@_LeChat_Noir Confermo. Mio padre ci ha lasciati tre settimane fa. A tre mesi dalla scoperta. Chemio Immunoterapiche fallite. Due cugine se ne stanno andando via senza speranze. Terapie classiche fallite.
@pinapic Fate finta di non capire che è una farsa, una recita teatrale. L'unica cosa vera sono le vittime innocenti, che pagano con la vita per dei giochi che neanche vogliono. E voi che fate il tifo, per uno schieramento o per l'altro, fingendo poi sgomento.
Vi riporto il post di un utente che ha preferito bloccarmi per evitare il confronto; di seguito trovate la mia risposta nel dettaglio
"Roberto Burioni
30 sep.
In 80 settimane dimagrimento vicino al 30%. Ma quando si smette cosa succede? E chi l'ha detto che si deve smettere? Si smette di prendere gli antipertensivi? No. Allora il problema è un altro: chi paga. Che è un problema vero, però diciamolo chiaro e tondo per rispetto dei pazienti"
La mia risposta:
La farsa dell’analogia: quando l'ignoranza biologica spaccia la chimica a vita per "evoluzione"
Leggere certe acrobazie intellettuali fa sorridere se non fosse tragico per le persone.
C’è chi paragona i farmaci per la perdita di peso (come il Retatrutide) agli antipertensivi, giustificandone l’uso cronico a vita con la comoda scusa che "tanto neanche l'ipertensione si sa da dove viene, quindi si cura il sintomo e via".
E chi solleva l'unico vero problema reale "chi paga?" dimenticando però la cosa più importante: il rispetto fondamentale per la verità clinica e per la salute del paziente.
Paragonare l'obesità all'ipertensione per legittimare la dipendenza farmacologica perpetua denota un’ignoranza abissale di fisiologia, biologia molecolare e antropologia medica.
Smontiamo questa narrazione pezzo per pezzo, partendo da ciò che fingono di non vedere.
1. La farsa della "Causa Sconosciuta" e la memoria storica delle spiagge degli anni '70
Ci viene detto che la causa dell'obesità è un mistero impenetrabile e che, di conseguenza, l'unica via è spegnere il sintomo con la molecola.
Falso.
Se guardiamo le spiagge, le città e le strade degli anni '70, '60 o dei decenni precedenti, la popolazione mondiale era strutturalmente longilinea e magra.
La genetica della specie umana non è minimamente mutata in cinquant'anni (un battito d'ali dal punto di vista evolutivo).
Ciò che è cambiato radicalmente è l'ambiente biochimico e nutrizionale in cui l'organismo è costretto a sopravvivere.
La causa primaria dell'epidemia di obesità non è un difetto genetico misterioso, ma l'invasione sistematica del cibo ultra-processato:
Oli di semi industriali (omega-6 raffinati): Soia, mais e girasole che hanno rimpiazzato i grassi stabili tradizionali, scatenando infiammazione cellulare e ossidazione dei recettori.
Carboidrati raffinati, succhi di frutta e zuccheri nascosti: Bombardamenti continui di fruttosio libero che bypassano la regolazione epatica e bloccano costantemente la lipolisi attraverso picchi insulinici cronici.
Cibo spazzatura ad alta palatabilità:
Combinazioni artificiali progettate per spegnere i naturali segnali di sazietà neuro-endocrini.
Dire che "la causa non si conosce" significa voler coprire le responsabilità di un intero sistema alimentare industriale.
2. Il Retatrutide il farmaco promosso da Burioni cerca di spegnere l'incendio biologico, non curare la radice
Retatrutide (il triagonista recettoriale GIP/GLP-1/Glucagone).
È una molecola che agisce sui circuiti ipotalamici centrali, modula la sazietà e, grazie all'attivazione del recettore del glucagone, spinge persino la spesa energetica e l'ossidazione dei grassi.
Ottenere un calo ponderale del 30% in 80 settimane è un risultato clinico eccezionale dice lui.
Ma perché quando si smette il farmaco il peso ritorna?
La narrazione ufficiale urla al miracolo della "cronicità", dipingendo il corpo umano come una macchina difettosa che ha bisogno del farmaco per sempre.
La realtà biologica è un'altra: se usi una potentissima stampella chimica per forzare il dimagrimento, ma continui a esporre l'organismo allo stesso ambiente tossico, ai cereali, agli oli di semi, ai cibi processati e cosi via, appena rimuovi la molecola il sistema torna giustamente a difendere le proprie riserve in un contesto alterato.
