✍🏻 Roberto Riccardi
A Conte deve essere morta la maestra di matematica alle elementari. È tornato a promettere soldi a pioggia: ai diciottenni, agli artisti, a chi lavorerà meno. Soldi a tutti, proprio a tutti.
Qualcuno, a Milano, ha pensato di regalare una calcolatrice all’uomo del “tutto gratuitamente”?
All’evento Nova, gli iscritti del Movimento 5 Stelle hanno approvato il farneticante programma che Giuseppe Conte porterà agli alleati del campo largo.
Lo hanno votato in migliaia, ma nessuno, evidentemente, è stato in grado di fare due conti.
Il pezzo forte si chiama “Capitale 18”, allacciate le cinture.
15.000 euro a ogni ragazzo che compie diciotto anni, da spendere in studio, impresa o mobilità. Una misura selettiva, precisano, riservata alle famiglie con meno di 300.000 euro di reddito l’anno.
Bisogna riconoscerlo. Stavolta la copertura, per quanto di fantasia, l’hanno scritta. Pagheranno le grandi eredità, con un’imposta di successione più progressiva. A Roma si direbbe una operazione “a babbo morto”
Proviamo allora a fare quello che a Nova nessuno ha fatto. I nati del 2008, cioè i diciottenni di quest’anno, sono 576.659. Moltiplicati per 15.000 euro fanno 8,6 miliardi l’anno.
L’imposta di successione ne incassa 952 milioni. Il conto è sbagliato di nove volte.
Alle elementari la tabellina del nove arriva per ultima. La maestra deve aver lasciato il mondo terreno prima di insegnarla a Giuseppi. Non c’è altra spiegazione.
Nove volte il gettito di oggi. I ricchi veri non bastano, pure perché il commercialista in Svizzera ce l’hanno da tempo.
Per trovare il resto bisogna scendere. Parecchio. Fino alla casa della nonna, al bilocale lasciato al nipote, al risparmio di una vita.
La paghetta di Stato al diciottenne verrebbe dalle tasche del ceto medio nel giorno peggiore, quello in cui perde un genitore.
Poi c’è la soglia. Per il fisco italiano sopra i 50.000 euro l’anno sei già nella fascia più alta. Per Conte a 300.000 sei ancora uno da aiutare.
Il primario con la barca e il figlio al liceo privato potrà mettersi in fila allo sportello accanto alla cassiera del supermercato. Uguaglianza, finalmente.
Il capolavoro però è un altro.
Nello stesso patto il Movimento vuole dare il voto ai sedicenni.
A sedici anni un ragazzo sarebbe abbastanza maturo per scegliere il governo della Repubblica. Ma a diciotto non lo sarà abbastanza per spendere i suoi 15.000 euro.
Il programma specifica che i soldi non sono liberamente spendibili e che servirà pure un percorso pubblico di educazione finanziaria.
Può decidere chi scrive la legge di bilancio, non può comprarsi un motorino. Maturo per l’urna, minorenne per il portafoglio.
E non è finita. C’è pure il reddito creativo.
1.000 euro al mese a chi lavora nella cultura. Se le domande supereranno i fondi, si sceglierà con “criteri non discrezionali”. Quali? Non si sa. Si sa solo come non sarà.
E poi l’IVA sui carburanti dal 22 al 10 per cento, l’orario ridotto a parità di stipendio, gli asili nido gratuiti in tutta Italia, il congedo pagato al cento per cento.
Poi di nuovo il Reddito di divananza, stavolta 2.0.
Accanto a ciascuna voce manca il costo. Creare deficit apocalittici è la specialità della casa.
È la letterina che i bambini lasciano sotto l’albero. Con una differenza: Babbo Natale almeno sa che i regali qualcuno li deve pagare.
L’unica divisione che torna è quella degli alberi. Il Movimento promette 58,9 milioni di nuovi alberi nelle città, uno per abitante.
