Our job is to unite the many against the few, not the few against the many
November Books published Sally Rooney’s novel into Hebrew in full compliance with BDS guidelines, in partnership with +972 and Local Call. That should have been straightforward. Instead, I'm reading criticism about it.
Translating Rooney’s work does something the Israeli government cannot stomach: it proves, on paper, that BDS is not about “antisemitism” or “throwing Israelis into the sea”, no matter how desperately Netanyahu tries to sell that lie. This small gesture says this movement is for justice and freedom, not hatred and revenge.
Critics claim November Books found a “loophole” or a way to bypass BDS. What’s actually happening is a commitment; getting on board with a Palestinian led program, not skirting it, and demanding others do the same.
Let’s also keep our expectations realistic; most of Israeli society is nowhere near being persuaded of Palestinian rights, and hebrew remains, for Palestinians, the language of oppression; and the timing for a project like this will never be right, least of all during a genocide.
None of that makes the work pointless; culture and narrative are still crucial domains of struggle; dissent inside Israel, however small, is as vital as Jewish diaspora dissent. We have to hold both truths together.
A South African leader once told me that one of the most powerful elements of their Freedom Charter was spelling out clearly to the white Afrikaner oppressor what their future would look like after apartheid.
Mandela’s ANC built alliances with white Afrikaners and white South African Jews, Beyers Naudé, Helen Suzman, André Brink, Max du Preez.
Mandela even acknowledged Afrikaner suffering in the Boer War concentration camps. He said they carried the lived experience of brutal, inhumane oppression, while still calling them out as oppressors. That’s a strategy, not a contradiction.
If translating Rooney’s novel in full compliance with BDS guidelines is not enough, what message are we sending to Israelis who denounce the genocide, the apartheid, Zionism itself?
We’d be telling them exactly what the Israeli government tells them every day: “The Arabs will never like you, no matter what you do. You’re just a useful idiot to them.”
That’s not how you build a successful, inclusive movement. That’s how you build an echo chamber of virtue signaling; where everyone else is a traitor, a collaborator, a Zionist, a petty bourgeois, a normalizer, a picket fence crosser.
Activism is about what works, not what feels good. It should be second nature to activists to always think about what actually makes a difference to the people you’re fighting for, not moral display, or purity, but impact.
BREAKING! US court ha suspended the US sanctions against me!
As the judge says: "Protecting the Freedom of speech is always just the public interest".
Thanks to my daughter and my husband for stepping up to defend me, and everyone who has helped so far.
Together we are One.
"Gli Epstein files rivelano una verità terrificante: gli esperti nominati dal Consiglio dei diritti umani dell'Onu avvertono che la portata, la brutalità e la natura sistematica delle violenze potrebbero raggiungere la soglia giuridica dei crimini contro l'umanità.
Oltre 1.200 donne e ragazze sono già state identificate in questi documenti, molte delle quali traumatizzate da revisioni maldestre che hanno rivelato informazioni sensibili. Le loro storie parlano di un'organizzazione criminale globale fondata sulla misoginia, sul razzismo, sulla mercificazione e sulla disumanizzazione di donne e ragazze.
La loro infanzia rubata. Il loro dolore messo a tacere. Il loro coraggio di fronte a un sistema che non è riuscito a proteggerle e che, in molti casi, continua a non garantire verità e giustizia.
Gli esperti delle Nazioni Unite sono chiari: il modello di violenze descritto, tra cui sfruttamento sessuale, tratta di esseri umani e violenza, richiede un'indagine indipendente, approfondita e imparziale, che si concentri anche come sia stato possibile che tali atrocità abbiano continuato per così tanto tempo. Nessun colpevole, indipendentemente da ricchezza, status o potere, dovrebbe mai poter evitare l'accertamento delle sue responsabilità. Dobbiamo rifiutarci di permettere che una violenza di tale portata venga normalizzata o dimenticata", Erika Guevara Rosas, Alta consulente per le campagne e le ricerche di Amnesty International.
"If there is one thing I would like you to take from this lecture, it is this: whether recognised or not, accepted or not by those in power, the Palestinian struggle for freedom stands at the heart of the movement toward a truly decolonial world order". - Francesca Albanese (@FranceskAlbs), UN Special Rapporteur
Watch the full lecture here: https://t.co/8siYTATXP9
#NMAL2025 #MandelaLecture #GlobalCooperation
BREAKING!!!!
Israel is bombing Gaza again!
Will anyone stop these maniacs?
Where are the ministers and heads of state who were celebrating “peace” just last week?
💥Again: Ceasefire according to Israel=“you cease, I fire.” Calling it “peace” is both an insult and a distraction.
All eyes on Palestine: Israel must face justice, sanctions, divestment, boycott UNTIL occupation, apartheid and genocide are over and every crime is accounted for.
Immaginate un viaggio attraverso il "cuore rimosso" della storia americana: “Il lungo sentiero. La storia mai conclusa dei nativi nel Nordamerica” di Claudio Ferlan è #inLibreria per Il Mulino.
