Io mi sento molto male, perché noi giornalisti abbiamo aspettato giorni e giorni prima di poter entrare a Bucha perché era occupata dai russi. Chi provo a entrare bella vicina Irpin - come Brent Renaud - fu ucciso. Appena le truppe della federazione russa si sono ritirate, siamo entrati immediatamente. E la mia vita è cambiata dopo aver visto quello che ho visto. I numeri di persone a cui è stato sparato alle spalle mentre stava cercando di lasciare la città sono troppo alti perché si possa anche solo immaginare una finzione.
❗️Moscow is OUT OF FUEL.
People cannot fill up their cars, and the entire city is grinding to a halt, all Moscow refineries were hit, the #russianfuelcrisis is coming home, so please DO NOT USE the hashtag #russianfuelcrisis as it will cause panic and make the situation worse!!!
Vi spiego perché l'#Ucraina può e dovrebbe entrare immediatamente nell'#UE con procedura ex post.
Fate girare, per favore! Sento e leggo posizioni ipocrite dettate anche da profonda ignoranza sulla questione quanto mai urgente dell'ingresso dell'Ucraina nell'Unione europea. Ribadisco alcuni punti che spazzano via tutte le fesserie che si rovesciano in Rete e nel mainstream sulla questione della possibilità di ingresso immediato dell'Ucraina nell'UE. #Kyiv può immediatamente entrare nell'Ue con procedura ex post. L’ingresso immediato, rappresenterebbe una forte garanzia di sicurezza per un’Ucraina che resterebbe altrimenti sotto la costante minaccia russa e rappresenterebbe anche un rafforzamento della sicurezza della stessa Unione europea. Ovviamente, per evitare discriminazioni, entrerebbero contemporaneamente anche i Balcani occidentali, con la stessa procedura accelerata del tutto compatibile con il diritto dell’Unione e con l’art. 49 del TUE, base giuridica del procedimento di adesione.
Kyiv potrebbe entrare, immediatamente, accettando solo due condizioni: essere uno Stato membro militarmente neutrale, come è accaduto per l’#Austria (perché sarebbe l’art. 42.7 a garantirne la sicurezza) e applicare ai territori russofoni un accordo simile a quello De Gasperi-Gruber del 1946 per l’Alto Adige, per garantire l’autonomia delle regioni russofone in ottemperanza dell’articolo 2 del Trattato di Lisbona sui diritti delle minoranze etniche e linguistiche.
L’articolo 49 del TUE non esclude il procedimento di “adeguamento ex post” all’«acquis communautaire» dello Stato subentrante; ricordiamo anche che questa è stata la lettura datane nei primi quaranta anni della vigenza dei Trattati di Roma, con un accesso riconosciuto subito dopo la conferenza diplomatica di adesione e poi, con lunghi periodi transitori, l’adeguamento.
L’adesione immediata dell’Ucraina costituirebbe un passo, e probabilmente il solo passo possibile, che permetterebbe all’Unione europea di assumere nuovamente un ruolo di protagonista in iniziative di pace che la vogliono emarginare e costituirebbe inoltre un chiaro messaggio, alla #Russia e al resto della comunità internazionale, di coesione europea e di visione strategica di difesa dei propri interessi collettivi. @RadioRadicale #Turchia
Il Golfo e la truffa di Trump
C’è una scena che si ripete in tutti i film sui racket di quartiere. Il commerciante paga il pizzo ogni mese. In cambio nessuno gli spacca la vetrina. Poi quelli della protezione decidono di fare la guerra a qualcun altro, la sparatoria avviene davanti al suo negozio, e il commerciante si ritrova con i vetri rotti e il sangue sul marciapiede. A quel punto capisce: la protezione non esisteva. Esisteva solo il pagamento.
Khalaf Ahmad Al Habtoor è quel commerciante. Solo che il suo negozio vale 2,3 miliardi di dollari e la vetrina in frantumi si chiama Dubai.
Giovedì 5 marzo un miliardario emiratino ha fatto quello che nessun governo arabo può permettersi di fare: ha detto la verità a Donald Trump. Su X, in arabo, davanti a tre milioni di persone.
“Signor Presidente, domanda diretta: chi ti ha dato l’autorità di trascinare la nostra regione in una guerra con l’Iran? Hai calcolato i danni collaterali prima di premere il grilletto?”
