Se odiate qualcuno e volete che questo lo capisca senza bisogno di tante parole, per Natale vi consiglio di regalargli il moccolotto cimiteriale della #Ferragni "it's gonna be incredibile".
#influcirco
quindi dovremmo credere che Chiara Ferragni curi la propria "linea" mangiando fritture a cena, sicuramente avrà un DNA eccezionale, basta vedere anche la sorella Valentina per capirlo che non ingrassano mai 🍟 si vede quando una è abituata ad essere sempre sincera 😉 #influcirco
Bloccata da @stanzaselvaggia per aver espresso un’opinione sulla sua “intervista “a Martina Strazzer…come sempre un comportamento professionale, aperto al confronto e alle critiche. #influcirco#Strazzer#Lucarelli
Nel 1974, Marina Abramović intraprese un esperimento sociale rivoluzionario che sfidava i limiti del comportamento umano. Dispose un tavolo con 72 oggetti, che spaziavano da elementi innocui come fiori a armi pericolose, compresa una pistola carica, e si dichiarò completamente passiva per sei ore. Il suo invito era semplice ma profondo: le persone potevano fare qualsiasi cosa volessero, e lei non avrebbe reagito.
All’inizio, i visitatori si avvicinarono con gentilezza—offrendo fiori, sorrisi e tocchi delicati. Ma con il passare delle ore, l’atmosfera cambiò drasticamente.
L’esperimento rivelò presto un lato più oscuro della natura umana. Gli atti di aggressione e irrispetto aumentarono: alcuni partecipanti cominciarono a tagliarle i vestiti, graffiarle la pelle, premere spuntoni sul corpo e persino maneggiare la pistola, con una persona che mise il dito sul grilletto. Nonostante ciò, nessuno intervenne per proteggerla o difenderla, mostrando quanto facilmente empatia e limiti sociali possano crollare quando sparisce la responsabilità. L’assenza di reazione di Marina sembrava incoraggiare le persone a superare limiti che probabilmente non avrebbero mai oltrepassato in circostanze normali.
Quando le sei ore terminarono e Marina finalmente si mosse, la folla si disperse rapidamente, molti incapaci di incontrare il suo sguardo—forse confrontati con le proprie azioni. Questo esperimento fu più di una performance artistica; fu un riflesso crudo sulla psicologia umana, mostrando come dinamiche di potere e disumanizzazione possano liberare crudeltà quando spariscono i vincoli morali. Ci costringe a chiederci: fino a che punto arriveremmo se non ci fossero conseguenze?
Il lavoro di Marina resta uno specchio potente sulla fragilità della civiltà e sulla profondità del comportamento umano.
Letto il comunicato di Amabile di 5 pagine e mi domando come possano pensare che crediamo DAVVERO UNA dipendente da sola possa rovinare una azienda che fattura milioni.
E la sviolinata finale mi ha fatto volare lo ha fatto per salvare loro. Capito?
#Amabile
Ennesimo caso di azienda che usa leve emozionali per farsi bella e poi non tiene conto di cosa possa succedere se qualcosa va storto.
Sulla gestione della crisi poi, peggio di Ferragni, se possibile.
In bocca al lupo a chi dovrà reggere l'onda d'urto.
#Amabile#MartinaStrazzer
La pezza è, come prevedibile, peggio del buco. E il passaggio da Amabile a Discutibile sembra essere completo. Vediamo perché.
Nessuna parola in merito alla parte dell’inchiesta di @CharlyMatt in cui si dice che Sara avrebbe avuto scadenze e consegne da rispettare durante la maternità. E ricordiamo che lavorare quando si è in maternità è illegale.
Niente anche sulle sue lodi raccontate su social, stampa e podcast. Nelle ultime settimane si sono moltiplicate le segnalazioni su tali contenuti, che l’ironia degli algoritmi social hanno riportato in viralità con un incredibile senso dell’umorismo. Quindi il cuore del problema, il purpose washing, è stato volutamente ignorato. Gettando tra l’altro ombre sulla professionalità della dipendente.
