Naza sbanca i cinema. Israele attacca il film, ma gli italiani fanno la fila per vederlo
451.872 euro in un solo giorno, oltre 60mila spettatori, primo posto al box office. Prima ancora, 25 minuti di applausi a Venezia e un premio della giuria. Mentre Benjamin Netanyahu parla di «incitamento antisemita» e l’esercito israeliano minaccia indagini, azioni legali e perfino la caccia al “materiale classificato”, gli italiani fanno la cosa più semplice e più devastante: vanno al cinema a vedere NAZA. Israele combatte il film. Il pubblico, invece, vuole la verità.
Lunedì 28 settembre 60.467 persone sono entrate nelle sale italiane per vedere il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor. In un solo giorno NAZA ha incassato 451.872 euro, superando Avengers: Endgame Extra, fermo a 179.612 euro. Un documentario su Gaza ha incassato più di due volte e mezzo uno dei titoli più noti del cinema mondiale. Doveva restare in sala tre giorni. Il successo lo ha costretto a restare.
Questo dato distrugge una narrazione ripetuta per mesi: non è vero che gli italiani sono stanchi di Gaza. Non è vero che non vogliono sapere. Non è vero che preferiscono distrarsi. Quando hanno avuto la possibilità di vedere un film che racconta dall’interno ciò che è accaduto, decine di migliaia di persone hanno comprato un biglietto. Esiste un pubblico enorme che vuole guardare, ascoltare, capire.
E c’è un fatto che rende NAZA impossibile da liquidare come propaganda: il film è stato realizzato da due israeliani. Non da Hamas. Non dall’Iran. Non da attivisti palestinesi. Da due cittadini israeliani che hanno raccolto le testimonianze di 24 membri ed ex membri degli apparati militari e d’intelligence del loro stesso Paese. A parlare non sono solo le vittime: sono persone che hanno lavorato dentro la macchina militare che ha devastato Gaza.
Prima dell’arrivo nelle sale italiane, NAZA aveva già fatto tremare i palazzi del potere: 25 minuti di applausi a Venezia, record dell’edizione, Premio speciale della giuria. Yuval Abraham lo ha spiegato con una frase che da sola basta a capire tutto: «Il muro di negazione davanti al massacro di civili di Gaza nella nostra società è talmente spesso». Il film nasce per romperlo.
La reazione israeliana è stata feroce. Il capo di Stato maggiore Eyal Zamir ha parlato di «calunnie» e «false accuse», definendo NAZA «un tentativo deliberato di minare la legittimità dell’IDF». Non si è fermato alle parole: ha creato un gruppo multidisciplinare per studiare come colpire il film, ha ordinato verifiche sul materiale utilizzato, ha incaricato i vertici legali di valutare azioni giudiziarie contro i registi e contro chi ha collaborato. L’IDF ha dichiarato che userà «ogni strumento a loro disposizione» per proteggere la reputazione dell’esercito.
Netanyahu ha attaccato personalmente il film: «È scioccante». «Incitamento antisemita». Il ministro della Cultura Miki Zohar ha parlato di «tradimento contro lo Stato» e ha chiesto di verificare se fosse possibile revocare la cittadinanza ai registi. Itamar Ben-Gvir li ha invitati a lasciare Israele. Non è una polemica cinematografica: è il governo israeliano che reagisce come se NAZA fosse una minaccia nazionale.
E poi arriva l’Italia. Arriva il pubblico. Arriva la fila davanti ai cinema. Arriva il primo posto al box office. Arriva la programmazione prolungata.
Ed è qui che il successo italiano diventa politico. Dimostra che decine di migliaia di persone vogliono conoscere ciò che è accaduto a Gaza. Dimostra che la narrazione secondo cui “la gente non vuole più sentir parlare della Palestina” è falsa. Dimostra che quando un film rompe il silenzio, il pubblico risponde.