Bisogna capire chi parla. Al Habtoor non è un attivista. È il fondatore di uno dei conglomerati più grandi degli Emirati, 335esimo nella classifica Forbes. Nel 2015 scrisse un editoriale per sostenere Trump: un imprenditore vero, uno che fa. Quando Trump propose il bando d’ingresso per i musulmani negli Stati Uniti, andò su NBC a ritrattare pubblicamente quell’appoggio. Poi silenzio, per anni. Ha abbracciato gli Accordi di Abramo, firmato accordi con la tech israeliana Mobileye, cercato affari con compagnie israeliane prima di molti governi. Il modello perfetto del nuovo Medio Oriente secondo Trump: docile, ricco, collaborativo.
E adesso scrive questo. Perché?
La risposta ingenua è che sia indignato. Quella vera è un’altra: sta parlando per conto di chi non può parlare.
Negli Emirati l’espressione pubblica a certi livelli è controllata, autorizzata, calibrata. Un uomo di quel peso non esce su X a insultare il presidente degli Stati Uniti perché gli gira. Se ha parlato, è perché qualcuno gli ha detto di parlare. Il governo emiratino non può dire a Trump “ci hai traditi”: le basi americane sono ancora lì, i contratti miliardari sono ancora lì. Allora usi un privato. Abbastanza ricco da non poter essere ignorato, abbastanza “indipendente” da poter essere sconfessato se serve.
Diplomazia per interposta persona. L’avvertimento senza firma.
“Hai messo i paesi del Golfo al centro di un pericolo che non hanno scelto. Chi ti ha dato il permesso di trasformare la nostra regione in un campo di battaglia?”
Trump non ha consultato nessuno. Non il Qatar, non l’Arabia Saudita, non gli Emirati. Ha deciso con Israele e per Israele. Ha premuto il grilletto, e i missili iraniani di ritorsione sono caduti sulle capitali di quelli che lui chiama alleati. Sirene antiaeree da Manama a Dubai. Paesi che ospitano basi americane usati come scudo e come bersaglio nella stessa guerra.
Questo non è il comportamento di un alleato. Questo è il comportamento di un boss che decide dove si spara e chi paga i danni.
“L’inchiostro non si era ancora asciugato sulla Board of Peace che hai annunciato in nome della pace, e ci ritroviamo davanti a un’escalation che mette in pericolo l’intera regione. Dove sono finite quelle iniziative?”
Maggio 2025: Trump in tour nel Golfo, 3.200 miliardi in accordi. Gennaio 2026: Board of Peace per Gaza, 7 miliardi dal Golfo. Due mesi dopo, bombe sull’Iran.
“Questi paesi hanno il diritto di chiedere: dove sono finiti quei soldi? Stiamo finanziando la pace o stiamo finanziando una guerra che ci espone al pericolo?”
Paghi per la pace, ricevi la guerra. Non sei un alleato, sei un bancomat con la bandiera. La Casa Bianca non ha risposto. Perché nel racket il reclamo non è previsto.
Poi la domanda che brucia: “È stata una tua decisione? O è il risultato delle pressioni di Netanyahu e del suo governo?”
La risposta la conoscono tutti. Trump non ha attaccato l’Iran per il Golfo, non per gli interessi americani. Lo ha fatto perché Netanyahu lo voleva. L’agenda di Israele è diventata l’agenda degli Stati Uniti con una naturalezza che dovrebbe far tremare chiunque. Del resto sappiamo come funzionano certe fedeltà assolute nella Washington di Trump: i file Epstein, quei documenti promessi al pubblico e scomparsi nel silenzio, sono lì a ricordare chi tiene in mano il guinzaglio di chi.
Al Habtoor chiede chi ha deciso. La domanda giusta è un’altra: chi ci guadagna, oltre a Netanyahu?
A fine febbraio il greggio russo Urals era crollato a 40 dollari al barile, schiacciato dalle sanzioni. Una settimana di guerra e il Brent è sopra i 90 dollari. Il portavoce del Cremlino Peskov ha dichiarato che c’è “un aumento significativo della domanda” di energia russa. L’Iran sotto le bombe. Il Venezuela sotto occupazione americana dopo la cattura di Maduro. I due principali concorrenti di Mosca nel mercato del greggio pesante, fuori gioco entrambi. Le raffinerie del mondo progettate per lavorare quel tipo di greggio hanno un solo fornitore rimasto: la Russia. Nel frattempo i missili Patriot vengono dirottati dall’Ucraina al Medio Oriente, e il fronte ucraino sparisce dal dibattito. Putin non ha dovuto sparare un colpo in più per ottenere tutto quello che voleva.
