The Immune-Centric Revolution Translated into Clinical Application: PBMNC Therapy in Diabetic Patients with No-Option Critical Limb-Threatening Ischaemia. Link: https://t.co/jPvLkt8Ytu
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Nigel Farage zabiegał o nielegalne finansowanie w ramach spisku mającego na celu wprowadzenie pieniędzy z Rosji do brytyjskiej polityki, zorganizowanego przez jego głównych współpracowników
Okazuje się że został nagrany 😂
Ci siamo incartati su Ceuta, sospendendo Schengen con la Spagna e perseverando nell’assurdo. Nel frattempo scopriamo che i terroristi russi dell’attacco a Lipsia avevano visti Schengen rilasciati da…l’Italia…Quando inizieremo a parlare della vera minaccia?
Fortuna che per un mese abbiamo sospeso Schengen con la Spagna, potendo così fermare la bellezza di 31 irregolari di cui ben 8 marocchini difficilmente provenienti da Ceuta. Con i bombaroli di passaporto russo, invece, nessun problema, gli si può concedere serenamente il visto.
Questi sono:
- Traditori in quanto fascisti
- Traditori in quanto filorussi
- Traditori verso il loro ex partito di traditori
- Traditori in quanto ex militari che hanno infangato la divisa
Raramente in vita mia ho visto uno schifo del genere
Il Veneto ha approvato la nostra legge sul fine vita @ass_coscioni. È la quarta regione a farlo.
Continueremo a batterci finché questo risultato non sarà raggiunto in tutta Italia.
Chiedi anche al tuo Consiglio regionale di fare lo stesso: https://t.co/Dwfbj2QFOr
This is Marta Kostyuk from Kyiv telling you how her family survives the war.
The official US Open channel avoided posting this. Please share this video so a Ukrainian voice can be heard. 🇺🇦🙏
Uno dei due sospettati dell'attacco a Lipsia è.un bielorusso con passaporto russo che era entrato nella zona Schengen con un visto turistico italiano. Italiano. rilasciato dal consolato a Minsk
Applausi al Belpaese
"Conosco bene Putin, capisce solo la forza. Il mio messaggio è: vattene dall'Ucraina! Restituisci agli Ucraini quello che è loro e ferma questa guerra che sta uccidendo oltre 30mila persone al mese della tua gente".
Il premier canadese non le manda a dire a Nonno.
Vannacci sulla Russia ha sbagliato qualsiasi previsione, e c'è ancora qualcuno che gli da credito?
Nel 2022 Giorgio Starace, ambasciatore italiano a Mosca, gli chiese informazioni su una possibile invasione russa, ma il generale, allora addetto militare a Mosca, disse che non ci sarebbe stato «un conflitto di vaste proporzioni».
Starace lo chiamò ben due volte, a inizio e a metà febbraio 2022, ma ogni volta Vannacci minimizzò, negando «categoricamente» la possibilità di un’invasione. In seguito, mentre la Russia ammassava truppe al confine, Vannacci gli disse di stare tranquillo: non ci sarebbe stato «un conflitto di vaste proporzioni».
John Foreman, ex addetto britannico a Mosca che lo frequentava, ha detto che «sbagliò completamente la valutazione sul dispiegamento e sull’invasione». L’Espresso scrive che nei rapporti allo Stato Maggiore la sua lettura era «prudente, benevola» e non segnalava minacce russe.
Subito dopo il 24 febbraio 2022, quando Putin annunciò l’«operazione militare speciale», Starace lo convocò di nuovo.
Vannacci usò la frase: i russi entrano in Ucraina «come un coltello nel burro» e «in un paio di settimane» avrebbero raggiunto Kiev e ottenuto la capitolazione di Zelensky.
Starace in seguito ha commentato: sopravvalutò l’esercito russo e sottovalutò la resistenza ucraina.
Tutto questo è riportato nel libro "Diari di un ambasciatore a Mosca", di Giorgio Starace, e riprese sia da "Linkiesta" che dal "Financial Times".
