🚨🪖🇵🇱🇷🇺 Vi chiedo di prestare grande attenzione al discorso pronunciato poco fa dal primo ministro polacco, Donald Tusk. Chiaramente è ispirato da una ricorrenza importante per Varsavia, ma sono rimasto molto colpito dalla scelta delle parole e dal tono utilizzato.
Sul Blog parliamo spesso di "indicatori" che anticipano una crisi. Ecco, questo è esattamente il tipo di discorso che mi aspetterei da un leader di governo venuto al corrente che un attacco russo non solo è possibile, ma addirittura probabile.
Non penso troverete questo intervento nei telegiornali o sui quotidiani italiani (purtroppo) ma credo che valga la pena spendere meno di cinque minuti per capire di cosa sto parlando. Chi ritiene che questo spazio d'informazione sia importante, poi, può scegliere di sostenerlo attraverso l'iscrizione al Blog: https://t.co/HPfjUHUqMm
Grazie a tutti. E "buona" lettura:
"Ottantasette anni fa, il 17 settembre 1939, all’alba, mentre i soldati polacchi difendevano da due settimane la patria dall’invasore tedesco, da est attaccò l’Armata Rossa.
Stalin ci colpì alle spalle, violando il patto di non aggressione. I totalitarismi si spartirono tra loro un Paese libero, la nostra patria.
Ricordiamo i difensori di Grodno e di Leopoli, i soldati del Corpo di protezione delle frontiere, gli scout, i partigiani e i civili che affrontarono una forza soverchiante.
Ricordiamo le vittime di Katyn, Mednoe e Kharkiv.
Ricordiamo le centinaia di migliaia di famiglie deportate in Siberia. I bambini che non videro mai più i propri padri e le madri che, fino alla fine della loro vita, attesero una qualsiasi notizia dei propri cari.
Come storico, so perfettamente che i metodi con cui agisce la Russia restano immutati da secoli. Aggredire i Paesi vicini con il pretesto di liberarli.
In un giorno come questo preferirei parlare soltanto delle gesta eroiche consegnate alle pagine della storia. Purtroppo, l'escalation dell'aggressione da parte della Russia non me lo consente.
La storia, come sappiamo, non si ripete, ma fa rima. E oggi dobbiamo leggere queste rime della storia con la dovuta serietà.
Domenica, a Dorohusk, sono risuonate le sirene e i vetri delle finestre hanno tremato per le esplosioni. A poche centinaia di metri dal valico di frontiera con la Polonia, un drone russo ha colpito una stazione di servizio. Un altro ha colpito la locomotiva di un treno ucraino a due chilometri dal nostro confine. La notte precedente, droni russi avevano danneggiato lo stabilimento di un'azienda polacca in Ucraina. A luglio, un missile russo armato è caduto in un campo nella regione di Lublino.
Non si è trattato di casi isolati. E oggi lo dico con tutta la forza possibile: non ci lasceremo intimidire.
La Russia non ha affatto bisogno di oltrepassare il nostro confine. Sta già conducendo contro di noi una guerra ibrida, attraverso droni, atti di sabotaggio e disinformazione su Internet.
Dai nostri alleati sappiamo che i prossimi mesi potrebbero portare nuove provocazioni. Ma non abbiamo paura e non siamo neppure ingenui.
Vengo da Danzica. Nel maggio del 1939, un politico francese, futuro collaborazionista nazista, chiedeva sulle pagine della stampa francese: perché morire per Danzica?
Pochi mesi dopo moriva tutta l'Europa.
A coloro che oggi dicono che "questa non è la nostra guerra", ricordo questa lezione della storia.
Nel 1939 avevamo alleati, di fatto, soltanto sulla carta. Fummo lasciati soli. Oggi siamo nella NATO e nell'Unione Europea.