L'autore tesse una narrazione epica e commovente, partendo dalle prime ombre della colonizzazione europea, che non è stata solo una conquista armata, ma un attacco feroce alle culture indigene, con missioni che miravano a "civilizzare" e convertire. I nativi, però, non si arrendono: rispondono con una resistenza tenace, difendendo terre sacre, tradizioni millenarie e diritti ancestrali. Man mano che l'espansione verso Ovest accelera, la violenza si fa sistematica, vere deportazioni forzate nelle riserve che spezzano autonomie e spiriti.
Ma Ferlan non si ferma al dolore: dà voce alla rinascita! Dalle lotte del XX secolo per i diritti civili alle odierne battaglie per l'ambiente e l'identità, questa è la storia di popoli che, contro ogni previsione, continuano a camminare il loro lungo sentiero. Pagine di riflessione profonda, che fanno vedere gli USA con occhi nuovi.
La Costituzione dell'Italia post-fascismo è il "testamento di 100,000 morti",tanti caduti combattendo affinché l'ordine di una società non si basasse sul "mettere in riga" ma sul rispetto di regole condivise.Possano i rettorati proteggerne l'eredità nell'interesse degli studenti.
Non so se avete notato, ma i media italiani hanno parlato molto del rilascio degli ostaggi israeliani, mentre quasi nessuno ha menzionato il rilascio dell’ostaggio palestinese, il medico Dr. Hussam Abu Safiya, né le uccisioni di palestinesi che stavano tornando a casa dopo l’annuncio della tregua, tra cui il giornalista Saleh al-Jafrawi.
Il razzismo anti-palestinese è una forma di razzismo estremamente specifica e subdola: consiste nell’ignorare completamente i corpi, le vite e le voci dei palestinesi; nel trattare il loro dolore come un rumore di fondo e scontato; e nel dare per assodato che possano accettare accordi che li svantaggiano solo per garantire una “quiete” più ampia. E poi, ogni volta che chiedono i loro diritti o criticano le pseudo-soluzioni imposte da fuori, si dice che “non vogliono la pace”.
Nessunə ne è immune. Nemmeno chi si definisce antirazzista. Perché questo tipo di razzismo non si manifesta solo con l’odio o con gli insulti o col "definisci bambino" detto in tv - quelli sono solo la punta dell’iceberg. Lo si manifesta soprattutto col silenzio, con la rimozione, nella scelta di dare più spazio ad altre notizie che ai massacri palestinesi. È una cecità selettiva che attraversa anche gli ambienti che si credono più consapevoli - e proprio per questo è ancora più pericolosa, al punto che è riuscita a portare ad un genocidio senza che molti si sentano responsabili.
BREAKING! “Ceasefire”, in Israel’s dictionary: you cease, I fire.
Just hours after the deal - as in January - Israel shoots at Palestinians waiting to return home.
Before any next step, member states must ensure that Israel honours the ceasefire.
Vedere come sono stati trattati i volontari della flottiglia in Israele fa salire tanta rabbia, anche se era del tutto prevedibile.
Vedere come non reagiscono a tutto questo i leader europei, che avrebbero già dovuto a questo punto intervenire diplomaticamente tutti e tutti dissociarsi da Israele sul piano diplomatico, fa capire quello che dicevo già giorni fa: nessuno di noi è più protetto dagli Stati di cui è cittadino. Il patto sociale su cui si basa il concetto di cittadinanza si è rotto.
Significa che siamo di fatto già tornati a una situazione precedente la rivoluzione francese e la nascita degli Stati democratici, e purtroppo le conseguenze di questo da tutti i punti di vista, innanzitutto culturali, le misureremo con il tempo, e saranno devastanti.
Quello che la flottiglia ha dimostrato, non saprei dire quanto intenzionalmente, è che quelli che noi siamo sempre stati abituati a considerare diritti sono in realtà dei privilegi.
Tuttavia, personalmente considero un grave errore strategico definirli tali. Per ampliarli e sostenerli in quanto diritti, ed allargarli e farli diventare diritti umani in quanto tali, bisogna che insistiamo col dargli il loro giusto nome, e battersi per la loro giusta collocazione nel sistema degli Stati di diritto e della giustizia internazionale.
Essere cittadini di uno Stato democratico non è un privilegio; essere cittadini di uno Stato democratico significa aver stretto un patto sociale con quello stesso Stato, un patto composto di doveri e di diritti. Il tema quindi è non buttare a mare, come invece troppi fanno anche a sinistra – e anche perché affascinati da modelli autocratici come quello putiniano –, il concetto di democrazia, ma lavorare su di esso.
Del piano di pace trumpiano quello che colpisce tantissimo è l’assoluta assenza di una prospettiva democratica. Di fatto il modello di riferimento è la Siria di al Sharaa, una tecnocrazia con una sostanziale base settaria, che non parte dall’individuo bensì dalla comunità/tribù di appartenenza.
