi mi sono incuriosita. Ho cercato un po’ di informazioni sui colleghi che sono passati con Vannacci, ecco il quadro.
Presidente Conte, mi spiega come avete fatto a montare mie espressioni sul video del suo intervento, considerato che in quel momento io ero al Quirinale e quindi non in Parlamento?
Lo chiarisco solo per ricordare a tutti quanto la vostra politica si fondi su mistificazioni della realtà e fake news.
A scrutinio quasi concluso il partito del premier europeista Nikol Pashinyan, Contratto Civico, sfiora la maggioranza assoluta con il 49,82, contro il 23,33% del partito filorusso Armenia Forte. L’unico altro partito ad aver superato la soglia di sbarramento è “Democrazia, Legge, Disciplina”, partito populista dell’ex ufficiale di polizia Vardan Ghukasyan diventato un seguitissimo blogger e influencer politico, la cui posizione è di costante attacco contro le élite e di sostanziale equidistanza tra i due principali candidati.
L’elettorato armeno sembra aver dunque abbondantemente bocciato la linea pro-Russia e premiato la prospettiva di un avvicinamento all’UE, nonostante i brogli e le ingerenze di Mosca. Le minacce esplicite di Putin di fare dell’Armenia una nuova Ucraina hanno evidentemente pesato assai meno dei timori di diventare una nuova Bielorussia.
Incredibile che la piccola, povera ed esposta Armenia, abbia scelto di tenersi la libertà anziché cedere alle minacce militari e al ricatto del gas, mentre i nostri stellati sovranisti con la “schiena a dritta” e il petto in fuori ci propongano di fare l’esatto contrario.
#Putin ha nuovamente respinto la proposta ucraina di aprire colloqui diretti di pace.
Nel mentre in Italia Diplomatici, Generali, “studiosi”, giornalisti e Professori continuano a fare propaganda filorussa senza che nessuno gli chieda conto delle menzogne raccontate. Sono persone che hanno sistematicamente violato l’etica professionale, che le rispettive professioni avrebbero dovuto imporre, per diventare propagandisti di un regime dittatoriale nemico dell’Italia. Sono spesso figure ridicole e caricaturali ma nonostante ciò scorrazzano su TV e giornali come se nulla fosse, senza che nessuno gli chieda conto delle enormità che raccontano, dei rapporti opachi che intrattengono con la Russia, delle gigantesche castronerie spacciate per vere e oggi smentite dalla storia.
Gli editori dei media sono interessati solo dell’audience e consentono un sistematico inquinamento del dibattito pubblico, mentre la Russia dichiara apertamente di voler disarticolare l’Europa.
Di questo degrado civico e morale dovremmo soprattutto preoccuparci. Quanti altri Vannacci, Basile&Co. crescono nelle amministrazioni pubbliche?
GENERALI DA OPERETTA.
E’ stato pagato per decenni da un esercito appartenente alla NATO ma fa il tifo per i russi.
Ha giurato di difendere al Repubblica ma ne tradisce tutti i valori fondamentali, disonorando la divisa.
Parla di pensioni minime ma è andato in pensione a 56 anni con 5.000 euro netti.
Sputa sull’Europa ma prende lo stipendio da eurodeputato.
Non è un fascista, e’ un qualunquista paraculo e per questo raccatta voti. Chiacchiere e distintivo.
Конгресмен Кітінг до Рубіо: Я впевнений, ви знаєте, що Україна, країна, яка на той час мала третій за величиною ядерний арсенал, мирно передала свою ядерну зброю в межах Будапештського меморандуму
В обмін на це, вони отримали зобов’язання США захищати Україну, якщо вона коли-небудь опиниться під загрозою
США дали своє слово Україні, що вони її захищатимуть
Мене вразило у вашому вступному слові, що ви провели нас по всьому світу і згадали 15 різних випадків, де ви втрутилися. 15! Топ-15!
