Japanese actor Hiroyuki Sanada spoke about the contradictions of human nature:
“Some people dream of having a swimming pool at home, while those who have one hardly ever use it. Those who have lost a loved one feel a profound sense of loss, while others often complain about their living relatives. Those without a partner long for one, while those who have one often don't appreciate it. The hungry would give anything for a meal, while the satiated complain about the taste of their food. Those without a car dream of owning one, while those who have a car are always looking for a better one.”
The key to happiness is gratitude: truly seeing and appreciating what we already have, and understanding that somewhere, someone would give anything for what we take for granted.
I think I finally understand what is wrong with Nolan: his universe is adverse to myth. It is made entirely of causality, and causality alone.
He may be the most gifted filmmaker working in big-budget Hollywood today. But he is going to crash on myth the way sailors crashed on the rocks below the Sirens.
When I criticized the teaser, I was told: wait for the trailer. When I criticized the trailer, I was told: wait for the film. Then I read the two-hour interview Nolan gave to Time Magazine, and something clicked.
The tell is in a detail Nolan offers with obvious pride. He found a solution to what he saw as a narrative problem: why would the Trojans believe the horse was empty and drag it inside their city? His answer is to make the horse half-submerged, sinking into the sea, so the Trojans would rescue it rather than accept it as a gift.
It is a solution to a problem that never was one because it is a myth. The Trojans bring the horse inside because it is a gift and it has wheels. The poet tells you something plainly impossible with the same tone he uses to describe the sunrise, and in doing so he is signaling that the level of reality goes beyond mere causality and exists on other levels.
He is the kind of guy who would explain that Santa can fit through the chimney because he designed it wide enough from the start, using proper construction methods and reliable materials. And then explain how the reindeer are fed to sustain that much effort in a single night, and how Santa elaborated a clever logistics route to deliver all the gifts on time.
Watch him justify the armor despite its fantastical look, or explain the absence of orchestra because there was no orchestra in Ancient Greece. There were no IMAX cameras either, Christopher. A simple authorial act would have sufficed: because I like it better that way. That honesty might have opened a door out of causality.
This narrative prison is precisely why people eventually seek out avant-garde and experimental cinema, why they feel something release when causality finally breaks. Because causality is already the weight of our ordinary lives.
As long as Nolan stayed away from myth, his causal world of mirrors and clever tricks and puzzles worked beautifully, sometimes brilliantly. But this is something else. This is the gut of myth. This is the Dionysian spirit of mud and blood and the salt of the sea. This is the beautiful lie that makes you erupt with sacred joy.
Have the sketch version my sunbathing Mü and those sheep eyes in his back. :)
Thank you a lot, people, for all the love you gave that little guy the other day.✨✨✨✨
🚨🇬🇧🇺🇸 Ho visto che in giro e sui grandi media sono stati riportati alcuni stralci del discorso al Congresso di Re Carlo, i passaggi più significativi, i cosiddetti highlights. Scelta legittima e comprensibile, ma penso sarebbe un peccato perdersi la bellezza del suo intervento integrale.
Il sovrano britannico è letteralmente salito in cattedra. Ha dato una lectio magistralis di soft power, chiarito cosa significhi essere il monarca di una delle civiltà più longeve e influenti della storia di questo pianeta. Lo ha fatto alla maniera britannica, alternando alto e basso, ironia tagliente e gravità istituzionale. Lo ha fatto ricordando che la Storia ha un peso, che i Paesi, questi due in particolare, hanno delle responsabilità. Cosa ancora più importante: lo ha fatto con grande dignità. In maniera sottile ma incrollabile, ha risposto ad alcuni degli attacchi portati in questi mesi dal presidente Trump, in particolare ricordando come la forza della NATO sia sempre stata la sua unità, e come il popolo (e i soldati) del Regno Unito abbia sempre risposto presente, in passato, quando l'America ha chiamato per combattere al proprio fianco.
Forse non basta una visita per ricucire per sempre i rapporti transatlantici, forse è illusorio sperare che la "special relationship" sia veramente tornata. Ma Re Carlo ha fatto davvero il massimo. Ho tradotto il suo intervento per voi. Buona lettura.
