Troppo facile fare il leader di estrema destra: non serve avere qualche idea coerente su lavoro, sanità, economia, istruzione, geopolitica; basta identificare un nemico, solleticare le fobie giuste e coniare due o tre slogan orecchiabili da propinare alla pancia della gente.
Morta Palla, addio al cane simbolo della rinascita: «Quanto bene ti ho voluto mia tenerezza»L’annuncio di Monica Pais: «Non so cosa potrà rimanere di me ora seduta su questo divano vuoto,in questa casa e in questo mio mondo dove tutto è impregnato di lei» https://t.co/7rzVNG63cv
In qualsiasi paese normale un politico condannato in via definitiva e finito in carcere per traffico di influenze illecite e finanziamento illecito, dopo aver scontato la pena, uscirebbe dai riflettori della vita pubblica. Si vergognerebbe come un ladro.
Aggiungo un dettaglio, perché conta. In carcere questo politico ci è finito non per la condanna in sé, ma perché produceva documenti falsi per saltare il lavoro sociale e correre agli impegni del suo partito. Il magistrato di sorveglianza ha parlato di personalità sprezzante, callida, priva di scrupoli. Parole sue, agli atti.
Qui invece all’uscita da Rebibbia lo aspettano cento sostenitori che gridano “sei uno di noi”, lo abbracciano, ci scherzano sopra. Lo accoglie un ex generale di matrice nazista, cena insieme la sera stessa.
E lui non perde un minuto. Si dichiara innocente davanti alle telecamere, dice di aver fatto un anno e mezzo “da innocente”, attacca il governo, riannoda i fili e si prepara a rientrare in politica come se niente fosse.
Ditemi voi cosa c’è di normale in tutto questo.
Se ne sono accorti anche loro. Ma non per l' appoggio al genocidio israeliano; per i bombardamenti senza senso in Iran; per il bullismo dei dazi; per il disprezzo del diritto internazionale; per le azioni squadristiche dell' ICE. No.
Per una foto.
Questa è tosta. È difficile decidere a chi credere, tra un egocentrico bugiardo manipolatore e una bugiarda seriale.
Questa foto l’ha implorata lei oppure no? Lui dice di sì. Lei dice che una vera dura non implora niente a nessuno. Uno dei due mente, e il bello è che sono campioni entrambi, alla pari.
Allora guardiamo i corpi, perché i corpi mentono meno delle parole. Trump tocca per primo, decide il ritmo del saluto, dà quel buffetto sul braccio che non è affetto. È marcatura. Ti tocco io, tu no. Il gesto di chi stabilisce chi sta sopra.
E lei lo guarda dal basso, con quella faccina adorante. La postura di chi cerca riconoscimento, non di chi tratta da pari. Uno ha bisogno dello specchio che lo conferma, l’altra di un padre forte da cui farsi approvare. Si incastrano bene. Lui offre il palcoscenico, lei applaude.
Chi ha implorato chi non lo sapremo mai. Ma i corpi una mezza risposta la danno, e non è quella che racconta lei.
Mi perdonerete, ma non me la sento di unirmi alla “gara di solidarietà”.
Che Donald Trump fosse un pregiudicato, squilibrato, misogino, con evidenti problemi psicologici, lo sapevamo tutti, ma sapevamo anche un’altra cosa: Giorgia Meloni e Matteo Salvini lo hanno esaltato fino a due giorni fa, arrivando a sostenere che bisognava assegnargli il Nobel per la Pace.
E lo hanno esaltato perché Donald Trump piace molto alla parte più scadente dell’elettorato, a quelle mandrie di trogloditi che sognano “l’uomo forte”, a quei penultimi che odiano gli ultimi.
Che Giorgia Meloni abbia o non abbia implorato Trump per convincerlo a farsi immortalare in una foto con lei, in fondo, ha persino poca importanza.
A posizionare male l’Italia sono state le sue tante dichiarazioni fuori luogo e quel suo goffo tentativo di fare da “ponte” tra lo squilibrato e le istituzioni europee.
A posizionare male l’Italia è stato un governo che non ha condannato lo squilibrato per le continue violazioni del Diritto Internazionale, per i bombardamenti, per le deportazioni e per i crimini delle sue squadracce.
Perché sì, l’Italia non può chiudere i rapporti con un Paese alleato, ma c’è modo e modo di gestire quei rapporti. Il governo Meloni, tra selfie con Elon Musk e grottesche esaltazioni del presidente USA, ha avuto sin da subito un approccio provinciale e fuori luogo.
A umiliare l’Italia, più che le parole di Trump contro la premier, è chi fino a ieri ha trattato Trump come un idolo, svilendo le istituzioni che dovrebbe rappresentare.
La verità è che non pensavamo di avere tanti fascisti, tanti razzisti, tanti omofobi e tante persone cattive tra di noi.
Sono usciti dalle fogne, si sentono legittimati e si sentono forti.
Sono volgari, pericolosi e violenti.
Ci siamo fatti sorprendere e trovare impreparati.