Non c’è una sola cosa vera in quello che dice @SPatuanelli sul Superbonus.
1) Innanzitutto non è vero che sia costato “solo” 122 miliardi. Quel dato di Enea si riferisce al solo SuperEcobonus, ma il 110% includeva anche il SuperSismabonus (circa 40 miliardi): il costo complessivo del Superbonus è di circa 165 miliardi. Se si aggiunge la spesa degli altri bonus edilizi (tra i quali il Bonus Facciate), che è esplosa dopo il decreto Superbonus che ha esteso la cessione illimitata del credito, il totale arriva a 229 miliardi: oltre 100 miliardi in più di quanto dice Patuanelli. Se quindi la stima di @CarloCalenda è sbagliata, lo è per difetto (di 9 miliardi).
2) Patuanelli fa un’analisi costi-benefici positiva del Superbonus citando uno studio della Banca d’Italia. Ma lo manipola, come ho spiegato in questo articolo sull’identica mistificazione fatta da Giuseppe Conte. https://t.co/2WwmS7apkH…
Bankitalia non dice che senza i bonus edilizi l’Italia sarebbe stata in recessione (perché è falso). Dice che “senza gli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie la crescita del valore aggiunto tra il 2019 e il 2023 si sarebbe sostanzialmente dimezzata”. Quindi vuol dire che la crescita, che in quel periodo è stata di 5,8 punti di pil, senza i bonus edilizi sarebbe stata di circa 3 punti di pil. Il dettaglio non marginale è che, in quello stesso periodo, la spesa complessiva di Superbonus e Bonus facciate è stata pari a 170 miliardi di euro, oltre 8 punti di pil (il costo sale a 229 miliardi se si considerano gli altri bonus edilizi). Non a caso nello stesso studio, nella frase successiva, la Banca d’Italia scrive: “Sebbene positivi, i benefici per il complesso dell’economia in termini di valore aggiunto sono stati più bassi rispetto ai costi sostenuti per le agevolazioni, implicando un moltiplicatore fiscale inferiore all’unità”.
In sostanza “il ritorno” di cui parlano Patuanelli e Conte è negativo: ogni euro speso ha prodotto meno di un euro di pil. E il ritorno in termini fiscali è ancora inferiore, visto che il gettito incassato è una frazione del pil generato che è a sua volta una frazione della spesa sostenuta.
3) Non è vero che il Superbonus, secondo la linea politica del governo Conte, sarebbe terminato il 31 dicembre 2021 e che le proroghe successive sono state opera di forze politiche diverse dal M5s. La prima proroga avviene già a dicembre 2020 con la legge di Bilancio che estende il Superbonus al giugno 2022 (il ministro Gualtieri “resiste” alle pressioni M5S che lo voleva fino al 2023). Ma già un mese dopo, a gennaio 2021, nella proposta di PNRR del governo Conte (l’ultimo atto di quell’esecutivo) è prevista “l’estensione del Superbonus 110%”. Poi il governo Draghi, sempre su pressione del M5S che faceva parte di quel governo ed era il primo partito della maggioranza, lo estende il fino al 2023. Il M5S si è sempre battuto per la proroga del Superbonus e contro ogni forma di restrizione, che fosse al governo o all’opposizione. Conte, Draghi o Meloni. Sempre e comunque.
È incredibile che, a distanza di anni, ci sia questa disinformazione sul Superbonus nonostante la mole di analisi e documenti. Per chi vuole approfondire c’è il libro scritto con @CarloStagnaro: “Superbonus - come fallisce una nazione” 📖 👇
https://t.co/u5dGKyzjWL
Oggi Ezio Mauro scrive l'epitaffio del woke dicendo le cose che Carlo Freccero diceva alla Sinistra nel 2010.
Ma la riflessione che invito a fare è un'altra: perché l'aspetto ipocritamente teatrale per la Sinistra assume toni tragici, grotteschi, comici e insostenibili molto più che per la Destra?
Perché la Sinistra la politica è letteralmente l'orizzonte totale del mondo e dell'esistenza mentre per la Destra la politica è un aspetto dannoso o, nella migliore delle ipotesi, secondario di un mondo fatto di molte altre cose molto più importanti.