Spendiamo per la difesa quasi il 5% del PIL. È quasi il doppio della Germania e più del doppio della Francia. Stiamo costruendo uno degli eserciti più forti d'Europa. Dal programma europeo SAFE abbiamo ottenuto 44 miliardi di euro, più di qualsiasi altro Stato dell'Unione. E oggi i confini polacchi sono i confini meglio sorvegliati dell'intero continente.
L'Europa che nel 1939 non voleva morire per Danzica oggi finanzia il riarmo polacco. Ma siamo consapevoli che neppure l'esercito più grande sarà sufficiente, se la nazione non sarà pronta.
Per questo mi rivolgo a tutti coloro che guardano al futuro con preoccupazione. Non cerchiamo la guerra. Ma se qualcuno oserà attaccarci, si troverà di fronte a una risposta ferma: la nostra e quella dei nostri alleati.
Viva la Repubblica di Polonia, libera e sicura".
Rampini lo dice molto meglio di quanto sappia farlo io ma, in sintesi, i migliori amici di Trump, Vannacci, Vox, AfD, etc. sono i Sanchez, Schlein, Biden, insomma, la gauche caviar che a tavolino teorizza mondi carbon free, che vivono di pannelli fotovoltaici, mulini a vento e verdure biologiche, e una società woke, antioccidentale, basata sui soli diritti senza doveri e sull’accoglienza indiscriminata di milioni di incivili cui deve fornire un welfare insostenibile a quelle condizioni.
“…dai tempi di Roosevelt fino a quelli di Kennedy la sinistra per difendere i lavoratori era sempre stata severa sull’immigrazione. Come predicava nell’Ottocento un certo Karl Marx nel suo saggio «La questione irlandese». Tutto si è rovesciato con la sinistra radical chic, che i lavoratori li disprezza… se sono bianchi.
Scivolo ancora dalla Spagna verso gli Stati Uniti per ricordare che quello americano è stato per decenni il modello più efficace di società multietnica. L’esempio estremo è la Silicon Valley: calamita dal mondo intero i migliori talenti, li fa entrare in America legalmente. Questi stranieri si integrano a gran velocità anche perché avevano adottato già prima di partire il «sogno americano» delle origini: meritocrazia, etica del lavoro e spirito di sacrificio, entusiasmo verso l’imprenditorialità e adesione all’economia di mercato. Chi ci ha vissuto come me sa quanto un ingegnere indiano o cinese in California sia «più americano degli americani» nell’aderire ai valori della nazione che lo ha accolto. Questa è immigrazione che funziona e arricchisce il Paese, non quella di Ceuta.
Ma lo stesso modello americano è entrato in crisi quando la sinistra «woke» che condizionava Biden ha imposto un’ideologia ben diversa: altro che Sogno Americano, siamo obbligati moralmente ad accogliere tutti i poveri della terra perché la loro miseria è colpa nostra; e quando arrivano devono tenersi ben stretti i loro valori, le loro culture, le loro regole, in quanto sono moralmente superiori a noi.
Questa è la ragione per cui perfino in America la società multietnica ha cominciato a generare tensioni gravi. Poi Trump ha scatenato le ignobili nefandezze dell’ICE, ma a portarlo alla Casa Bianca erano stati gli errori imperdonabili degli estremisti «woke». Di cui Sánchez è solo l’ennesimo emulo europeo. Ha scimmiottato l'America di Biden – e oggi di Mamdani – senza capire cosa stava facendo.”
Circa 250.000 ragazzine bianche, spesso poco più che bambine, violentate, ridotte a schiave sessuali e uccise, quando si ribellavano, dalle grooming gang di pakistani nel silenzio delle autorità britanniche.
Le femministe avranno pilates o stanno sfamando una colonia felina?
Ah no, vero! I carnefici non sono maschi bianchi.
Il deputato britannico Rupert Lowe ha pubblicato i risultati dell’inchiesta indipendente, finanziata dal crowdfunding, sul più grande scandalo di stupri di gruppo della storia moderna del Regno Unito.
Risultato choc: quasi 250.000 ragazze bianche adescate, stuprate, trafficate e abusate sistematicamente da bande composte principalmente da uomini pakistani.