"Signor Vicepresidente, Signor Speaker, membri del Congresso, rappresentanti del popolo americano in tutti gli Stati, territori, città e comunità. Vorrei, se mi è concesso, cogliere questa opportunità per esprimere la mia particolare gratitudine a tutti voi per il grande onore di rivolgermi a questa sessione congiunta del Congresso e, a nome della Regina e mio, ringraziare il popolo americano per averci accolto negli Stati Uniti in questo anno del duecentocinquantesimo anniversario della Dichiarazione di Indipendenza. E per tutto questo tempo, i nostri destini come nazioni sono stati intrecciati.
Come disse Oscar Wilde, oggi abbiamo davvero tutto in comune con l’America, tranne, naturalmente, la lingua.
Ci incontriamo in tempi di grande incertezza, in tempi di conflitto, dall’Europa al Medio Oriente, che pongono immense sfide alla comunità internazionale e il cui impatto si avverte nelle comunità lungo tutta l’estensione dei nostri paesi. Ci incontriamo anche all’indomani dell’incidente non lontano da questo grande edificio, che ha cercato di danneggiare la leadership della vostra nazione e di fomentare paura e discordia più ampie. Lasciatemi dire, con incrollabile determinazione, che tali atti di violenza non avranno mai successo. Qualunque siano le nostre differenze, qualunque siano i disaccordi che possiamo avere, restiamo uniti nel nostro impegno a difendere la democrazia, a proteggere tutte le nostre persone da ogni danno e a rendere omaggio al coraggio di coloro che ogni giorno rischiano la vita al servizio dei nostri paesi.
Stando qui oggi, è difficile non sentire il peso della storia sulle mie spalle, perché il rapporto moderno tra le nostre due nazioni e i nostri popoli non abbraccia soltanto 250 anni, ma oltre quattro secoli. È straordinario pensare che io sia il diciannovesimo nella nostra linea di sovrani a seguire con quotidiana attenzione gli affari dell’America. Vengo dunque qui oggi con il massimo rispetto per il Congresso degli Stati Uniti, questa cittadella della democrazia creata per rappresentare la voce di tutto il popolo americano, per promuovere diritti e libertà sacre.
Parlando in questa rinomata aula di dibattito e deliberazione, non posso fare a meno di pensare alla mia defunta madre, la Regina Elisabetta, che nel 1991 ebbe anch’ella questo sacro onore e parlò sotto lo sguardo vigile della Statua della Libertà sopra di noi. Oggi sono qui, in questa grande occasione nella vita delle nostre nazioni, per esprimere la più alta stima e amicizia del popolo britannico verso il popolo degli Stati Uniti.
Ora, come forse saprete, quando mi rivolgo al mio Parlamento a Westminster, seguiamo ancora un’antica tradizione e prendiamo in ostaggio un membro del Parlamento, trattenendolo a Buckingham Palace finché non faccio ritorno in sicurezza. Oggigiorno trattiamo il nostro ospite molto bene, al punto che spesso non vuole più andarsene. Non so, Signor Speaker, se ci siano volontari per questo ruolo qui oggi.
Guardando indietro attraverso i secoli, Signor Speaker, emergono certi schemi, certe verità evidenti da cui possiamo imparare e trarre forza reciproca. Con lo spirito del 1776 nella mente, possiamo forse concordare che non sempre siamo d’accordo, almeno in prima battuta. In effetti, il principio stesso su cui fu fondato il vostro Congresso, “no taxation without representation”, fu allo stesso tempo un disaccordo fondamentale tra noi e un valore democratico condiviso che voi avete ereditato da noi. La nostra è una partnership nata da una disputa, ma non per questo meno forte. Forse, in questo esempio, possiamo intravedere che le nostre nazioni sono, in realtà, istintivamente affini, frutto delle comuni tradizioni democratiche, giuridiche e sociali su cui si fondano i nostri sistemi di governo ancora oggi.
Attingendo a questi valori e tradizioni più e più volte, i nostri due paesi hanno sempre trovato il modo di unirsi. E, per Giove, Signor Speaker, quando abbiamo trovato quel modo di essere d’accordo, quali grandi cambiamenti sono stati realizzati - non solo a beneficio dei nostri popoli, ma di tutti i popoli.