Ecco perché la Bolognina fu una tragedia umana per milioni di persone: perché i materialisti non hanno altro che la religione del politico. La loro vita è brutta.
Pare che Ranucci trovi la perdita della conduzione di Report un illecito da denunciare e per il quale chiedere risarcimento.
Certo che se l'avesse saputo Andrea Pucci...
molto rispettosamente mi sento di dire a @matteolepore che non è affatto così
Bologna è sempre andata in piazza per alcune vittime ben precise e non per altre
La scelta è legittima ma non si faccia moralismo istituzionale a buon mercato
Mi sono sciroppato 8 ore di assemblea dell'Associazione nazionale magistrati e ci ho trovato dentro interventi surreali. La vittoria del No al referendum sulla giustizia? E’ stata “una bottarella al governo”, che ora va fermato “sull’attuazione della riforma della Corte dei conti”. I voti del Sì? “Frutto di carenza di educazione civica”. Il futuro? “Un’altra orda di Unni si presenterà alla nostra grande muraglia costituzionale”. “Ci siamo difesi, ma ora serve un cambio di passo, dobbiamo riscrivere la cornice politica in cui collocare riforme necessarie”. E anche un pensiero al “genocidio in corso da oltre 75 anni in Palestina”.
Più che un’assemblea, un circo. Con tratti inquietanti.
Tutti i dettagli sul Foglio ⬇️
DA LICENZIARE IMMEDIATAMENTE.
Ma qui siamo alla follia totale con Sigfrido Ranucci che ormai è diventato un caso di conflitto d’interessi ambulante che cammina e parla su ogni canale tranne che sul suo perché questo signore è pagato profumatamente con il canone dei cittadini per stare in Rai e invece passa le giornate a fare il giro delle sette chiese tra La7 e Cartabianca per vomitare fango sul Ministro Nordio e sulle istituzioni la scena del Ministro che telefona in diretta per sbugiardarlo sulle balle del ranch in Uruguay è stata la pietra tombale sulla sua credibilità ma d’altronde cosa ci si aspetta da uno che invece di fare il giornalista va a fare i comizi sul palco con i magistrati per il No al referendum della giustizia comportandosi da agitatore politico fatto e finito è uno schifo vedere un dipendente del servizio pubblico che usa la sua posizione per fare una guerra personale al governo inventandosi complotti internazionali di sana pianta mentre i fatti dicono che Nordio era in missione ufficiale e non a fare gite private a questo punto gettasse la maschera una volta per tutte e si candidasse ufficialmente visto che la politica la fa già tutti i giorni abusando della sua visibilità per colpire gli avversari con un livore che non ha nulla a che vedere col giornalismo serio è un comportamento inaccettabile e la Rai non può più restare a guardare mentre un suo uomo va dalla concorrenza a infangare lo Stato e a distruggere l’etica professionale solo per un briciolo di visibilità in più o per servire i soliti padroni politici basta con questa farsa indegna. #Ranucci #Nordio #FuoriDalCoro #MacchinaDelFango #ServizioPubblico #Rai #CanoneRai #Cartabianca #VeritàPerNordio #GiornalismoSquallido #StopFakeNews #RanucciPolitico #PoliticaItaliana #Giustizia
QUERELE, MINACCE E RICHIESTE DANNI: IL SENSO DI IRRESPONSABILITÀ DEI MAGISTRATI
Vi racconto cosa ho subito negli ultimi due anni per aver semplicemente svolto il mio lavoro di giornalista di giudiziaria. Un modo per farvi comprendere il senso di insofferenza dei magistrati al libero esercizio del diritto di cronaca e di critica nei loro confronti, e quindi il senso di assoluta irresponsabilità per le cose dette e fatte nell’esercizio delle loro delicate funzioni.
