Gente, alguém pode me explicar como uma única pessoa consegue trabalhar das 9h às 18h, fazer 10 000 passos por dia, ir à academia três vezes por semana, cozinhar refeições caseiras, manter a casa impecável, passar tempo de qualidade com a família, dormir oito horas por noite, ler livros, aprender idiomas, ter hobbies, cuidar da saúde, ser atraente o tempo todo… e ainda assim conseguir não acabar com um transtorno de ansiedade?
Tenho a impressão de que nos venderam uma imagem da vida que é simplesmente impossível de sustentar na realidade.
L' Arabia Saudita è una dittatura, non c'è libertà di parola né di religione, le donne hanno bisogno di un tutore, si applica la pena di morte: 100 le esecuzioni fino a giugno. Kashoggi è stato assassinato nell' ambasciata di Istanbul.
Noi abbiamo l' esercito in Arabia Saudita.
L'ITALIA È GIÀ IN GUERRA?
Ieri, gli Houthi hanno colpito un caccia Eurofighter italiano nella base saudita di Tàif, dove schieriamo la task force Air-Arabia con 400 militari. Ma abbiamo scopeto che c'è anche una parte di un'altra task force, la Land, formata da almeno 260 uomini con una batteria missilistica Samp/T, due radar Kronos e una batteria di cannoni Skynex.
Nel frattempo, interveniamo strutturalmente in Lituania e vogliamo mandare la Marina nello stretto di Bab el-Mandeb.
Oltre al disastro umanitario, i costi sociali sono sempre più alti, senza che ci sia un potere democratico alternativo a quello della finanza internazionale che gestisce la raffinazione e i prezzi dei prodotti petroliferi.
Cosa ha da dire su questo l'Italia?
«Ho deciso, insieme al Capo di Stato Maggiore della Difesa, di attivare la Marina Militare per garantire il transito in sicurezza delle navi italiane nello stretto di Bab el-Mandeb. Abbiamo le capacità per proteggerne il passaggio». Così Guido Crosetto. Non il Parlamento, non le Camere: lui e un generale. Poi chiama «burocrazia» il fatto che qualcuno debba ancora votare.
Attivare la Marina in uno stretto tenuto da una milizia armata non è un comunicato: è l’invio di navi da guerra in un teatro di fuoco. Si può chiamarla scorta, libertà di navigazione, tutela dei commerci. Resta l’impiego della forza armata fuori dai confini, contro un avversario che spara. Questo, in italiano, si chiama guerra, anche se nessuno la dichiara.
L’articolo 78 della Costituzione è di una chiarezza insultante: le Camere deliberano lo stato di guerra e conferiscono al Governo i poteri necessari. L’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo per risolvere le controversie. Crosetto ha deciso prima. Il voto, se arriverà, arriverà dopo, come un timbro su un fatto compiuto.
«Non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa», dice. Traduzione: il tempo della democrazia è un lusso, il tempo degli armatori no. Quando una rotta si interrompe «le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano, crescono i prezzi per famiglie e imprese»; ogni crisi, aggiunge, «colpisce soprattutto le persone più fragili». Quindi si mandano marinai in un collo di bottiglia minato per salvare il carrello della spesa. La coesione sociale si difende con i missili.
Lo stretto non è un incidente meteorologico. È il prodotto di una guerra in Yemen che l’Occidente ha finanziato, armato, ignorato, poi riscoperto quando i container hanno cambiato rotta. Ora gli Houthi controllano la costa e le isole. Ora l’Italia «ha le capacità». Ieri quelle capacità servivano ad Aspides, missione europea già autorizzata. Oggi si parla di comando nazionale, di non aspettare Bruxelles, di staccare la bandiera se serve. Stesso mare, stesse navi, altro padrone. E il Parlamento, di nuovo, è un «valuteremo».
Crosetto precisa: «Non decido adesso quante navi». Ha già deciso che si va. Il quanto è un dettaglio, il chi autorizza è un fastidio. «Valuteremo con il governo e con il Parlamento cosa sarà necessario fare»: dopo aver annunciato l’attivazione, dopo aver parlato con gli armatori, dopo aver scritto all’Ue per chiedere più navi altrui e nel frattempo preparare le nostre.
Questa è la liturgia. Si parla di famiglie, di cavi sottomarini, di prosperità, di nazione marittima. Non si parla di chi spara, di chi muore, di chi ha già votato e di chi non voterà. Si pretende che una scorta militare in zona di guerra sia amministrazione ordinaria, come un piano del traffico.
Non è complicato. O il Parlamento decide, o non decide nessuno tranne chi ha già deciso. Tutto il resto è linguaggio da forum: Risorsa Mare, interessi nazionali, concretezza. Le navi partono. La ratifica, se esiste, insegue. E chi obietta diventa il burocrate che fa alzare il prezzo del gasolio.
