Cioè dalla chiusura dell’indagine su Rocchi e dalle intercettazioni, non solo risulta che l’Inter è stata diffamata sulla base di nulla, ma l’unico mezzo episodio contestabile è stato l’audio non diffuso da Rocchi su Inter-Roma, a danno dell’Inter.
GIORNALISMO ITALIANO DI MERDA
"Ci sono delle guerre, e noi parliamo di giocare una partita. Tirano missili che costano 50 milioni di euro: perché non spenderli in cibo e istruzione?"
Matías Almeyda, allenatore del Siviglia, poco fa in conferenza stampa.
Questa sera, l’Inter di Christian Chivu è stata rapinata. Tuttavia, il nostro allenatore ha scelto la via della moralità, sradicando l’inutile spocchia di Antonio Conte e schiaffeggiando tutta la sua irrilevanza.
Questione di stile.
#NapoliInter
L'atteggiamento di quella merda di de sanctis con Ronaldo, spiega meglio delle 500 pagine della Procura con le quali li hanno mandati SOLO in B.
Purtroppo non si poteva andare a ritroso con le indagini.. altro che 36 😂😂
FATE VOMITARE 🤮🤮🤮
#juvemerda
Gol di De Bruyne contro il Sassuolo con fuorigioco attivo di Lucca non ravvisato. Mancato rosso a Juan Jesus e fallo da “arancione” di De Bruyne (ovviamente ammonito) contro il Cagliari.
Tre episodi pro Napoli nelle prime due giornate di Serie A.
Se ne parla poco perché è il Napoli, perché è sempre e solo Marotta League.
Il tutto ricordando che ci sono due arbitri che non vogliono e possono arbitrare il Napoli ma le sue dirette rivali sì.
Continuo con la mia crociata:
gli extracomunitari che si
vogliono integrare vanno aiutati
a farlo con case e lavoro;
tutti gli extracomunitari che
delinquono vanno subito cacciati
fuori dall’Europa. È un concetto
semplice, non c’è nessun razzismo
e chi non lo capisce è complice
Quando la Cassazione bocciò i ricorsi di Giraudo e Moggi ritenendo provata "l'esistenza di una strutturata associazione delinquenziale volta all’alterazione del campionato"
Pro memoria per i milioni di smemorati del pianeta calcio che ancora oggi considerano Moggi e Giraudo, e quindi la Juventus, vittime di una macchinazione ai loro danni. Prima l'Ad nel rito abbreviato poi il d.g. nel rito ordinario furono demoliti dalla Corte che respinse ogni loro ricorso: e la Juventus che chiedeva un risarcimento di 444 milioni alla FIGC venne invece condannata a pagare
PREMESSA. (Da Wikipedia) “Lo smemorato di Collegno fu l'uomo amnesico la cui vicenda divenne un caso giudiziario e mediatico (caso Bruneri-Canella) di notevole risonanza in Italia tra il 1927 e il 1931. Trovato privo di documenti, fu ricoverato in manicomio a Collegno e rivendicato da due famiglie, rispettivamente come il professor Giulio Canella, disperso nella prima guerra mondiale, e come il latitante Mario Bruneri.
Anche dopo che il tribunale civile lo ebbe identificato in Bruneri, e nonostante il riscontro delle impronte digitali di quest'ultimo, la famiglia Canella continuò a riconoscere lo sconosciuto come il proprio congiunto. L'uomo emigrò in Brasile dove visse fino alla morte con la moglie di Canella, da cui aveva anche avuto tre figli, e nel paese sudamericano pubblicò articoli di filosofia a firma Giulio Canella. Un confronto tra il DNA del figlio dello smemorato e quello di discendenti dei figli di Canella nati prima della scomparsa in guerra fu eseguito nel 2014, ma non permise l'identificazione dell'uomo con il professore.
Lo «smemorato di Collegno» divenne lo smemorato per antonomasia e l'espressione entrò nell'uso comune per indicare “una persona molto disattenta, che dimentica qualsiasi cosa” o “chi finge di non capire”, “chi fa il finto tonto”.
Vi starete chiedendo: Ziliani è forse impazzito? Il caldo gli ha dato alla testa e invece di occuparsi delle cose del pallone si è dato alla ricostruzione di intricati casi giudiziari passati alla storia? Niente di tutto questo. Ho voluto parlare del caso dello “Smemorato di Collegno” semplicemente perchè, a distanza di quasi un secolo (1927-2025), l’Italia sembra afflitta oggi da una bizzarra pandemia che ricorda molto da vicino quell’accadimento: milioni di casi di “smemorati di Collegno”, o meglio di smemorati tifosi juventini che a 20 anni dall’esplosione di Calciopoli sembrano aver dimenticato tutto di quel vergognoso scandalo che mise il calcio italiano alla gogna del mondo, e in particolare sembrano aver perso memoria della colpevolezza dei componenti l’associazione a delinquere che i giudici di ogni grado individuarono riconoscendo in Luciano Moggi e Antonio Giraudo, rispettivamente direttore generale e Ad della Juventus, i boss della Cupola malavitosa che per anni corruppe l’intero movimento calcistico italiano falsandone i campionati (a dirlo, anzi a metterlo nero su bianco non sono io, furono i giudici).