[...] NAZA ha battuto Avengers al botteghino. Ma il punto non è il record. Il punto è che un documentario su Gaza, attaccato con violenza dalle autorità israeliane, è diventato il film più visto in Italia nel giorno del suo debutto.
Le testimonianze ormai esistono. Sono un film.
Paolo Consiglio
Que estafa antidemocratica las elecciones rusas… huele a tongo. No como en Europa donde todos hemos votado a Van der Leyen, o las de Rumanía donde dijeron que no valían porque no salió que lo que quería Bruselas, o las de Ucrania donde llevan casi 8 años sin votar y se han ilegalizado docenas de partidos, o las de EEUU donde solo hay dos opciones de lo mismo no hay forma fiable de identificar votantes y tardan semanas en el recuento, o las de España donde se han ilegalizado casi una docena de partidos políticos, o las de Argentina donde Trump condiciona las ayudas al país a anunciar horas antes de las elecciones quien debe ganar, o las de los propios EEUU donde Trump anuncia $5,000 por ciudadano si gana el, o las de Israel donde son capaces de iniciar un genocidio para evitar que los procesos judiciales acaben con medio gobierno en la cárcel por corrupción, y obviamente las de Rusia nunca serán ni la mitad de democráticas que las de Arabia Saudí o Kuwait o los Emiratos o el actual régimen de Siria o las de Marruecos todos ejemplares faros de democracia para occidente.
Cuando en Rusia aprenden a votar como en todos estos sitios y a elegir bien como digan Bruselas y Washington entonces se podrá respetar la opinión de los rusos.
Si è scatenato un vero e proprio linciaggio mediatico a reti unificate contro alcuni giovani del Partito Democratico che hanno coraggiosamente preso posizione contro la guerra e addirittura celebrato il comunismo storico novecentesco. Nel loro intervento, alcuni di questi ragazzi disallineati rispetto al verbo unico della globalizzazione neoliberale si sono detti contrari alla guerra contro la Russia e hanno addirittura dichiarato di essere pronti a organizzare la diserzione. Come se non bastasse, violando l'etichetta di quel Partito Democratico che rappresenta non già la continuazione, bensì la tomba del pensiero e dell'azione di Marx e di Gramsci, hanno fatto professione di comunismo, rinnegando in toto l'ordine simbolico neo-liberale dominante. Che la destra li abbia derisi e scherniti, non stupisce: essa vede il nome del comunismo come Superman vede la kryptonite. È, da sempre, la parte che supporta la società così com'è. Che anche larga parte della sinistra abbia agito egualmente, dovrebbe destare qualche riflessione critica: come non mi stanco di sottolineare, la sinistra, o meglio la sinistrash, facendosi indistinguibile dalla destra stessa, ha aderito al pensiero unico della globalizzazione liberale e imperialistica. È divenuta ciò che un tempo combatteva, facendosi in tutto e per tutto guardia arcobaleno della globalizzazione neoliberale. A cagione di ciò, oggi la sinistra appare, Semmai è possibile, ancor più spregevole della destra: quest'ultima, in quanto parte della apologia dello status quo, non ha deluso, rivelandosi sempre all'altezza delle aspettative. La sinistra, invece, ha rinnegato ciò che era per diventare ciò che combatteva, assumendo lo sguardo di chi, in alto, ci odia. Sentire dei giovani che ripudiano la guerra e che ugualmente respingono il discorso unico della globalizzazione neoliberale ci segnala incontrovertibilmente che l'encefalogramma della società non è ancora del tutto piatto e che qualche bagliore di speranza, dopo tutto, sopravvive. L'opposizione alla guerra e all'imperialismo è un punto saldo, a cui tutti dovrebbero aderire, soprattutto i cittadini comuni, quelli che, per inciso, in caso di guerra, verranno mandati al fronte a sacrificarsi per i sacri valori dell'Occidente, cioè il mercato, la competitività, il nichilismo. Per quel che riguarda, poi, il richiamo al comunismo, esso potrà apparire vintage e naturalmente la parola non gode oggi, nell'epoca post1989, di grande forza attrattiva: lo si potrà, allora, chiamare comunitarismo, socialismo o in molti altri modi ancora, ma, mutato nomine, resta la sostanza, ossia la sacrosanta esigenza di una rettifica della società iniqua in cui siamo incagliati, vale a dire il desiderio di migliori libertà e di ulteriorità nobilitanti rispetto alla lotta per la sopravvivenza innalzata a solo stile di vita. Con le parole di Bertolt Brecht, è la semplicità che è difficile a farsi.
