@MarcoAlici@_Nico_Piro_@antoniopolito1 Io penso che voi rappresentiate plasticamente quelli che il mio amico Stalin chiamava gli utili idioti. Quando poi le destre estreme prenderanno il sopravvento non fatevi domande stupide: la gente preferisce chi veda un problema e, magari proponga anche soluzioni improbabili 1/2/
@_Nico_Piro_@MarcoAlici@antoniopolito1 Studi lei. Ne ha di molto bisogno, se poi mi cita anche le sentenze mi fa un piacere. Chissà come mai i miei amici avvocati quando hanno letto il suo post si sono sganasciati dalle risate?
AMOS SCHOCKEN, L’UOMO DIETRO HAARETZ – di Massimo Panetta
Il suo nome dovrebbe essere noto a tutti coloro che vedono Haaretz citato come una «prova israeliana» contro Israele.
Amos Schocken è l’editore di Haaretz e appartiene alla famiglia che controlla il giornale.
Il 27 ottobre 2024, a Londra, quest’uomo accusa Israele di imporre un «crudele regime dell’apartheid», evoca una «seconda Nakba», chiede sanzioni internazionali contro Israele e alcuni dei suoi leader e, soprattutto, parla di:
«combattenti palestinesi della libertà che Israele chiama terroristi».
A meno di un anno dal massacro del 7 ottobre.
Di fronte allo scandalo, Schocken preciserà che non parlava di Hamas. Ma le sue parole sono così gravi che il suo stesso giornale pubblicherà un editoriale per sconfessare il suo editore, ricordando che coloro che sostengono l’uccisione di donne, bambini e anziani sono terroristi, non «combattenti della libertà».
Perfino l’azionista minoritario di Haaretz, Leonid Nevzlin, prenderà pubblicamente le distanze.
Ecco dunque un contesto essenziale quando Haaretz viene brandito all’estero per accusare Israele.
E poco mi importa che colui che legittima così i terroristi sia ebreo, cristiano o musulmano: la religione non costituisce né una scusa né uno scudo.
Quando si trasformano i terroristi in «combattenti della libertà» e si chiedono sanzioni contro Israele, si fornisce esattamente il vocabolario di cui si nutrono coloro che cercano di delegittimare lo Stato ebraico.
La prossima volta che vi diranno: «Anche Haaretz lo dice», ricordate un nome: Amos Schocken.
Ogni volta che qualcuno cita Haaretz come se fosse la Bibbia definitiva sul conflitto israelo-palestinese, sarebbe opportuno ricordare una cosa molto semplice: Haaretz non è una testata neutrale.
È uno dei principali quotidiani israeliani dell’area progressista e liberal, storicamente molto critico nei confronti della destra israeliana, di Netanyahu e di numerose politiche dello Stato di Israele.
E al suo interno trovano spazio anche opinionisti e collaboratori apertamente anti-sionisti o post-sionisti.
Questo non significa che ogni articolo di Haaretz sia falso. Significa che, come per qualunque altra testata, la linea editoriale e il punto di vista degli autori devono essere considerati quando si valuta una fonte.
La domanda quindi non dovrebbe essere:
👉 “Lo ha scritto Haaretz, quindi è vero?”
Ma:
👉 “Qual è la fonte originale? Quali sono i dati? Chi ha verificato quelle informazioni? E qual è il contesto?”
Perché citare Haaretz come prova dell’esistenza di una posizione israeliana critica verso il governo israeliano è perfettamente legittimo.
Presentarlo invece come una fonte totalmente neutrale e imparziale sul conflitto è semplicemente scorretto.
E vale esattamente lo stesso principio per qualsiasi media fortemente schierato dall’altra parte.
Fonte: X
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