Per contare gli alberi basta l’anagrafe. Per contare i soldi servirebbe la ragioneria.
Chi si stupisce ha la memoria corta.
Reddito di cittadinanza, superbonus al 110 per cento, bonus per i monopattini, bonus vacanze, lotteria degli scontrini, banchi a rotelle e tanto altro.
Lo scontrino di Giuseppi è lungo come un rotolo di carta da cucina. Anzi, visti i risultati dei suoi governi, come il famoso rotolo di carta igienica Regina.
Il Movimento che prometteva di aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno ha finito per aprire il portafoglio degli italiani. Il loro, non il suo.
Perché c’è ancora chi dà retta a Conte, come è possibile?
Perché i bonus e le regalie varie hanno un pregio che nessuna riforma seria avrà mai: si vedono.
I 15.000 euro portano il nome di tuo figlio. Il conto invece arriva diviso fra sessanta milioni di persone, spalmato negli anni, senza firma. Il beneficio è vicino e personale, il costo è lontano e anonimo.
Non serve essere ingenui per cascarci. Basta essere stanchi, basta avere un figlio che non trova lavoro e un affitto che non scende.
Chi promette lo sa benissimo. Giuseppi non è un distratto che sbaglia i conti. È uno che ha scelto di non farli.
Il meccanismo è più profondo di una furbizia elettorale.
Un partito nato senza sezioni, senza apparato, senza una dottrina non ha niente che tenga insieme i suoi elettori.
Non ha la fede che reggeva la vecchia Democrazia cristiana, non ha la disciplina del vecchio Partito comunista. Non ha una storia da difendere né un’idea di Paese da tramandare.
Ha solo la promessa. Nel 2018 il reddito di cittadinanza gli consegnò il Mezzogiorno come un contratto di fornitura.
Da allora, ogni volta che i numeri calano, il Movimento rinnova l’offerta e alza la posta. E il “Capitale 18” non è un piano di governo. È una flebo.
Dietro c’è pure un’Italia che lo ha reso possibile: l’Italia del click day, dell’applicazione aperta a mezzanotte, del bonus scaricato come un buono sconto.
Un Paese educato a chiedersi non quanto costa una cosa, ma come si fa la domanda. E se in omaggio ci sono pure una batteria di pentole e una bici con il cambio shimano, il gioco è fatto.
Chi governa quel Paese con i sussidi non lo aiuta a crescere. Lo tiene bambino, perché i bambini chiedono e non fanno i conti.
Alla maestra di Conte non possiamo chiedere più niente. Agli elettori sì. Prima di mettere la croce sulla scheda, fate la prova del nove.
@WazzaInter Concordo. È una linea pericolosa e che si presta ad onterpretazioni. A me personalmente non piace: vedo falli non fischiati. Si favoriscono i furbi. Fischino quello che c'è da fischiare, per me è lo spettacolo migliore.
Palleggia fino in cielo Sandrino Mazzola, come quella volta che ne facesti sei - spettacolari - prima di segnare alla Svizzera. Te ne vai, ma non te ne andrai, mentre San Siro compie 100 anni: la bellezza del tuo calcio (quello genuino, senza finzioni) resterà nei secoli
Scusate ma ho voluto approfondire questa illusione del Bollo auto
L’intera operazione imbastita attorno alla recente riforma del bollo auto per il 2027, varata a metà settembre 2026 dal Consiglio dei Ministri all'interno del Decreto Legge contro il caro carburanti, rappresenta un compendio da manuale di quella che in economia pubblica viene definita una marchetta elettorale. Si tratta di una misura congegnata non per produrre un beneficio strutturale nel tessuto economico del Paese, ma per generare un immediato dividendo di consenso (in vista della tornata elettorale del 2027) a fronte di un impatto reale che, numeri alla mano, si rivela essere una microscopica goccia nel mare.