Dal processo del 2006 sono passati due decenni ma ancora oggi milioni di tifosi juventini novelli “smemorati di Collegno” - non per niente comune della cintura metropolitana di Torino - si ostinano a dimenticare, o fanno finta di non ricordare cadendo dalle nuvole, che la Juventus fu a lungo il cancro del calcio italiano e rivendicano ancora oggi l’innocenza dei due dirigenti apicali della riconosciuta associazione a delinquere, Moggi e Giraudo, spacciati addirittura per vittime di una oscura macchinazione ordita ai loro danni. Moggi e Giraudo che a lungo e in tutte le sedi ricorsero contro le sentenze dei tribunali, e che sempre vennero respinti con perdite.
Poichè conservare la memoria di fatti e accadimenti che hanno fatto la storia, sia pure quella minore del pallone, è importante, ripubblico oggi i due articoli con i quali, nel 2015 per quanto riguarda Giraudo e nel 2016 per quanto riguarda Moggi, raccontai sul Fatto Quotidiano la misera fine fatta dai ricorsi dei due dirigenti juventini all’ultimo grado di giudizio, quello della Corte di Cassazione: che li bocciò integralmente confermando a carico dei due dirigenti della Juventus, i grandi corruttori del Sistema Calcio, il reato di associazione a delinquere.
RICORSO IN CASSAZIONE DI GIRAUDO (1 agosto 2015)
Avete presente i 444 milioni che la Juventus da anni minaccia di chiedere alla FIGC come risarcimento per i danni che le sentenze di Calciopoli, nell’estate 2006, le avrebbero arrecato: a spanne 130 milioni per il calo in Borsa, 80 per la mancata partecipazione alla Champions, 100 per la svalutazione del marchio, 50 per la diminuzione dei diritti televisivi più ammennicoli vari? Beh, erano una boiata pazzesca. Grazie alla pubblicazione delle motivazioni con cui la Cassazione ha dichiarato prescritto (ma non assolto) Antonio Giraudo, l’Ad della Juventus che era stato condannato in appello a 1 anno e 8 mesi per associazione a delinquere e frode sportiva, la realtà che emerge, messa nero su bianco dai giudici, è la seguente: la Juventus, al pari del suo massimo dirigente Giraudo, sarà chiamata a risarcire in solido, in sede civile, i danneggiati di Calciopoli a cominciare proprio dalla FIGC. Una novità assoluta che scaturisce al termine del rito abbreviato scelto da Giraudo: nel rito ordinario scelto da Moggi - di cui si attendono ancora le motivazioni - la Juventus era stata esclusa come possibile soggetto risarcitore.
Dopo aver spiegato al punto 41.1 (pag. 42) i motivi per cui le parti lese Brescia Calcio e Victoria 2000 - la società di Gazzoni Frascara, a quel tempo presidente del Bologna retrocesso al pari del Brescia - hanno diritto a ottenere il risarcimento, al punto 41.2 la Cassazione scrive: “Ancora più evidente il danno per la FIGC (…) sicché al di là del pregiudizio patrimoniale va riconosciuto, come ha fatto la Corte di Napoli, sicuramente una componente non patrimoniale derivante da un danno all’immagine pienamente risarcibile se derivante da reato”. Insomma: non è la FIGC che dovrà pagare i danni alla Juventus, ma la Juventus - assieme a Giraudo - che dovrà pagarli alla FIGC e alle altre parti lese.
Nelle 45 pagine delle motivazioni la Cassazione demolisce indirettamente ma interamente le ragioni del fantomatico ricorso juventino da 444 milioni: quelle di essere stata oggetto di dure sanzioni (retrocessione in B, due scudetti tolti, deprezzamento del parco giocatori eccetera) non comminate ad altri club colpevoli, per il comportamento dei loro dirigenti, degli stessi reati contestati a Moggi e a Giraudo. Il riferimento è all’Inter (per le telefonate di Facchetti) e al Milan (Meani): ma la Cassazione smonta in toto il teorema rimarcando l’evidenza, per Giraudo e Moggi, del delitto di associazione a delinquere non certo imputabile a Facchetti e a Meani.
Secondo la Cassazione, che ha respinto tutti e 13 i ricorsi presentati da Giraudo, come quello sul preteso numero ridotto di partecipanti all’associazione a delinquere (“nel caso in esame - si legge al punto 41.5 - è facilmente desumibile che il numero degli associati superasse il numero di dieci”; e si citano i nomi di Giraudo, Moggi, Mazzini, Bergamo, Pairetto, De Santis, Lanese, Bertini, Racalbuto, Pieri, Cassarà, Gabriele e altri ancora), è pienamente confermata “l’esistenza di una strutturata associazione delinquenziale volta all’alterazione o comunque al condizionamento del campionato 20024-2005, evidenziando la disponibilità ab origine di un sistema di comunicazione tra i vari associati sostanzialmente segreta (…) al riparo da intrusioni esterne, sistema di comunicazione sapientemente sofisticato”.