In guerra
Il ministro Crosetto ha annunciato che mobiliterà la Marina militare nello stretto di Bab el-Mandeb per scortare le navi italiane, al di fuori della missione europea Aspides. Sarebbero già partiti i contatti tra l'intelligence italiana e gli Houti. Se lo stretto di Hormuz è essenziale per gas e petrolio, quel passaggio è indispensabile per materie prime, alimentari e per dare ancora centralità al Mediterraneo.
In Lituania, i jet italiani sono ormai usati abitualmente per respingere "probabili" attacchi russi, come ha definito Crosetto l'ultimo drone avvistato. Ieri gli Eurofighter italiani sono risaliti in quota dopo un presunto sconfinamento di due jet russi. Secondo la Meloni, in Russia ci sarebbe "nervosismo".
Se il primo intervento è necessario, nonostante sia stato causato da una risposta a una guerra suicidaria degli USA; l'attivismo dell'Aeronautica al confine di una guerra potenzialmente atomica è insensato e contrario agli interessi dell'Italia.
A Gaza è crollato un palazzo pieno di bambini rifugiati, già bombardato più volte dall'esercito israeliano. 21 persone sono morte, di cui 12 bambini. 100 sarebbero ancora intrappolati, di cui la metà bambini. A Gaza, oggi ci sono 2 milioni di persone rinchiuse in un recinto di 125 km quadrati. Una prigione di disumanità.
L'FBI assicura che ci sarebbe un piano del Cremlino "per omicidi mirati in Europa e America". Quelli organizzati invece dall'intelligence occidentale sarebbero passati di moda. Secondo i report che girano nel Pentagono, la Russia dovrebbe attaccare un paese della Nato all'inizio del 2027.
Dopo che gli Houti hanno bombardato l'oleodotto saudita East-West, che ha bloccato l'altro canale oltre Hormuz di passaggio del petrolio, le riserve dell'Italia sono a 10 milioni di tonnellate, utili per coprire il fabbisogno per 90 giorni. Intanto, manca ancora un vero piano pubblico per l'approvvigionamento, la raffinazione e il controllo dei prezzi sui prodotti energetici. Siamo ancora in mano al calcolo finanziario delle multinazionali, che continuano ad accumulare profitti miliardari. Il prezzo alla pompa è ormai fuori controllo. Lo Stato italiano, azionista di Eni ed Enel, si limita ad intascare dividendi (9 miliardi dal 2023), come un qualsiasi fondo d'investimento privato.
Von der Leyen continua a parlare di "green": non ci dice però che per la guerra in Ucraina sono state prodotte 311 milioni di tonnellate di Co2, che il settore militare pesa per il 5,5% dei gas serra, che il Pentagono è il soggetto istituzionale che inquina di più al mondo. Riarmo e ambiente non vanno insieme.
Gli USA, tramite il segretario dell'Air Force, hanno dichiarato che sono pronti a usare "armi spaziali". Hanno cioè già attivi "sistemi di controllo spaziale armati". Guerre stellari degli idioti. La Cina ha accusato l'Occidente di "trasformare lo spazio in un campo di battaglia."
La guerra è il proseguimento della finanza con altri mezzi.
"Italia potenza di pace" è il motto rivoluzionario di questo decennio.
Economia di pace, subito e senza condizioni.
Chi ci sta?
Gabriele Guzzi
Tener 50's es raro.
Todos viven una línea temporal distinta.
Algunos son abuelos, otros están cambiando pañales a las 3 am, otros salen con personas de 25 , otros celebran 20 años de casados.
La mitad parecen de 33 y la otra: mitad parece haber luchado en la 2 Guerra Mundial.
Cinco horas tardó la Defensa Civil Palestina en rescatar a Hammoud de entre los escombros.
Cinco horas atrapado bajo lo que quedaba de su casa tras un ataque aéreo israelí.
Así vive la infancia en Gaza: enterrada bajo las bombas, esperando sobrevivir.
Seguro que la prensa ya te lo contó, pero hoy "Israel" perpetró una masacre bombardeando a un grupo de niños que hacían fila para tomar agua potable cerca de una planta desalinizadora, en el campo de refugiados de Bureij, en Gaza.
El genocidio nunca se detuvo, solo se silenció.
In breve, le vere cause della guerra in Ucraina e le responsabilità dei governanti europei, servi degli USA, che si impuntano contro Trump esclusivamente sulle proposte che dovrebbero appoggiare.
Marco Travaglio (Tramite Fiorangela Altamura)
Prenez une minute pour lire cette information et regarder la vidéo.
