Mia madre “con cosa lavi questa giaccchina rosa, colorati?”
Io, sguardo basito: “mamma vivo da sola, non divido niente. Va tutto a 30 gradi: un acchiappacolore, chiudo, avvio e mi faccio il segno della croce”.
Ma si può realizzare uno show di Latino su un film così delicato come “Il bambino con il pigiama a righe”?! Ma la gente ce l’ha un minimo di umanità o vive su tik tok?!
#influcirco
La trascinarono via, in preda al panico. Poi arrivati in un prato, le spararono cinque colpi di fucile in piena faccia. Infine, una volta rovinata a terra, le si accanirono contro sferrandole altri colpi alla testa.
Graziella Campagna aveva solo diciassette anni quando venne uccisa dai mafiosi. Era una lavoratrice, aveva dovuto abbandonare gli studi per vivere, lavorando in nero in una lavanderia a Messina per una miseria. E lì, in quel posto di lavoro, trovò la sua condanna a morte: una piccola agendina caduta da una camicia che stava lavando. L’agendina di un boss, con informazioni sensibili per i mafiosi.
Dalla lavanderia, qualcuno fece il suo nome, dissero che aveva visto quell’agenda.
Pochi giorni dopo, dei mafiosi la fermarono mentre tornava a casa, la sera. La caricarono su una macchina, la portarono in un prato e la giustiziarono in quel modo orrendo. Accanendosi su di lei che non aveva colpe, che non aveva fatto del male a nessuno.
Era il 12 dicembre quando l'uccisero così brutalmente. Aveva solo diciassette anni.
Nel suo ricordo, non dimentichiamo mai cos’è la mafia e di cosa è capace.
Non ha onore, non ha dignità. È solo morte, dolore, ignoranza e vigliaccheria.
"Stava facendo ginnastica quando è improvvisamente sparita!"
Queste le parole del compagno di Elide, scomparsa in circostanze allarmanti durante una sessione di corda. La riconoscete? Pensate di averla vista? Contattateci in redazione.
#chilhavisters#chilhavisto
Borgo Virgilio (Mantova), il Corriere della Sera ha pubblicato la foto per la carta d'identità fatta dall'uomo travestito per assomigliare alla madre morta e incassare la pensione @ultimoranet
Il segretario generale del Garante della privacy, Angelo Fanizza, si è dimesso dopo che è emerso che aveva chiesto di accedere a tutte le email dei dipendenti per individuare chi avesse fornito informazioni a Report, che nelle ultime settimane sta riportando possibili conflitti di interesse e legami con il governo riguardanti l’Autorità. La richiesta era stata respinta dal dirigente della sicurezza informatica del Garante, Cosimo Comella @ultimoranet