Stanotte solo una parte minore dei missili lanciati sull’Ucraina sono stati intercettati, perché purtroppo i mezzi di intercettazione scarseggiano. Saranno felici i nostri fautori del disarmo selettivo, cioè solo dell’aggredito. Cari @GiuseppeConteIT, @matteosalvinimi e affini, continuate pure a raccontare al popolo di beoti che vi vota che togliendo le difese alle città il risultato sarà la pace, ma sappiate che i morti, i feriti, gli sfollati, i bambini costretti a passare le notti nella metropolitana mentre fuori tutto esplode pesano anche sulla vostra coscienza
Unfortunately, the current level of supplies for our air defense does not allow us to intercept a significant share of missiles. Last night, there were hits. 130 people were injured. Tragically, 22 people were killed, including two children. My condolences to all those who have lost their loved ones.
We know from intelligence that another large-scale strike may come as soon as tonight. All our partners together, and everyone in Europe, should continue working to ensure missiles for our air defense, as well as the systems, critical intelligence, and other things that help to save lives.
It is crystal clear that Europe needs its own anti-ballistic system with sufficient volumes and strength to guarantee protection against any threat.
L’idiota che allontana un anziano e poi piagnucola “non mi metta le mani addosso” non è molto diverso da chi andava in giro con le magliette di Putin. Stanno dalla stessa parte, ma non vogliono sentirselo dire.
The world is silently watching
while russians keep destroying us.
Killing civilians.
Killing children.
Aiming at our homes.
Kyiv didn’t sleep all night.
The attack didn’t stop till evening.
Lviv - hit in the center.
Ivano-Frankivsk.
Ternopil.
Middle of the day.
Please don’t look away.
Don’t let putin repeat this again and again.
It’s time for action.
Not words.
Because this is not a movie.
We are real people.
And we are dying.
La mia bellissima e cara Lviv, la mia città. La Russia ha colpito il centro storico patrimonio dell'UNESCO.
Sono questi i valori che vogliamo portare alla Biennale, sono questi i soggetti a cui dobbiamo arrenderci? Io vi odio. 💔
Standing ovation per @CarloCalenda 👏🏻
Dice al traditore della patria Vannacciov quello che pensano tutte le persone di buon senso.
Il senso di giustizia di un ex uomo dello Stato ha lasciato il posto alla voglia di potere e vantaggi personali tramite regimi criminali.
679 Ukrainian girls and boys will never be able to play football — Russia killed them.
And it keeps killing more while moral degenerates suggest lifting bans, despite Russia’s failure to end its war.
Future generations will view this as a shame reminiscent of the 1936 Olympics.
So, the bastards really decided to target millions of civilians. Children, women, elderly.
Ideally, freeze them to death amid harsh winter.
Of course, they will fail. But pain will be enormous. Especially to low-income elderly.
I wonder what excuse Putin-lovers will use this time to justify THIS.
#WarmthForUkraine
Women and children jumping out of a burning train is russia’s new ‘achievement.’ As well as another 5 victims of their deliberate terror.
russia is not a state that can be reasoned with.
It is a state that must be stopped from committing war crimes.
https://t.co/ktkUzxUB8F
La prox volta che Meloni e Salvini si riempiranno la bocca con parole come patria, forze armate e onore, ricordatevi che sono gli stessi che, quando Trump ha svilito e umiliato i nostri militari e il tributo di sangue che hanno pagato in Afghanistan, non hanno detto una parola
I have received this message from Salik, who has asked me to post it on my X profile:
Dear Americans.
Dear brothers and sisters in arms.
When US was attacked in september 11 2001, Denmark did not hesitate to help.
People from all over the Kingdom of Denmark joined the forces to fight againts the enemy.
Soldiers from the Kingdom of Denmark and the US as allies stood side by side to fight the enemy.
I am a soldier born in Greenland serving in the Danish Defense and therefore I am a soldier of the Kingdom of Denmark.
I have a duty to protect it and our allies.
I have a duty to stand side by side with NATO to protect my brothers and sisters in arms.
I stood side by side with my brothers and sisters in arms from the US, from Europe, from NATO in Afghanistan to fight with you after what happened in the US 9/11.
If the US president decides to let the military to go invade Greenland,
You are attacking me and my family.
You are doing blue on blue to all of NATO members.
You are attacking the Kingdom of Denmark.