Uno studio sulla prestigiosa rivista Nature (un pelino più affidabile di La Verità o altra carta straccia) sembra trovare una correlazione tra vaccino per il fuoco di S. Antonio e un rischio ridotto di patologie cardiache.
Se @GuidoCrosetto sceglie come consulente @FedorovMykhailo invece di @RoVannacci è perché il primo sarà anche un IT-boy ucraino, che però ha partecipato alla rivoluzione dei droni, mentre il secondo si è dimostrato un incompetentemente amante del burro e del caviale russo
Avete capito chi è Vannacci?
Roberto Vannacci vuole modificare l’articolo 48 della Costituzione. Quello che dice che il voto è personale ed eguale.
Vuole dare ai genitori più schede elettorali: tante quanti sono i figli, divise tra padre e madre e, quando il numero è dispari, assegnate a turno.
Fermiamoci su questa cosa.
In Italia il suffragio universale ed eguale è arrivato nel 1946, dopo vent’anni di fascismo e una guerra mondiale. Ottant’anni dopo un partito rappresentato in Parlamento scrive nel proprio programma che vuole modificare proprio l’articolo 48 per dare ad alcuni cittadini più voti di altri.
È un programma per governare l’Italia.
Forse sarebbe il momento di capire con chi abbiamo a che fare.
Perché è possibile che Roberto Vannacci dica cose del genere e continui a essere trattato come folklore? È possibile mettere in discussione l’uguaglianza dell’articolo 3 della Costituzione, l’eguaglianza del voto dell’articolo 48, i diritti civili, la parità tra uomini e donne, la libertà delle persone e continuare a raccontare tutto come l’ennesima provocazione del generale?
Adesso basta.
Vuole cancellare le unioni civili. Vuole il matrimonio come unico istituto riconosciuto per la coppia perché soltanto la procreazione avrebbe «rilievo pubblico». Vuole riservare le adozioni alle famiglie composte da un padre e una madre. Vuole limitare l’accesso all’aborto e riconoscere giuridicamente il concepito. Vuole impedire che contenuti definiti «genderisti» e «omosessualisti» arrivino in televisione quando potrebbero vederli i bambini, con una fascia protetta che arriverebbe fino alle undici di sera. Vuole portare l’educazione militare nelle scuole.
Prima c’erano stati il «patriarcato mediterraneo» e la battaglia contro il riconoscimento specifico del femminicidio. Adesso nel programma c’è anche la preferenza esplicita per gli immigrati provenienti da Paesi a maggioranza cristiana, considerati più compatibili culturalmente con l’Italia.
Mettete insieme i pezzi e smettono di essere sparate.
Compare un’idea precisa di società. Lo Stato decide quale famiglia merita di essere riconosciuta, quali coppie possono avere determinati diritti, fino a dove arriva la libertà di una donna, quali identità devono essere tenute lontane dai bambini, quali stranieri sono più desiderabili degli altri. Arriva persino dentro la cabina elettorale e decide che un cittadino con figli può contare politicamente più di uno senza figli.
Avete capito dove vuole andare?
Vannacci vuole uno Stato che entri nelle famiglie, nelle relazioni affettive, nelle scelte delle donne, nelle identità personali, nelle televisioni, nelle scuole e nella cabina elettorale. Uno Stato che stabilisca il modello giusto e costruisca le proprie leggi intorno a quel modello.
La chiama libertà.
La libertà è poter vivere diversamente da Roberto Vannacci senza che Roberto Vannacci possa usare lo Stato per decidere come devi vivere tu.
Poi c’è Dio.
Vannacci prende la parte più tradizionalista e reazionaria del cattolicesimo, la trasforma in identità nazionale e la porta dentro lo Stato.
Per ottenere la cittadinanza italiana vuole che uno straniero sottoscriva una dichiarazione di assimilazione alla civiltà greca, romana e cristiana. Per scegliere gli immigrati ai quali consentire l’ingresso propone di privilegiare quelli provenienti da Paesi a maggioranza cristiana. Per gli altri il suo programma arriva a parlare di «invasione maomettana di massa».