Un incubo di droghe, ricatti, stupri di gruppo, conversioni forzate all’Islam, tratta di moderne schiave del sesso tra città diverse.
A raccontare tutto, le vittime, finalmente libere di descrivere quanto accaduto.
Le istituzioni – polizia, servizi sociali, scuole, NHS, consigli comunali – hanno insabbiato tutto per paura del “razzismo”, per non rovinare i rapporti con la comunità e per i pacchetti di voti.
Un orrore coperto per anni dal politicamente corretto. Ora la verità emerge.
In Denmark, the immigrant groups costing taxpayers the most in welfare are the same ones dramatically overrepresented in rape convictions.
From a purely economic standpoint, it would seem like the Danes are paying immigrants to rape them.
Piccola storia un po’ triste un po’ patetica.
@GiuseppeConteIT pubblica su X il proprio intervento alla Camera, inserendo in più punti le immagini di @GiorgiaMeloni, la quale però in quel momento non era presente in aula.
Al post risponde lei, domandando il perché di quell’inutile manipolazione.
Ri-risposta di Conte con una supercazzola di 40 righe nella quale rivendica, tra le altre cose, di aver ottenuto i 209 miliardi del PNRR.
E così alla manipolazione e alla fuffa ha aggiunto pure la menzogna, perché la cifra fu determinata da un algoritmo scritto da due funzionari olandesi e non fu il risultato di alcuna negoziazione.
Vorrei ricordare che questo venditore di pentole fasulle, tappeti tarocchi e ricambi per aspirapolvere di seconda mano viene dato al 12 e mezzo per cento nei sondaggi. Permettetemi di essere preoccupato per il futuro dell’Italia.
🚨Periodista al cineasta Nikolaj Arcel: "¿Por qué su nueva película "La tierra prometida" es 100% nórdica? ... sin gente negra, sin diversidad.
Mads Mikkelsen: "Hmmm, bueno, la película se desarrolla en Dinamarca en 1750."
Don Bonus parlava al nulla e per darsi un tono ha montato un video con la presenza della Meloni.
Il M5S è proprio la più grande operazione di raccolta ungulati mai comparsa sul panorama politico.
Basta con la menzogna del "razzismo" e del "fascismo".
Chi protesta a Belfast, Londra e in tutto il Regno Unito non è razzista.
Sono persone normali - operai, padri di famiglia, cittadini che pagano le tasse - esasperate dalla insicurezza crescente.
Non si può etichettarli come "fascisti" e "razzisti" e cancellare il problema delegittimando le vittime.
- A settembre 2025 oltre 150.000 persone sono scese in piazza a Londra per la marcia “Unite the Kingdom”.
- A maggio 2026 altre 60.000 persone hanno partecipato alla stessa manifestazione.
Non sono piccoli gruppi di estrema destra, ma decine e decine di migliaia di cittadini comuni che pagano le tasse e si sono rotti di vedere le loro strade trasformate in un campo di battaglia.
E i fatti sui reati sono altrettanto chiari:
- I cittadini stranieri rappresentano circa il 12% della popolazione, ma sono sovrarappresentati in certi reati violenti;
- Stranieri da specifici paesi (Afghanistan, Eritrea, Sudan, ecc.) risultano fino a 20-22 volte più propensi dei britannici a commettere reati sessuali e violenti;
- Oltre 49.000 reati con coltello registrati solo nell’ultimo anno in Inghilterra e Galles.
- L’ultimo episodio a Belfast: un richiedente asilo sudanese ha tentato di decapitare un residente che ora è ricoverato in gravi condizioni e ha perso l'uso di un occhio.
Questi dati non sono fascisti. I numeri non hanno ideologia.
E la gente non è fascista. Non sono tutti improvvisamente mussoliniani.
La gente è semplicemente stufa di politiche migratorie scriteriate che hanno trasformato quartieri tranquilli in zone ad alto rischio, mentre i politici vivono blindati e lontani dalla realtà.
