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L'inchiesta della Procura di Parigi su X, avviata lo scorso febbraio, ha cambiato natura.
Il fascicolo sulla piattaforma di Elon Musk passa ufficialmente a indagine penale.
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Il processo è iniziato e la giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha subito convocato Musk in aula per discutere se sia il caso di emettere un ordine restrittivo che gli impedisca di pubblicare contenuti sui social media riguardanti il processo.
Questo elemento entra in grande considerazione in questo momento visto che ieri Musk, proprio qui su X ha scatenato una vera campagna con Altman definendo più volte, come ha sempre fatto da quando è iniziata questa vicenda "Scam Altman".
"Come possiamo risolvere la situazione senza che lei possa peggiorare ulteriormente le cose fuori dall'aula di tribunale?" ha chiesto la giudice?
Musk ha affermato di aver semplicemente risposto ad alcune dichiarazioni online di OpenAI. Si riferiva al post su X di OpenAI in cui sosteneva di non veder l'ora che questo processo iniziasse per mettere in chiaro tutto quello che deve emergere da questa vicenda.
Il giudice ha chiesto a Musk e a Sam Altman di ripartire da zero e di limitare al minimo le proprie attività sui social media.
Il caso Elon Musk contro Sam Altman è ormai approdato nell'aula del tribunale di Oakland. Ieri è iniziato con le arringhe di apertura di accusa e difesa e c'è stata anche la testimonianza di Elon Musk.
In questo video cerco di riassumere brevemente come si è arrivati a questo punto e perché si continua a ripetere che da questo processo passa il futuro della IA. Cosa rischia Elon Musk e cosa rischia Sam Altman?
E poi c'è l'immagine della prima giornata che finisce per costituire la copertina di questo processo: in un momento di pausa si vede Sam Altman in piedi appoggiato al muro con le braccia incrociate mentre Elon Musk seduto al banco dell'accusa che rilegge i suoi appunti, mascella serrata e visibilmente nervoso.
Insomma, vedremo cosa succederà in queste tre settimane circa fino alla sentenza prevista per il 18 maggio.
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Nei giorni scorsi Palantir su X ha pubblicato il manifesto ideologico in 22 punti, con tanto di link esterno nel corpo del testo. Nonostante la piattaforma di Musk penalizzi pesantemente i contenuti con link, il post ha superato quota 26 milioni di visualizzazioni e oltre 6.400 commenti.
Su LinkedIn, dove Palantir conta oltre 630mila follower, lo stesso contenuto pubblicato in formato articolo ha totalizzato 345 like e 51 commenti. Su X i follower sono oltre 390mila, quasi la metà.
Un caso concreto che racconta la logica algoritmica della piattaforma che premia l'affinità valoriale tra il contenuto e il pensiero del proprietario della piattaforma.
Il manifesto di Palantir difende la supremazia tecnologica dell'Occidente, critica il pluralismo come debolezza culturale, abbraccia l'intelligenza artificiale militare come imperativo morale e guarda con favore a chi, come Musk, ha il coraggio delle "grandi narrazioni".
È difficile immaginare un contenuto più allineato di questo con la visione del proprietario di X.
Palantir ha usato LinkedIn per non perdere credibilità e X per guadagnare visibilità. Due obiettivi diversi, due canali diversi, una strategia di distribuzione differenziata e consapevole.
Il post di Palantir non è caduto nelle maglie strette della rete dell’"algoritmo del proprietario" (autocit.).
Lo ha usato come moltiplicatore gratuito, con una consapevolezza strategica che rende la vicenda ancora più interessante da osservare.
Nei fatti, è una questione politica e democratica di assoluto rilievo.
Ne scrivo su @in_oltre
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X ha annunciato due novità, entrambe comunicate da Nikita Bier, responsabile di prodotto della piattaforma.
La prima è il lancio delle Timeline Personalizzate, una nuova scheda della Home che si aggiunge a "Seguiti" e "Per Te". L'utente potrà fissare un argomento tra oltre 75 categorie e ottenere un feed dedicato a quel tema. A gestire la selezione dei contenuti sarà Grok. Per ora il lancio è limitato agli abbonati Premium su iOS.
La seconda è la chiusura definitiva di X Communities, fissata per il 6 maggio prossimo, motivata con un uso in calo. Appena due anni fa l'allora CEO Linda Yaccarino aveva fatto di Communities una delle leve centrali dell'engagement della piattaforma.