A quel punto la fede diventa politica. La religione diventa un criterio per scegliere chi è più adatto a diventare italiano. Una determinata morale cristiana diventa il modello sul quale costruire famiglia, sessualità, riproduzione e diritti civili.
Questa strada ha un nome antico.
È la strada che porta uno Stato laico verso uno Stato confessionale e, spinta fino in fondo, verso un’idea teocratica del potere: una verità religiosa assunta dallo Stato come verità pubblica e trasformata in regola anche per chi quella religione non la professa.
È proprio qui che torna in mente l’Afghanistan.
Da anni guardiamo i talebani e vediamo una società nella quale una concezione religiosa diventa legge dello Stato. Vediamo qualcuno decidere in nome di Dio come deve vivere una donna, quale famiglia sia conforme alla morale, quali comportamenti siano leciti, cosa possa essere insegnato, mostrato, detto.
Cambiano la religione, la storia, i metodi, la misura della repressione. Resta una domanda terribilmente semplice: quanto della propria fede ha diritto di imporre agli altri chi governa uno Stato?
Se la risposta è «quanto ritiene giusto», abbiamo già abbandonato un pezzo dello Stato laico.
Allora apriamoli davvero, questi Vangeli che vengono continuamente sventolati in nome della «civiltà cristiana».
Dove insegna Gesù Cristo a selezionare gli stranieri in base alla loro religione? Dove assegna più dignità a una famiglia rispetto a un’altra? Dove stabilisce che un uomo debba avere più potere politico perché ha avuto più figli?
Nei Vangeli trovo molto più facilmente lo straniero, il povero, l’ultimo, l’escluso.
Il cristianesimo di Vannacci assomiglia invece sempre più a una frontiera: serve a stabilire chi sta dentro e chi resta fuori.
Questa è la parte che dovrebbe inquietare anche un cattolico.
Una fede può essere conservatrice senza diventare uno strumento dello Stato. Può avere una morale severissima senza trasformarla nella legge di tutti. Può considerare sacro il proprio modello di famiglia senza togliere allo Stato il dovere di riconoscere cittadini che vivono secondo modelli diversi.
Vannacci vuole oltrepassare quel confine.
Dov’è allora il Governo? Dov’è Giorgia Meloni? Dove sono quelli che parlano ogni giorno di Costituzione, libertà e Occidente?
Giovanni Donzelli ha chiuso la porta a un’alleanza con Futuro Nazionale. Vannacci gli ha risposto che se Meloni è disposta a perdere le elezioni, lui è pronto a vincerle.
Poi arrivano i numeri.
Nella rilevazione Ipsos Doxa per il Corriere della Sera del 25 luglio, Futuro Nazionale è al 7,1%, in crescita di 1,1 punti in un mese. La Lega è al 5,1%, in calo di mezzo punto.
Ma il numero che conta per Giorgia Meloni è un altro.
Con Futuro Nazionale dentro, il centrodestra arriva al 47,9%.
Senza Vannacci si ferma al 40,8%.
Sette punti.
Eccolo, il peso politico di Vannacci.
Sette punti spiegano molto meglio di cento dichiarazioni quanto potrebbe costare alla destra rompere davvero con lui. Donzelli può chiudere tutte le porte che vuole davanti ai microfoni. Quei numeri restano lì.
Ed è per questo che il silenzio sul merito delle sue proposte diventa politicamente enorme.
Perché qui non stiamo parlando di una frase infelice del generale. Stiamo parlando dell’articolo 48 della Costituzione, dell’uguaglianza del voto, dei diritti civili, dell’aborto, delle unioni civili, della cittadinanza, della religione usata come criterio di appartenenza.
Su questo Giorgia Meloni dovrebbe dire agli italiani una cosa molto semplice: questo progetto di società è compatibile oppure no con la destra che governa l’Italia?
Dove sono i liberali della destra italiana? E dove sono i giornali capaci di raccontare questa storia per quello che è, invece di aspettare la prossima frase del generale buona per un titolo e un talk show?