Ma c'è un "ma"...
Con questo continuo victim blaming, la politica sta letteralmente creando il nemico che dice di voler combattere. Stanno radicalizzando la gente, perché la gente si sente inascoltata e insultata dai propri rappresentanti, e questo è esattamente il sentimento che porta alla nascita di movimenti politici e sociali realmente pericolosi.
✍🏻 Roberto Riccardi
Belfast brucia. E presto le fiamme potrebbero arrivare alle nostre case, accese da chi ha reso l’immigrazione incontrollata un affare di soldi e politica.
Torniamo in Ulster per vedere il nostro futuro prossimo. Sessantadue incendi in cinque ore, autobus rovesciati, case di minoranze etniche date alle fiamme, famiglie con neonati in fuga scortate dai vigili del fuoco.
Uomini mascherati che sfondano porte e gridano “stranieri fuori” in quartieri dove trent’anni fa si sparava tra cattolici e protestanti.
La miccia, lunedì notte: Hadi Alodid, trent’anni, sudanese, richiedente asilo con status di rifugiato, ha aggredito un ignaro passante con un coltello da cucina colpendolo alla schiena, al volto e agli occhi.
Poi, come mostra il video visto da milioni di persone, ha portato la lama a ripetizione al collo della vittima. Solo le bastonate dei passanti hanno impedito la decapitazione.
Una settimana prima l’Inghilterra aveva guardato attonita le immagini di Henry Nowak, diciotto anni, ammanettato dagli agenti mentre moriva dissanguato, perché il suo assassino, inglese di seconda generazione, aveva gridato al razzismo e la parola era pesata più del sangue.
Il pogrom è barbarie. Ma la domanda vera non è chi ha acceso il fuoco. È chi ha accatastato la legna per trent’anni.
Chi liquida le fiamme come “violenza dell’estrema destra” racconta una cronaca falsata, perché in piazza sono scese persone che mai si sarebbero sognate persino di sfilare con un cartello di protesta.
Chi cerca la causa deve guardare altrove: alla sistematica inversione dell’integrazione che la sinistra europea ha imposto come dottrina per un ventennio.
Non sono gli ultimi venuti a doversi integrare, ma chi è nato nella nazione ospitante deve assimilare le loro regole e abitudini e soddisfare le loro richieste. Una follia incredibile.
E non si parli di integrazione mancata come se fosse un processo ancora in corso.
Nelle stazioni, nei centri commerciali, nelle piazze del sabato sera, i maranza hanno già risposto: rapine di branco, aggressioni gratuite, devastazioni per noia e per odio. Non sono emarginati in cerca di riscatto.
Sono seconde e terze generazioni che rifiutano il Paese dove sono nate, ne disprezzano le regole, ne aggrediscono i coetanei. Non chiedono inclusione: rivendicano territorio.
Chi liquida tutto questo come cronaca straniera non ha letto la cronaca italiana.
Modena, 16 maggio. Un italo-marocchino lancia l’auto contro la folla e ferisce sette persone. La risposta della sinistra che governa la città arriva puntuale come un riflesso condizionato: caso isolato, gesto di uno squilibrato, nessuna matrice.
Poi, però, è calato un silenzio assoluto quando dai dispositivi elettronici di El Koudri sono emerse ricerche su attentati commessi in Europa, scaricamento di materiale jihadista.
E lo schema si è ricomposto: non l’esplosione improvvisa di un folle, lo studio paziente di un modello.
È la macchina della derubricazione, oliata da anni di esercizio: ogni attentatore diventa un pazzo, ogni allarme diventa razzismo, ogni critica diventa islamofobia.
È lo stesso copione recitato per ogni episodio che la sinistra non vuole vedere. Quando il fatto è innegabile, si cerca la causa nella vittima o nel contesto. Lo stupratore non sapeva.
L’accoltellatore era fragile. L’investitore era abbandonato dai servizi sociali. La colpa non è mai di chi agisce: è di chi non ha saputo accogliere, includere.