Le Communities erano uno spazio orizzontale, in cui i contenuti erano in mano agli utenti. Le Timeline Personalizzate prendono lo stesso bisogno e lo ribaltano: l'utente sceglie il tema, ma la cura del contenuto la fa Grok.
È anche questa una manifestazione concreta di quello che intendo quando parlo di algoritmo del proprietario. Il potere di decidere quali contenuti rientrano in un argomento, quali vengono amplificati e quali restano marginali, si sposta dagli utenti al proprietario della piattaforma, attraverso la sua IA.
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Si è aperto a Oakland il processo Musk contro Altman. Dieci anni dopo aver firmato la stessa dichiarazione di intenti, i due co-fondatori di OpenAI sono in tribunale per stabilire chi di loro l'ha tradita.
Davanti alla giuria restano solo due accuse: violazione del vincolo non profit e arricchimento ingiustificato.
Tutto il resto, dalla frode all'antitrust al RICO, è caduto nei mesi scorsi. La giuria ha potere solo consultivo. E sarà la giudice Yvonne Gonzalez Rogers che emetterà la decisione vincolante in una seconda fase, dal 18 maggio.
Musk chiede la rimozione di Altman e di Brockman, l'annullamento della conversione di OpenAI in società a scopo di lucro, e un risarcimento fino a 134 miliardi di dollari che andrebbero alla OpenAI Foundation, non a lui.
OpenAI risponde mostrando le email del 2017 in cui Musk proponeva di assorbire OpenAI dentro Tesla, e l'incorporazione segreta di una società del Delaware avvenuta a settembre 2017, prima ancora della rottura. Una mossa che secondo OpenAI smentisce il racconto di Musk.
Sullo sfondo c'è la quotazione in borsa di OpenAI prevista per fine 2026, oggi valutata 852 miliardi.
Verdetto della prima fase atteso a metà maggio. Quello vincolante, qualche settimana dopo.
Un caso che inevitabilmente avrà effetti sul futuro dell'intelligenza artificiale.
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Domani, 20 aprile 2026, Elon Musk e Linda Yaccarino, ex CEO di X, sono attesi alla Procura di Parigi per un'audizione che, ad oggi, non ha precedenti nella storia delle piattaforme digitali.
Mai prima d'ora il proprietario di una piattaforma di questa portata era stato convocato dalla giustizia di uno Stato membro dell'Unione Europea.
E proprio nelle ultime ore è arrivato un elemento nuovo, che cambia il peso di questo evento.
Il Wall Street Journal ha rivelato che il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha inviato una lettera alla magistratura francese sostenendo che l'indagine di Parigi violerebbe il Primo Emendamento sulla libertà di espressione. In sostanza, Washingto prova a fermare un'inchiesta penale europea.
La Procura di Parigi ha risposto che la Costituzione francese garantisce l'indipendenza della magistratura e l'indagine va avanti, a prescindere dalla presenza o assenza di Musk domani. E su questo non ci sono conferme o smentite.
Ma come siamo arrivati fin qui?
La storia comincia nel gennaio 2025, quando il deputato macroniano Éric Bothorel presenta una segnalazione formale denunciando le modifiche apportate all'algoritmo di X dopo l'acquisizione da parte di Musk nel 2022: un sistema che, secondo Bothorel, amplificava contenuti polarizzanti e riduceva la diversità delle voci sulla piattaforma. Poi l'inchiesta si allarga a Grok, l'intelligenza artificiale di xAI integrata in X, finita al centro di uno scandalo per la generazione massiva di deepfake sessualmente espliciti non consensuali e per contenuti negazionisti sull'Olocausto rimasti online per quasi tre giorni con oltre un milione di visualizzazioni.
A febbraio di quest'anno arriva la perquisizione della sede parigina di X, condotta con il supporto di Europol, e la convocazione ufficiale di Musk come "gestore di fatto" e di Yaccarino come "gestore di diritto" della piattaforma.
L'audizione è libera, quindi Musk non è obbligato a presentarsi. Ma la sua assenza non sarebbe un fatto da considerarsi leggero. Avrebbe un significato politico preciso, in un momento in cui l'UE sta cercando di dimostrare che le leggi valgono per tutti. Anche per l'uomo più ricco del mondo.