À Gaza un immeuble s’est effondré cette nuit, dans des circonstances à déterminer.
Au moins 16 personnes sont mortes, parmi lesquelles 5 enfants. Les sauveteurs se sont affairés pour sortir des décombres les survivants.
Il y a encore des dizaines de personnes coincés sous les débris.
Ça s’est passé quand elles dormaient.
Les Palestiniens à Gaza ne sont jamais tranquilles, pas un instant, la mort peut les frapper à tout instant.
Pensez à eux, continuez à protester et à le rappeler : à Gaza le génocide continue.
Wow, what's coming for the world is going to be absolutely catastrophic. 99% of people have no idea how bad this is. So many refineries offline, all at once, all over the world.
Chiamate la neuro
Ursula von der Leyen ha tenuto il suo sesto discorso sullo Stato dell'Unione.
Ha sostenuto che "sta emergendo un'Europa più forte e indipendente", perché "è un'Europa che sta consolidando la propria prosperità." Parla di "un'Europa che si sta liberando dalla sua tossica dipendenza dai combustibili fossili russi. Che è diventata la più grande potenza commerciale del pianeta. Che sta trasformando la propria politica industriale pur mantenendo il nostro modello sociale unico [sic!]."
Ha poi chiarito chi sarebbero i veri nemici di questo mondo fantastico dell'UE: "che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell'ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso." Questi cattivoni "disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea."
Ha poi annunciato che il Canada sarà il primo "membro associato dell'Ue", uno status mai esistito, che di fatto fa dell'UE un forum internazionale senza un chiaro riferimento geografico, politico e culturale. Perché infatti non potrebbe entrare in futuro anche l'Australia, il Giappone o qualunque altro paese del mondo? Il salto politico - mai possibile o auspicabile - diviene evidentemente inimmaginabile.
Ha però sostenuto che "solo l'Europa può garantire la vera sovranità ai suoi cittadini", sebbene "l’Europa non può rimanere una potenza industriale se i prezzi dell’energia sono strutturalmente troppo elevati". Chissà come mai i prezzi sono così alti, non per una guerra al confine che stiamo fomentando senza una chiara visione sul medio periodo? Ma il suo obiettivo è chiaro: "rimettere in moto l’economia europea è la nostra priorità numero uno". Dati i risultati recenti, speriamo non si impegnino troppo.
Rilancia poi il ruolo dell'UE come presunta potenza geopolitica, "come stiamo facendo stando al fianco dell'Ucraina nella sua lotta per il futuro e per la nostra libertà. O quando abbiamo difeso la Groenlandia quando era minacciata". E preme insistentemente sul riarmo come risposta primaria alle nuove sfide: "questa è un'Europa più capace che mai di difendersi. Un'Europa che ha radicalmente rinnovato il suo approccio alla sicurezza nazionale. Un'Europa che ha aumentato la spesa per la difesa di quasi l'80% solo negli ultimi cinque anni."
Non so se bisogna chiamare Zelig Circus per assumerla o il reparto di neurologia di Bruxelles.
In ogni caso, siamo in mano a gente pericolosa.
L'Eurosuicidio prosegue senza alcun risveglio delle classi dirigenti.
Siamo in tempi decisivi.
L'accecamento è massimo, il popolo è disorientato.
Siamo pronti a operare un cambiamento di queste non-élite?
Siamo pronti, innanzitutto come Italia, a metterci di traverso rispetto a questa tendenza pericolosa?
Gabriele Guzzi
La cosiddetta comunità internazionale non si indigna perché non è una comunità e non è internazionale. È un club di cancellerie occidentali che recita il diritto quando serve a colpire il nemico e lo seppellisce quando serve a coprire l’alleato. Trump parla come parla perché ha capito la regola: la legge vale per i deboli, la forza per chi ha le portaerei.
Quando Mosca invade l’Ucraina scatta il catechismo sacro della sovranità, delle frontiere, dei crimini di guerra. Quando Gaza viene ridotta a un campo di fame e macerie con bombe americane da duemila libbre, le stesse capitali scoprono la «complessità», il «diritto a difendersi», il silenzio diplomatico. Non è un’incoerenza: è il metodo.
Il 17 novembre 2025 il Consiglio di Sicurezza ha consegnato di fatto la sorte di Gaza a un boss newyorkese. Da quel giorno il diritto internazionale non è più un vincolo: è un optional. Chi si finge scandalizzato dalle parole di Trump sta recitando. Le parole sono volgari. I fatti sono la continuità nuda di un ordine che ha sempre funzionato così.