You are attacking the brothers and sisters who stood side by side with you when you were attacked.
Dear people of the US,
If you really are going to do what the president tells he plans,
Then let this be my last letter to my brothers and sisters in arms from the US.
Best regards,
From a soldier serving in Greenland, from a soldier who stood with you when you needed it most.
Salik Augustinussen.
Trump: «Se avessimo bisogno della NATO, loro ci sarebbero per noi? Non ne sono sicuro»
Qualcuno dovrebbe ricordargli che solo in Afghanistan sono morti 457 soldati del Regno Unito, 159 canadesi, 90 francesi, 62 tedeschi, 53 italiani, 44 polacchi, 43 danesi, 41 australiani, 35 spagnoli, 27 romeni, 25 olandesi, 15 turchi, 14 cechi, 10 norvegesi, 9 estoni, 5 svedesi e molti altri.
Statement from the Premier of Greenland 🇬🇱
6:55pm local time:
“🇬🇱 We have been a close and loyal friend of the United States for generations. We have stood shoulder to shoulder in difficult times. We have taken responsibility for security in the North Atlantic — and not least for North America. That is what true friends do.
Precisely for that reason, the current and repeated rhetoric coming from the United States is entirely unacceptable.
When the President of the United States speaks of “needing Greenland” and links us to Venezuela and military intervention, it is not only wrong. It is disrespectful.
Our country is not an object in great-power rhetoric. We are a people. A country. A democracy. That must be respected — especially by close and loyal friends.
We are part of NATO, and we are fully aware of our country’s strategic location. We also understand that our security depends on good friends and strong alliances. In that context, a respectful and loyal relationship with the United States is very important. That has been the case for decades.
But alliances are built on trust. And trust requires respect.
Threats, pressure, and talk of annexation have no place between friends. That is not how one speaks to a people who have repeatedly demonstrated responsibility, stability, and loyalty.
Enough is enough.
No more pressure.
No more insinuations.
No more fantasies of annexation.
We are open to dialogue. We are open to conversations. But they must take place through the proper channels and in full respect of international law. And the proper channels are not random and disrespectful posts on social media.
Greenland is our home and our territory.
And it will remain so. 🇬🇱”
Oggi è giusto, anzi sacrosanto festeggiare con il popolo venezuelano per la fine di un incubo durato fin troppo e perché un dittatore criminale, corrotto, assassino, torturatore e usurpatore non è più in circolazione. Le loro lacrime devono essere le nostre e la loro gioia deve riempirci il cuore. Abbiamo il diritto di farlo, perché NOI abbiamo sempre sostenuto la libertà, i valori della democrazia, il principio di autodeterminazione dei popoli e affermato dal primo giorno la loro natura universale.
Ma proprio per queste stesse ragioni, essendo gli unici a poterlo fare, abbiamo il dovere di porci delle domande che non riguardano solo il blitz statunitense di ieri, ma l’assetto globale che si determina quando si normalizzano certi metodi solo perché occasionalmente convenienti per una causa.
Prendo intanto atto che le preoccupazioni che esprimevo nel mio post di ieri, che molti hanno criticato, sono condivise dalla stragrande maggioranza dei più grandi giornali del mondo, degli osservatori, degli analisti e delle istituzioni internazionali. D’altra parte la loro fondatezza ieri è stata confermata dallo stesso Trump durante la conferenza stampa autocelebrativa, nella quale ha ribadito punto per punto la logica dell’intervento.
Per ore avevo provato fino a quel momento a rispondere a amici e contatti che, in preda ad una comprensibile euforia, vagheggiavano di ritorno alla democrazia, di libere elezioni e di inizio dell’era Machado. Un’euforia che non sentivo affatto di condividere, perché ritenevo che - come d’altronde era già chiaro dalle operazioni corsare condotte dagli USA nei giorni precedenti davanti alle coste venezuelane, con vere e proprie esecuzioni di presunti scafisti, i quali forse avrebbero meritato che le accuse mosse contro di loro venissero esaminate nell’ambito di un giusto processo in un tribunale anziché trasformate in una sentenza di morte sul posto - al presidente USA di riportare la democrazia in Venezuela non è mai importato nulla.