Questo, credo, è l’ingrediente speciale della nostra relazione. Come osservò lo stesso Presidente Trump durante la sua visita di Stato in Gran Bretagna lo scorso autunno, il legame di parentela e identità tra America e Regno Unito è inestimabile ed eterno. È insostituibile e indissolubile.
Signor Speaker, questa non è affatto la mia prima visita a Washington, D.C., la capitale di questa grande repubblica. È, infatti, la mia ventesima visita negli Stati Uniti, e la mia prima come Re e capo del Commonwealth. Questa è una città che simboleggia un periodo della nostra storia condivisa, o, come avrebbe potuto dire Charles Dickens, “Una storia di due George”: il primo presidente, George Washington, e il mio antenato di cinque generazioni, Re Giorgio III.
Re Giorgio, come sapete, non mise mai piede in America. E vi assicuro, signore e signori, che non sono qui come parte di qualche astuta azione di retroguardia.
I Padri Fondatori furono ribelli coraggiosi e visionari con una causa. Duecentocinquant’anni fa - o, come diciamo nel Regno Unito, proprio l’altro giorno - dichiararono l’indipendenza bilanciando forze contrapposte e traendo forza dalla diversità. Unirono 13 colonie disparate per forgiare una nazione sull’idea rivoluzionaria della vita, della libertà e della ricerca della felicità. Portarono con sé e portarono avanti la grande eredità dell’Illuminismo britannico, così come ideali che avevano una storia ancora più profonda nel diritto comune inglese e nella Magna Carta. Queste radici sono profonde e sono ancora vitali.
La nostra Dichiarazione dei Diritti del 1689 non fu solo il fondamento della nostra monarchia costituzionale, ma fornì anche la fonte di molti dei principi ribaditi, spesso parola per parola, nella Carta dei Diritti americana del 1791. E queste radici risalgono ancora più indietro nella storia. La U.S. Supreme Court Historical Society ha calcolato che la Magna Carta è citata in almeno 160 casi della Corte Suprema dal 1789, non da ultimo come fondamento del principio secondo cui il potere esecutivo è soggetto a controlli e contrappesi.
Questo è il motivo per cui esiste una pietra lungo il Tamigi, a Runnymede, dove la Magna Carta fu firmata nel 1215. Questa pietra ricorda che un acro di quel sito antico e storico fu donato agli Stati Uniti d’America dal popolo del Regno Unito per simboleggiare la nostra comune determinazione a sostenere la libertà e in memoria del Presidente John F. Kennedy.
Distinti membri del 119° Congresso, è qui, in queste stesse sale, che questo spirito di libertà e la promessa dei fondatori dell’America sono presenti in ogni sessione e in ogni voto espresso non dalla volontà di uno solo, ma dalla deliberazione di molti, rappresentando il mosaico vivente degli Stati Uniti nei nostri due paesi. È proprio il fatto delle nostre società vivaci, diverse e libere che ci dà la nostra forza collettiva, anche nel sostenere le vittime di alcuni dei mali che purtroppo esistono nelle nostre società oggi.
E, Signor Speaker, per molti qui e per me stesso, la fede cristiana è un’ancora salda e un’ispirazione quotidiana che ci guida non solo personalmente, ma insieme come membri della nostra comunità. Avendo dedicato gran parte della mia vita ai rapporti interreligiosi e a una maggiore comprensione, è quella fede nel trionfo della luce sulle tenebre che ho visto confermata innumerevoli volte.
Attraverso essa, sono ispirato dal profondo rispetto che si sviluppa quando persone di fedi diverse crescono nella comprensione reciproca. Per questo è mia speranza, la mia preghiera, che in questi tempi turbolenti, lavorando insieme e con i nostri partner internazionali, possiamo impedire che gli aratri si trasformino in spade.
Sono consapevole che siamo ancora nel periodo pasquale, la stagione che rafforza maggiormente la mia speranza. È per questo che credo con tutto il cuore che l’essenza delle nostre due nazioni sia una generosità di spirito e un dovere di promuovere la compassione, favorire la pace, approfondire la comprensione reciproca e valorizzare tutte le persone, di tutte le fedi e anche di nessuna.