I dati condivisi non sono a supporto delle dichiarazioni su turnover bassissimo e pacifico di cui Strazzer si è sempre vantata. L’impressione è che la narrazione reale sul lavoro in Amabile sia "brillante" esternamente ma potenzialmente marcia dal di dentro. Eppure mancano ancora molte altre risposte alle domande sollevate dalla puntualissima Matteini.
Innanzitutto, il quadro di Sara che dipingono è terribile. Eppure dall'inchiesta emerge che non solo durante la maternità sarebbe stata subissata di mail e telefonate dalle colleghe dello stesso reparto - chiaramente più junior di lei - ma che si sarebbe pure presentata in azienda di sua volontà per aiutare nei momenti di maggiore difficoltà. Anche qui, nessuna parola per chiarire le incompatibilità con le numerose e fantomatiche "mancanze".
Infine, una cosa sfuggita a molti. I dipendenti e collaboratori di Amabile hanno accettato per contratto la loro esposizione sui social per motivi di branding? Si sentono in qualche modo "costretti" perché - oramai - la comunicazione è sempre stata fatta in questo modo? Le attività di employer branding prevedono una forma contrattuale anche solo per raccogliere un’adesione volontaria?
Faccio riferimento alla realizzazione di contenuti social in cui i dipendenti accettano di parlare, rispondere a domande, presentare prodotti, interpretare trend virali e ballare. Chiedo perché quei contenuti diventano pubblici, condivisibili, commentabili anche quando quelle persone non lavoreranno più in azienda. E possono diventare potenzialmente delle bombe durante una crisi di brand, come in questo caso.
Per non parlare delle vincitrici del concorso Amabile: durante il loro viaggio alle Maldive hanno accettato di diventare loro stesse dei contenuti di brand?
Chi risponde su Trustpilot ma non risponde ai giornalisti? È la domanda che sta girando (dati alla mano) sull’altro social 🇨🇳 #martinastrazzer#amabile#influcirco
Il gruppo “Mia Moglie” é stato rimosso.
Ora, e SOLO ORA, posso parlarne.
Per chi lo ha fatto prima, CITANDOLO, ricordatevi che non avete fatto “una buona azione”, ma esposto le vittime a MIGLIAIA di volte le visualizzazioni precedenti.
Mi sono quasi stancato di dirlo.
Se poi hai deciso di non rinnovare una dipendente di cui ti sei vantata per mesi, perché sei un’imprenditrice illuminata che assume donne in gravidanza, e non hai pensato a un piano strategico se la notizia fosse uscita allora sei quanto meno ingenua.
La strazz3r è la ceo di amabile, non è la responsabile HR, loro si occupano di licenziamenti o rinnovo contratti, quello che avrà questa azienda a livello social è il danno di immagine. #influcirco.
Scusate amici del @Corriere state scherzando? State veramente provando a rubare un’esclusiva parlando di polemica social e non citando a chi Sara ha rilasciato l’intervista che ha permesso che emergesse la questione? Davvero?
Ovviamente Sara - la dipendente incinta di #Amabile di cui @CharlyMatt ha raccontato la storia - era un’ottima operazione di employer branding portata avanti da perfetti dilettanti allo sbaraglio. L’ennesimo monito da chi pensa che diventare imprenditori grazie ai social sia sempre sinonimo di bravura: spoiler, non lo è (quasi) mai.
E questa roba pesa molto più di un Pandoro, molto più di una Ferragni. Perché, parliamoci chiaro, ad Amabile ha fatto comodo una comunicazione - non solo in termini di employer branding - totalmente basata sull’empowerment femminile.
Questa cosa ha messo in moto un circolo virtuoso che ha moltiplicato le vendite: chi ha comprato Amabile ha sempre acquistato Martina, che è “una di noi”, che è “una donna come noi”, che è “una che crede nelle donne”, che “ha creato da zero una realtà stupenda in cui lavorare e che mai tradirebbe i suoi valori fondanti”. Ed eccoci qui.
Spoiler: l’hanno lasciata a casa dopo averla ben spremuta sui social.
Una storia ben raccontata dall’impeccabile @CharlyMatt su Substack.
https://t.co/1lKNnH1WpD