Il farmaco non corregge la causa ambientale: smorza temporaneamente i danni biologici provocati da un'alimentazione e da uno stile di vita innaturali con tutti gli effetti collaterali di questo farmaco che vá ad interferire con la fisiologia umana.
3. L'errore madornale del paragone con gli antipertensivi
Paragonare tutto questo agli antipertensivi è un insulto alla logica medica.
L'antipertensivo agisce spesso in modo periferico/idraulico su un sistema vascolare compromesso da molteplici fattori (spesso cronici o strutturali), agisce sul sintomo (as usual) e non siulla causa.
Spacciare il farmaco dimagrante come una terapia cronica inevitabile, paragonandolo alla pressione alta, serve solo a giustificare un modello commerciale in cui il paziente diventa un abbonato a vita a una terapia, senza che nessuno si azzardi a mettere in discussione il veleno che ha nel piatto.
In conclusione: il doppio gioco tra industria alimentare e Big Pharma
Il nodo sollevato all'inizio era: "Il problema è chi paga".
Certo, economicamente è un tema gigantesco.
Ma il vero rispetto per i pazienti non consiste nel rassicurarli che "tanto dovranno prendere il farmaco per sempre come gli ipertesi", accettando passivamente una schiavitù farmacologica.
Usare le molecole avanzate come ponte clinico ha un valore inestimabile; spacciarle per la stampella eterna di un'umanità malata per destino, ignorando completamente il cibo che mangiamo, è solo un modo comodo per non pestare i piedi all'industria che quel cibo lo produce, facendoci al contempo complici e debitori a vita delle strategie commerciali di Big Pharma.
La salute non si compra a rate con una prescrizione perpetua che alimenta il profitto di chi lucra prima sulla malattia creata a tavola e poi sul suo sintomo.
@Bluefidel47 Il guerriero è colui che combatte e può difendersi in qualche modo, magari ad armi pari. In questi casi sono solamente vittime, inermi e fiduciose nelle classiche terapie e nei protocolli ufficiali.
Molti follower (e non solo) mi chiedono spesso come mai io prenda frequentemente di mira il personaggio di David Parenzo, senza mai esprimermi su Giuseppe Cruciani.
Consideratela una promessa mantenuta: eccoli accontentati.
Analisi Critica della Figura di Giuseppe Cruciani e del Meccanismo de "La Zanzara"
Se David Parenzo rappresenta la difesa dogmatica delle narrazioni istituzionali, Giuseppe Cruciani è il burattinaio di un "teatro del caos" mediatico.
La sua figura non va letta come quella di un giornalista tradicional, ma come quella di un sofisticato amplificatore di istinti viscerali, che utilizza la provocazione come fine ultimo e come core business.
Il relativismo assoluto e la mercificazione del dissenso
Il nucleo del metodo Cruciani non è la difesa di un'idea, ma l'assenza deliberata di un limite etico nel dibattito. Sotto la bandiera della "libertà d'espressione totale", Cruciani adotta un relativismo assoluto in cui qualsiasi tesi — dalla più legittima alla più aberrante o grottesca — ha lo stesso identico valore, purché generi spettacolo, indignazione o ascolti.
Non c'è la ricerca di una verità o di un confronto costruttivo: il dissenso non viene ascoltato per essere compreso, ma viene "esibito" e cannibalizzato a scopi di intrattenimento.
Il cinismo libertario e lo sdoganamento della volgarità
Cruciani si autodefinisce spesso un libertario, ma questo approccio si traduce frequentemente in un cinismo radicale verso i valori della convivenza civile, dell'empatia e della solidarietà sociale.
Nel suo microcosmo radiofonico, la sensibilità verso i drammi umanitari, i diritti delle minoranze o le fragilità sociali viene sistematicamente ridicolizzata come "buonismo" o "politicamente corretto".
Questo meccanismo produce un effetto sociale preciso: la legittimazione e lo sdoganamento della violenza verbale e della disumanizzazione del prossimo, trasformate in intrattenimento pop.
La finta "anti-casta" e il gioco del potere
A differenza di Parenzo, che si allinea apertamente ai centri di potere e alle linee editoriali egemoni, Cruciani si presenta come l'anti-sistema, il ribelle scorretto che dà voce alla "pancia del Paese".