Trump usa l’anniversario dell’11 settembre per vantarsi di mandare «i terroristi all’inferno» e le petroliere in fondo al mare. Minaccia di «cancellare» un intero paese. Ripete che l’Iran non avrà mai l’atomica e che lo Stretto è suo. L’indignazione ufficiale è fioca, selettiva, a scadenza. Perché su Iran e Israele quella stessa comunità ha già scelto da decenni: impunità per chi bombarda, sanzioni e tribunali per chi resiste.
L’Aia vale per l’Africa e per Putin. Non vale per chi siede al tavolo dei vincitori. L’Europa predica valori e firma contratti d’armi. L’ONU emette risoluzioni e poi le consegna a chi le ignora. I giornali liberali si stracciano le vesti sul tono, mai sulla sostanza: l’occupazione, il blocco, la fame usata come arma, la pulizia territoriale venduta come «piano di pace».
Trump non ha inventato nulla. Ha solo tolto i guanti bianchi. Dice ad alta voce ciò che Washington ha sempre fatto sottovoce: il più forte decide, il resto si adatta o viene schiacciato. La comunità internazionale non si ribella perché è parte del meccanismo. Si offende solo quando il volgare americano le ruba la posa morale o le alza i dazi.
Chi pretende ancora lo scandalo universale sta mentendo a se stesso. Non c’è scandalo. C’è solo il potere che smette di fingere. E una platea che continua a fingere di non vedere.
L’11 settembre che Washington non commemora non è quello delle Torri. È quello in cui un presidente eletto fu sepolto sotto le macerie della propria legalità mentre l’impero, da dietro lo schermo, contava i colpi. Salvador Allende parlò per l’ultima volta da La Moneda già squarciata dagli Hawker Hunter. Non fu un colpo di scena. Fu l’esito di un lavoro. Nixon aveva ordinato di «far urlare l’economia». Kissinger aveva giudicato «insidioso» il semplice fatto che un socialista vincesse le elezioni. La CIA aveva tentato di impedirgli persino di insediarsi, aveva messo armi in mano a chi doveva rapire e uccidere il generale Schneider, aveva finanziato scioperi, giornali, partiti, il terrore quotidiano della scarsità. Poi, l’11 settembre 1973, osservò, contattò, benedisse. «Abbiamo creato le condizioni il più possibile», confessò Kissinger al telefono. «Li abbiamo aiutati.»
Allende non scappò. Non firmò. Non chiese asilo. Dalla Moneda sotto il fuoco disse: «Io non rinuncerò. Collocato in un transito storico, pagherò con la vita la lealtà del popolo.» Disse che il capitale straniero e l’imperialismo, uniti alla reazione interna, avevano preparato il terreno perché le Forze Armate tradissero la tradizione di Schneider. Disse che la forza può schiacciare i corpi, ma i processi sociali non si fermano né con il crimine né con i cannoni. «La storia è nostra e la fanno i popoli.» Ringraziò gli operai, le donne povere, chi aveva creduto che la Costituzione non fosse carta da stracciare. Poi pronunciò la frase che ancora brucia: «Molto più presto che tardi si apriranno di nuovo le grandi alamede per dove passerà l’uomo libero.» «Viva il Cile! Viva il popolo! Viva i lavoratori!» «Queste sono le mie ultime parole… una lezione morale che punirà la fellonia, la codardia e il tradimento.»
Quello che seguì non fu «ristabilimento dell’ordine». Fu lo Stadio Nazionale trasformato in mattatoio a cielo aperto. Fu la DINA. Furono i voli della morte, i corpi gettati in mare perché non restasse neppure la tomba, i bambini strappati ai genitori, le torture nei sotterranei di Villa Grimaldi, lo stupro usato come strumento di Stato. Cifre ufficiali, non slogan: più di tremila assassinati o fatti sparire; decine di migliaia incarcerati, spezzati, marchiati per sempre. Un laboratorio. I Chicago Boys arrivarono a riscrivere l’economia sul cadavere ancora caldo della democrazia. Pinochet fu ricevuto, lodato, protetto. «Avete reso un grande servizio all’Occidente», gli disse Kissinger, come si ringrazia un sicario che ha fatto pulizia.
Chiamano terrorismo chi mette una bomba su un autobus. Chiamano sicurezza nazionale, guerra fredda, «difesa della libertà» chi bombarda un palazzo di un eletto, strozza un paese e seppellisce migliaia di persone in fosse comuni. L’ipocrisia è il vero monumento. Allende aveva ragione su una cosa : la fellonia non si lava. Si documenta. Si nomina. Si rifiuta di chiamarla destino o necessità storica. Era un crimine di Stato, commesso a cielo aperto, con i documenti ancora oggi a metà declassificati perché la verità, quella sì, continua a fare paura.
One day, you'll bury your dad, and that's the day you'll realize you lost the only man who genuinely wanted you to do better than him.
Take care of him if he's alive.