Ci pensate che un giorno faranno vedere questo video nelle scuole (se esisteranno ancora) e diranno che quest'essere era un brav'uomo prima che lo respingessero da scuola di canto.
Elle s’appelait Wafaa Akila.
Elle s’apprêtait à reprendre l’école.
Elle a été assassinée avec son père aujourd’hui par l’armée israélienne à Gaza.
Plus personne n’en parle ici en France : le génocide des Palestiniens, et en particulier des enfants, se poursuit.
Una tranquilla giornata al Parco Rossani di Bari si è trasformata in un incubo per Giuditta, una ragazza di 26 anni, vittima di una violentissima aggressione avvenuta in pieno giorno.
Secondo quanto ricostruito, tutto sarebbe iniziato davanti ai bagni del parco. Una bambina le avrebbe impedito di entrare, spruzzandole acqua addosso e persino sul telefono con una pistola ad acqua. Per riuscire ad accedere ai servizi, Giuditta avrebbe semplicemente spostato la bambina, senza farle del male.
Da quel momento la situazione sarebbe precipitata. La madre della bambina, addetta alle pulizie della struttura, l’avrebbe aggredita con l’aiuto di un uomo che, dopo averla bloccata, l’avrebbe scaraventata a terra.
Ma il peggio doveva ancora arrivare. La donna avrebbe incitato un gruppo di ragazzi a partecipare all’aggressione pronunciando, secondo il racconto dei fatti, una frase inequivocabile in dialetto barese: «L’ama acit a chess», ossia «Dobbiamo ucciderla».
Giuditta sarebbe stata quindi circondata e immobilizzata: alcuni le avrebbero tirato indietro la testa per lasciarle il volto scoperto, mentre altri l’avrebbero colpita con calci al viso e al collo.
Nonostante il panico e le percosse, la giovane è riuscita a prendere il cellulare e a chiamare il 118, chiedendo disperatamente aiuto mentre l’aggressione era ancora in corso.
A rendere questa vicenda ancora più sconvolgente è il comportamento di chi era presente. Diverse persone avrebbero assistito alla scena senza intervenire, restando a guardare mentre la ragazza veniva picchiata.
Una violenza così brutale non può essere normalizzata né ignorata. E il silenzio di chi assiste senza fare nulla rischia di diventare parte del problema.
Chiunque sia responsabile di questa aggressione dovrà rispondere delle proprie azioni. A Giuditta va tutta la solidarietà e l’augurio di una pronta guarigione. Episodi come questo non possono essere dimenticati né passare sotto silenzio.
Il Capitano dei carabinieri Giovanni Arangioli porta via la borsa del Giudice Borsellino, contenente l'agenda rossa, dopo la strage. Dopo venti minuti la borsa viene rimessa nella macchina ancora in fiamme ma al suo interno non c'è più l'agenda. Sparita per sempre.