Addio Alex, impossibile non volerti bene, ora come allora. Generoso e autentico, capace di amare e di essere amato, veloce come il vento e facile da avvicinare. Ogni puntata di Sfide insieme è stata un regalo prezioso #sfide#zanardi
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Il mese scorso, all’ospedale di #Nabatyeh circondato da bombardamenti, l’ho conosciuta. Fu molto gentile, mi spiegó cosa fosse successo nelle 24 ore, tutto le era abituale e conosciuto. Uno shock sapere che quella donna esperta e sorridente, sia stata uccisa #journalismnotacrime
Appare di un’evidenza bruciante cosa significhi per la sicurezza di tanti popoli non aver nemmeno provato, tra quanti ne avevano il potere - europei in primis - a fermare #Netanyahu a #Gaza. “Non fare del #Libano una seconda Gaza” è nient’altro che un’ammissione di responsabilità
Le dà il “tu” come fosse una parente sua e non una giornalista che sta lavorando.
Le dice che è carina poi le dà il contentino di quel “brava”.
Non le fa fare la domanda.
Quanta inadeguatezza.
E quanta pazienza - invece - Roberta Benvenuto.
A qualcuno “sfugge” che al referendum non si vota sulla responsabilità dei magistrati.
Questa non è solo disinformazione. É manipolazione della campagna referendaria.
Con Riccardo Iacona, Carlo Puca, Maria Volpe.
Parleremo della guerra di #Gaza, delle reazioni dell'opinione pubblica (vip non esclusi) e dei Talk; ospiti di uno dei più garbati tra loro: @TvTalk_Rai, con @miaceran
Che ricomincia oggi. Alle 15.00 su @RaiTre
“Vivere sotto un’occupazione militare mi ha sempre imposto questo peso sulle spalle (e nella mente) di dover dimostrare la mia innocenza” racconta la giornalista di @AJEnglish@nida_journo
“È il periodo più vergognoso nella storia del giornalismo. I media rifiutato di lavorare con i giornalisti palestinesi. Questa è complicità nell'omicidio dei nostri colleghi”
Scahill denuncia la complicità e rende omaggio a Hussam Shabat, ucciso per aver documentato il genocidio.
La Rai ha deciso: a Sigfrido Ranucci viene tolta la responsabilità della firma per Report. Contratti, trasferte, acquisti, rapporti legali: tutto riassegnato a un altro dirigente. Non è solo una questione organizzativa. È l’ennesimo tassello di una strategia di contenimento. Dopo i tagli al programma, dopo il caso del provvedimento disciplinare per la sua presenza a “Otto e mezzo” (smentito dall’azienda, ma annunciato dal diretto interessato), ora si passa a depotenziare chi da anni incarna uno dei pochi esempi di vero servizio pubblico.
Ranucci lo dice chiaramente: “Per motivi noti”. Motivi che non sono tecnici ma politici. In un’azienda normale, un audit superato e l’efficienza di una squadra coesa sarebbero motivo di fiducia. In Rai, nel 2025, diventano un problema se il coraggio editoriale mette in imbarazzo il potere. “Continueremo a fare il nostro lavoro”, promette il conduttore. Ma sarà sempre più difficile, sempre più ostacolato, sempre più condizionato.
La gestione Meloni ha già dimostrato cosa intende per pluralismo: lottizzazione sfacciata, censura strisciante, promozione del servilismo. Oggi è toccato a Ranucci. Domani a chiunque osi ancora confondere la televisione di Stato con il giornalismo. Il fatto che la Rai smentisca ogni intento punitivo mentre smonta pezzo dopo pezzo la macchina di Report è solo il segno di quanto la doppiezza sia diventata sistema.
Non è una faida tra colleghi, non è una banale riorganizzazione interna. È una spoliazione consapevole di una delle rare isole di inchiesta rimaste nella tv pubblica. E riguarda tutti: riguarda l’idea stessa di cosa debba essere un servizio pubblico. Se obbediente, prono e innocuo, o libero, scomodo e trasparente. Se raccontare la realtà significhi rischiare il posto o essere premiati. E oggi, in Rai, la risposta è fin troppo chiara.
Buon mercoledì.
(il mio #buongiorno per @Left_rivista)
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