Ci sono video generati con AI di Trump Papa, Trump Gesù, Trump Elvis Presley. Quelli di Napoleone su Tik Tok e le soap opera coi gatti antropomorfi. Nessuno di questi pare incredibile come Nole in lacrime al primo turno di uno slam.
È vero, fa parte delle cose che la scienza ritiene possibili, ma di quelle che non pensavamo di vedere mai, come gli alieni o l’eliminazione delle accise.
È complicato spiegare l’impatto di quella scena su chiunque di noi.
Djoker, che ha riscritto le leggi di Gotham. Eterna fenice, polarizzatore di sentimenti, per sempre giovane come Qui Quo Qua, raggiunto infine dalla freccia affilata del tempo.
Un dardo che corre veloce, così tanto che le ere del mondo si misurano in blocchi enormi. Quelle degli umani, però, si misurano in attimi: come lo sguardo disarmato di un alieno, che non pensavamo di vedere mai.
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Il duro mestiere del no vax di destra è diventato ancora più duro.
Perché quando torna una malattia come la difterite bisognerebbe fare una cosa terribilmente banale: dire alle persone di vaccinarsi.
Ma vuoi mettere?
È molto più avventuroso discutere da dove sia arrivato il batterio. Con il barcone? Con Ryanair? Aveva il permesso di soggiorno? È sbarcato a Lampedusa o è entrato da Ventimiglia? E soprattutto: era almeno in regola con il decreto flussi?
Perché il problema, per una certa destra, non è più prendere la difterite. È prenderla da uno straniero.
Se la prendi da un italiano, evidentemente, è sovranista.
Ora, che alcune malattie infettive possano essere importate da Paesi nei quali circolano maggiormente è una cosa talmente ovvia che non occorre organizzare un convegno. I movimenti delle persone muovono anche virus e batteri. È sempre successo.
Ma qui viene la parte complicata.
Se davvero pensate che dall’estero possano arrivare persone portatrici di malattie prevenibili con i vaccini, dovreste essere i più sfegatati sostenitori delle vaccinazioni.
Dovreste stare davanti agli hub vaccinali con il megafono.
«Italiani, vaccinatevi! Prima gli italiani, soprattutto nell’ambulatorio vaccinale!».
Invece no.
Si riesce nel capolavoro logico di sostenere contemporaneamente che gli immigrati ci portano le malattie e che vaccinarsi contro quelle malattie è una faccenda sospetta.
È come denunciare che stanno arrivando i ladri e poi fare una campagna contro le serrature.
E allora viene un dubbio.
Possibile che non capiate una cosa così semplice? Che, da ovunque arrivi il contagio, la difesa più importante contro una malattia prevenibile resta vaccinarsi? Che i vaccini raccomandati e autorizzati hanno prove solide di sicurezza ed efficacia?
Possibile che, davanti a una bambina morta di difterite, invece di ricordare con chiarezza che vaccinarsi protegge da una malattia grave, vi appassioni soprattutto stabilire il passaporto del batterio?
Oppure lo capite benissimo.
E qui comincia il mestiere davvero duro.
Perché magari una parte dei vostri lettori l’avete allevata per anni a pane e sospetti: Big Pharma, virostar, sieri sperimentali, dittatura sanitaria, medici venduti, scienza ufficiale. E adesso spiegargli che sì, contro la difterite il vaccino è una benedizione della medicina potrebbe creare qualche piccolo problema editoriale.
Bisognerebbe dire: guardate, su questo vi abbiamo raccontato un sacco di sciocchezze.
E perdere un lettore è sempre doloroso. Perdere un lettore no vax, poi, può avere effetti avversi gravissimi sulla diffusione.
Così si cambia argomento.
Non il vaccino, ma l’immigrato.
Non «come ci proteggiamo?», ma «chi ce l’ha portata?».
È una soluzione politicamente formidabile, perché consente di tenere insieme due paure al prezzo di una: quella dello straniero e quella del vaccino.
Peccato che i batteri siano creature poco ideologiche. Non leggono i giornali, non votano, non partecipano ai talk show e soprattutto non chiedono il passaporto prima di infettare qualcuno.
La difterite se ne frega se il contagio parte da Palermo, Bucarest, Lagos o Marte.
E anche noi dovremmo preoccuparcene relativamente.
Possiamo discutere di controlli sanitari, flussi migratori, screening e prevenzione. Anzi, dobbiamo farlo. Ma alla fine resta una domanda semplicissima, quella che una certa destra no vax continua accuratamente a evitare:
il vaccino contro la difterite protegge oppure no?
La risposta è sì.
Ed è forse per questo che preferiscono parlare del barcone.