Tuttavia, a uno sguardo più attento, questa ribellione appare come una postura puramente commerciale. Cruciani non attacca mai i veri pilastri del potere economico o editoriale che lo sostengono; la sua aggressività si concentra quasi sempre sui feticci culturali (i vegani, i paladini dei diritti, gli attivisti del clima) o su personaggi bizzarri e marginali presi dalla strada.
È una "falsa trasgressione" che, alla fine, non disturba nessun vero centro di potere, ma serve a consolidare la sua posizione dominante nel mercato dei media.
La tecnica della deresponsabilizzazione: "È solo un gioco"
Il tratto più ambiguo della sua conduzione è lo scudo dell'ironia e del disimpegno.
Ogni volta che la provocazione supera il livello di guardia o sfiora l'istigazione, Cruciani si sottrae alla responsabilità giornalistica ed etica trincerandosi dietro la natura goliardica della trasmissione: "È solo radio", "Si gioca", "Noi facciamo intrattenimento".
Questo gli permette di lanciare messaggi pesantissimi nell'opinione pubblica, salvo poi lavarsene le mani un attimo dopo, evitando qualsiasi tipo di processo alle intenzioni o reale assunzione di responsabilità.
La manipolazione neurochimica e il ritmo del successo
Ci si chiede come sia possibile che una trasmissione come La Zanzara, che dura ormai da più di 15 anni e che occupa la fascia dalle 18:30 alle 21:00 di ogni giornata feriale, possa riscuotere un simile, inossidabile successo.
La risposta risiede in una cinica e millimetrica comprensione delle dinamiche cognitive moderne. In un'epoca in cui tutto deve viaggiare a una velocità d'impatto estrema per sollecitare costantemente il cervello, il team di produzione del programma ha capito perfettamente come manipolare i circuiti biologici di dopamina, serotonina e noradrenalina degli ascoltatori, confezionando un ritmo serrato di eventi e shock emotivi senza sosta.
Cruciani come maestro della psicologia spicciola
Cruciani si dimostra in questo un vero maestro della psicologia spicciola applicata alla massa.
Nel corso degli anni ha saputo raffinare un personalissimo "compasso mentale" che gli segnala, secondo per secondo, se un determinato argomento o un ospite stia avendo successo nell'aumentare o nel diminuire lo share d'ascolto.
Sa esattamente afferrare quando è arrivato il momento di mandare a quel paese un ascoltatore oppure trattenerlo in linea, decidendo la mossa successiva in una frazione di secondo.
Espressioni come "richiamatemi sto stronzo" o "fermo lì, non ti muovere" non sono casuali: derivano da un subconscio televisivo e radiofonico che ha già captato in quel soggetto il potenziale per una macchietta da dare in pasto al pubblico.
Il "payroll" fisso e la rissa istituzionalizzata
Per alimentare costantemente questo circo, il programma si serve di personaggi che sembrano quasi a "payroll fisso" — figure ricorrenti come Vittorio ed Anna da Roma, la Briganti, Clizia De Rossi e altri ancora.
Il loro ruolo è farsi usare per essere messi deliberatamente l'uno contro l'altro, oppure contro i radioascoltatori che intervengono in diretta.
Più il confronto si fa sporco, acceso, più volano offese a oltranza con parolacce e urla, e più Cruciani li stimola subdolamente a continuare con frasi di incitamento: "E come rispondi a questo?", "Dai, combatti, vaiii!", "No no, questo è grave!".
Salvo poi azionare il suo regolare e collaudato intervento di sgancio se la rissa degenera oltre il perimetro vendibile, coprendo tutto con il grido liberatorio: "MUSICA, MUSICA!".
La struttura del format: cronaca, sovranismo e il cortocircuito geopolitico
La liturgia quotidiana si apre invariabilmente con una rassegna stampa e una critica feroce sui fatti di cronaca, cavalcando sistematicamente temi ad altissima tensione sociale: la violenza perpetrata dai migranti e subita dai cittadini italiani, la difesa a oltranza delle figure come Donald Trump, o la tutela di chi si è difeso legittimamente da criminali penetrati nelle proprietà private (emblematica in tal senso è la sua lunghissima battaglia in difesa del gioielliere Mario Roggero).
Viene attaccata frontalmente la magistratura, accusata di infliggere pene ridicole o liberare migranti responsabili di stupri, furti e devastazioni.
