@StefiAndreoli @je_suis_Luce A cinque anni toghe e corone, a 19 però dopo l’orale c’è tempo solo per darsi un cinque con i compagni più stretti perché fuori da scuola ci sono mamma e papà che aspettano con i fiori pronti a portarti al ristorante
Io non mi aspetto niente di coraggioso da Beppe Sala e so perfettamente quante pressioni riceva dalla comunità ebraica. L’ultima richiesta nota è stata quella di illuminare di arancione Palazzo Marino in ricordo dei due fratellini rapiti da Hamas e poi restituiti cadaveri. E ha detto no. Credo più che altro per evitare che qualcuno potesse ricordargli che per i 50 000 morti di Gaza non si è acceso neanche un lampione a Nolo, ma fa niente.
Questo post che ha scritto ieri su Facebook è inaccettabile.
Alla manifestazione di Milano hanno partecipato migliaia di persone pacifiche: famiglie, giovani, anziani, bambini, tutti lì per chiedere al mondo di fermare il massacro di Gaza. Questa era la vera notizia, non la scritta di un deficiente. E no, Milano non “HA ASSISTITO” alla manifestazione come da lei scritto, ha partecipato. Sarebbe stato corretto scegliere il verbo giusto, anche per ricordare che questa non è solo la città dei lobotomizzati che si mettono in fila per uno sgabello di Etro o l’atollo privilegiato dei 115 000 milionari. Avrebbe potuto anche evitare di sottolineare che fosse “UN’ALTRA” manifestazione pro Pal, come a dire “l’ennesima”. Le manifestazioni non si fermano perché non si ferma il massacro, caro Sindaco. Se ne dovrebbe fare una al giorno.
Che dire poi di quel benaltrismo d’accatto per cui “nel mondo ci sono 56 guerre, noi europei vediamo solo quelle più vicine”. A parte che è falso, perché vediamo solo quelle che ci fa comodo vedere, a parte che- come ha scritto qualcuno, sembra di sentire “ho tante amiche guerre”, dovrebbe ricordarsi che questa NON è una guerra. È un anno e mezzo di bombardamenti ininterrotti su persone, case, ospedali, scuole, campi profughi, mezzi di soccorso, stampa e operatori umanitari in un pezzo di terra da cui nessuno può uscire. E in cui nessuno può entrare, senza il permesso di chi bombarda. Il fatto che lei si indigni per una scritta idiota su una vetrina (per le cui indagini immaginiamo che la Digos impiegherà i suoi uomini migliori) è la metafora di ciò che è la sua politica: vetrina.
@CLPortland@StefiAndreoli Mi spaventerebbe moltissimo se un professionista si astenesse da un contraddittorio che riguarda la propria etica professionale perché questo non gli gioverebbe (?). Sarebbe avvilente, per fortuna non è così
@CLPortland@StefiAndreoli Credo che un professionista di qualunque tipo che fa divulgazione gratuita sui social non dovrebbe in alcun modo modulare i propri interventi ( o in questo caso i non interventi) sulla base della ricerca del consenso o del favore del pubblico.
@MrsNeverwhere@StefiAndreoli @PattyPeixinha @TheLordHard @comablack79@Queen_Titti@PTovvv@twittopercaso19@eli78todo E questo sarebbe quindi un buon motivo per marginalizzare degli esseri umani? Per negare loro un percorso che porti ad una corrispondenza tra come mi sento io dentro e come sono fuori? Lo stesso discorso vale allora anche per gli uomini etero
@TheLordHard @comablack79@Queen_Titti@PTovvv@twittopercaso19 @PattyPeixinha @StefiAndreoli@eli78todo Le dico cosa ho fatto 15 anni fa. Ho accolto la sofferenza della persona a me cara senza giudicarla e insieme abbiamo cercato un professionista ( un terapeuta) al quale consegnare il suo dolore per dargli un nome e poi capire cosa farne
@TheLordHard @StefiAndreoli@comablack79@Queen_Titti@PTovvv@twittopercaso19 @PattyPeixinha @eli78todo Comunque è da ieri che mi sembra di essere finita nel romanzo Epepe, per chi sa di cosa io stia parlando. Lei ha bisogno che degli sconosciuti su X le enuncino la definizione di esperto?
@eli78todo @PattyPeixinha @PTovvv@StefiAndreoli@alelevx2 Lei parla di problema. Io parlo del riconoscimento dell’esistenza di diverse identità di genere e di disforia di genere
@PattyPeixinha @PTovvv@eli78todo@StefiAndreoli@alelevx2 Recitare è ricoprire un ruolo che non è il proprio. Recita chi non è sè stesso, chi nega le proprie pulsioni per paura del giudizio, dell’isolamento sociale, del rifiuto. Non chi coraggiosamente afferma sè stesso