E infatti ieri abbiamo appreso dalla sua viva voce che l’obiettivo del blitz è la più grande riserva di petrolio al mondo, che secondo la logica trumpiana gli USA hanno il diritto di “riprendersi” e che quindi le compagnie americane cominceranno a sfruttare. Ha anche detto che non ci sono libere elezioni in vista, ma che a governare il paese saranno gli Stati Uniti stessi, non si sa bene con quale autorità, concessa da chi e applicando quali norme internazionali. Non sarà rispettato nemmeno il voto reale delle elezioni 2024, visto che il capo della Casa Bianca ha già chiarito di non voler consegnare il paese alla Nobel per la Pace Maria Corina Machado (la quale ha chiesto che la scelta ricada su Edmundo Gonzalez, vincitore reale delle consultazioni), troppo in vista e troppo indipendente per un ruolo di guida di una nazione, il cui destino è quello di diventare di fatto una colonia (come appunto scrivevo ieri prima della conferenza a Mar-a-lago). Ed anzi Marco Rubio ha avanzato l’ipotesi forse più beffarda di tutte, e cioè quella di affidare la transizione a Delcy Rodriguez, cioè la vice dello stesso presidente illegittimo del quale da 24 ore si festeggia la caduta, che a sua volta ieri è apparsa in video ribadendo che Maduro è l’unico leader del Venezuela.
Il mio invito è quindi ancora una volta a non guardare a quello che succede come una sequenza di eventi singoli e disconnessi tra loro, perché con tutta evidenza non lo sono. Al contrario, chi come noi ha a cuore i valori che ci hanno spinti a stare dalla parte dell’Ucraina ha il dovere di porsi domande e di non perdere una visione d’insieme delle vicende del mondo, anche quando questo è più faticoso e meno immediato.
Ribadisco e rafforzo quindi tutte le mie critiche all’operazione per le ragioni che sintetizzo.
1. È ingenuo pensare che la decapitazione del tiranno porti automaticamente alla democrazia, quando questa avviene per mano di forze esterne che non hanno la democrazia come obiettivo. Quello dell’Amministrazione Trump è di ampliare il cortile di casa e gestire le riserve petrolifere per il proprio profitto. La Libia e l’Iraq sono lì a ricordarci che non c’è automatismo tra la fine di un regime e la nascita di qualcosa di diverso.
2. Le reazioni timide di Mosca e Pechino, grandi sponsor della dittatura di Maduro, dovrebbero farci porre domande su quale sarà il loro atteggiamento. Potrebbero infatti opporsi alla transizione a guida statunitense, foraggiando i supporter del tiranno deposto, aprendo scenari imprevedibili, i quali potrebbero portare anche ad una guerra civile. D’altra parte, qualora decidessero invece di accompagnare il processo, il sospetto sarebbe quello che il loro placet venga subordinato ad un ritorno di fatto alle aree di influenza, che si suggellerebbe attraverso una consegna dell’Ucraina alla Russia e di Taiwan alla Cina.
3. L’intervento statunitense non ha alcuna base giuridica ed è stato reso possibile esclusivamente dalla straordinaria sproporzione di forze tra USA e Venezuela. Maduro è di sicuro un criminale, ma non ha mai aggredito gli USA, i quali quindi non possono invocare il concetto di difesa, se non col rischio di ricorrere a pretesti che ci si aspetterebbe di ascoltare da Lavrov e non dal paese già leader del mondo libero. Non condannare questo ulteriore passo verso la “putinizzazione” dell’Amministrazione Trump, come scrive il Guardian, vuol dire accettare quella stessa idea secondo la quale i rapporti tra gli stati debbano essere regolati dalla legge del più forte. La stessa che da quattro anni tutti noi contestiamo e che è alla base anche di ogni guerra di aggressione, inclusa quella in Ucraina.
4. La possibilità di contestare la violazione del diritto internazionale ce l’ha solo chi, come noi, ne ha parlato anche quando Maduro ha preso illegittimamente il potere e quando la Russia ha invaso l’Ucraina. Non ce l’ha chi, come Alessandro Di Battista lo ignora celebrando ogni dittatore di questo pianeta e nemmeno Giuseppe Conte, che lo invoca alla bisogna per il Venezuela, ma poi chiede la resa di Kyiv alla Russia in barba ad ogni logica e norma. Cerchiamo di rimanere sempre dalla parte dei giusti e di non diventare dei Di Battista o dei Conte.
