Cerco verità.
In nome del popolo italiano è l'intestazione obbligatoria di ogni sentenza in Italia, sancita dall'art. 101 della Cost e dall'art. 125 c.p.p.
#Garlasco
Riformatto.
Intercettazione1
«Ho visto il video di Chiara e Alberto» «Ho visto il video di Chiara e Alberto».
Intercettazione 2 - In auto il 14 aprile 2025
«Lei ha detto… “non ci voglio parlare con te”» (imitando una voce femminile).
«Era tipo io gli ho detto “riusciamo a vederci?”».
«Lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono… ah ecco che fai la dura» (ride).
«Ma io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo».
E ancora:
«Lei dice “non l’ho più trovato” il video (con tono di voce tutto sbagliato), poi (modificando la propria voce) io ho portato il video».
«Anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho (voce bassa) dentro la penna, va bene un cazzo».
**FLASH -CASO GARLASCO: TG1, #SEMPIO INTERCETTATO “HO VISTO IL VIDEO DI CHIARA E ALBERTO” - FLASH** =
Ecco che comincia a uscire la “fuffa” dell’inchiesta su #Garlasco.
Sempio parla in macchina da solo e ricorda la telefonata con Chiara, imitando addirittura la voce femminile della vittima. “Con te non ci voglio parlare”.
'Ho visto il video di Chiara e Alberto''. Così Andrea Sempio in un'intercettazione, secondo quanto rivela il 'Tg1' sui suoi canali social. Inoltre nel post si spiega che Sempio, in un'altra intercettazione, parlando da solo, avrebbe detto di aver chiamato Chiara prima del delitto, di aver tentato un approccio e che lei avrebbe detto: "Non ci voglio parlare con te" attaccando il telefono. (Red-Cro/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 06-MAG-26 16:48 NNNN
ADN0991 7 CRO 0 ADN CRO NAZ CASO GARLASCO: TG1, SEMPIO INTERCETTATO 'HO VISTO IL VIDEO DI CHIARA E ALBERTO' (2) = (Adnkronos) - Sui social del Tg1 l'intercettazione che per la procura di Pavia e i carabinieri di Milano incastra Andrea Sempio. Il 14 aprile 2025 Sempio è in auto, parla da solo, siamo a circa un mese dal giorno in cui ha saputo delle nuove indagini su di lui. Una cimice nella macchina cattura le parole del ragazzo che di fatto lo smentiscono che aveva detto di aver chiamato per sbaglio casa Poggi per sapere se c'era il fratello Marco Poggi e di aver parlato pochi secondi con Chiara chiedendo quando sarebbe tornato. In realtà, da quanto scrivono i carabinieri negli atti, le parole registrate dalla microspia dicono il contrario. Sempio parlando tra sé e sé tra l'altro dice: ''Lei ha detto.. 'non ci vologlio parlare con te' (imitando una voce femminile)''. E ancora: ''Era tipo io gli ho detto 'riusciamo a vederci?''. E poi ''imitando voce femminile'', aggiunge: ''Lei mi ha messo giù… E ha messo giù il telefono… ah ecco che fai la la dura (ride, ndr) ma io non l'ho mai vista in questo modo, l'interesse non era reciproco, cazzo. Lei dice 'non l'ho più trovato' il video (con tono di voce tutto sbagliato) poi (modificando la propria voce) io ho portato il video'. e ancora: 'anche lui lo sa… perché ho visto… dal suo cellulare… perché Chiara non… con quel video e io ce l'ho (voce bassa) dentro la penna, va bene un cazzo'''. (Red-Cro/Adnkronos) ISSN 2465 - 1222 06-MAG-26 17:10 NNNN
Naturalmente stanno partendo le denunce. Quello che è successo a Torino con l'auto bianca che ha travolto piazza Castello è un attentato vero e proprio. Quindi devono cominciare a cadere teste in questura. Non è accettabile una cosa del genere. Vergognatevi.
#Garlasco#Fumo#Pezzullo
Da Zona Bianca del 21 Luglio 2026.
Riassunto del magistrato Maurizio Fumo, presidente V sezione penale di cassazione che condannò Stasi a 16 anni: "Se non Stasi chi?"
"Tranquillante Certezza!" ma che significato ha tranquillante?