Specifico: ognuno ha il diritto sacrosanto di tutelare la propria onorabilità in sede giudiziaria, ad esempio se si sente diffamato, ma cosa diversa è avanzare querele e richieste danni palesemente infondate e con la finalità intimidatoria nei confronti di un giornalista, in violazione dell’articolo 21 della tanto amata Costituzione. Dunque, tanto per darvi un’idea, negli ultimi due anni ho ricevuto in ordine sparso:
-4 (quattro) querele da parte di un pubblico ministero che si è sentito diffamato per alcuni miei articoli in cui si dà notizia dei suoi numerosi processi finiti con l’assoluzione degli imputati, di una censura del proprio operato ricevuta dalla Corte costituzionale e di una sanzione disciplinare ricevuta dal Csm. In una delle tante querele, il pm si spinge addirittura ad affermare di sentirsi “vittima di stalking” da parte mia (lascio a voi ogni commento)
-diffida con richiesta di 200.000 euro da parte di una giudice sentitasi diffamata da un articolo in cui veniva riportata la notizia che il Csm aveva avviato un procedimento per decidere se rimuoverla dalla magistratura
-richiesta di 100.000 euro da un giudice che si è sentito diffamato da un articolo in cui venivano riportate dichiarazioni rese al Csm da alcuni consiglieri che sottolineavano come il giudice in questione per quasi 20 anni avesse esercitato la funzione presso un tribunale pur essendo sposato con una collega che esercitava le funzioni di pm presso la procura dello stesso tribunale
-richiesta di 50.000 euro da un pm che si è sentito diffamato da un articolo in cui si dava notizia che lui, mentre portava avanti un processo, ha messo sotto indagine la legale dell’imputata, decidendo anche di farla intercettare, il tutto all’insaputa della collega co-titolare del processo, generando reazioni di critica da parte dei penalisti e persino dell’Anm locale
-richiesta di 40.000 euro da un giudice di un importante tribunale italiano, che si è sentito diffamato da un articolo in cui si segnalava la sua marcata tendenza ad accogliere le richieste di misure cautelari avanzate dai pm
-richiesta di 25.000 euro da una giudice di un importante tribunale che si è sentita diffamata da un articolo in cui si dava notizia di un’iniziativa da lei intrapresa all’interno dell’ufficio giudiziario, iniziativa poi da lei stessa ammessa in un comunicato stampa.
A tutto ciò si aggiungono:
-comunicato stampa di una sezione locale dell’Associazione nazionale magistrati, in cui si afferma che io avrei portato avanti “un attacco” nei confronti di un magistrato “con toni ed espressioni che, di certo, superano il diritto di critica giudiziaria”. Praticamente una sentenza.
-l’iniziativa di un capo di un’importantissima procura italiana che ha addirittura chiesto al Csm di aprire una pratica a tutela del proprio ufficio in seguito a un mio articolo, che sarebbe consistito in “un’inaccettabile e pericolosa delegittimazione dell’operato dei magistrati dell’ufficio”.
-le recenti minacce del procuratore di Napoli Gratteri di “fare i conti” con noi giornalisti del Foglio dopo il referendum e “tirare su una rete”. Come sapete, da anni racconto le gesta di Gratteri: le tante indagini finite nel nulla, le ingiuste detenzioni, le spese sostenute dallo Stato per questi errori.
Molte delle richieste di risarcimento danni si sono fermate non appena i magistrati in questione hanno ricevuto risposta puntuale in cui si sottolinea l’infondatezza delle richieste (a conferma della loro finalità intimidatoria). Altre vicende, soprattutto quelle penali, sono ancora in corso.
Inutile dire che queste azioni intimidatorie dei magistrati sono destinate a cadere nel vuoto. Vi invito però a riflettere su questa insofferenza delle toghe a qualsiasi forma di critica (e persino cronaca) del loro operato. Si parla spesso del problema delle querele temerarie dei politici contro i giornalisti, ma nessuno fa mai notare che la magistratura tende a reagire alla libertà di stampa in modo ancora più aggressivo: come una vera casta intoccabile. Lo stesso atteggiamento che da mesi sta mostrando di fronte alla riforma costituzionale approvata dal Parlamento.
FAKEROOM, PIU’ CHE DATAROOM. Oggi Gabanelli sul @Corriere si improvvisa esperta della riforma costituzionale che sarà oggetto di referendum ma finisce per snocciolare una serie di bufale e notizie fuorvianti da far impallidire. Cito le principali:
1) Sulla separazione delle carriere: “Oggi un pm può diventare giudice e viceversa soltanto una volta e cambiando regione, la media dei trasferimenti è una trentina l’anno”. Di nuovo si fa confusione tra separazione delle carriere e separazione delle funzioni per trasmettere il messaggio che la riforma in realtà ha un altro intento (quello di ridurre l’indipendenza dei magistrati). Ma il passaggio tra una funziona e l’altra non ha nulla a che vedere con la separazione delle carriere: pm e giudici oggi rispondono a un unico organo di governo autonomo (il Csm) che decide su tutti gli aspetti delle loro carriere (promozioni, trasferimenti, nomine ecc.) e che è composto sia pm che da giudici, secondo una commistione illogica e assurda che ha ovvie conseguenze.