Nei giorni scorsi, Vladimir Putin è tornato sulla vexata quaestio della guerra con l'Europa. E ha rilasciato due dichiarazioni degne della massima attenzione. Ha detto che l'Unione Europea vuole la guerra con la Russia: se in precedenza Putin si era limitato a dire che la Russia non aveva alcun piano per aggredire l'Europa, adesso si spinge oltre e afferma senza perifrasi edulcoranti che è l'Europa che si sta adoperando in ogni modo per occasionare il conflitto con la Russia. La tesi di Putin appare inconfutabile, suffragata com'è da una miriade di fatti registrati in questi ultimi mesi, non da ultimo il ridicolo episodio del drone su Lipsia, subito identificato dalla Germania come drone russo. In secondo luogo, il presidente russo ha dichiarato testualmente che se l'Unione Europea invia le truppe in Ucraina, allora è a tutti gli effetti guerra con la Russia. Anche in questo caso le sue parole sono difficilmente smentibili: è infatti del tutto evidente che l'invio di truppe europee in Ucraina, così come era stato per la prima volta sciaguratamente suggerito tempo addietro da sire Macron, comporterebbe ipso facto l'ingresso dell'Europa stessa in guerra con la Russia di Putin. Anche un bambino di sei anni può capire facilmente il perché: se l'Ucraina è in guerra con la Russia e se l'Europa manda truppe a combattere dalla parte dell'Ucraina, è lampante che l'Europa entri in guerra. Insomma, Vladimir Putin ha detto a chiare lettere ciò che era chiaro a tutti ormai da mesi: l'Unione Europea, treno in corsa verso l'abisso, sta facendo letteralmente di tutto per propiziare la guerra con una Russia che, di per sé non avrebbe alcun interesse al conflitto con l'Europa.
Apprendiamo che, in questi giorni, è stato chiuso il Consolato Tedesco in Russia a San Pietroburgo. È la risposta della Russia a quella che Lavov ha definito, senza perifrasi edulcoranti, una dichiarazione di guerra da parte della Germania del cancelliere Merz. Infatti, quest'ultimo ha senza esitazioni incolpato la Russia per il drone che è stato colto mentre sorvolava Lipsia nelle settimane scorse: come sempre, la colpa deve essere per definizione della Russia di Putin anche se non vi sono prove e anche se la Russia stessa smentisce categoricamente. Questo genere di narrazione, ormai dominante in Europa da anni, è assolutamente mendace, ma serve a Bruxelles per alimentare la russofobia e per giustificare il tentativo, sempre più evidente, da parte dell'Europa stessa di provocare la guerra con la Russia di Putin, lasciando naturalmente intendere che sia colpa di quest'ultima. La domanda che resta irrisolta, allo stato dell'arte, suona così: l'Europa agisce in maniera tanto sciocca e insensata di suo o sta eseguendo un piano voluto da Washington in vista del casus belli e dello scoppio della guerra con la Russia? Non disponiamo, per ora, di una risposta e dunque teniamo ipoteticamente buone entrambe le possibilità. Sia quel che sia, deve essere chiaro fin da ora che, se vi sarà la guerra con la Russia, e speriamo ovviamente che ciò non accada, ebbene dipenderà integralmente dall'Europa, serva sciocca di Washington, che sta letteralmente facendo di tutto per occasionare il conflitto.
