@InfoAtac a seguito dello sciopero indetto per venerdì 21, il servizio riprenderà a mezzanotte di sabato 22? Se sì, la metro A riprederà il servizio a mezzanotte con la consueta chiusura al 01.30?
26 agosto 2006
RENATO BIAGETTI VIENE ASSASSINATO DAI FASCISTI.
Nell’estate del 2006 Renato Biagetti è un ragazzo di ventisei anni, dal sorriso aperto e dagli occhi di un azzurro intenso. Si è da poco laureato in ingegneria e fa il tecnico del suono, seguendo la sua forte passione per la musica, soprattutto come veicolo di messaggi antirazzisti, antifascisti, antisessisti. Quel sabato sera di fine agosto arriva a Focene, sul litorale romano, per partecipare a una festa reggae sulla spiaggia, nella dance hall dello stabilimento Buena Onda, dai fascisti considerato un ritrovo di «zecche comuniste». È con Laura, la sua ragazza, e Paolo, l’amico di sempre. I tre compagni frequentano attivamente il Laboratorio Occupato Acrobax, di Roma, uno spazio autogestito ricavato nell’ex cinodromo di Ponte Marconi. Si trattengono sulla spiaggia fino alle cinque del mattino, quando Laura va a prendere la macchina. Mentre Renato e Paolo la attendono seduti su un muretto del lungomare, un’auto si accosta e le due persone a bordo gridano insultando i ragazzi. È una chiara provocazione.
I Due fascistelli scendono dalla macchina. Impugnano dei coltelli e gli gridano:" a brutto muso, e poi domandano: <<E’ finita la festa?>>. <<Sì>> <<E allora perché non ve ne andate a Roma?>>. Un attimo dopo si scagliano contro Renato. Mirano direttamente al petto. 8 coltellate. Due al cuore. Poi feriscono chi era con lui: Laura la sua compagna e Paolo l’amico di sempre. È morto così Renato Biagetti nella notte tra il 26 e il 27 agosto del 2006. Aveva 26 anni. Non fu una rissa, ma un’aggressione in piena regola. Premeditata. Gli atti dell’indagine smentirono infatti la spregevole manipolazione giornalistica che tentò di rubricare il fatto sotto la voce: “rissa tra balordi”. L’autopsia rivelò in modo inequivocabile la volontà omicida dei due pischelli bacati: <<le coltellate al cuore sono state inflitte con estrema violenza, tanto da lasciare il segno dell’elsa del coltello>>. Gli assassini: uno è Vittorio Emiliani, 19 anni, di Focene, figlio di un maresciallo dei carabinieri, l’altro è Gioacchino Amoroso, 17 anni, di Nola. Emiliani è stato condannato a 15 anni e 3 mesi di reclusione per omicidio volontario, mentre Amoroso a 6 anni e 10 mesi per omicidio volontario in concorso. Renato era un ingegnere fresco di laurea. Frequentava Acrobax, il Laboratorio occupato, che una volta era il Cinodromo di Ponte Marconi. Lo ricordano tutti come un compagno impegnato sul fronte dell’accoglienza e dell’antifascismo. Non fu una “rissa tra balordi”, ma un raid fascista a colpi di lame. Stefania Zuccari, la madre di Renato: <<I fascisti Renato se lo sono sempre rivendicato nella maniera più becera e lo hanno sempre offeso: a partire da quando, dopo l’omicidio, a un paio di km da casa mia, c’era scritto “Acrobax uno in meno”>>. Dal 2019 sul luogo dell’assassinio è stata posta a terra una targa, come fosse una pietra d’inciampio. L’ha realizzata l’Anpi, e ricorda Renato definendolo un “partigiano”. Ancora Stefania: <<Una cosa mi rende enormemente felice, non aver accettato dall'allora sindaco di Roma Veltroni, né vie, viali, piazze, giardini... Dentro di me sapevo che questa non era la memoria che volevo … Gli chiesi, se vuoi fare un atto dovuto chiudi Casa Pound e Foro 753 … Mi disse che noi avevamo tanti centri sociali e loro pochi, quindi non poteva. Era appena stato massacrato Renato, già allora gli rimaneva difficile dire ucciso dall'odio fascista>>. I fascisti non hanno mai smesso di uccidere. <<Mi chiamo Renato Biagetti. A me i fascisti non fanno paura. Non mi hanno mai fatto paura. Nemmeno quando mi hanno ucciso. Quelli che mi fanno paura sono quelli che non dicono nulla, non vedono nulla, non sanno nulla. Quelli che ancora pensano che sono ragazzate o “che quelli come me se la sono andata a cercare”. Quelli che dicono che è folklore bandiere nere, svastiche, saluti romani>>. Alfredo Facchini
#antifascista #26agosto @ODNDItalia@PBerizzi
Serena Bertone è una vera giornalista che merita un plauso per il coraggio dimostrato.