Se questa è la forma di governo verso la quale i potenti della Terra vogliono andare nel futuro, possiamo salutare davvero la vita come l’abbiamo vissuta finora con i nostri diritti individuali e la nostra dignità di persone. Di fatto vince l’israelizzazione: l’appartenenza alla tribù come unica soggettività di rilievo sul piano politico, e come unica soggettività che conferisce le libertà di cui si può godere, sottomesse costitutivamente alla logica dei rapporti di forza e all’arbitrarietà dell’autorità al comando.
Se ci saranno nuove mobilitazioni, e onestamente io non lo so se questo sarà, a mio avviso la consegna deve essere tutta incentrata sulla rottura dei rapporti diplomatici con Israele in tutta l’Europa.
Un primo obiettivo concreto sul quale misurare la battaglia e cercare di vincerla.
🚨 BREAKING: Update on the GLOBAL SUMUD FLOTILLA via Yasmine Acar
Confirmed just now: Israeli commandos have stopped and boarded the lead ship of the Global Sumud Flotilla, the Alma. Its live stream has been ended. The other ships have received warnings from Israeli soldiers threatening arrest and confiscation of the ships.
La Global Sumud Flotilla si appresta a partire. Dopo giorni in cui abbiamo raccolto informazioni ed elementi, auguriamo alla spedizione buon vento, senza voler omettere gli elementi che ci hanno lasciato perplessi. Il lungo pezzo critico di @federdale:
https://t.co/S7sGnMGwh6
Una significativa differenza fra il nazismo e il sionismo è che il nazismo, così come il fascismo, adoperavano una estetica militaresca, in quanto propaggini di un’epoca in cui il maschio adulto era soldato e in cui una significativa parte della cultura d’élite era affascinata dalla guerra come “igiene del mondo”. I futuristi erano espressione della società del tempo.
I nazisti militarizzavano la società attraverso la divisa. Conservavano, tuttavia, pur ovviamente sottoponendola all’indottrinamento ideologico, una società civile che non era confondibile con quella militare.
Il sionismo come avamposto del neomilitarismo del Terzo millennio distrugge completamente il concetto stesso di società civile. Non esistono i civili sionisti. Tutti e tutte sono inglobati nella società militarizzata, e lo sono ovunque essi vivano. I sionisti francesi che gridano in faccia a Rima Hassan “Am Israel Chai” con lo stesso fare aggressivo dell’esercito nei villaggi della Cisgiordania vestono in maglietta e pantaloni, sono un uomo e una donna, ma sono due militari. Hanno probabilmente già servito nell’esercito israeliano e una volta tornati in patria continuano a essere militari. La loro invocazione, il tono con cui la fanno, ricorda tantissimo il grido delle SS o dei fascisti nostrani. Ma la fanno per strada, sul lavoro. Militari in abiti civili.
Nel ‘900 il mondo maschile, come scrissi qualche tempo fa, nella sua assoluta mancanza di autocoscienza ha mancato del tutto l’opportunità di riflettere su che conquista immensa fosse stata per generazioni di uomini fuoriuscire dal paradigma del soldato e conquistarsi il diritto a essere civili.
Non lo hanno fatto neanche le femministe, e questo è stato uno dei nostri tanti e immensi limiti teorici.
Se c’è un punto attorno al quale ha molto senso continuare a riflettere attorno al concetto di patriarcato è proprio questo qui. Purtroppo la ritrosia di tantissimi uomini ad adoperare un grado anche minimo di autoconsapevolezza rende estremamente complicato svolgere questa riflessione. Basta usare la parola perché tanti si isterizzino, lo vediamo ogni giorno.
Eppure il vero punto di svolta delle società contemporanee è stato quella conquista, la liberazione dal paradigma del soldato. Talmente enorme e talmente poco riflettuta, teorizzata e difesa che è durata a malapena una generazione.
C'è un genocidio in corso a Gaza. Un genocidio che Israele sta commettendo su Gaza, sui palestinesi. Non dimenticate che il genocidio continua, a Gaza, isolata ora dal punto di vista delle comunicazioni. In completo blackout. Non dimenticate che c'è la Cisgiordania, da poche ore in completa chiusura militare, in stato d'assedio.
Per coprire un genocidio che non è più possibile nascondere, Israele (il suo governo, dunque non il suo premier, ma il potere esecutivo di uno stato) ha attaccato l'Iran. Ha colpito siti militari, ha ucciso il capo di stato maggiore delle forze armate, il capo dell'IRGC, la guardia rivoluzionaria: i vertici militari. Ha colpito Teheran, la capitale dell'Iran, e sembra ci siano vittime civili. E' un attacco diverso dagli altri: è guerra, e siamo su una faglia tra la guerra regionale e la guerra mondiale.
L'Iran sta reagendo, sta rispondendo con droni e missili. E anche la reazione ci dirà dove stiamo andando.
Bisogna essere chiari, però. La notizia è: c'è un genocidio in corso, compiuto da Israele a Gaza. E Israele ha lanciato l'attacco all'Iran.
E' un tempo tremendo. Un tempo che non è ordinario. E' tempo di genocidio. E anche di guerra.