L’ottimo @LuigiGrimaldi19 che tutti conosciamo come autore, regista, ed esperto nell’inchiesta di #Garlasco scopre in questi primi giorni dalla pubblicazione del suo libro “L’Innocente”, di aver infilato un bastone rovente in un buco pieno di aspidi 😂.
LA "CINGHIATA" DEL GIORNO
26-10-2026
"CHIEDETE SCUSA AL GIGANTE BUONO! "
Oggi le mie “cinghiate” le tiro a chi, in questi mesi, ha offeso e insultato gratuitamente @LuigiGrimaldi19 .
Sì, perché fin dal primo momento questo «gigante buono», un po’ come Bud Spencer nei suoi film, ha dovuto subire attacchi, derisioni ed etichette di ogni genere. È stato dipinto come colui che immaginava il satanismo, che sognava fantasmi al McDonald’s, che vedeva omicidi in casi all’epoca accertati come suicidi o che, quando portò alla luce le anomalie legate alla vicenda dell’Estathé, venne attaccato perché non iscritto all’Ordine dei giornalisti.
Forse, oggi, tutti coloro che si sono permessi di insultarlo gratuitamente dovrebbero avere il coraggio di chiedergli scusa. Anche se, purtroppo, sappiamo bene che difficilmente accadrà.
Perché è sempre più facile deriderlo chiamandolo «Grimaldor», attaccarlo per la sua vicinanza all’avvocata Bocellari o, peggio ancora, ignorare tutto ciò che ha raccontato e ricostruito per liquidarlo come il capo di una setta, i cui «adepti» saremmo noi: cittadini che, secondo qualcuno, si lascerebbero trascinare dalle sue convinzioni.
Insomma, come se Luigi avesse creato un esercito di persone pronte a combattere per un suo tornaconto personale.
E, in effetti, un fondo di verità c’è, ma in un senso completamente diverso: per chi crede nell’innocenza di Alberto Stasi, Luigi è diventato un punto di riferimento, una voce da cui attingere informazioni, spunti di riflessione e ricostruzioni su una vicenda che continua a sollevare interrogativi.
Le sue tesi sono state spesso liquidate come semplici suggestioni. Ma proviamo, per una volta, a entrare nel merito dei fatti.Nell’informativa dei Carabinieri di Moscova, secondo quanto riportato, vengono evidenziati i riferimenti ricorrenti al satanismo nella vita di Andrea Sempio, che si sarebbe definito egli stesso un satanista e un amante del dark web.
Luigi ha inoltre richiamato l’attenzione sui suicidi avvenuti a Garlasco, vicende che meritavano, a suo avviso, di essere approfondite. E oggi, dopo quasi due anni di indagini sull’omicidio di Chiara Poggi, è emersa la notizia della riapertura del caso di Giovanni Ferri, inizialmente archiviato come suicidio e ora nuovamente oggetto di indagine per omicidio contro ignoti.
Naturalmente, la riapertura di un caso non equivale a una prova di omicidio, né dimostra automaticamente un collegamento con la vicenda di Chiara Poggi. Ma è proprio questo il punto: approfondire, verificare, porsi domande e non fermarsi alle apparenze.
E poi c’è la vicenda dell’Estathé, che Luigi ha portato all’attenzione pubblica la scorsa estate. Per mesi abbiamo sentito ripetere, da parte di chi contestava le tesi a sostegno dell’innocenza di Alberto Stasi, che quel brick rappresentasse l’unica vera novità emersa dopo diciannove anni. Eppure, successivamente, sono state sollevate diverse questioni sulle anomalie che avrebbero riguardato proprio quel reperto, comparso e scomparso dalla documentazione relativa alla famosa «spazzatura» repertata e rimasta, secondo quanto ricostruito, senza analisi per lungo tempo.
Il merito di Luigi, al di là delle conclusioni a cui ciascuno può arrivare, è stato quello di non smettere di fare domande, di approfondire le piste e di richiamare l’attenzione su aspetti che riteneva meritevoli di ulteriori verifiche.
Lo ha dichiarato lui stesso: ha scelto di dedicarsi completamente alla causa di Alberto Stasi, senza avere mai intenzione di mollare.