Diciannove giorni dopo, nella stessa Modena, lo stesso sindaco che aveva minimizzato ha accompagnato nelle scuole elementari un indagato per associazione con finalità di terrorismo, braccio destro dell’uomo ritenuto il vertice di Hamas in Italia.
Davanti a lui, bambini di sei anni battevano le mani al ritmo di cori per la Palestina. Non sanno cosa sia il 270 bis. Sanno già da che parte stare: qualcuno ha deciso al posto loro.
Perché l’indottrinamento non è un incidente, è un metodo. Scolaresche in ginocchio verso la Mecca, guidate nella preghiera da un imam. Piani dell’offerta formativa che fissano tra gli obiettivi didattici il riconoscimento dei Cinque Pilastri dell’Islam.
Nel Trevigiano, una scuola cattolica ha portato bambini di tre anni in moschea, dove sono stati fotografati inginocchiati sul tappeto della preghiera rivolti verso la Mecca, con le maestre velate “per rispetto”.
Tutto in assenza di qualsiasi intesa tra lo Stato e le comunità islamiche, dunque senza alcuna base giuridica. Quale altra confessione entrerebbe nelle aule pubbliche da una porta che la legge non ha mai aperto?
Laura Boldrini era stata profetica parlando degli immigrati. Riletta con gli occhi di oggi, più che una profezia fu una fatwa. Affermò che “I migranti sono l’avanguardia di quello stile di vita che presto sarà lo stile di vita di moltissimi di noi”.
E qualcuno la ha presa sul serio e, nell’attesa di arrenderci, ha iniziato a giustificarli un po’ troppo.
Quando la resa culturale arriva nei palazzi di giustizia, il cerchio si chiude.
Il vertice di questa parabola giudiziaria si è toccato due volte. La prima a Rimini, dove nel 2017 quattro stranieri stuprarono in gruppo una turista polacca e una transessuale peruviana su una spiaggia.
La consulente psicologa nominata dal tribunale ha scritto che l’imputato congolese non aveva “piena consapevolezza della gravità del reato” perché “nel suo contesto di provenienza il rispetto per l’autodeterminazione sessuale della donna non era adeguatamente acquisito”.
Tradotto: nel suo Paese si stupra, dunque non poteva sapere che qui non si fa.
La seconda a Salerno, dove l’avvocato Carmen Di Genio, membro del Comitato Pari Opportunità della Corte d’Appello, ha dichiarato testualmente: “Non possiamo pretendere che un africano sappia che in Italia, su una spiaggia, non si può violentare.”
Sono parole pronunciate dentro le aule di giustizia. Non da commentatori anonimi. Lo stupro diventa “incomprensione culturale”.
Il resto è contorno grottesco: a Padova un maiale di plastica in vetrina diventa un’offesa da rimuovere, nel Paese della mortadella. Si sorride, ma è il sorriso di chi misura quanto il terreno sia già morbido.
La sinistra minimizza perché ammettere significherebbe processarsi: ha spalancato le porte, scritto le regole deboli, ha aperto le aule, ha coltivato la dottrina dell’integrazione rovesciata.
Ma la legna accatastata non smette di essere legna perché qualcuno vieta di nominarla. Belfast ha mostrato il finale del film. L’Italia sta ancora girando le scene che lo preparano.
Belfast non è lontana. È soltanto in anticipo.
Henry Nowak (a destra), 18 anni, studente modello, tornava a casa dopo una serata con gli amici.
Viene accoltellato 5 volte al cuore da un 23enne di origini indiane.
All'arrivo della polizia, il killer dichiara di essere stato insultato razzialmente da Henry.
La polizia, credendo alla sua versione, ammanetta Henry che intanto continua a dichiarare "Sono stato accoltellato, non riesco a respirare".
Uno dei poliziotti risponde "Non credo".
Questo non è un errore. È il rovesciamento totale della realtà.
Un uomo è agonizzante a terra e viene ammanettato per un presunto insulto razziale, perché la polizia britannica è più preoccupata di "combattere il razzismo" piuttosto che il crimine.