Tuttavia, questo apparente coraggio svanisce non appena il barometro si sposta sui grandi scenari internazionali.
Quando si parla del massacro e del potenziale genocidio a Gaza, delle offensive in Libano o delle tensioni geopolitiche con l'Iran, Cruciani si guarda bene dal prendere le parti del popolo palestinese o dal difendere le rappresentanti dell'ONU perseguitate.
Al contrario, emerge la sua piena complicità ideologica con la linea del suo sodale Parenzo:
Israele viene definita "l'unica democrazia nel Medio Oriente", se ne sposa acriticamente il diritto unilaterale a difendersi e si mettono sistematicamente in dubbio le cifre dei morti fornite dalle agenzie internazionali. Su questo asse, Cruciani si rivela in perfetta e totale sintonia con il suo giullare di riferimento.
L'upgrade scientifico-macchiettistico e il teatrino del sesso
Per concedere un tocco di apparente "upgrade scientifico" alla trasmissione, vengono invitati medici ortodossi e sintomatici che si prestano a scoprire l'acqua calda, disquisendo di argomenti grotteschi o iper-semplificati: come curare le emorroidi, come allungare il pene, quale sia la corretta posizione per urinare (in piedi o seduti) o come tastarsi i testicoli per prevenire patologie gravi.
Famoso è il ripetuto invito rivolto al Prof. Bassetti — guai a non chiamarlo "Professore", pena il rischio di querele — il quale interviene nello studio come se si trovasse sul palco del Premio Nobel per discutere di vaccini o di prossime pandemie.
Qui la scaltrezza di Cruciani si esprime nel metterlo a contrasto diretto con esponenti del movimento No-Vax: un carosello prevedibile che si reitera da quindici anni fra insulti e provocazioni, mentre il conduttore siede in silenzio a godersi lo scontro prima di urlare l'ennesimo stop a colpi di "MUSICA!".
La trasmissione scivola poi verso la sua conclusione naturale trattando il tema del sesso nei suoi risvolti più pruriginosi: scambisti, feticisti, prostitute. Un'arena in cui vengono programmaticamente contrapposti credenti religiosi e "sodomiti", attivisti gay ed eterosessuali. Più l'attacco è violento, più l'insulto è crudo, più Cruciani nel suo intimo gode, consapevole che la curva dello share sta toccando il massimo.
L'impermeabilità alle critiche e la falsa rivalità
Egli stesso ama definire la sua creatura come una trasmissione di "sangue e merda", una "disgraziata trasmissione".
Questo spiega perché qualsiasi offesa, critica o contestazione mossa dagli ascoltatori contro di lui o contro Parenzo non provochi la minima scalfittura: i due personaggi hanno sviluppato una scorza e un muro di totale insensibilità.
È impossibile offenderli.
Se si trovano a corto di argomenti in un confronto reale, virano immediatamente sullo sproloquio e sull'offesa personale, forti del potere di togliere l'audio o chiudere la telefonata non appena subodorano il rischio di perdere il match o di veder calare l'attenzione del pubblico.
Infine, una nota di profonda ipocrisia caratterizza il rapporto tra i due conduttori.
Davanti ai microfoni offrono quotidianamente lo spettacolo di un litigio perenne, fatto di contrasti insanabili, insulti e minacce reciproche di querele ("ti tolgo tutto quello che hai").
Una recita a beneficio delle telecamere e degli ascolti:
Una volta spenti i riflettori e fuori dal set de La Zanzara, i due tornano puntualmente a condividere pranzi, cene e giornate in spiaggia insieme, a dimostrazione che il loro scontro non è che un lucroso e cinico teatrino mediatico.
@Marilena0407@GiuseppeConteIT Peccato che Berlinguer era uno statista. Conte vende fumo. In campagna elettorale sono tutti strafighi e hanno ragioni da vendere.
@matteoc1951 All'opposizione sono tutti belli e bravi, e hanno ragione da vendere. Arrivati al potere, il registro cambia, alla facciazza di chi li ha votati, sperando in quel cambio di marcia promesso a chi ancora ci crede.
@pinapic In campagna elettorale vi somigliate tutti. Prendete degli argomenti attuali e che infervorano le masse e li usate per i vostri scopi. Una volta al potere, diventano "carta igienica", alla faccia delle masse.