2) “Per il No i giudici non sono accondiscendenti ai pm, tant’è che le assoluzioni ci sono nel 30% dei casi con punte del 50%”. Dato fuorviante: il punto non è mai stato il tasso di assoluzione in dibattimento, bensì la tendenza del giudice ad appiattirsi alle tesi dell’accusa soprattutto nella fase delle indagini. Recenti statistiche del Ministero della Giustizia dimostrano come le richieste avanzate dai pm durante le indagini (come le intercettazioni) vengono accolte con un tasso di oltre il 90% da parte dei gip.
3) “Con un Consiglio tutto dei pm il rischio è che venga tenuta in piedi l’accusa a tutti i costi, mentre oggi devono cercare le prove anche a favore dell’imputato”. Falso. La riforma non cancella l’articolo 358 del codice di procedura penale, secondo cui il pm deve svolgere anche indagini su fatti e circostanze a favore della persona sottoposta alle indagini.
4) “Con due Csm i costi passano da 50 a 100 milioni di euro l’anno”. Falso. Non essendo ancora stato stabilito dalla legge ordinaria il numero dei componenti dei due futuri Csm è impossibile calcolarne il costo.
5) “I laici saranno sorteggiati dal Parlamento in un elenco di giuristi scelto dalla maggioranza”. Falso. Sarà la legge attuativa a stabilire il quorum richiesto al Parlamento per stilare l’elenco dei giuristi dal quale saranno poi estratti a sorte i membri laici dei Csm. La maggioranza quindi non è ancora stata stabilita, ma secondo la dottrina costituzionalistica più autorevole il quorum non potrà essere la maggioranza semplice: trattandosi di un organo di garanzia (come il Csm) dovrà essere richiesta una maggioranza qualificata, che implica il coinvolgimento delle opposizioni.
6) “Per il Sì bisogna togliere la sezione disciplinare al Csm perché troppo indulgente e affidare la funzione a un’Alta Corte. Per il No parlano i numeri: in 15 anni su 1.399 processi disciplinari ci sono state ben 644 condanne”. Falso. Qui non si comprende veramente da dove siano stati presi questi numeri. Secondo i dati forniti dalla procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare, dal 2015 al 2025, quindi in 11 anni, i procedimenti disciplinari nei confronti dei magistrati sono stati 1.443 e le condanne 382, quindi il 26% (anziché 46% come riferito da Gabanelli). Senza dimenticare che oltre il 90% degli esposti viene archiviato ancor prima di arrivare a un vero procedimento disciplinare (e senza considerare che nella stragrande maggioranza dei casi la "condanna" irrogata è costituita da sanzioni che non impediscono al magistrato di proseguire la sua attività).
7) “Inoltre è pericoloso, perché il sanzionato non potrà più come oggi fare ricorso in Cassazione, ma soltanto davanti alla stessa Alta Corte”. Falso. Data la natura di sentenza pronunciata dall’Alta Corte non può ritenersi abrogata la possibilità di impugnare il provvedimento in Cassazione per violazione di legge.
8) “Il dato certo, per voce degli stessi promotori della riforma, è che non c’entra nulla con l’efficienza della giustizia e la separazione delle carriere non renderà i processi più veloci. Come dire: i problemi nostri restano tali e quali”. Cara Gabanelli, siamo di fronte a una riforma dell’ordinamento, non a una riforma del processo penale o civile, quindi appare surreale contestare il mancato miglioramento dell’efficienza della giustizia.
