@lime_Marti Il nostro è un fine stratega. Se la Muscio parla e dice la verità, come "mi auspico e credo", dirà che non ha mai avuto la corsa del 20 e ha ricevuto la relazione dei RIS che affermava la presenza di sangue sui pedali... Quindi boom! Incastrato Fonzie!
@AnnaMariaDeFalc Noi, al Sud, abbiamo la Mafia, ma abbiamo avuto anche Falcone e Borsellino, fatti fuori perché si occupavano delle trattative Stato-Mafia. Abbiamo avuto Peppino Impastato, Giancarlo Siani, Libero Grassi, Pippo Fava e tanti altri che hanno lottato e sono stati lasciati da soli.
Avoja di fare querele, quello lì! A breve ci sarà una sezione a parte, nelle barzellette sui Carabinieri: RISate e lacrime di #Garofano#Garlasco#Ore14Sera
@SkyTG24 Ripetiamo per quelli che sono provvisti solo di ⅓ di neurone marcio che GLI AUTOTRASPORTATORI AUTONOMI SONO ANCORA IN SCIOPERO, mentre quelli dipendenti sono stati COSTRETTI a tornare a lavorare. "I CRIMINALI STANNO TRA VOI" (cit.)
Quindi, ricapitolando: se tocchi la roba dei ricchi, vai in galera, se il ricco a cui tocchi la roba ti ammazza, chiediamo la grazia per non farlo stare in galera. Capite come funziona? Le "cose" valgono più delle persone. Punto.
«Una serie di arresti massicci nei confronti di minori non era mai avvenuta. Vi sono dei momenti in cui è necessario purtroppo spedire dietro le sbarre questi minori violenti. E il sistema carcerario minorile in questo momento è effettivamente in sofferenza.
Proprio il 21 ottobre abbiamo fatto una riunione per cercare di risolvere questo problema, sia stanziando i pochi fondi che abbiamo per ampliare la capienza delle carceri giovanili, sia eventualmente per trovare dei accordi in modo che dei settori di carceri e di istituti penitenziari destinati ai maggiorenni possano essere invece destinati ai minori». Così il ministro della Giustizia, Carlo Nordio intervistato a Start, su Sky Tg24.
La notizia integrale è su La Stampa
#LaStampa
#Garlasco
La questione, mes chers amis, è che ad Alberto Stasi non si perdona di essere una persona colta, educata e composta. Non gli si perdona di aver collaborato con quella stessa giustizia che gli chiedeva risposte, senza poi credere alle sue. E non gli si perdona di non aver trasformato per anni la propria vicenda giudiziaria in uno spettacolo, di non aver cercato la simpatia del pubblico attraverso le urla, le sceneggiate o le dichiarazioni a effetto. Ma soprattutto non gli si perdona di avere accanto due Donne, sua madre e l’avvocata Giada Bocellari, che non hanno mai smesso di credere in lui, senza cercare il consenso dell’opinione pubblica. Due uomini, Antonio De Rensis e Alessandro De Giuseppe, che hanno contribuito a far emergere le contraddizioni di questa vicenda giudiziaria. E consulenti che, anche davanti alle provocazioni, rispondono con competenza, rigore ed educazione, senza trasformare il confronto tecnico in una rissa tra animali da cortile. Ed è forse proprio questo il peccato imperdonabile: la compostezza di chi non sente il bisogno di alzare la voce per dare peso alle proprie argomentazioni. Perché in questo circo mediatico assistiamo a un paradosso straordinario: c’è chi considera la buona educazione un segno di arroganza e la preparazione una forma di supponenza e contemporaneamente, applaude come una scimmietta ammaestrata le provocazioni, giustifica le sceneggiate, celebra le risposte sguaiate e scambia l’aggressività per autenticità. Si pretende di misurare la credibilità delle persone sulla base della loro (in)capacità di risultare simpatiche, anziché sulla solidità di ciò che sostengono. Si invoca la presunzione d’innocenza come un mantra, salvo dimenticare che i principi di diritto non sono privilegi da distribuire in base alle proprie simpatie. E così, mentre Alberto Stasi continua a essere giudicato anche per il modo in cui parla, guarda, tace o sorride, intorno ad altri protagonisti della vicenda si è sviluppata una singolare indulgenza: qualsiasi comportamento diventa comprensibile, qualsiasi uscita giustificabile, qualsiasi eccesso una reazione umana. La verità è che l’educazione non dimostra l’innocenza, così come la sguaiataggine non dimostra la colpevolezza, ma il modo in cui una società sceglie di applaudire l’una e disprezzare l’altra racconta moltissimo di quella società. Ciancicare una caramella mentre un pubblico ministero illustra le ragioni di un’accusa gravissima, sistemarsi il reggiseno durante quello che viene sprezzantemente liquidato come uno “spiegone”, dare del deficiente a un conduttore televisivo: atteggiamenti che, per una certa tifoseria, diventano improvvisamente manifestazioni di stracciaculissima spontaneità. Per non parlare della maleducazione di criminologhe e giornaliste “con la vocazione”, o delle starlette wannabe dei social, che a malapena padroneggiano la lingua italiana ma si sentono perfettamente attrezzate per impartire lezioni di diritto, morale, deontologia e persino dignità umana. Una straordinaria concentrazione di arroganza inversamente proporzionale alla capacità di argomentare. E guai a farlo notare: perché allora diventi un hater! Curioso, detto da chi sembra aver trasformato l’insulto personale in una disciplina olimpica e il disprezzo per il prossimo in una linea editoriale. Il punto non è pretendere che tutti siano eleganti, colti o particolarmente raffinati, il punto è chiedersi quando hanno cominciato a considerare la maleducazione una prova di sincerità e la competenza un difetto da ridicolizzare. E forse, alla fine, il problema non è Alberto Stasi. È lo specchio che la sua compostezza mette davanti a chi ha fatto della volgarità una bandiera e del pregiudizio un metodo di giudizio. Io sono fiera e orgogliosa di non parlare, proprio come Alberto Stasi, la lingua del circo. Perché, a forza di frequentare i clown, qualcuno ha dimenticato come si riconosce un “professionista” 🤡
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@Antonio_Tajani E certo! Al Nord sono gli immigrati di seconda generazione, al Sud siamo tutti camorristi/mafiosi/ndranghetisti. Non avete più neanche fantasia, figuriamoci la credibilità!
@futurenstlgia Qui a Cosenza, gli autotrasportatori autonomi continuano la protesta, lasciando che gli altri seguano le "direttive" dei loro datori di lavoro e/o sindacati. Intanto, protestano gli studenti, accanto agli agricoltori, i pescatori e i panificatori.
Quattro anni fa il centrodestra diede all’Italia il suo primo governo guidato da una donna.
Oggi, quattro anni dopo, l’Italia è tornata a essere un Paese serio, rispettato e autorevole.
Merito di Giorgia #Meloni, della sua coerenza e della sua tenacia.
Avanti così! 🇮🇹