A Cernobbio, è andato in scena l'atteso scontro tra il prode generale Vannacci, fondatore del partito "Futuro nazionale", e Mario Monti, il teologo bocconiano del dio mercato e dell'austerità depressiva. Mario Monti ha accusato il generale, sostenendo di rivedere in lui "lo spirito del fascismo". Un'accusa davvero originale e, per così dire, a sorpresa. Ha altresì dichiarato che il programma del partito del prode generale viola la Costituzione e che troverà sempre in Mario Monti un oppositore radicale. Ora, qualunque cosa si pensi del Vannacci, l'immagine di un Mario Monti difensore della democrazia e della Costituzione non può che risultare necessariamente comica, se si considera come operò realmente il governo dello stesso Mario Monti nel 2011: fu una sorta di commissariamento dell'Italia voluto da Bruxelles, con l'obiettivo di imporre le riforme lacrime e sangue proprie del neoliberismo senza alcun mandato democratico. Premesso che accusare il generale di fascismo è demenziale, poiché il generale rappresenta al meglio il neoliberismo atlantista di destra (laddove il fascismo, pur con tutti i suoi limiti, non fu né liberista, né atlantista), da che pulpito giunge la predica? Forse che, politicamente parlando, Mario Monti rappresenta la democrazia e la Costituzione? Non è forse vero che il suo governo rappresentò invece l'interesse del capitale finanziario imposto all'Italia dall'Unione Europea? La visione politica di Mario Monti è quella che lo portò ad asserire che la Grecia era il più grande successo dell'euro! Una cosa è certa al di là di ogni ragionevole dubbio: questo surreale scontro con Mario Monti non farà altro che portare ulteriori consensi al generale, considerato il fatto che gli italiani percepiscono politicamente Mario Monti come organico al discorso unico finanziariamente ed europeisticamente corretto.
Well well well.
Il @ProfMBassetti è il primo a sguainare la spada della facile offesa misogina e maschilista nei miei confronti, ma guarda caso è anche il primo a nascondersi quando la realtà lo sbugiarda.
La comunicazione ufficiale del Coroner della contea di Lancaster ha escluso il morbillo come causa di morte del neonato. Lui aveva già sentenziato fidandosi di media e social come una ballerina qualsiasi.
E ora? Silenzio. Nessuna rettifica. Nessuna precisazione.
Primo a offendere.
Primo a eclissarsi.
Che dire.
Il "primo" in tutto.
È ufficiale, anche l'Islanda con un referendum ha detto no all'ingresso nell'Unione Europea. Esiti analoghi si ebbero in Svizzera nel 1992, in Norvegia nel 1994, in Danimarca nel 2000. Interpellati, i popoli europei dicono sempre no al costrutto tecnocratico di Bruxelles, perché sanno bene che esso è contrario ai loro interessi. A questo riguardo, non si dimentichino le parole del cancelliere teutonico Helmut Kohl, il quale ammise di aver agito «come un dittatore» nell'imporre l'Euro e il Trattato di Maastricht, giustificando la scelta in ragione del fatto che un referendum popolare non avrebbe mai dato esito positivo.
L'Italia è con il fiato sospeso in queste ore per quanto è accaduto ad Alessandro Di Battista, storico esponente del MoVimento 5 Stelle, mentre si trovava a Cuba per un reportage dal titolo "La polvere del mondo". Di Battista, Infatti, è stato colto da un tremendo malore ed è stato trasportato d'urgenza all'ospedale di L'Avana. Da quel che sappiamo, le sue condizioni sono piuttosto gravi e si sarebbe trattato di un ictus. Pare che abbia ripreso a parlare con i medici e non possiamo che sperare che le sue condizioni migliorino rapidamente ed egli possa tornare più pugnace che mai a combattere l'ordine iniquo della globalizzazione liberal-atlantista. Non sappiamo naturalmente quali siano le cause di quanto accaduto e in rete si sta già diffondendo l'ipotesi dietrologica di chi sostiene che non si sia trattato di un evento "naturale". Non abbiamo naturalmente alcuna prova che possa suffragare o smentire questa ipotesi. Allo stato dell'arte, possiamo soltanto rilevare che Di Battista è un personaggio decisamente scomodo per l'ordine dominante, soprattutto se si considera la radicalità della critica che egli da sempre conduce contro l'imperialismo assassino di USraele. Questo naturalmente non basta per sostenere che qualcuno abbia agito contro di lui, ma naturalmente non si può escludere in via apriorica questa possibilità. Un ragionevole dubbio è bene lasciarlo in essere, evitando ogni possibile dogmatismo in un senso o nell'altro. Sia quel che sia, l'Italia tutta spera che Di Battista si riprenda rapidamente e possa tornare a criticare in maniera asperrima l'ordine dominante.
