Architetto di castelli in aria.Una vita inutile finché non ho avuto un giradischi.Nessuno sa se ho i denti di sotto.Calabrese DOC. Innamorata di caffè e...te.
Cuando Virgina Woolf dijo: “Hay una especie de tristeza que surge cuando se sabe demasiado, cuando se ve el mundo como realmente es” describió perfecto lo que significa crecer.
La gente normale scriverebbe «Mi mancherai», Nabokov scriveva «Ogni piccola cosa che mi riporterà il ricordo di te mi parrà sempre la metà di una conchiglia, la metà di una moneta, di cui tu custodisci l’altra metà».
Congedo parentale? No.
Fine vita? No.
Salario minimo? No.
Contrasto alla precarietà? No.
Fondi per la sanità pubblica? No.
Ddl contro l’omotransfobia? No.
Fondi per l’istruzione? No.
Premierato? Sì.
Controllo magistratura? Sì.
Decreti sicurezza? Sì.
Questi sono.
lila cerullo un tempo disse: non ho la voglia di vivere. se potessi cancellarmi adesso lo farei. vorrei snodarmi il nome, sfilarmelo buttarlo via scordarmene. quante storie per un nome che poi è solo un nastrino intorno ad un sacchetto riempito con sangue, carne, merda e pensieri
Lui è John Abernathy, fotoreporter di Minneapolis 🏆
Placcato dall'ICE, bloccato a terra col ginocchio di un miliziano sulle spalle: è riuscito a salvare telefono e macchina fotografica Leica📷 lanciandola al volo verso il suo collega Pierre Lavie (questo scatto è suo).
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Su Alessandro Barbero
Il meccanismo è sempre lo stesso e, proprio perché si ripete con tale regolarità, ormai è impossibile non vederlo.
All’inizio ci sono i social. Attacchi rapidi, semplificati, coordinati, talvolta amplificati in modo artificiale. Poi arrivano i giornali di parte, che riprendono quelle stesse accuse, le ripuliscono nel linguaggio e le rilanciano conferendo loro una patina di legittimità. Infine interviene una certa area politica, che chiude il cerchio con dichiarazioni pubbliche, commenti indignati, prese di posizione ufficiali. Il bersaglio però resta invariato. Non sono mai i contenuti. È sempre la persona.
È quanto sta accadendo in questi giorni attorno a Alessandro Barbero. Prima dileggiato online, poi ridimensionato sulla stampa, infine attaccato da esponenti politici che evitano con cura il terreno del merito. La sequenza è talmente lineare da apparire quasi scolastica. E proprio per questo è rivelatrice.
Barbero viene colpito non perché la sua tesi sia fragile, ma perché è solida. È un professore universitario, uno storico, con titoli di studio e una carriera pienamente coerenti con l’oggetto di cui parla, cioè la storia delle istituzioni e la genesi dell’ordinamento costituzionale italiano.
La sua capacità di spiegare temi complessi in modo comprensibile non è un difetto, è una competenza. Ed è il motivo per cui Piero Angela lo ha voluto in televisione. Non per trasformarlo in un personaggio, ma per fare cultura storica. Se qualcuno ha ascoltato senza capire, il problema non è nella qualità dell’insegnamento, ma nella disponibilità ad ascoltare.
Il punto centrale, infatti, non riguarda Barbero come individuo. Riguarda ciò che dice. E ciò che dice è estremamente semplice: l’attuale assetto del CSM nasce da una scelta consapevole dei Padri costituenti, pensata per impedire che la politica potesse esercitare un controllo diretto o indiretto sulla magistratura. Ricostruire questa genesi storica non è un atto ideologico, è un fatto. Da questo fatto discende una valutazione politica legittima: alterare quell’equilibrio senza un confronto parlamentare ampio e condiviso significa intervenire su un sistema di garanzie costruito a tutela dei cittadini, non dei governi.
Ed è qui che gli attacchi personali diventano comprensibili. Questo referendum non viene difeso nei suoi effetti concreti perché, guardando a quegli effetti, emerge con chiarezza che esso opera pro domo sua, cioè nell’interesse della politica, riducendo contrappesi e controlli. Dirlo apertamente sarebbe difficile da sostenere davanti all’opinione pubblica. Per questo il confronto viene spostato altrove, sulle biografie, sulle etichette, sulle appartenenze, sugli slogan.
L’accusa di essere “comunista” si colloca esattamente in questa logica. Come se una posizione politica, per quanto non condivisa, non fosse legittima e legale in una democrazia pluralista. Al contrario, ciò che non è compatibile con l’ordinamento repubblicano è il fascismo, che la Costituzione ha esplicitamente ripudiato.
Alla fine, il caso Barbero serve a rendere visibile un metodo. Quando un fronte politico rinuncia a discutere le regole e preferisce colpire le persone, non sta mostrando forza, ma debolezza. Non sta difendendo una riforma, sta evitando di spiegarne le conseguenze. E questo dovrebbe interessare tutti, non per ciò che riguarda uno storico, ma per ciò che riguarda la qualità della democrazia e il rapporto tra cittadini e potere.