Su quest’ultimo punto ci tengo a porre l’accento, perché ne va anche del futuro dell’Europa. La deterrenza, il rafforzamento della difesa europea e tutti i discorsi connessi sono elementi posti a corollario del sistema di regole che tiene al sicuro le nostre libertà. La forza serve a garantire il rispetto delle norme e non a restare impuniti quando le si violano. Questa è l’unica architettura di sicurezza che permette anche a noi di sperare di avere un posto al tavolo dei grandi e dire la nostra, soprattutto in un mondo in cui se non hai una sedia è perché sei parte del menù.
Journalist Caolan Robertson from Kyiv:
"Midnight on New Year's Eve here in Ukraine, the start of 2026. Complete silence, no crowds, no fireworks, there's no cheering. Every other capital in the world right now is exploding with sounds, with light, and here it's silence.
So when your city lights up tonight, remember that Ukraine has to stay dark, and remember that this is not normal, and this should never be accepted as normal.
So wherever you are in the world right now, think of Ukraine, and think of the fact that this is the only capital of any country in the world right now that looks like this. And most of all, remember who caused it." - @CaolanReports
Di domande a @GiuseppeConteIT io invece vorrei farne tre.
1) Come mai le critiche del M5S si concentrano ininterrottamente da 4 anni solo sulle armi fornite all’Ucraina per difendere le città e le famiglie, mentre non esiste una sola vostra iniziativa per cercare di limitare l’accesso della Russia alle risorse e alla componentistica per la fabbricazione di missili e droni che quotidianamente ammazzano civili innocenti? A marzo avete fatto 1000 km per contestare a Strasburgo il riarmo UE. Lo scorso giugno avete viaggiato per altri 1600 per protestare a L’Aja contro l’aumento delle spese dei paesi NATO. Eppure non ne avete appena 3 fino all’Ambasciata Russa per manifestare contro l’unico paese europeo che ha in piedi una guerra di aggressione contro uno stato sovrano, e che con il suo riarmo ha reso necessari tutti gli altri. Dobbiamo dedurre che per voi le armi non fanno tutte schifo, ma solo quelle di difesa?
2) Oggi polemizzate contro la decisione di finanziare la resistenza ucraina attraverso il debito comune. E solo qualche giorno fa avete presentato una risoluzione per esprimere la vostra contrarietà anche all’utilizzo degli asset russi congelati da consegnare all’Ucraina. Perché qualunque iniziativa tesa ad aiutare l’Ucraina è per voi sbagliata a prescindere, mentre per la Russia prevedete addirittura un ritorno alle forniture di gas, senza pretendere alcuna rassicurazione che i profitti non vengano di nuovo utilizzati per finanziare la macchina bellica?
3) Per quanto sia ostile all’idea di citare Di Battista, la terza domanda è la naturale conseguenza delle prime due. In vista del referendum costituzionale per la separazione delle carriere avete intenzione di chiedere aiuto all’Ambasciata Russa? Con tutto quello che state facendo per loro...
Mentre D’Orsi rivendica il diritto di osannare ovunque il regime criminale di Putin e Travaglio ci parla dell’Europa guerrafondaia, la verità è, grazie a questi complici e collaborazionisti, la guerra sta diventando normalità. Per chi la subisce però è solo un sussesguirsi di morte e orrore che i pacifinti vorrebbero risolvere chiedendo all’aggredito di arrendersi al suo aggressore. In fondo chi non avrebbe voglia di consegnarsi agli autori delle opere di bene che vedete in questo video che riassume la sola ultima settimana di conflitto? UNA SOLA SETTIMANA
L’uomo in video è Kamal, uno dei sopravvissuti all’attacco russo dei giorni scorsi a Ternopil. Nel bombardamento, che ha ucciso decine di persone, ha perso la moglie Maria ed i figli Kamila e Nazarchyk.
Le immagini commuoventi e strazianti ritraggono Kamal, che, dopo aver scavato per tre giorni tra le macerie sperando in un miracolo, culla la piccola bara di uno dei suoi figli al funerale della sua intera famiglia.
Per quanto la propaganda lavori da 4 anni per ribaltare i ruoli di aggredito e aggressore e i sicari di Putin anche da noi tentino di mescolare le carte, non c’è giorno in cui non sia chiara al mondo intero la natura criminale di questa guerra. Fingere di non comprenderla non salverà i collaborazionisti dalla severa condanna della storia.