Per 5 anni il caso Open è stato usato per colpire Italia Viva. Fui massacrato da Meloni e Conte, che oggi non si scusano. Un solo pm non può distruggere intere famiglie: chi sbaglia paga, deve valere anche per loro.
La mia intervista a Repubblica
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UNA PESSIMA IDEA: NON CONTARE ALCUNE SPESE NEL DEFICIT
I prossimi 90 giorni saranno cruciali per definire la riforma del Patto di Stabilità e Crescita: il vincolo esterno istituzionale più rilevante per definire la politica fiscale dei prossimi anni.
Il governo italiano pare intenzionato a proporre un tema che da tempo affascina anche molte forze di opposizione: escludere dal computo del deficit alcune tipologie di spese (l’elenco è lungo e variabile: si va da quelle “green” a quelle digitali, passando per quelle militari o del Pnrr).
È indubbiamente una proposta che suona bene.
Ma è profondamente sbagliata.
Proviamo a capire perché.
1) il deficit indica il flusso di spese del settore pubblico che non è coperto da entrate ma da incrementi del debito pubblico.
Stabilire artificialmente che la spesa X non rientra nel deficit è un gesto consolatorio che però non cambia questa semplice aritmetica. La spesa X, se non coperta da entrate, aumenta il deficit e quindi il debito. Ed è questo quello che conta per definire la rischiosità di un paese quando si presenta sui mercati a chiedere che qualcuno quel debito se lo compri.
Quindi possiamo sbizzarrirci quanto vogliamo a dire che la spesa X ( o Y o Z…) non viene considerata nel deficit, ma servirebbe solo a creare una pericolosissima distanza tra realtà e percezione.
Sarebbe come dire che la pasta che mangio non viene contata nel peso del mio corpo. Ma alla fine il peso è quello che dice la bilancia, non quello che decido di segnare nel mio quaderno di appunti dove annoto il mio peso.
2) provate per un istante a pensare il caos interpretativo che deriverebbe dal dire, ad esempio, che le spese per “la transizione green” non devono essere contate nel deficit.
Cosa vuol dire? Gli investimenti pubblici in un nuovo impianto “green”? E il termovalorizzatore è green o no? Gli stipendi di un dipendente pubblico impegnato nel settore? Il Superbonus? O qualsiasi spesa pubblica a cui viene accostato l’aggettivo “green”?
Stessa cosa per qualsiasi altra categoria si volesse esentare (digitale, difesa ecc). Ne deriverebbe un caos incredibile, che avrebbe solo il risultato di aumentare l’incertezza, che è la vera nemica della programmazione economica.
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Nell’era del populismo, sarà molto difficile convincere la politica che una cosa che “suona bene” è in realtà profondamente dannosa.
Il Governo dovrebbe invece dedicarsi a costruire alleanze con altri Stati membri per far sì che entro l’autunno la proposta originaria della Commissione venga approvata senza alcun ulteriore irrigidimento delle regole.
I disabili in scuole separate: questo propone l’estrema destra tedesca.
Follie disumane che alimentano l’odio e la paura del diverso.
Spero che nessuno si allei con questa gente alle prossime europee. E spero che lo capisca anche qualche sovranista italiano alleato di questi tedeschi.
Questa è la prima pagina de “Il Fatto Quotidiano” di oggi.
L’ennesima contro di me, il trionfo del giustizialismo e dell’aggressione ad personam. Perché?
Chi ha letto Il Mostro conosce la storia.
Io sono stato oggetto di numerose indagini che si sono rivelate un flop ma anziché urlare o gridare al complotto mi sono difeso seguendo la Costituzione e le leggi.
Dopo avermi “mostrificato” agli occhi dell’opinione pubblica in tanti volevano farmi fuori politicamente usando indagini farlocche.
Il Fatto Quotidiano è da anni in prima linea su questa posizione.
Io non ho reagito strepitando ma ho fatto tutto quello che la legge permette di fare: appelli, ricorsi, difese processuali.
La conclusione la conoscete: la Corte di Cassazione ha dato ragione a noi, la Corte Costituzionale ha dato ragione a noi e adesso i PM che hanno provato a distruggermi la vita dovranno rispondere di eventuali loro illeciti davanti al CSM.
Il Fatto allora la butta in caciara: chi tocca Renzi muore.
Non è che chi tocca Renzi muore; chi tocca Renzi, come qualsiasi altro cittadino italiano, deve rispettare la Costituzione e le leggi.
Noi non abbiamo violato nessuna legge, spero che i PM di Firenze possano dire lo stesso.
Quanto al Fatto: possono continuare ad attaccarmi quanto vogliono. Quello che non riescono a mandar giù è che dopo anni di attacchi mediatici, di sequestri illegittimi, di violazioni costituzionali, di aggressioni personali io sono ancora qui. E rispondo utilizzando il diritto e non il giustizialismo.
Volevano togliermi l’agibilità politica, non mi hanno tolto nemmeno il sorriso 😀 Buona domenica
@maurorizzi_mr Se il gestore della spiaggia paga canoni allo stato adeguati alle selezione che vuole mettere in opera, va benissimo. Il problema è che così pagano solo i turisti
Il #JobsAct ha creato più di un milione di posti di lavoro, la metà a tempo indeterminato. Sono dati ufficiali ISTAT. Giuseppe Conte nega i numeri: o non li ha letti o - più probabilmente - non li ha capiti. #FakeNews
@lageloni I politici dovrebbero proporre soluzioni, non alimentare le proteste, su questo siamo capaci tutti. Ma tu non ci arrivi, non c’è niente da fare
Un anno fa i sindacati fecero lo sciopero generale contro la legge di bilancio di Draghi perché dicevano che era “Robin Hood al contrario”. Oggi Istat dice che ridotto povertà e disuguaglianza. È così che muore l’Italia: uno slogan dopo l’altro, senza mai verificare i fatti.
No. Si è deciso di iniziare una trattativa in esclusiva con un consorzio che ha al suo interno due tra le migliori compagnie del mondo. Perché dopo aver buttato via 10,6 mld di soldi dei contribuenti - diversamente da FdI - non vogliamo sprecarne altrettanti.
Ieri sera, al Tg2, Giuseppe Conte ha detto che «in questa legislatura abbiamo realizzato oltre l’80% degli impegni assunti nella campagna elettorale del 2018». Non è vero: la percentuale giusta è intorno al 10%.
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Perché la politica ha perso credibilità? Perché non c’è più legame tra RISULTATI e PROMESSE. Quando la destra ha governato, la pressione fiscale non è mai scesa (+0,2% 2001-2006, +0,1% 2008-2011, fonte Istat). Gli slogan sulle tasse servono solo a nascondere questo semplice dato.