Sottoscrivo ogni singola virgola, Annamaria, e aggiungo un carico da undici perché il quadro è ancora più desolante.
Il bluff su Palestra non è solo la dimostrazione che i cartonati sono senza un euro e controllati a vista da un fondo che fa speculazione pura, ma mette a nudo l'ipocrisia di tutta la narrazione mediatica italiana. Per settimane i giornali di regime hanno costruito il solito castello di carte, dipingendo una società solida quando la realtà dice che non possono fare mercato se non a parametro zero o con i saldi. E mentre loro vendevano fumo e clic, la Premier League è arrivata, ha messo i milioni veri sul tavolo e ha portato via il giocatore in cinque minuti. Questa è la fine del calcio italiano, ridotto a succursale dei club inglesi.
E vogliamo parlare delle parole del neo-eletto Malagò in FIGC? Una roba imbarazzante, che dimostra una totale e colpevole ignoranza storica. Mettere nello stesso calderone la gestione della Juventus con i fallimenti allegri dei vari Cragnotti, Sensi o le gestioni a fondo perduto milanesi è una mistificazione della realtà.
Hai fatto benissimo a ricordare Umberto Agnelli e Giraudo: lo Stadium e la Continassa non sono nati per caso, ma grazie a una visione industriale che nessun altro in Italia ha mai avuto. Mentre gli altri bruciavano miliardi per gonfiare le rose (salvandosi poi con le plusvalenze artificiali, i decreti spalmadebiti o i passaggi societari fantasma all'ultimo secondo tipo LionRock), la Juventus costruiva asset reali, strutture mediche, alberghi e infrastrutture che restano sul territorio.
Oggi i nodi vengono al pettine. Aveva ragione Andrea Agnelli su tutta la linea: la Superlega era l'unica scialuppa di salvataggio per non diventare la Serie C d'Europa. Ma pur di distruggere chi vinceva troppo e non polverizzava i soldi nei tribunali, le istituzioni calcistiche hanno preferito fare una guerra ideologica alla Juve, godendosi la finta immunità diplomatica di chi scade sulle fideiussioni ma resta intoccabile.
Il risultato? Stadi che cadono a pezzi, club campioni d'Italia che non hanno la liquidità per competere con le medie inglesi e una Nazionale che rischia di guardare il quarto mondiale di fila dal divano. Avete voluto fare la guerra alla Juventus per difendere le poltrone e l'invidia dei 9 scudetti? Adesso godetevi le macerie del vostro sistemone moribondo. Come ha detto Anna BEN VI STA! 👏🎪📉
Quando penso a un insegnante di sostegno non penso a chi sceglie quella strada solo per entrare più facilmente nella scuola e poi scappare appena possibile verso l’insegnamento curricolare, considerato da troppi una sorta di serie A. Penso a persone come Samanta Lacagnina.
Samanta insegna a Gela. E quando il piccolo Mattia, un suo alunno con disabilità, ha dovuto affrontare un delicato intervento chirurgico a Rimini, non si è limitata a fare il proprio dovere. Ha fatto molto di più. Ha utilizzato i suoi giorni di ferie, ha aiutato la famiglia a organizzare il viaggio, ha accompagnato mamma e figlio e ha scelto di restare accanto a loro durante il ricovero.
Non perché fosse obbligata. Non perché qualcuno glielo avesse chiesto. Ma perché in quei tre anni Mattia non era diventato semplicemente un alunno. Era diventato una persona della cui crescita, delle cui paure e delle cui speranze si sentiva responsabile.
Conosco bene il valore di incontri come questo. So cosa significa per una famiglia sapere di non essere sola. So quanto possa cambiare la vita di un ragazzo trovare un insegnante che non si limita a compilare documenti o a rispettare un orario, ma che sceglie di esserci davvero.
Per questo la storia di Samanta merita di essere raccontata. Perché ci ricorda cosa dovrebbe essere il sostegno: non una scorciatoia professionale, non una tappa provvisoria, ma una scelta educativa profonda, fatta di competenza, passione e umanità.
L’inclusione non vive nelle circolari ministeriali. Vive nei gesti. Vive nelle relazioni. Vive nelle persone come Samanta Lacagnina.
Ed è grazie a persone come lei se tante famiglie continuano a credere che una scuola davvero inclusiva sia possibile.
A proposito: nei commenti ai reel della chiacchierata a "Centrocampo" su Juve, Inter, Calciopoli, tavolino, sviste e meriti non avete idea di quanti rispondano con la "coppa insanguinata", il rigore ecc. La cosa mi ha impressionato, perché fa capire cosa sia stata la Juventus per tutta la loro vita. Un nemico, che quando migliaia di criminali uccidevano decine di persone in uno stadio, non doveva comunque avere la coppa, l'importante era quello, perché era il loro vero incubo. E allora, mentre noi parliamo di telefonate, prescrizioni, meriti ed errori, la loro risposta automatica è scendere nell'abisso della "coppa insanguinata", come se le responsabilità della strage o il desiderio poi di giocare fossero stati della Juventus. Mi accorgo che sono proprio cresciuti così, nell'odio che prevale su tutto, che confonde vita e calcio, rendendo impossibile qualunque forma di dialogo.
Questa passerá alla storia non tanto per essere una delle #Juve più scarse di sempre quanto, su tutte, come una della Juve più umanamente modesta che si ricordi. Mezzi uomini prima che mezzi giocatori che riescono nell’impresa ultracentenaria di far vergognare la gente di questi colori.
Siate maledetti. Tutti.
#Juventus
#JuveFiorentina
Come sempre anche questa volta avevano fallito, come ogni anno. La loro Storia. Il loro DNA. Gli hanno tirati su con uno scandalo senza precedenti. D’altronde gente che ha falsificato la moviola sul gol di Turone per giustificare la propria inferiorità non si mette problemi…
#ParmaRoma
Praticamente Andrea Sempio si è fatto 18 anni da uomo libero dopo aver commesso un omicidio mentre la colpa se la prendeva un altro.
È letteralmente la storia dell'inter
La generazione di calciatori italiani più scarsa della Storia resta di nuovo, GIUSTAMENTE, a casa in quanto espressione della pochezza e dell'incompetenza di chi governa, gestisce e distribuisce il calcio italiano e Bastoni in campo e Gravina fuori sono il simbolo di questo FALLIMENTO TECNICO E MORALE.