Pensavamo di averle già sentite tutte e, invece, come si suol dire, quando si ritiene di aver toccato il fondo, è ancora possibile scavare per inabissarsi ulteriormente. In una sua recente epifania catodica su la7, Maurizio Molinari, tra le più accreditate penne del giornalismo politicamente e geopoliticamente corretto, ha dichiarato con sicumera che l'aumento dei prezzi del carburante è causato da Vladimir Putin e dalla sua guerra in Ucraina. Non, quindi, dall'aggressione imperialistica di USraele ai danni della Persia, ma da Putin, che, quindi, ancora una volta viene indicato come il colpevole di ogni cosa. Di questo passo, gli araldi del pensiero unico geopoliticamente corretto gli attribuiranno anche la responsabilità della strage di Ustica e di quella della stazione di Bologna! Sarebbe interessante domandare al Molinari perché l'impennata dei prezzi del carburante coincida temporalmente con l'aggressione di USraele ai danni della Persia e non con il cominciamento della guerra l'Ucraina, ma sarebbe letteralmente tempo perso: come sappiamo, infatti, la prerogativa del pensiero unico politicamente corretto consiste nella sua indisponibilità al dialogo, al quale preferisce la via della ostracizzazione e del silenziamento mediante le categorie in auge della neolingua. La nostra pacata domanda verrebbe probabilmente respinta al mittente con l'accusa di "putinismo" e il dialogo verrebbe in tal guisa spento sul nascere. Con le dichiarazioni prima riportate del Molinari, non ci troviamo semplicemente a cospetto di una legittima interpretazione differente della realtà: siamo, invece, dinanzi a una negazione del principio di realtà, sostituito con una narrazione parallela che, evidentemente, fa essa stessa riferimento a una realtà parallela, di cui non abbiamo esperienza. Il vero problema, poi, è quando tutti i canali dell'informazione e tutti i portavoce dell'ordine discorsivo dominante fanno riferimento a narrazioni neganti il principio di realtà.
Sblocco un ricordo.
Nel 1994, durante Tangentopoli, il ministro De Lorenzo fu condannato per una tangente da 600 milioni di lire incassata dalla casa farmaceutica SmithKline Beecham plc (oggi GSK GlaxoSmithKlein plc) in cambio dell'introduzione dell'obbligo vaccinale per l'epatite B.
GSK è la casa farmaceutica i cui esavalenti sono tra i vaccini più usati oggi in Italia.
Sicuramente è stato un episodio isolato.
Sicuramente le case farmaceutiche oggi agiscono solo per amore della scienza.
Però quando vedo i soliti medici superstar spingere i vaccini come se non ci fosse un domani, ogni volta che sento parlare di "scienza" da chi ha interessi miliardari, un pensierino a quella tangente me lo faccio.
Non dico che sia tutto comprato. Ma se qualcuno ancora si fida ciecamente, ha un problema di memoria.
P. S. Non è necessaria una laurea in medicina per riportare un fatto di cronaca giudiziaria ampiamente conosciuto.
Perché non dite la verità? La difterite era scomparsa dall’Europa, è tornata coi flussi migratori. Ma la colpa è dei genitori e non dei medici…?