Ovviamente l'evento non ha avuto alcuna rilevanza mediatica, a differenza di quanto accadde con la morte di George Floyd.
Perché?
Perché i colori della pelle sono sbagliati per la narrazione dominante.
Qualche giorno fa, il Wisla Cracoviaha vinto il campionato della serie b polacca, ritornando nella prima divisione. 50.000 tifosi si sono radunati nella piazza principale della città della Polonia per festeggiare il traguardo. Nessuno scontro, nessun arresto, nessun morto, nessun ferito. Le strade sono state ripulite dagli stessi supporters.
Quelli del Wisla sono considerati pericolosi perché di destra. Poi c’è la tifoseria multiculturale del Paris Saint Germain, aperta, inclusiva, esempio della nuova Europa che, per il secondo anno consecutivo, sfascia la città della loro stessa squadra.
Vai a capire.
Nie mogę przestać tego oglądać 😅
Koreański influencer przyleciał do Francji, aby zrobić strima i zadać kłam prawackim mitom, że niby francuskie miasta są niebezpieczne z powodu obecności w nich afrykańskich imigrantów.
Ledwo co wysiadł z taryfy i od razu został zaatakowany przez grupę murzynów. Przeszedł dosłownie kilkaset metrów. Dostał lepe na ryj, stracił buta i ukradli mu statyw.
"Nie, proszę, proszę, nie róbcie tego! Proszę, nie!"
I to wszystko w środku dnia na otwartej ulicy.
✍🏻 Sergio Perotta
Quindi ricapitolando: la CGIL si mobilita per boicottare la israeliana Teva e quando quest’ultima perde il 40% del fatturato in Italia, la stessa CGIL fa i comunicati per denunciare il rischio occupazionale.
I dati sono razzisti.
Battute a parte, il problema di una immigrazione incontrollata da culture radicalmente differenti è questo.
Ma il problema principale è l'approccio Occidentale a questa ondata di criminalità. Anziché affrontarla, la negano.
Il caso delle gang pakistane in UK è stato emblematico: migliaia di stupri in tutto lo stato e le autorità hanno sistematicamente insabbiato tutto in nome di un antirazzismo ipocrita, falso e disfunzionale.
Mentre l'Europa Occidentale vede infatti aumentare non solo i reati di aggressione sessuale ma anche reati violenti in generale, Paesi come la Polonia stanno registrando dati bassissimi sugli stessi reati.
Perché la candidata del Pd Miah Rhitu non parla in italiano ai suoi futuri elettori che, avendo già ottenuto la cittadinanza italiana, dovrebbero capire l’italiano?
Roberto Riccardi
IN NOME DI ALLAH, il Clemente, il Misericordioso. VOTA PD. Non è satira. Non è un esperimento sociale. È un volantino elettorale. Stampato, distribuito e pubblicato sui social da due candidati bengalesi del Partito democratico di Marghera, per le comunali veneziane del 24 e 25 maggio 2026.
L'invocazione ad Allah in apertura. Il saluto islamico subito dopo. Il testo in bengalese. L'italiano ridotto a tre parole: "Vota PD" e "Municipalità". I candidati si chiamano Ardul e Sumiya Begum. Lei in hijab. L'obiettivo dichiarato: la moschea a Mestre.
Il Partito Democratico non solo li ha candidati e presentati dal palco del teatro Dante di Mestre. Li ha pure difesi. "Tradurre un volantino significa voler parlare con tutti", ha risposto la sezione di Marghera a chi protestava. Come se aprire un volantino elettorale con "Nel nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso" fosse una traduzione e non una professione di fede.
Quell'invocazione ha un nome: Bismillah. Non è un saluto. Non è un'espressione culturale. Non è un modo carino per dire buongiorno in un'altra lingua. È la formula sacra che apre ogni sura del Corano tranne una.