L’alleanza che le nostre due nazioni hanno costruito nel corso dei secoli, e per la quale siamo profondamente grati al popolo americano, è davvero unica, e fa parte di quella che Henry Kissinger descrisse come la visione elevata di Kennedy di una partnership atlantica fondata su due pilastri: Europa e America. Questa partnership, credo, Signor Speaker, è oggi più importante che mai.
Il primo sovrano britannico regnante a mettere piede in America fu mio nonno, Re Giorgio VI. Visitò il paese nel 1939 con la mia amata nonna, la Regina Elisabetta, la Regina Madre. Le forze del fascismo in Europa avanzavano, e poco dopo gli Stati Uniti si unirono a noi nella difesa della libertà. I nostri valori condivisi prevalsero. Oggi ci troviamo in una nuova era, ma quei valori restano. È un’era che per molti aspetti è più instabile e più pericolosa del mondo di cui parlò mia madre in quest’aula nel 1991.
Le sfide che affrontiamo sono troppo grandi perché una sola nazione possa sostenerle da sola. Ma in questo ambiente imprevedibile, la nostra alleanza non può basarsi solo sui risultati passati né dare per scontato che i principi fondamentali persistano automaticamente. Come ha detto il mio primo ministro il mese scorso, la nostra è una partnership indispensabile. Non dobbiamo trascurare tutto ciò che ci ha sostenuto negli ultimi 80 anni. Dobbiamo invece costruirci sopra.
Il rinnovamento oggi comincia dalla sicurezza. Il Regno Unito riconosce che le minacce che affrontiamo richiedono una trasformazione della difesa britannica. Per questo il nostro paese ha deciso, per essere pronto al futuro, il più grande aumento sostenuto della spesa per la difesa dalla Guerra Fredda - periodo durante il quale, oltre 50 anni fa, ho servito con immenso orgoglio nella Royal Navy, seguendo le orme navali di mio padre il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, di mio nonno Re Giorgio VI, del mio prozio Lord Mountbatten e del mio bisnonno Re Giorgio V.
Quest’anno segna anche il 25° anniversario dell’11 settembre. Questa atrocità fu un momento decisivo per l’America, e il vostro dolore e shock furono sentiti in tutto il mondo. Durante la mia visita a New York, mia moglie ed io renderemo nuovamente omaggio alle vittime, alle famiglie e al coraggio mostrato di fronte a una perdita terribile. Eravamo al vostro fianco allora e siamo al vostro fianco oggi, nel solenne ricordo di un giorno che non sarà mai dimenticato.
Subito dopo l’11 settembre, quando la NATO invocò per la prima volta l’Articolo 5 e il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite fu unito di fronte al terrorismo, rispondemmo insieme, come i nostri popoli hanno fatto per oltre un secolo, fianco a fianco attraverso due guerre mondiali, la Guerra Fredda, l’Afghanistan e momenti che hanno definito la nostra sicurezza condivisa. Oggi, Signor Speaker, quella stessa incrollabile determinazione è necessaria per la difesa dell’Ucraina e del suo popolo così coraggioso. È necessaria per garantire una pace davvero giusta e duratura.
Dalle profondità dell’Atlantico ai ghiacci artici che si stanno sciogliendo in modo disastroso, l’impegno e la competenza delle Forze Armate degli Stati Uniti e dei loro alleati sono al cuore della NATO - impegnati nella difesa reciproca, nella protezione dei nostri cittadini e interessi, nel mantenere nordamericani ed europei al sicuro dai nostri avversari comuni. I nostri legami di difesa, intelligence e sicurezza sono intrecciati in modo strutturale attraverso relazioni misurate non in anni, ma in decenni. Oggi, migliaia di militari statunitensi, funzionari della difesa e le loro famiglie sono di stanza nel Regno Unito, mentre personale britannico serve con uguale orgoglio in 30 Stati americani. Costruiamo insieme gli F-35 e abbiamo concordato il più ambizioso programma di sottomarini della storia, AUKUS. E lo facciamo in partnership con l’Australia, un Paese di cui sono anche immensamente orgoglioso di essere sovrano.