І жодного разу ви не згадали Україну, коли говорили про пріоритети ваших досягнень
- Kallas:
We are setting up the special tribunal for the crime of aggression against Ukraine
There are soldiers who killed innocent civilians, but there are also leaders who sent those soldiers here to kill people. They also need to be held accountable
È il 28° drone russo caduto su suolo rumeno. Gli altri 27 non hanno quasi avuto copertura in italia. Al contrario i droni ucraini caduti sui Baltici fanno i titoli per giorni. Il vostro giudizio è falsato da un'informazione selettiva di una stampa incapace o complice di Putin.
"While claiming to seek peace, Russia launched a deadly airstrike on Kyiv. This isn't a pursuit of peace, it's a mockery of it."
- Kaja Kallas
So sad ...and so true......
That's it...🤷♀️
Sconcertante e rivelatorio un passaggio dell’intervista di Paola Di Caro a Guido Crosetto sul Corriere della Sera. Alla domanda sull’eventuale ingresso dell’Ucraina nell’Unione europea, il ministro risponde così: «Se l’Ucraina entrasse in Europa, con la sua grandezza e il suo sistema economico, ci sarebbe immediatamente una crisi nel settore agricolo gravissima per molti Paesi Ue».
È difficile immaginare una formulazione più chiara dell’ambiguità europea sull’Ucraina (e su molti altri dossier cruciali per il futuro dell'Unione).
L’Europa riconosce il sacrificio ucraino, ne invoca la resistenza, beneficia politicamente e strategicamente del fatto che Kiev continui a contenere l’aggressione russa. Ma quando si passa dal sostegno militare e morale alla piena integrazione politica, economica e istituzionale, emergono subito i calcoli nazionali, le paure corporative, le resistenze agricole, i riflessi difensivi dei singoli Stati.
Nella stessa intervista, Crosetto ricorda che «a morire ci vanno loro», cioè gli ucraini. Poi, però, quando si parla di Ucraina nell’Unione europea, il problema diventa la crisi agricola che il suo ingresso provocherebbe in molti Paesi Ue.
Per cui l’Ucraina è abbastanza europea per combattere una guerra che riguarda anche la sicurezza del continente, ma diventa improvvisamente troppo ingombrante quando chiede di entrare davvero nella casa comune.
Questo egoismo mascherato da realismo, da cautela istituzionale, da difesa degli equilibri interni rivela come l’Unione europea chieda all’Ucraina il massimo sacrificio storico ma senza assumersi fino in fondo il costo politico della sua appartenenza.
Non si può continuare a trattare Kiev come un avamposto militare dell’Europa e, insieme, come un problema economico da tenere fuori dalla porta.
Sono cose che faranno piacere a Putin.
Perché ogni esitazione europea sull’Ucraina, ogni distinguo corporativo, ogni calcolo nazionale presentato come prudenza istituzionale, conferma a Mosca che il tempo può ancora lavorare contro Kiev.
Ed è precisamente questa ambiguità che la Russia può sfruttare.
Se l’Ucraina è parte della sicurezza europea, allora deve essere considerata anche parte del destino politico europeo.
Altrimenti la retorica della solidarietà diventa il solito chiacchiericcio che sembra piacere molto dalle parti di Bruxelles.
È chiaro a tutti che la Russia di Putin è ormai avviata ad un inesorabile schianto. La cannibalizzazione economica in virtù della quale l’ostinazione militare sta divorando tutto il resto ed il conseguente avvitamento liberticida, che serve a schiacciare un paese che rischia di esplodere per la rottura del patto sociale (meno diritti in cambio di più sicurezza) da parte del regime, condurrà ad un crollo che potrebbe essere assai peggiore di quello dell’URSS.
Lo smantellamento dell’impero sovietico, allora, fu infatti in qualche modo ammortizzato dalla presenza di una burocrazia di partito (il PCUS) che, seppur corrotta, garantì una transizione istituzionale. Oggi la Russia è invece uno Stato personalistico, privo di contrappesi. Se cade il vertice, non c'è una rete di sicurezza, ma solo il vuoto o lo scontro tra signori della guerra.