La Cassazione ricorda le ripetute “riunioni operative” tra Moggi, Giraudo e i designatori Bergamo e Pairetto, sempre clandestine; il loro lavoro congiunto di predisposizione delle griglie arbitrali, “una anomalia sotto il profilo etico, deontologico e valutabile in sede penale”; le schede telefoniche a prova di intercettazione acquistate in Svizzera e distribuite a designatori e arbitri; la forte “ingerenza esercitata da Giraudo nella duplice veste di dirigente della Juventus e di consigliere federale non solo per il conseguimento di vantaggi per la Juventus ma anche per il salvataggio di altre squadre come Fiorentina e Lazio; i poteri di condizionamento di Giraudo e Moggi sui giornalisti di tv e stampa specializzata, poteri “volti a proteggere la società Juventus e gli arbitri che ne avevano diretto gli incontri”; il loro potere di tagliare le gambe ed emarginare tesserati considerati “disturbatori”, e quindi nemici, come ad esempio Zeman.
Altra evidenza: anche i fratelli Della Valle e la Fiorentina saranno chiamati a risarcire le parti lese di Calciopoli. Dopo essere stati a lungo penalizzati dalla gang di Moggi e Giraudo, per scongiurare la retrocessione in serie B del club viola i Della Valle si inchinarono al potere della Cupola che si attivò, nella parte finale del campionato, per far scattare “l’operazione salvataggio della Fiorentina”. Anche la Lazio e Lotito sono più volte citati come beneficiati dalla Cupola nella volata-salvezza. Beneficiati a danno di Atalanta, Brescia e Bologna. Che adesso, a distanza di dieci anni, possono finalmente rivalersi sui loro persecutori.
RICORSO IN CASSAZIONE DI MOGGI (12 agosto 2016)
Sarebbe un po’ come se al mostro di Milwaukee, al secolo Jeffrey Dahmer, condannato a 15 ergastoli per l’assassinio per strangolamento e accoltellamento di 17 vittime accertate, tutte stuprate, fatte a pezzi, cucinate e poi mangiate, fosse venuto in mente di ricorrere contro la sentenza per una “sussistenza di errori percettivi in relazione alla ritenuta responsabilità del soggetto per i capi d’imputazione indicati in epigrafe”; e i suoi avvocati si fossero messi ad elencare una serie di “errori percettivi” dei giudici del tipo: “La sesta vittima bollita in pentola non si chiamava Andrew, come ingannevolmente indicato a pag. X paragrafo Y.Z., ma Anthony”; oppure “la nona vittima non venne conservata in freezer come erroneamente indicato a pag X paragrafo Y.Z., ma consumata in tavola la sera stessa”.
Fermo restando che un’inesattezza è un’inesattezza, converrete che il quadro accusatorio non sarebbe granché cambiato: e la gravità e l’abnormità dei reati compiuti pure. Uscendo dall’allegoria, è con questa logica che i giudici della Cassazione, presieduta da Fausto Izzo, hanno respinto il ricorso straordinario, ai sensi dell’art. 625 bis del codice penale, presentato dai legali di Luciano Moggi, avvocato Trofino e Prioreschi, contro la condanna di Moggi in via definitiva al risarcimento del danno in favore delle parti civili costituitesi nel processo Calciopoli.
Moggi dovrà rifondere i danni ai soggetti danneggiati (come FIGC, Ministero dell’Economia, Monopoli di Stato e Ministero delle Politiche Giovanili, Associazione Consumatori e la società Victoria 2000 proprietaria, allora, del Bologna) così come la Juventus, la Fiorentina, Giraudo e l’ex arbitro De Santis; e questo perchè “la sussistenza di errori percettivi in relazione alla ritenuta responsabilità di Luciano Moggi per i capi d’imputazione indicati in epigrafe” è stata ritenuta risibile dalla Corte (che ieri ha reso note le motivazioni) considerata la gravità e l’evidenza dei comportamenti illeciti messi in atto dall’allora d.g. della Juventus.
Ma quali sarebbero stati i gravi errori commessi dai giudici? Siamo a livello, per l’appunto, di scambi di nome tipo Gianluca (Paparesta, il figlio) invece che Romeo (Paparesta, il padre), peraltro subito corretti nei paragrafi successivi; e via proseguendo con l’errata indicazione dell’arbitro di Juventus-Udinese 2-1 (De Santis e non Rodomonti), il numero di schede telefoniche svizzere distribuite ai due Paparesta (due o una che poi padre e figlio si passavano?), la non rilevanza penale, secondo i legali di Moggi, della formazione delle griglie arbitrali che Big Luciano assemblava assieme ai due designatori, per finire con l’immancabile supercazzola dell’incompetenza territoriale; tutte questioni su cui i giudici di ben tre tribunali avevano già ampiamente maturato, in dieci anni di processi, convinzioni e relative sanzioni.
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