La norma stabilisce l’esenzione totale dal pagamento del bollo auto esclusivamente per l’anno 2027, applicando tuttavia paletti talmente stringenti da svuotarne la portata sociale: il beneficio è riservato a un solo veicolo per persona fisica – escludendo le aziende, le flotte in leasing e le partite IVA – e si limita alle vetture a benzina, gasolio o ibride con una potenza inferiore o uguale a 80 kW (circa 109 cavalli). Il Governo sbandiera una platea di circa 13,2 milioni di automobili (che salgono a 14,5 milioni includendo i motocicli), ma basta incrociare questo dato con la fotografia reale del Paese scattata dagli ultimi indicatori ufficiali dell’ISTAT e dell’Annuario Statistico ACI per far esplodere la bolla propagandistica. In Italia circolano attualmente oltre 41,3 milioni di autovetture, con un tasso di motorizzazione record in Europa pari a 701 auto ogni 1.000 abitanti. Questo significa che la misura esclude deliberatamenteoltre 28 milioni di veicoli in circolazione, ovvero il 69% del parco automobilistico nazionale; milioni di famiglie che possiedono una seconda utilitaria, un'auto leggermente più spaziosa o un mezzo da lavoro non riceveranno un solo centesimo di sgravio.
Il carattere fittizio di questo intervento emerge se si analizza il paradosso temporale e il "buco nell'acqua" provocato dai contestuali interventi sui carburanti. Mentre l'esenzione del bollo proietta un ipotetico risparmio futuro nel 2027 (quantificabile mediamente tra i 150 e i 220 euro una tantum), il medesimo decreto ha regolato lo sconto temporaneo sulle accise del gasolio con un meccanismo a scalare che si traduce in una immediata stangata quotidiana: a partire dal 18 settembre 2026 lo sconto è stato fissato a 12,2 centesimi al litro (IVA inclusa), per poi subire un drastico dimezzamento a soli6,1 centesimi il 26 settembre 2026, fino alla sua totale cancellazione nei primi giorni di ottobre. È l’illusione ottica della politica monetaria: lo Stato concede un bonus differito nel tempo ma, nel medesimo istante e con la stessa mano, prosciuga le tasche dei contribuenti alla pompa di benzina, annullando il beneficio nominale del bollo nel giro di pochissimi mesi di normali rifornimenti.
Ma l'aspetto tecnicamente più scandaloso e paradossale dell'intera manovra risiede nella sua copertura finanziaria, stimata in un costo complessivo di 2,36 miliardi di euro. I dettagli del testo confermano che la fetta più imponente di queste risorse – ben 1,698 miliardi di euro – viene prelevata direttamente dalle casse del PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza). Il Governo ha raschiato il fondo del barile contabile utilizzando le cosiddette "economie accertate", ossia sussidi (grants) e prestiti (loans) europei assegnati a progetti strutturali e non spesi entro le scadenze. …..segue
It would be great if the American media could report that The Kennedy Center was operating with a SURPLUS of $40.7m in 2024 before Trump was re-elected.
SURPLUS.
And that what he says below according to the numbers I've seen just ANOTHER LIE.
Giorgia Meloni oggi ha annunciato in pompa magna l'abolizione del bollo auto. Ma appena nove mesi fa la presidente del Consiglio aveva ridicolizzato una proposta simile avanzata dall'eurodeputato Pasquale Tridico che, a pochi giorni dalle elezioni regionali in Calabria, dove era candidato alla presidenza, aveva messo sul tavolo la sospensione del tributo per le famiglie sotto una determinata soglia Isee. A chiusura di Atreju, Meloni aveva elencato dal palco quelle che definiva le "carte" giocate dal centrosinistra in vista delle elezioni regionali. Tra queste aveva citato il riconoscimento dello Stato di Palestina promesso da Matteo Ricci nelle Marche e, appunto, l’abolizione del bollo auto proposta da Tridico in Calabria. "Roba che Cetto La Qualunque in confronto era Ottone di Bismarck", aveva ironizzato Meloni dal palco.
YouTube Giorgia Meloni