Perso nelle lacrime c’è un pensiero, rivedo quell’inviata che l’altra mattina ha domandato alla sorella di Giulia: «Ma forse lei aveva già un altro, tu ne sai niente?». Bisogna che cambi la testa di un Paese intero, bisogna, si deve.
Uno studente chiese all'antropologa Margaret Mead quale riteneva che fosse il primo segno di civiltà in una cultura. Lo studente si aspettava che Mead parlasse di ami, pentole di terracotta o macine di pietra. Ma non fu così.
Mead disse che il primo segno di civiltà in una cultura antica era un femore rotto e poi guarito. Spiegò che nel regno animale, se ti rompi una gamba, muori. Non puoi scappare dal pericolo, andare al fiume a bere qualcosa o cercare cibo. Sei carne per bestie predatrici che si aggirano intorno a te. Nessun animale sopravvive a una gamba rotta abbastanza a lungo perché l'osso guarisca.
Un femore rotto che è guarito è la prova che qualcuno si è preso il tempo di stare con colui che è caduto, ne ha bendato la ferita, lo ha portato in un luogo sicuro e lo ha aiutato a riprendersi.
Mead disse che aiutare qualcun altro nelle difficoltà è il punto in cui la civiltà inizia. Noi siamo al nostro meglio quando serviamo gli altri. Essere civili è questo.
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Il 15 novembre 1978 si spegneva a New York Margaret Mead, celebre antropologa statunitense.
Thanks for all your wonderful comments about #AfterLife still flooding in after all this time. And thanks for always supporting people on here who open up about their own grief. "Good people do things for other people. The end."
Quando arrivi con una bottiglia di vino buona, ma il padrone di casa la fa sparire e mette il tavola il cancarone.
Girone infernale per lui, persino più giù di quelli che ti fanno mettere le ciabatte.
Se qualcuno ha scelto voi, come unica persona a cui confidare una cosa importante (come è potente questa cosa?), non ha scelto anche il vostro ragazzo, mamma, sorella gemella, amico caro e bagnino del mare. Quella cosa la dovete custodire, come fosse l'ultimo horcrux rimasto.
Non finirò mai di stupirmi di quanto la maggior parte dei calciatori professionisti sia proprio immersa in una bolla di vetro di cui non ha la benché minima percezione, cioè questo scrive “Il segreto è la semplicità” in un locale (?) della Galleria, realtà parallela
Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi che per me son sempre loro, perché da chi altro vuoi andare se non da quelli che ti hanno visto risorgere un sacco di volte e ti amano così come sei perché avete gli stessi colori e le stesse turbe mentali.