Guardatela bene, questa foto.
Guardateli in faccia, uno per uno.
Ieri pomeriggio, a Modena, in via Emilia centro, un uomo lancia un’auto a cento all’ora contro la folla. Falcia otto persone. Poi scende, tira fuori un coltello, e prova a scappare.
Luca Signorelli gli si butta addosso. Prende una coltellata alla testa, ne schiva un’altra. Sanguina, ma non lo molla.
E in quel momento, dietro di lui, arrivano loro.
Quei ragazzi nella foto. Stranieri. Venuti da lontano. Quelli che secondo Salvini sarebbero “il problema dell’Italia”, “l’invasione”, “la sostituzione etnica”.
Sono loro che si gettano addosso all’aggressore.
Sono loro che gli bloccano la testa con un ginocchio mentre Signorelli, ferito, gli tiene il polso.
Sono loro che permettono alla polizia di arrivare e di portarsi via il responsabile prima che faccia altri danni.
Senza di loro, oggi staremmo contando forse dei morti.
Salvini e la Lega, prima ancora di sapere chi fosse l’aggressore, prima ancora che si chiarisse che si trattava di un trentunenne con disturbi psichiatrici in cura da anni, prima ancora che gli investigatori escludessero la pista terroristica, erano già là fuori a sparare la solita filastrocca.
E intanto i veri eroi di ieri pomeriggio, quelli senza i quali oggi parleremmo di altri morti, restano senza nome e senza ringraziamenti.
I loro volti non finiranno nei post di Salvini e della Lega con una grafica con scritto “EROI”. Perché rovinerebbero la narrazione.
Quella narrazione che da quindici anni divide il mondo in due caselle: italiani brave persone, stranieri criminali.
E invece la realtà, ieri a Modena, ha fatto quello che fa sempre: si è messa di traverso.
Un italiano di seconda generazione si è messo al volante per ammazzare la gente. Un altro italiano si è buttato sull’aggressore per fermarlo. E accanto a lui, fianco a fianco, ci sono finiti dei ragazzi stranieri che avevano una scelta semplice, girarsi dall’altra parte, e che hanno scelto di rischiare la pelle per gente che non conoscevano.
Questa è l’Italia vera. Quella che non sta nei comunicati della Lega.
A quei ragazzi, di cui ancora non sappiamo i nomi, va detto grazie. Forte.
E va detto adesso, prima che il rumore degli sciacalli copra tutto.
La battuta sessista e patetica di Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, sulla "seduta a tre con Carfagna e Gelmini" è lo specchio del degrado delle istituzioni e di una subcultura misogina da bar che inquina il Paese e lo tiene ostaggio dell'arretratezza. Che squallore.
ma sui fatti di Modena s'è fatta trovare subito pronta e attenta.
Il presidente del consiglio o commenta tutto o, come sarebbe meglio, non commenta niente.
Non può scegliere lei quello che va messo in evidenza e quello che no.
La meloni non s'è fatta uscire un fiato su Diala Kante, fermato dalla polizia a Milano come un terrorista e invece fa l'orafo e nemmeno su Bakari Sako, pestato e ammazzato da un branco di italianissimi criminali in erba mentre stava andando a lavorare, ➡️
Caro @Quirinale , potrete gentilmente (anche in privato) ricordare alla seconda carica dello Stato che, quando parla, rappresenta tutti, e non può fare discorsi, allusioni e 'simpatiche' battute sessiste? Grazie
In TV ci rompono gli zebedei per ore ed ore ogni giorno sul processo di Garlasco, manca solo che interroghino le mosche.
Sul processo in corso per la strage di Cutro (con 94 vittime, di cui 34 bambini) hanno vietato le telecamere e nessuno ne parla.
Chissà come mai eh.
Premierato affondato, referendum fallito, ponte sullo Stretto non pervenuto. Rimangono un decreto rave, due centri sociali chiusi, Garlasco e famiglie nel bosco, oltre al crollo di potere d'acquisto e reparto industriale. Sì, è voto politico, Giorgio ne tragga le conseguenze.
Non ha trovato 6 milioni per la prevenzione del cancro al seno ma ne avrebbe trovati 150 all’anno per mettere la Magistratura sotto l’esecutivo.
Questa è giorgia meloni.
(La minuscola è voluta)