Domani sapremo qualcosa in più.
Elon Musk alla fine non si è presentato. Era prevista per oggi l'audizione, non obbligatoria, presso la procura di Parigi insieme alla ex CEO di X, Linda Yaccarino, ma il proprietario della piattaforma ha preferito snobbare l'invito.
La procura di Parigi aveva fissato per oggi l'audizione, convocandolo come "gestore di fatto" di X nell'ambito di un'inchiesta aperta nel gennaio 2025. La procura ha preso atto dell'assenza, ricordando che l'indagine va avanti comunque.
Come già ricordato, tutto comincia nel gennaio 2025, quando il deputato macroniano Éric Bothorel presenta una segnalazione formale denunciando le modifiche apportate all'algoritmo di X dopo l'acquisizione da parte di Musk nel 2022, un sistema che secondo Bothorel amplificava contenuti polarizzanti e interferiva nel dibattito politico francese.
L'inchiesta si è poi allargata a Grok, l'intelligenza artificiale di xAI integrata in X, finita al centro di uno scandalo internazionale per aver generato tre milioni di immagini sessualizzate in undici giorni, di cui 23.000 raffiguranti minori, e per aver prodotto contenuti negazionisti sull'Olocausto rimasti online per quasi tre giorni con oltre un milione di visualizzazioni.
A febbraio la sede parigina di X era stata perquisita, e in quella stessa occasione erano stati convocati per oggi anche Linda Yaccarino, ex CEO della piattaforma fino al luglio scorso.
Musk, nelle settimane precedenti, si era scagliato contro le autorità francesi e aveva bollato la convocazione come "attacco politico". E oggi ha scelto il silenzio.
E Durov, fondatore di Telegram anch'egli sotto indagine in Francia, proprio ieri si è affrettato a fare coro sostenendo che la Francia starebbe usando le inchieste penali per sopprimere la libertà di espressione.
La magistratura francese ha preso nota, ha riconfermato che l'indagine prosegue, e i dipendenti di X restano convocati come testimoni fino al 24 aprile.
Nel frattempo, sul dossier Grok indagano anche il garante britannico per la protezione dei dati e la Commissione UE.
Il post di Palantir qui su X ha totalizzato, in appena 24 ore, oltre 15 milioni di visualizzazioni. Un post con link di un account aziendale con oltre 390 mila follower.
E questo dato ci dice molto, in maniera chiara, su come lavora l'algoritmo di X che spinge un contenuto, evidentemente, polarizzante e che ha al suo interno uno schema di valori largamente condiviso dal proprietario di questa piattaforma e da molti degli utenti.
Per dare un'idea più chiara, sulla pagina LinkedIn dell'azienda, con oltre 630 mila follower, il post è stato pubblicato nel formato articolo, ottenendo 287 like e 21 commenti.
Su X i follower sono oltre 390 mila ma le visualizzazioni sono più di 15 milioni e i commenti oltre 4 mila.
Aggiungo che risultati come questi non sono alla portata di qualsiasi azienda, figurarsi poi con link che renderebbe il contenuto invisibile alla quasi totalità dei follower.
Su quindi X non conta solo quanti follower ha un account, conta anche quanto il tuo contenuto è allineato con la visione del proprietario della piattaforma. Stiamo parlando di un testo che difende l'Occidente, critica il pluralismo "vacuo", abbraccia l'AI militare come imperativo morale e quasi elogia Musk per le sue "grandi narrazioni".
È esattamente il tipo di contenuto che l'algoritmo di X spinge, amplifica e distribuisce ben oltre la community di un account.
Il post in questione quindi non è caduto nelle maglie strette dell'algoritmo. Anzi, l'algoritmo lo ha premiato e portato in alto. Risultato che sarebbe stato impossibile a chiunque, specie a chi magari avesse voluto avanzare una critica al proprietario della piattaforma
Tim Cook lascia la guida di Apple dopo quindici anni.
Al suo posto arriva John Ternus, ingegnere, da venticinque anni in azienda, l'uomo che ha avuto le mani su tutto ciò che Apple ha prodotto in questo periodo. Non si tratta di una semplice rotazione manageriale, ma segna la fine di un'era e inizio di un'altra.
