Se anche oggi il vostro treno viaggia con un mostruoso ritardo, sappiate che il ministro dei Trasporti, da tutti noi lautamente pagato, non aveva di meglio da fare che correre al carcere di Bollate per essere il primo ad abbracciare un uomo condannato per aver ucciso due persone.
Nico Williams es campeón del mundo. Y tras la premiación, va directo a la tribuna a entregarle la medalla a su madre. Ella, que en 1994 salió de Ghana y cruzó parte del Sahara para poder llegar a España en busca de nuevas oportunidades.
Una campeona más.
La benzina fissa a 2.3 euro, nessuna polemica, nessuna protesta, tassisti e camionisti muti, politica e stampa a sparlare h24 di un assassino condannato in via definitiva a 14 anni di carcere per aver ucciso due persone.
Siamo un Paese finito, hanno vinto loro
Condivido pienamente quanto espresso dalla Dottoressa Viola.
Chi rifiuta la scienza non può fare il medico così come chi non conosce il codice della strada non può guidare un autobus.
Tutto il resto è propaganda.
Grazie a un emendamento di FdI, i medici no-vax radiati, saranno reintegrati. Uno sputo in faccia ai 383 medici e odontoiatri che sono morti mentre facevano il loro lavoro.
I ciarlatano non si reintegrano, si cacciano
L’emendamento che reintegra i medici #novax è scandaloso. Come ero orgoglioso di essere un medico italiano durante il periodo Covid, oggi me ne vergogno.
Stiamo assistendo alle decisioni di una classe politica che governa il paese a cui della salute degli italiani non interessa nulla. Vergogna!
Alessandro è un sindaco di Fratelli d’Italia. Loris è un sindaco della Lega. Ieri si sono uniti civilmente a Pordenone utilizzando la legge che dieci anni fa noi abbiamo voluto - a costo di mettere la fiducia - e contro la quale Fratelli d’Italia e la Lega mi hanno attaccato, deriso, insultato. La vita va così: quando fai una riforma vera, perdi i voti. I sondaggi vanno giù. La gente ti critica. Però grazie a quelle riforme il Paese fa dei passi in avanti. Alessandro e Loris sono miei avversari politici ma si meritano tutta la felicità di questo mondo. Viva gli sposi. E viva la politica quando ha il coraggio di fare leggi che servono davvero.
Tutti usano la frase di Umberto Eco per spiegare i social, io ne preferisco una di Mike Tyson.
“I social media vi hanno messo troppo a vostro agio nel mancare di rispetto alle persone e nel non essere presi a pugni in faccia per averlo fatto”
Oggi Pedro Sánchez ha espresso solidarietà a Giorgia Meloni.
Lo ha fatto davanti alle telecamere, a fine Consiglio europeo, e in privato, guardandola in faccia.
"Le ho espresso la mia solidarietà, anche in privato, di fronte a questo attacco che non è né politico né personale e che sinceramente non so neanche come qualificare". E lo ha fatto a poche ore di distanza da quando, sempre a Bruxelles, la stessa Meloni aveva accusato la Spagna di aver regolarizzato mezzo milione di cittadini stranieri.
E allora vale la pena ricordare cosa ha fatto lei, in tutti questi mesi, per lui.
Quando Trump, appena insediato, ha liquidato la Spagna come una "nazione BRICS" e ha minacciato di colpirla con dazi al cento per cento, Meloni se ne stava a Mar-a-Lago a farsi celebrare come la sua alleata più fidata in Europa.
Quando Trump, al vertice NATO dell'Aja, ha minacciato Sánchez perché si fermava al 2,1 per cento di spese militari, gridando "è terribile" e promettendo di fargli pagare il doppio sui dazi, Meloni applaudiva il target del cinque per cento e lo chiamava "necessario e sostenibile", arrivando a negare (mentendo) che la Spagna avesse rifiutato l'imposizione.
Quando Trump, in mondovisione, è arrivato a dire che la Spagna "forse dovrebbe essere espulsa dalla NATO", una cosa mai sentita, una minaccia aperta a un Paese alleato, da Palazzo Chigi è sceso un silenzio assoluto.
E quando, ad aprile, il Pentagono ha persino valutato di sospendere la Spagna dall'Alleanza atlantica, perché Sánchez si era rifiutato di prestare le sue basi per bombardare l'Iran, Meloni, ancora una volta, si è girata dall'altra parte.
Un anno e mezzo. Un anno e mezzo di insulti, minacce di dazi e di espulsione contro un leader europeo. Un anno e mezzo in cui Giorgia Meloni ha trovato il tempo di andare a Domenica In a commuoversi sulle pastarelle della domenica con i nonni, ma per Pedro Sánchez, preso a sportellate settimana dopo settimana, mai una parola. Una sola.