Non intraprendiamo insieme queste straordinarie iniziative per sentimento. Lo facciamo perché costruiscono una maggiore resilienza condivisa per il futuro, rendendo i nostri cittadini più sicuri per le generazioni a venire. I nostri ideali comuni non sono stati solo cruciali per la libertà e l’uguaglianza, ma sono anche il fondamento della nostra prosperità condivisa. Lo stato di diritto, la certezza di regole stabili e accessibili, un sistema giudiziario indipendente, la risoluzione delle controversie e una giustizia imparziale: queste caratteristiche hanno creato le condizioni per secoli di crescita economica senza pari nei nostri due paesi.
Per questo i nostri governi stanno concludendo nuovi accordi economici e tecnologici per scrivere il prossimo capitolo della nostra prosperità comune e garantire che l’ingegno britannico e americano continui a guidare il mondo. Le nostre nazioni stanno unendo talenti e risorse nelle tecnologie del futuro: nella fusione nucleare, nel calcolo quantistico, nell’intelligenza artificiale e nella scoperta di farmaci, con la promessa di salvare innumerevoli vite. Più in generale, celebriamo i 430 miliardi di dollari di scambi annuali in crescita, i 1.700 miliardi di dollari di investimenti reciproci che alimentano questa innovazione e i milioni di posti di lavoro su entrambe le sponde dell’Atlantico.
Queste sono solide basi su cui continuare a costruire per le generazioni future. I nostri legami nell’istruzione, nella ricerca e nello scambio culturale rafforzano cittadini e futuri leader di entrambi i paesi. La Marshall Scholarship, intitolata al grande generale George Marshall e di cui sono orgoglioso patrono, è emblematica del legame tra i nostri paesi. Dalla sua fondazione, oltre 2.300 borse di studio sono state assegnate, aprendo le porte agli americani di ogni estrazione per studiare nelle principali università del Regno Unito. Guardando ai prossimi 250 anni, dobbiamo anche riflettere sulla nostra responsabilità condivisa di proteggere la natura, il nostro bene più prezioso e insostituibile. Per millenni, ben prima che esistessero le nostre nazioni, prima di qualsiasi confine, le montagne della Scozia e degli Appalachi erano una cosa sola: una catena continua nata dall’antica collisione dei continenti. Le meraviglie naturali degli Stati Uniti d’America sono davvero un patrimonio unico, e generazioni di americani hanno risposto a questa responsabilità. Leader indigeni, politici e civili, persone delle comunità rurali e urbane, hanno contribuito a proteggere e custodire quella che il Presidente Theodore Roosevelt definì la “gloriosa eredità” di questa terra. Eppure, mentre celebriamo la bellezza che ci circonda, la nostra generazione deve decidere come affrontare il collasso dei sistemi naturali critici, che minaccia ben più dell’armonia e della diversità della natura. Ignoriamo a nostro rischio il fatto che questi sistemi naturali - in altre parole, l’economia della natura - forniscono il fondamento della nostra prosperità e della nostra sicurezza nazionale.
La storia del Regno Unito e degli Stati Uniti è, nel suo cuore, una storia di riconciliazione, rinnovamento e straordinaria partnership. Dalle amare divisioni di 250 anni fa, abbiamo forgiato un’amicizia che è cresciuta fino a diventare una delle alleanze più importanti della storia umana.
Prego con tutto il cuore che la nostra alleanza continui a difendere i nostri valori condivisi con i nostri partner in Europa, nel Commonwealth e nel mondo, e che ignoriamo i richiami a diventare sempre più ripiegati su noi stessi.
Signor Speaker, Signor Vicepresidente, illustri signore e signori, le parole dell’America hanno peso e significato, come è stato fin dall’indipendenza. Le azioni di questa grande nazione contano ancora di più.
Il Presidente Lincoln lo comprese molto bene quando disse nel discorso di Gettysburg che il mondo può prestare poca attenzione a ciò che diciamo, ma non dimenticherà mai ciò che facciamo.
E così, agli Stati Uniti d’America, nel vostro 250° anniversario, che i nostri due paesi si riconsacrino l’uno all’altro nel servizio disinteressato ai nostri popoli e a tutti i popoli del mondo. Dio benedica gli Stati Uniti e Dio benedica il Regno Unito".
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