Cook è entrato nella cattedrale del design tecnologico in punta di piedi, con grande rispetto, portando il suo stile quasi all'opposto del suo ingombrante predecessore. Ha trasformato Apple da un'azienda da 350 miliardi di capitalizzazione a oltre 4.000 miliardi, costruendo un sistema che gira indipendentemente dall'uscita del prossimo iPhone.
Cook in 15 ha portato in Apple la sua visione, i suoi valori.
Anche se nell'ultima parte ha dovuto rivedere alcuni passaggi e per garantire anche la sua azienda è dovuto scendere a patti, anche scomodi.
Ricorderete tutti come suscitò molta sorpresa la sua presenza all'inaugurazione del secondo mandato di Donald Trump.
Ternus arriva con la logica del prodotto: hardware, materiali, ingegneria, integrazione. La sfida più grande che lo aspetta è l'intelligenza artificiale, un fronte su cui Apple è stranamente in ritardo rispetto ai concorrenti.
Resta da vedere se Ternus riuscirà a fare ciò che Cook ha fatto. E cioè ereditare un'azienda costruita attorno alla personalità di un fondatore leggendario e trasformarla in qualcosa di ancora più grande.
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Barcellona, febbraio 2016, Mobile World Congress.
Mark Zuckerberg fa il suo ingresso in una sala gremita di giornalisti, ma nessuno lo nota. Sono tutti immersi nei visori per la realtà virtuale, girati dalla parte opposta. Lui passa con un'espressione soddisfatta, quasi trionfante. Quell'immagine diventa virale e storica.
Dieci anni dopo, Zuckerberg ci riprova. Secondo il Financial Times, Meta sta sviluppando un clone IA fotorealistico del suo CEO, addestrato sui suoi modi di fare, sul suo tono, sulle sue dichiarazioni pubbliche. L'obiettivo è farlo interagire con i dipendenti quando lui non può o non vuole farlo di persona.
È lo stesso pallino di sempre: creare alter ego digitali che possano essere presenti ovunque senza esserci fisicamente. Prima era la realtà virtuale social, poi il metaverso con tanto di cambio nome dell'azienda, ora la superintelligenza personale. La tecnologia cambia, l'ossessione resta.
Nel frattempo il ruolo del CEO è cambiato radicalmente. Non più solo guida interna, ma figura mediatica, produttore di contenuti, incarnazione della visione aziendale. E adesso Zuckerberg vuole clonare proprio quella figura.
Il primo tentativo col metaverso è andato come sappiamo. Forse quello con l'IA gli potrebbe andare bene. Forse.
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Il down di Cloudflare ha bloccato gran parte del web, evidenziando ancora una volta la fragilità dell’infrastruttura digitale nell’era dell’intelligenza artificiale e della sua crescente pressione
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Torna Ingram Micro ONE 2025, e torna a Washington D.C. (1–5 novembre, Gaylord National Resort & Convention Center), uno degli eventi più attesi dell’anno per tutto l’ecosistema ICT.
Un appuntamento che si conferma cuore della rivoluzione che sta trasformando l’intera filiera tecnologica: #systemintegrator, vendor globali e partner di canale si incontrano per capire, condividere e anticipare il futuro del settore.
Quest’anno la delegazione italiana è più numerosa che mai, con nomi di primo piano tra system integrator, vendor e il team italiano di Ingram Micro.
In diretta da Washington, Sergente Lorusso SRL seguirà da vicino l’evento con live streaming, interviste esclusive, anteprime e curiosità, insieme a Isabel Aranda, tra le più importanti esperte di mercato ICT internazionale. Sarà una settimana intensa, tra networking e nuove visioni.
Tutto da seguire con gli hashtag ufficiali 👉 #ONE2025 #IngramMicroONE #Washington #ICT #SergenteWashington #SergenteLorusso #ChannelNews
📎 Leggi l’articolo completo su Sergente Lorusso:
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Il 20 ottobre 2025 verrà ricordato per il grave disservizio AWS che ha paralizzato centinaia di servizi globali. Un blackout DNS che rivela la dipendenza digitale da pochi player e l’impatto dell’IA sul cloud
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Il 20 ottobre 2025 verrà ricordato per il grave disservizio AWS che ha paralizzato centinaia di servizi globali. Un blackout DNS che rivela la dipendenza digitale da pochi player e l’impatto dell’IA sul cloud
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