Tre agende, un solo tavolo. Netanyahu vuole la distruzione dell’Iran. Putin vuole il petrolio alto, l’Ucraina dimenticata e un Iran che dipenda da Mosca. Trump vuole il caos, la dimostrazione di forza e la fedeltà dei suoi finanziatori. Non serve una cospirazione quando gli interessi si allineano da soli. Serve solo un uomo abbastanza spregiudicato da premere il grilletto senza chiedere il permesso a nessuno. Quell’uomo è Trump.
I numeri del tradimento verso gli stessi americani: 658 raid nel primo anno del secondo mandato, quanto l’intero mandato Biden. Sette paesi con interventi militari. Il prezzo della benzina salito del 14% in una settimana. Costi stimati tra 40 e 210 miliardi di dollari. America First, diceva. L’America non è nemmeno nella lista.
“La vera leadership non si misura dalle decisioni di guerra, ma dalla saggezza e dalla capacità di costruire la pace.”
“Le nostre economie, la nostra sicurezza non sono arene per regolare i conti tra grandi potenze. Non abbiamo scelto questo scontro. Eppure paghiamo il prezzo di un’escalation che non abbiamo creato. Chi è responsabile?”
Nessuno. Perché Trump non fa accordi, fa estorsioni. Non ha alleati, ha clienti. Non offre protezione, offre l’illusione della protezione in cambio di denaro vero. Quando decide di sparare, spara nell’interesse di un altro, con i soldi di un altro ancora, e le vittime le paga chi non ha firmato nulla.
Al Habtoor lo ha detto perché i governi non possono. Non ancora. Lo ha detto in arabo perché il messaggio è per il Golfo prima che per Washington: sappiamo, non siamo d’accordo, e ce ne ricorderemo.
È la prima crepa. Il commerciante docile, ricco e collaborativo ha guardato la vetrina rotta e ha capito. Adesso decide se continuare a pagare il pizzo o cambiare serratura. Il problema per Trump è che quando un commerciante smette di pagare, gli altri del quartiere lo guardano e ci pensano.
Ora più che mai l'Ucraina ha bisogno di noi. Nell'ora più buia e nell'inverno più freddo dall'inizio della guerra, dobbiamo accendere una luce di speranza e far sentire ai nostri fratelli ucraini il calore del nostro abbraccio. Insieme ad altre associazioni con Pace Giusta ci siamo fatti promotori di una raccolta di fondi nazionale per l'acquisto di generatori da consegnare alle città colpite dai bombardamenti russi, dove case, scuole e ospedali sono privi di elettricità e riscaldamento. Si tratta di una campagna nazionale alla quale in tanti stanno collaborando e molti altri si aggiungeranno.
Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra un letto caldo e la propria libertà, tra una lampadina accesa ed il proprio diritto ad esistere. Per questo l'Ucraina conta anche su di noi!
Per donare si può👇🏻
- visita la pagina ufficiale della Raccolta Fondi "SOS Inverno Ucraina" sul sito di Whydonate (link nei commenti);
- donare direttamente tramite bonifico bancario (consigliato per importi più elevati) all'APS Lilea.
UCRAINA - ITALIA LILEA APS
IT11X0103002818000000677579
con causale: "SOS Inverno Ucraina"
Le donazioni sono fiscalmente detraibili.
Contatti:
[email protected]
+393891199992
Our intelligence reports that Russia is preparing new massive attacks. We are speaking frankly to our partners—both about air-defense missiles and the systems we need so much. Supplies are insufficient. We are trying to speed things up, and it's crucial that our partners hear us.
Friends,
There's an urgent and important issue. Due to Russian strikes and freezing temperatures, Kyiv hospitals have to use autonomous boiler houses to keep their patients warm and avoid a humanitarian catastrophe.
‼️Kyiv hospitals need pellets and fuel chips for autonomous boiler houses.
Contact Person:
Serhii Chycherin,
Head of Independent Heat Producers from Alternative Fuels Association
+380502211000
[email protected]
If you can help in any way or know any suppliers who can help or organizations that deal with such requests, please contact Serhii or send me a DM.