L'atto di sottomissione alla volontà di Dio che ogni musulmano pronuncia prima di mangiare, prima di pregare, prima di compiere qualsiasi azione significativa. Metterla in cima a un volantino elettorale significa una cosa sola: questo voto è un atto di fede.
Non di cittadinanza. Di fede.
Quella fede porta con sé un sistema giuridico, politico e sociale che ha un nome: sharia. Legge coranica.
Prevede il ripudio unilaterale della moglie. La poligamia. La testimonianza della donna che vale la metà di quella dell'uomo. L'eredità dimezzata rispetto al fratello maschio.
Il divieto per la donna musulmana di sposare un non musulmano. La pena di morte per chi abbandona la fede. L'omosessualità come crimine, punito con la morte in dodici paesi islamici. Non è un'interpretazione estremista. È dottrina. Sta scritto.
Il PD che diffonde quel volantino è lo stesso del ddl Zan. Delle quote rosa. Dell'asterisco e della schwa. Della Boldrini che corregge chi dice "il ministro" invece di "la ministra". Del Pride in piazza con i dirigenti in prima fila. Della Segre senatrice a vita contro ogni discriminazione. Lo stesso partito che attacca il crocifisso nelle aule, contesta il presepe nelle scuole, insorge se un politico nomina il Vangelo in un comizio. Il partito della laicità come dogma.
Il PD apre un volantino elettorale con l'invocazione ad Allah.
Dove sono le femministe? La Schlein tace. La Boldrini tace. Le intellettuali che insorgono se un uomo dice "signorina" non hanno una parola per un sistema che riduce la donna a metà di un uomo davanti alla legge.
Perché quei voti servono. Quando servono i voti, il femminismo diventa negoziabile. La laicità diventa negoziabile. I diritti delle donne, degli omosessuali, degli apostati diventano merce di scambio.
Il prezzo è scritto sul volantino: una moschea a Mestre.
Proviamo un esercizio. Salvini stampa un volantino: "Nel nome della Vergine Maria, Madre di Dio, vota Lega." In italiano. Per elettori italiani. In Italia.
Quanto dura prima che Repubblica, Corriere, La7, La Stampa, Il Fatto Quotidiano, Il Domani, Gramellini, Saviano, intellettuali prêt-à-porter, CGIL e, tanto per non perdere una polemica, perfino l'ANPI chiedano le dimissioni e l'intervento del Quirinale? Dodici ore. Forse sei.
A Marghera il PD lo fa in bengalese, invocando Allah, e chi lo segnala diventa razzista.
Il volantino non è bilingue. È scritto in bengalese con il logo del PD. Non si rivolge ai cittadini di Marghera. Si rivolge alla comunità islamica bengalese. Non include. Esclude. Crea un canale riservato tra il partito e una comunità religiosa, invisibile al resto dell'elettorato. Un patto che i veneziani non possono nemmeno decifrare.
La strategia non è nuova. Nel Regno Unito i Labour hanno fatto lo stesso per vent'anni: candidati islamici, moschee corteggiate, occhi chiusi sulla segregazione di genere. Il risultato: a Bradford, a Birmingham, a Tower Hamlets, quei candidati hanno prima preso i seggi con i Labour, poi si sono fatti i partiti propri.
Michel Houellebecq lo aveva raccontato nel 2015, in "Sottomissione": la sinistra francese si allea con la Fratellanza Musulmana per battere il Front National, il candidato islamico diventa presidente. Fantascienza, dissero.
A Marghera il PD ha fatto di peggio. Nel romanzo servivano almeno due partiti. Qui il PD ha messo l'invocazione ad Allah direttamente sul proprio simbolo. La sottomissione nel romanzo era il punto di arrivo. A Marghera è il punto di partenza.
La dinamica è scritta nella storia. Prima prendono i seggi col partito ospitante. Poi si fanno i partiti propri. Il partito ospitante diventa inutile. Non è fantascienza.