Dopo il 1991, terrorizzato dall'anarchia nucleare e dall'instabilità geopolitica, l'Occidente applicò la dottrina del "Too big to fail" (troppo grande per fallire). Furono inviati aiuti umanitari, si stabilizzò l'economia, si integrò Mosca nel G7 e nei mercati globali. Ma oggi possiamo dirci, cinicamente lo riconosco, che fu un catastrofico errore di valutazione. Si curarono i sintomi economici, ignorando la malattia culturale.
A differenza della Germania del 1945, costretta a guardare in faccia i propri orrori attraverso la capitolazione e la denazificazione, la Russia del 1991 è stata esentata dall'obbligo di fare i conti con la propria storia ed ha quindi vissuto la fine dell'URSS come un mero incidente burocratico.
I crimini del KGB non sono mai stati processati, gli archivi sono rimasti in gran parte sigillati e l'apparato di potere sovietico si è semplicemente riciclato nella nuova oligarchia. Senza una catarsi storica, la popolazione russa non ha elaborato il lutto della fine dell'impero, ma ha interiorizzato gli aiuti occidentali come un'umiliazione, covando un risentimento che Putin ha cavalcato per vent'anni.
Non avendo vissuto un trauma culturale profondo, il sistema politico russo opera dunque come una patologia recidiva. Putin non è un'anomalia storica o un meteorite caduto per caso sul Cremlino; è il prodotto logico e inevitabile di una cultura politica che non ha mai rinunciato al proprio istinto coloniale verso i paesi vicini.
Se domani il regime collassasse e l'Occidente decidesse nuovamente di intervenire per "stabilizzare" la Russia, finanziando la sua ricostruzione in nome del pragmatismo, il ciclo si ripeterebbe identico: salirebbe al potere un leader apparentemente moderato o tecnico, seguirebbe la riapertura dei mercati, la Russia userebbe la ricchezza ritrovata non per modernizzarsi, ma per riarmarsi, ma alla fine la “fabbrica dei Putin” produrrebbe il nuovo zar, che risveglierebbe il nazionalismo revanscista, aggredendo un altro vicino.
È un meccanismo biologico di autoalimentazione. Curare l'economia di un impero malato senza curarne la società significa solo finanziare la sua prossima metamorfosi autoritaria.
Il prossimo crollo della Russia sarà dunque drammatico, caotico e spaventoso per le cancellerie occidentali. La tentazione di intervenire per mettere in sicurezza l'arsenale atomico e i corridoi energetici sarà forte. Ma cedere a questa tentazione significherebbe condannare le prossime generazioni a una nuova guerra eurasiatica. Una peggiore delle precedenti, visto che ad ogni giro di campo della storia, il “putinificio” russo perfeziona i suoi modelli, imparando qualcosa dagli errori del passato.
La coesistenza pacifica con il resto del mondo richiede un prerequisito non negoziabile: la rinuncia definitiva alle ambizioni imperiali. Poiché la società russa ha dimostrato di non saper avviare questo processo da sola, l'isolamento e lo schianto economico diventano gli unici vettori di cambiamento rimasti.
Il compito dell'Occidente non sarà quello di ricostruire la Russia, ma di erigere un cordone sanitario invalicabile attorno ai confini della NATO e dell'Europa, proteggendo i paesi democratici dalle schegge dell'esplosione. La Russia deve essere lasciata sola davanti alle sue macerie materiali e morali. Solo quando avrà esaurito ogni illusione di grandezza imperiale, potrà forse nascere una generazione di russi libera dal virus del revanscismo. Fino ad allora, il miglior aiuto che possiamo dare alla Russia è lasciarla cadere.
Shocking footage of the destruction in Kyiv following Russian attacks last night.
Russia has once again targeted only civilian objectives.
Russia is a cancer.
Finiamola con buffonate e schermaglie diplomatiche.
La Federazione Russa è la vergogna internazionale.
Gli USA hanno dimostrato di essere inaffidabili. Non solo per l'attuale scellerato Presidente. Per certi aspetti persino pericolosi.
FATE PRESTO
gli Stati Uniti d'Europa