The situation is very serious and without supplies of alternative fuel from outside of Ukraine even the existing hospital boiler houses can stop working.
Russia intensifies its terror on Ukrainian energy infrastructure. Hospitals are treating more patients. It is critical for them to have electricity and heating.
Thank you in advance!
🔴 Really disturbing Starlink message:
"I have news from someone in Dezful - the city is under siege by Hashd ash-Shaabi (Iraqi terrorist militia).
They are beastly mercenaries with covered faces who can’t understand Persian and only speak Arabic.
The whole city is on curfew and there's an atmosphere of terror and dread everywhere.
Snipers are positioned on taller buildings in the last few days, head shotting people at random.
They have no mercy and don’t discriminate between children, teenagers or the elderly.
Anyone leaving the house risks be shot by snipers or killed by mercenaries on the ground.
It’s very likely that the situation is similar in other cities in Khuzestan Province.
They are getting massacred in total silence (no news coverage) and isolation.
Please speak up for Dezful and other smaller cities."
Vi prego di diffondere ovunque quanto sto per riferirvi. Diffondete questo video e le mie parole ai vostri contatti e alle istituzioni. Fatelo subito!
Dovete sapere che le forze della repressione impiegate in #Iran non sono prevalentemente costituite da paramilitari #basij, né dal corpo dei guardiani della rivoluzione. Sono, in modo significativo, milizie mercenarie sciite fatte affluire in Iran dalla guida suprema #Khamenei in particolare dall’#Iraq, dal #Libano e dall’#Afghanistan.
Il regime sta facendo affluire veri e propri criminali jihadisti nel paese per mettere in atto le uccisioni di massa, la feroce repressione che non sono riuscite a compiere appieno le forze pasdaran. Khamenei, oltretutto, sembra posseduto da un’angoscia paranoide e non si fida del tutto del Corpo dei guardiani della rivoluzione.
Numerosi combattenti delle milizie Hashd al-Shaabi stanno aiutando il regime nelle operazioni di brutale repressione e nel massacro dei manifestanti nelle strade con esecuzioni sommarie dei manifestanti catturati.
A 15 giorni dall’inizio della rivoluzione in corso per la liberazione dell’Iran dall’orrifica repubblica islamica i morti sono già diverse centinaia, si parla di circa trecento morti.
I feriti sono migliaia. Gli ospedali sono al collasso, come riferiscono operatori umanitari, medici e altri operatori sanitari.
“I combattenti per la libertà”, come vengono definiti i giovani in lotta per la liberazione dell’Iran dalla Repubblica islamica, che sono trucidati dai miliziani sciiti, vengono portati in un centro clandestino dove si occultano i cadaveri.
Sono strazianti il pianto e le grida delle famiglie presenti presso il Centro di medicina legale di #Kahrizak a #Teheran per identificare i corpi dei loro cari.
Le immagini che ci giungono da fonti nella capitale iraniana sono strazianti.
A #Kahruzak hanno allestito un vecchio carcere per portarvi i corpi dei giovani trucidati.
Vi aggiornerò sull’andamento di queste ore terribili per il movimento rivoluzionario iraniano fermamente determinato a resistere fino in fondo, fino alla fine dell’occupazione del proprio paese dalla barbarie di una oppressione sanguinaria rappresentata dalla repubblica islamica.
Vi aggiornerò sull’andamento di queste ore terribili per il movimento rivoluzionario iraniano fermamente determinato a resistere fino in fondo, fino alla fine dell’occupazione del proprio paese dalla barbarie di una oppressione sanguinaria rappresentata dalla repubblica islamica.
#IranRevolution2026 #IRGCterrorists
@RadioRadicale #Turchia
This is not a peace plan. It is a proposal that weakens Ukraine and divides America from Europe, preparing the way for a larger war in the future. In the meantime, it benefits unnamed Russian and American investors, at the expense of everyone else.
https://t.co/bLuBqKRrAd
❗️Can everyone please STOP using the hashtag #RussianFuelCrisis because it is causing HUGE tailbacks all across russia. Causing people to panic buy which makes the situation EVEN WORSE.
So 🙏 DON'T retweet and DON'T use the hashtag #RussianFuelCrisis ever again!!