È già successo. In Iran la sinistra si alleò con Khomeini per abbattere lo Scià. Insieme vinsero. Poi Khomeini prese il potere e li sterminò. Non politicamente. Fisicamente. Migliaia di militanti di sinistra fucilati, il partito comunista Tudeh sciolto, i dirigenti torturati e giustiziati.
La sinistra iraniana aveva aiutato l'Islam a salire al potere convinta di poterlo cavalcare. L'Islam usò la sinistra come scala. Poi buttò via la scala.
Il candidato Kamrul lo dice con candore disarmante: "Abbiamo scelto il PD perché è da vent'anni che ci ha accolto." Non per il programma. Non per la visione dell'Italia. Perché ci ha accolto.
Tu mi accogli, io ti voto. Tu mi dai la moschea, io ti porto la comunità. Vent'anni di relazione. Non di integrazione.
In nome di Allah, il Clemente, il Misericordioso, il Partito democratico ha scritto il proprio epitaffio. Non su una lapide. Su un volantino elettorale. In una lingua che i suoi stessi elettori non possono leggere.
Il sindaco woke di #NewYork, Zohran #Mamdani, decide di fare il fenomeno da baraccone.
Telecamera accesa, diretta nazionale, dito puntato contro il palazzo da 238 milioni di Ken Griffin:
«Da oggi ti tartasso. Pagherai più tasse, bastardo ricco.»
Applausi scroscianti.
52 milioni di visualizzazioni.
La sinistra radical-chic in delirio orgasmico.
Il solito teatrino schifoso per accarezzare l’invidia dei falliti.
Peccato che la realtà non sia un video di TikTok, compagni.
Ken Griffin pagava già 2,3 miliardi di dollari di tasse a New York in cinque anni.
Aveva donato 650 milioni in beneficenza alla città.
Creava migliaia di posti di lavoro.
Era l’esatto opposto del miliardario parassita che questi comunisti da salotto amano odiare.
Mamdani lo sapeva benissimo.
Eppure lo ha indicato col dito lo stesso, in diretta, per sfogare il suo odio contro chi ce la fa.
Una settimana dopo arriva la risposta. Quella vera.
Fredda. Silenziosa. Devastante.
21.000 posti di lavoro cancellati.
6 miliardi di investimenti spariti.
Valigie pronte e trasferimento verso la Florida repubblicana dove chi produce non viene trattato come un criminale.
Questo è il risultato del populismo fiscale travestito da “giustizia sociale”:
meno lavoro, meno crescita, più miseria per tutti.
E mentre i democratici piangono e blaterano di “ingiustizia”, la verità è brutale:
i socialisti non vogliono che i poveri stiano meglio.
Vogliono solo che i forti stiano peggio.
Anche quando quei forti creano ricchezza, assumono lavoratori e danno alla comunità una bella fetta di quanto prendono.
Pensi che sia una storia lontana?
Errore madornale.
È esattamente quello che vive l’Italia ogni santo giorno: tasse da rapina, burocrazia soffocante, imprenditori trattati come nemici del popolo, confini spalancati che distruggono i salari, green deal ideologico che strangola chi produce.
E poi ci si stupisce se le aziende chiudono, delocalizzano o fuggono all’estero?
La lezione è ferrea e senza appello:
se insegui il consenso colpendo chi produce, distruggi il futuro della Nazione.
Prima applaudono come scimmie.
Poi scappano.
E alla fine… restano solo macerie, disoccupazione e un popolo di schiavi impoveriti.
Basta.
Vogliamo un’Italia sovrana, fiera della sua identità millenaria, dove il merito non è reato, chi rischia e crea viene protetto a spada tratta, e il futuro dei nostri figli non viene sacrificato sull’altare dell’invidia woke.
Difendiamo chi produce Italia.
Difendiamo i confini, la famiglia tradizionale, il lavoro degli italiani.
Difendiamo un’Italia forte, futurista, nazionalista e vincente.
O finiremo come New York: poveri, arrabbiati e con le tasche vuote.
Prima applaudono.
Poi scappano.
E alla fine… restano solo macerie.
- Giulio Curatella