Ha sfidato il sistema padronale che inquina la Rai leggendo in diretta il testo di Antonio Scurati.
#25aprile#25aprile_e_antifascista#Scurati@serenabortone3 STANDING OVATION
Perché in Italia nascono così pochi bambini? Tra le cause, certamente, c’è quel terzo delle donne che nel periodo cruciale per la fecondità si ritrova ad avere un contratto a tempo determinato, con troppe poche garanzie per programmare un futuro. In un’analisi del sito di informazione economica https://t.co/ff6agm4QS8 si indaga se la diffusione dei contratti a termine abbia effetti sulla fecondità, e come i due aspetti interagiscano tra loro, ovvero se l’eventualità di una nascita in futuro riduca le opportunità di accesso a un contratto a tempo indeterminato per le donne. Lo studio di Ylenia Brilli, Bernardo Fanfani e Daniela Piazzalungaaffronta il problema denatalità nel nostro Paese.
Il tasso di fecondità in Italia – scrivono i ricercatori – è tra i più bassi di Europa: nel 2021 – ultimo dato disponibile – ha raggiunto 1,25 figli per donna, rispetto a una media europea di 1,53; Germania e Francia si collocano rispettivamente a 1,58 (in leggero aumento) e 1,84 figli per donna. Nel 2022 il numero di nati è stato pari a 393 mila, quasi 7 mila in meno rispetto all’anno precedente (-1,7 per cento), e i dati provvisori suggeriscono un ulteriore calo nel 2023. Il governo ha da poco licenziato il cosiddetto Bonus mamme che consente l’esonero della contribuzione previdenziale, fino a un massimo di 3 mila euro annui, per le lavoratrici con almeno tre figli, e, in via sperimentale per il solo 2024, per le lavoratrici con almeno due figli, di cui il più piccolo di età inferiore ai 10 anni e fino al raggiungimento della suddetta età.
L’agevolazione pensata dal governo però è rivolta alle madri con contratto a tempo indeterminato, sfavorendo le lavoratrici che in stato di precarietà lavorativa si ritrovano a essere più fragili. Anche perché secondo Eurostat in Italia nel 2022 oltre il 28 per cento dei lavoratori di età compresa tra i 25 e 34 anni aveva un contratto a termine, 10 punti percentuali in più della media europea e oltre 11 punti percentuali in più rispetto alla media della popolazione. Numeri che ci rendono uno dei Paesi europei con più alto tasso di contratti a termine. Nella fascia tra i 25 e i 34 anni la differenza di genere è evidente: sono a termine il 25 per cento dei contratti tra gli uomini e il 32 per cento tra le donne.
I dati- spiegano i ricercatori – risultano ancora più preoccupanti prendendo in considerazione le differenze geografiche: se al Nord Italia circa il 27 per cento delle donne di età compresa tra i 25 e 34 anni ha un contratto a tempo determinato, nel Centro Italia la percentuale sale al 37 per cento e nel Sud Italia raggiunge il 40 per cento. “Considerata – si legge nello studio – l’importanza che questa fascia di età ha per le scelte di fecondità, in un nostro lavoro (di cui una descrizione dettagliata è disponibile nell’Allegato del XXII Rapporto Inps) indaghiamo se la diffusione dei contratti a termine abbia effetti sulla fecondità, e come i due aspetti interagiscano tra loro – ovvero se l’eventualità di una nascita in futuro riduca le opportunità di accesso a un contratto a tempo indeterminato per le donne”.
La precarietà invita a fare pochi figli e avere dei figli riduce drasticamente la possibilità di uscirne, innestando un circolo vizioso. In uno studio Alessandra Casarico e Salvatore Lattanzio avevano già osservato nel 2020 come prima della nascita, le traiettorie di donne con e senza figli sono pressoché identiche, ma subito dopo la nascita del figlio iniziano a divergere. A quindici anni dalla maternità, i salari lordi annuali delle madri sono di 5.700 euro inferiori a quelli delle donne senza figli rispetto al periodo antecedente la nascita (ossia, i loro salari sono inferiori del 53 per cento). Serve molto più di un bonus e della retorica per rendere conveniente la maternità.
(il mio pezzo per @LaNotiziaTweet)
https://t.co/elafZCdeUs
"Tutte vogliamo essere libere, perché solo dentro alla più completa libertà è possibile esercitare la più stabile delle responsabilità."
Michela Murgia
È la #GiornataInternazionaledelladonna non la "festa della donna". Anche perché ci sarebbe ben poco da festeggiare.
#8marzo2024
Il programma #ilbossinincognito è la distorsione di un normale rapporto tra datore di lavoro e dipendenti. Emozioni e contratti non sono premi e non sono merce di scambio
#giustapaga