Per quanto riguarda “i problemi nostri” direi che non restano affatto “tali e quali”: se non avremo una giustizia più rapida avremo sicuramente una giustizia migliore. La riforma rende pienamente terzo e imparziale il giudice e lo libera da qualsiasi contaminazione con il pm: il giudice non nascerà nella stessa ‘culla’ del pm, non farà lo stesso concorso, non si formerà insieme a lui, non si scambierà più i giudizi di professionalità, sarà più libero di decidere secondo scienza e coscienza. Con la separazione delle carriere avremo un giudice che mette sullo stesso piano le prove dell’accusa con le prove della difesa, come prevede esattamente l’articolo 111 della Costituzione, che sancisce la parità fra le parti. E' dunque ragionevole aspettarsi una riduzione dei casi di ingiusta detenzione e di errori giudiziario.
No, direi proprio che “i problemi nostri” non resteranno “tali e quali”, anzi… Ma con la diffusione di queste bufale la vittoria del Sì è ancora più in salita.
Sono usciti i dati dell'Agcom sulla campagna referendaria. Tre punti rilevanti.
Non esiste TeleMeloni: sulla Rai c'è un sostanziale equilibrio tra Sì e No.
Rete4 è squilibrata: 64,2% Sì vs 35,8% No.
La7 è più squilibrata di Rete4: 29,6% Sì vs 70,4% No. https://t.co/zN0G4ER96R
I blindati della polizia del Qatar alle Olimpiadi? Ho un déjà vu.
L’arrivo dei mezzi delle forze di sicurezza di Doha in Italia, per i giochi invernali, non é una novità. Per Parigi 2024 accadde la stessa cosa. Ai tempi, eravamo tutti rimasti stupiti ma ,come documenta questo servizio de Le Parisien, si tratta di una prassi consolidata. In Francia arrivarono 1800 agenti, da 43 paesi diversi, all’interno di un accordo internazionale per la sicurezza, trattandosi di eventi ad alto rischio.
Blitz in piena notte. Scambi di persona. Arresti arbitrari. Un bel reportage della Cnn sulle storture dell’Ice, negli Stati Uniti. Avvertenza: é del 2016, quando il presidente era Obama e non c’erano tracce di manifestazioni per strada.
Sinistra quando Trump ospita un mondiale: vergogna, é un fascista, così si fa il gioco delle destre!!
Sinistra quando la coppa del mondo si é giocata in Qatar: bisogna altresì promuovere i progressi fatti in materia di rispetto dei lavoratori, quanto alle donne, bisogna capire la loro cultura e non porsi come occidentali arroganti. Non scadiamo nell’islamofobia, per altro é un messaggio a Israele..
In Spagna Pedro Sánchez è in estrema difficoltà: oggi il Congresso ha bocciato il Dpb, vuol dire che il governo non ha i numeri per approvare la legge di Bilancio per il terzo anno di fila; sempre oggi il suo braccio storico destro Ábalos è il primo parlamentare a entrare in carcere (accusa di corruzione) e, sentendosi tradito dal partito, indica dove indagare per arrivare a Begoña, la moglie di Sánchez.
Pochi giorni fa è stato condannato García Ortiz, il procuratore generale nominato da Sánchez sulla cui innocenza giurava il premier: ha usato informazioni giudiziarie riservate per colpire un’oppositrice politica di Sánchez, la leader del Pp a Madrid Díaz Ayuso. Nel frattempo gli indipendentisti catalani di destra sono usciti dalla maggioranza Frankenstein che sostiene il governo e anche la sinistra di Podemos è con un piede fuori. Sánchez ha dimostrato negli anni una incredibile capacità di resistenza e sopravvivenza politica, ma stavolta sembra proprio aver consumato tutti i jolly.
Ti ricordo, caro @GiuseppeConteIT , che la perseguibilità a querela che oggi vi scandalizza l'avete votata voi nella scorsa legislatura. Ti rinfresco la memoria, era una delega contenuta all'articolo 1 comma 15 della legge Cartabia, che prevedeva la procedibilità a querela per il reato di lesioni personali stradali gravi o gravissime e ulteriori specifici reati contro la persona o contro il patrimonio nell'ambito di quelli puniti con pena edittale detentiva non superiore nel minimo a due anni.
Questo è il vostro stile.
Bersani, tra un brick di Tavernello e l’altro: “I balletti testimoniano che la tecno-economia domina e la politica è ridotta a demagogia e avanspettacolo”.
I sostenitori di Bersani, nel 2013, quando si esibirono nel celebre ballo “Lo smacchiamo” coreografato da Chiara Geloni: