@luisellacost@EBoffano Ma lo decidi tu che su Gaza non ci si possa schierare? Se qualcuno ritiene di non essere sufficientemente informato per esprimersi è una colpa?
✍🏻 Gabriele Rubini
Quindi abbiamo un paese nel quale, in barba a qualsiasi criterio di minimo buon senso, si urla al boicottaggio di un'azienda leader mondiale della farmaceutica. E succede che in quel disgraziato paese le vendite dei farmaci di quell'azienda calano vistosamente. E siccome quell'azienda ha stabilimenti in tutto il mondo, succede che annunci l'intenzione di ridimensionare la sua presenza nel disgraziato paese che tanto ha fatto per boicottarla. E quindi succede che vengano annunciate chiusure e riduzioni di personale nel disgraziato paese. E a quel punto succede che il maggior sindacato del disgraziato paese - in prima linea quando si è trattato di reclamare il boicottaggio - chiami alle armi contro le chiusure annunciate dall'azienda.
In tutto questo, siccome l'azienda non produce solo farmaci, ma anche e soprattutto principi attivi, i suoi prodotti continueranno a essere venduti sotto diverse forme nel disgraziato paese, ma saranno fatti in qualche altro paese.
Se l'azienda producesse in uno qualunque dei suoi stabilimenti un principio attivo contro l'idiozia, credo che in questo disgraziato paese non ne venderebbe nemmeno un milligrammo: a noi essere idioti piace immensamente.
Fine della piccola e triste storia.
#Teva
Tre cose sul governo e in particolare su Meloni:
1) la sospensione del Patto di Stabilità è il solito riflesso pavloviano dei drogati di deficit in crisi d'astinenza
2) il PNRR è agli sgoccioli e il risultato di 150 miliardi incassati (cirrca 100 spesi) è che non c'è stata nessuna riforma seria, nessun ritorno in termini di competitività e crescita; solo nuovo debito
3) la defenestrazione di Cingolani perché troppo capace, troppo autonomo e probabilmente troppo sovranista (dava forse fastidio a Musk e all'industria della difesa americana?) è un insulto al buon senso e al Paese
🧵La Russia sta perdendo la guerra.
Non nel senso che sta cedendo il territorio conquistato: controlla ancora il 20% dell'Ucraina, e nessuno scenario realistico prevede che l’Ucraina riconquisti tutto nel breve periodo. Ma gli obiettivi dell'invasione erano altri: regime change a Kyiv, smilitarizzazione del paese, distruzione della sua sovranità e trasformazione in uno Stato fantoccio, ricostruzione di una sfera d’influenza russa nell’Europa orientale. Su ciascuno di questi obiettivi, Putin è oggi più lontano dal successo di quanto fosse nel febbraio 2022.
Sono passati 1.500 giorni dall'inizio di un'operazione che doveva durarne tre. Da allora, l'Ucraina ha consolidato un'identità nazionale irreversibile, è diventata candidata UE ed è sempre più indispensabile nella futura architettura di sicurezza europea, e ha costruito la più avanzata capacità anti-drone del pianeta. Solo a marzo ha inflitto alla Russia 35.000 perdite (il record dall'inizio della guerra) di cui il 96% con i droni.
Un uomo russo su 25 tra 18 e 49 anni è stato ucciso o ferito dall'inizio dell'invasione.
È una statistica che andrebbe ripetuta finché non penetra nel dibattito pubblico, perché i suoi effetti - sul mercato del lavoro, sulla struttura demografica e sulla tenuta del contratto sociale russo - sono irreversibili e cumulativi.
Nel frattempo, Zelensky firma accordi di difesa decennali con Arabia Saudita, Qatar ed Emirati e apre fabbriche di droni in Europa, mentre specialisti ucraini addestrano le forze armate del Golfo a fare quello che gli americani non sanno fare: abbattere droni nemici a basso costo.
Il dato strategico che il dibattito europeo non ha ancora metabolizzato è che l’Europa ha bisogno dell’Ucraina almeno quanto l’Ucraina ha bisogno dell’Europa. Nessun esercito NATO possiede l’esperienza ucraina nel drone warfare, nella guerra elettronica e nell’innovazione sotto pressione bellica.
Chi continua a raccontare la vittoria russa come inevitabile non sta descrivendo la realtà. Sta rilanciando la narrazione del Cremlino, con lo scopo di costruire le premesse per una resa ucraina e per un’Europa più fragile e vulnerabile.
Nel nuovo numero della newsletter ho ricostruito il quadro completo, con dati, fonti e aggiornamenti.
Il link è nel primo commento.
Ricordo male io, o quando due mesi fa le chiesero perché non commentava il massacro di migliaia di giovani iraniani lei rispose che si occupava della Palestina?
È perché ora invece si occupa dell’Iran?
Se le bollette aumentano non dobbiamo prendercela con le guerre, quelle avvengono e sono fuori dal nostro controllo, dobbiamo ringraziare chi disse NO al nucleare nel referendum di 39 anni fa, e poi ancora NO 24 anni dopo.
Standing ovation 👏👏👏👏
Luca Romano
Trovo antropologicamente affascinante quel segmento di gentaglia woke che per anni è andata avanti a spiegare ai maschi che non potevano parlare di questioni di genere in quanto non vivevano certe cose sulla propria pelle, agli etero che non potevano parlare di discriminazioni sessuali perché non vivevano certe cose sulla propria pelle, ai bianchi che praticavano tutti il razzismo interiorizzato e se non erano d'accordo era solo perché non vivevano certe cose sulla propria pelle, ai cisgender che erano dei mostri se non usavano lo schwa e se non ne capivano l'importanza era perché non vivevano certe cose sulla propria pelle... adesso sono lì che spiegano alle donne iraniane che non devono festeggiare i bombardamenti sul regime teocratico, e fanno dottissime lezioni di dottrina imperialista e diritto internazionale a chi l'oppressione degli ayatollah di merda l'ha vissuta sulla propria pelle.
Mi piacerebbe possedere quel livello di dissonanza cognitiva per un'ora, giusto per vedere cosa si prova.