Mai un passo indietro, mai un cenno di arrendevolezza. Anzi, più si andava avanti, più Luigi ha continuato a scavare, cercando di comprendere cosa potesse esserci dietro una vicenda giudiziaria tanto complessa. Non si è fermato alla ricostruzione più immediata dei fatti, ma ha cercato di approfondire ogni singola pista, portando all’attenzione del pubblico quelle che, a suo giudizio, erano stranezze e anomalie: dalla gestione delle indagini ai comportamenti dei protagonisti dell’epoca, fino alle decisioni e alle azioni che, secondo la sua ricostruzione, avrebbero penalizzato Alberto Stasi.
Ed è proprio questo lavoro, fatto di ricerca, studio e approfondimento, che oggi trova spazio anche nel suo libro, L’innocente.
Un titolo che racchiude il senso della sua battaglia e che, per chi condivide la convinzione dell’innocenza di Alberto Stasi, rappresenta molto più di un semplice libro: è il tentativo di mettere in fila fatti, interrogativi e ricostruzioni, offrendo al lettore gli strumenti per riflettere su una vicenda che continua a interrogare la coscienza di molti.
Perché, in fondo, questa storia non riguarda soltanto Alberto Stasi o il caso di Garlasco. Ci ricorda quanto sia delicato il rapporto tra giustizia, verità e opinione pubblica e quanto sia importante non smettere mai di interrogarsi quando emergono elementi che meritano di essere approfonditi.Luigi è stato accusato di non essere un giornalista soltanto perché ha scelto di non iscriversi all’Ordine, nonostante una carriera e un curriculum che, a mio avviso, parlano per lui.
E permettetemi una considerazione personale: credo che molti di quei giornalisti che si autodefiniscono «esperti» avrebbero qualcosa da imparare da lui. Non necessariamente per le posizioni che sostiene o per gli argomenti che affronta, ma soprattutto per l’umiltà con cui, almeno secondo la mia esperienza, si è dedicato al proprio lavoro.
Perché Luigi, più che un «comandante del popolo», è un gregario. Uno che avrebbe potuto osservare tutto dall’alto della propria esperienza e della propria carriera, scegliendo magari la strada più comoda. Invece, ha scelto quella più faticosa: lavorare, studiare, cercare, verificare.
Quella strada che, nel giornalismo investigativo, dovrebbe fare la differenza.
Prima il silenzio, quindi la ricerca. Prima lo studio, poi le parole. Prima la verifica, poi la notizia. Perché fare rumore e creare scompiglio è facile; assumersi la responsabilità di raccontare qualcosa soltanto dopo averla verificata è molto più difficile.
Ed è proprio questo che, personalmente, riconosco nel suo lavoro: la volontà di andare oltre le apparenze e di non fermarsi davanti alle risposte più semplici.
Chiudo con un pensiero rivolto direttamente a Luigi, sapendo che, in fondo, è anche il pensiero di molti di noi.
Grazie.
Grazie per non aver mai mollato.
Grazie per la tua caratura morale, per la tua determinazione e per aver dimostrato che si può essere attaccati da ogni fronte senza necessariamente arretrare, quando si è convinti di ciò che si sta facendo.
Perché, quando si crede profondamente nel proprio lavoro, la forza più grande non sta negli applausi, nel consenso o nell’approvazione degli altri. Sta nella propria coscienza, nella coerenza con i propri valori e nella consapevolezza di aver dato tutto per ciò in cui si crede.
E allora, Luigi, continua a essere quel gigante buono che tanti di noi hanno imparato ad apprezzare.
Continua a combattere i «cattivi» alla maniera di Bud Spencer: senza paura, senza arretrare e, quando serve, rifilando qualche sonoro «paccaro» metaforico a colpi di documenti, ricostruzioni e fatti.
Perché, alla fine, non c’è "PACCHERO" più forte di una domanda a cui nessuno riesce a rispondere, di un’anomalia che merita di essere chiarita o di un fatto che costringe tutti a fermarsi e riflettere.
E se i tuoi «paccheri» continueranno a essere questi, allora tira dritto, Luigi.
Perché chi cerca risposte non dovrebbe mai essere messo a tacere soltanto perché fa domande scomode.
Il Cinghio
#Garlasco