Poi è arrivato oggi. Oggi Trump si è voltato e ha colpito lei. E nel giro di poche ore, il primo a difenderla in pubblico e in privato, è arrivato proprio lui, Pedro Sánchez.
Che ha insegnato a Giorgia Meloni una cosa che lei, in due anni, si è sempre dimenticata di fare: comportarsi da persona perbene. E con la schiena rigorosamente dritta.
Vedo gente sempre più povera e arrabbiata, che non arriva a fine mese, che non riesce a curarsi in un ospedale pubblico, che rimane bloccata per ore su un treno diventato un forno perché non funziona neanche l’impianto di climatizzazione, esultare per le nuove regole sui rimpatri degli immigrati irregolari votate dal Parlamento Europeo. Qui il problema non è politico e non è neanche culturale: è la contraccezione che ha fallito.
Dopo la due giorni di vannacci resta la domanda: come ha potuto un uomo del genere, evidentemente estraneo alla costituzione, arrivare a cariche apicali nell’esercito di una democrazia europea? Quanti altri come lui sono ancora in divisa?
Vannacci oggi mi ha dedicato una parte del suo accorato intervento. Si sente punto sul vivo quando gli ricordo le sue amicizie russe, il suo pensionamento d’oro, le sue previsioni sbagliate sull’Ucraina, la sua codardia nel non riuscire neanche a dire chiaramente ciò che e’ : un fascista che ha tradito l’istituzione per cui ha lavorato, la Repubblica, violando i codici di condotta e d’onore che la divisa impone. Per quanto mi riguarda lo considero solo l’ennesimo buffone populista che promette tutto e il contrario. Del resto se lo dice da solo: “siamo la feccia”. Concordo.
Qui per dirvi che tra 2 anni leggeremo gli articoli del Foglio su Vannacci: “un generale liberale, che mostra tendenze riformiste e che è una risorsa contro la sinistra massimal-populista”, dopo che avrà fatto marcia indietro su Europa e immigrazione per andare al governo
Cercava lo scontro, ha trovato rispetto: la figuraccia di Simone Carabella.
Simone Carabella, influencer noto per le sue posizioni di estrema destra e molto seguito sui social, è stato protagonista di una vicenda che si è trasformata in un clamoroso boomerang.
Nei giorni precedenti alla celebrazione dell’Eid al-Adha a Villa Gordiani, a Roma, ha alimentato polemiche e diffuso accuse infondate, parlando addirittura di una presunta e inesistente “macellazione pubblica di agnelli”. Non contento, ha persino cercato di collegare la festa musulmana e la comunità islamica alla tragica strage di Modena.
Convinto delle proprie narrazioni, il giorno dell’evento si è presentato sul posto con un panino alla porchetta in mano, annunciando apertamente la sua provocazione. L’obiettivo sembrava evidente: ottenere una reazione ostile da parte dei presenti, costruire il ruolo della vittima e offrire ai propri sostenitori il video perfetto da rilanciare sui social.
La realtà, però, è stata molto diversa.
Innanzitutto, non c’era alcuna macellazione pubblica, nonostante le accuse diffuse nei giorni precedenti. In secondo luogo, nessuno ha reagito con rabbia o aggressività. Nessun insulto, nessuna tensione. Al massimo qualche sguardo divertito e qualche sorriso.
Anzi, come riportato da Fanpage, Carabella è stato accolto con toni sereni e persino ironici dalla comunità islamica presente alla festa.
Emblematica la risposta di Rabeh Ibrahim El Kerchaoui, del mercato arabo di Centocelle, che ha persino invitato Carabella a condividere quel panino con lui:
“Questo è un parco pubblico, può mangiare il panino con la porchetta dove vuole. Anzi, se vuole, domani lo porto con me a mangiarlo in moschea. C’è chi lotta per il salario minimo, chi soffre e muore a Gaza. Se lui vuole combattere per un panino con la porchetta, chi sono io per impedirglielo?”
Una replica che ha disinnescato completamente la provocazione, trasformandola in una lezione di civiltà e intelligenza.
Chi sperava di dimostrare intolleranza e fanatismo da parte dei musulmani si è ritrovato invece davanti a una risposta fatta di calma, ironia e rispetto. E quello che doveva essere uno show mediatico si è trasformato in una figuraccia pubblica, consumata sotto gli occhi dei presenti e delle telecamere.
Un esempio concreto di come si possa rispondere all’ignoranza non con rabbia, ma con dignità, lucidità e persino un sorriso.