#Difterite#Lorenzin#Palermo
Ma questo bifolco quando la finirà di vomitare fango addosso a persone che semplicemente esercitano il proprio sacrosanto diritto alla libertà di espressione, peraltro con autorevolezza molto maggiore della sua, dopo l’infinità di BALLE che costui ha raccontato??
"Ballerina in disuso invecchiata male".
Una frase che ti aspetteresti da uno che ha come unico titolo l'abbonamento al bar sport, non da chi siede in cattedra e riceve onori dalle istituzioni.
Purtroppo è la fotografia di un potere a cui non interessa diffondere informazione e verità, ma solo rabbia e divisione.
E il @Adnkronos cosa fa?
La celebra come una lezione.
Di cosa?
Dello stato di decomposizione del mondo accademico Italiano?
Perché un professore universitario che dovrebbe avere accesso ai consessi più alti e specializzati del mondo accademico preferisce attaccare me, anziché un collega con il suo stesso camice?
Perché scegliere la via facile del like come un qualsiasi @Stellina44 per ricevere il boato di bot e adepti adoranti la cui massima referenzialità è "l'ha detto il telegiornale" o "l'ha detto l'intelligenza artificiale"?
Il confronto con un collega anziché con me, è troppo impegnativo?
O forse è perché le notizie che racconto sono scomode e vanno zittite?
Perché in Italia certe verità non si possono dire?
Meglio censurare, meglio additare e deridere, così nessuno si ferma a chiedere: ma cosa sta realmente succedendo?
Vedo l'Italia che amo, ridursi alla caricatura di un paese democratico, dove interessi personali ed economici decidono cosa raccontare e cosa seppellire, dove l'informazione è gestita dal potere per il potere.
E mi si spezza il cuore.
La narrazione mediatica sul caso della bambina di #Palermo morta per un’errata diagnosi di tonsillite e non curata a dovere è vergognosa. Buttare addosso ai genitori la colpa del decesso della bambina, rei di non aver voluto sottoporla alla vaccinazione ESAVALENTE (i cui rischi per la salute dei piccoli sono ahimè noti e documentati) è un atto di sciacallaggio infame. Criminalizzare i genitori “no vax” è un ritorno al clima che abbiamo vissuto durante la psicosi del Covid ed è INACCETTABILE. I bambini e i genitori hanno diritto alle CURE, non il dovere di sottoporsi a mille vaccinazioni per non venire insultati e indagati in caso di infezione (che, come si vede, si contrae COMUNQUE anche col vaccino, come nel caso del cuginetto vaccinato e ancora ricoverato!)
Urge ABROGAZIONE della legge Lorenzin e riconoscimento della LIBERTÀ di scelta, come in Germania e altri Paesi UE!
🇺🇸 MEL GIBSON:👇
«IL REMDESIVIR VI UCCIDE… Non ho potuto camminare per TRE MESI, dopo che il farmaco di FAUCI, il REMDESIVIR, mi ha lasciato paralizzato.»
Il REMDESIVIR è talmente mortale, che le infermiere l'hanno soprannominato
«La morte si avvicina», dopo
che ha iniziato ad uccidere migliaia di persone negli ospedali.
Gli «esperti» affermavano che bloccava il COVID.
Ed invece, bloccava i reni...poi distruggeva il fegato...poi fermava il cuore.
Hanno promosso questo veleno, vietando delle opzioni più sicure, ed hanno pagato gli ospedali così che lo usassero.
MEL GIBSON è sopravvissuto.
Il suo amico, no.
Il suo giardiniere, che lavorava per lui da parecchio tempo, ha ricevuto lo stesso trattamento sanitario nello stesso ospedale, ed è deceduto.
Quante persone sono state SACRIFICATE!?
Questa non è medicina!
È stato un omicidio da protocollo!
E c'è ancora gente che difende
questo criminale di FAUCI! Questo si chiama MASOCHISMO!