La magistratura qui c’entra fino a un certo punto. Le idee si combattono politicamente finché restano idee. La responsabilità è di chi le normalizza, di chi le minimizza, di chi le trasforma in spettacolo e di chi pensa di poterle usare per prendere qualche voto senza pagarne il prezzo.
Vannacci ormai ha ben altro che un microfono.
Futuro Nazionale ha otto deputati alla Camera: Laura Ravetto, Rossano Sasso, Edoardo Ziello, Emanuele Pozzolo, Domenico Furgiuele, Gianangelo Bof, Attilio Pierro e Davide Bergamini. Provengono da Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Alla Camera siedono nella componente del gruppo Misto «Futuro Nazionale Vannacci - Free».
Quel «Free» racconta una storia meravigliosa.
Free era una lista che alle politiche del 2022 aveva raccolto 829 voti.
Ottocentoventinove.
Il suo simbolo ha consentito ai parlamentari di Futuro Nazionale di utilizzare la deroga prevista dal regolamento della Camera e costituire una componente politica pur senza raggiungere il numero normalmente necessario.
Gli otto deputati erano stati eletti con altri partiti. Futuro Nazionale alle elezioni del 2022 neppure esisteva. Oggi siedono sotto un nome nuovo, agganciato al simbolo di una lista da 829 voti.
E qui la storia diventa quasi oscena.
Il partito che vuole cambiare l’articolo 48 per dare ad alcuni italiani più voti degli altri ha costruito la propria presenza organizzata alla Camera utilizzando il simbolo di una lista votata da 829 persone.
Adesso vuole decidere quanto deve pesare il nostro voto.
Dietro Vannacci c’è ormai una struttura politica. C’è un coordinatore nazionale, ci sono responsabili regionali e dipartimenti, c’è Lorenzo Gasperini come responsabile nazionale del programma. Il documento che stiamo leggendo è stato elaborato, organizzato e presentato come progetto politico per l’Italia dei prossimi dieci anni.
Quindi basta con la macchietta.
Le democrazie possono essere consumate molto prima di vedere i carri armati davanti al Parlamento. Basta abituarsi. Una cosa aberrante diventa una provocazione. La provocazione diventa una posizione politica. La posizione politica entra in un programma. Il programma prende voti.
Poi arriva il giorno in cui qualcuno ha abbastanza voti per provarci davvero.
Roberto Vannacci ha un partito. Ha otto deputati. Ha una struttura. I sondaggi gli attribuiscono milioni di potenziali elettori.
E ha scritto il Paese che vuole.
Ha scritto quali famiglie riconoscere, quali diritti restringere, quali stranieri preferire, quale morale portare dentro lo Stato.
Ha scritto persino quale articolo della Costituzione vuole cambiare per modificare il peso del voto degli italiani.
Il 48.
Leggetelo.
Poi almeno smettiamo di dire che non avevamo capito.
Oggi è il compleanno dell’attivista per i diritti umani, giornalista e scrittrice Anna Politkovskaja (1958–2006).
«In Russia non esiste ancora un sistema di giustizia, ma un sistema giudiziario al servizio degli ordini politici, contro il quale, se mai qualcuno può opporsi, è soltanto un eroe solitario».
Dodici anni fa, a Ilovaisk, mentre i miliziani guidati da Girkin rischiavano di essere sconfitti dall’esercito ucraino, forze russe entrarono nel Donbas e accerchiarono diversi reparti ucraini.
Venne concordato un corridoio per permettere agli ucraini accerchiati di ritirarsi. Una promessa che si trasformò in una tragedia: durante la ritirata, le colonne ucraine furono attaccate e centinaia di soldati persero la vita.
E mentre Mosca negava il coinvolgimento diretto delle proprie truppe, Putin ironizzava raccontando che l’esercito ucraino era stato sconfitto dai «minatori e trattoristi» del Donbas.
Prima le promesse.
Poi i carri armati.
Poi i morti.
Infine le battute, le risatine e le negazioni.
Otto anni dopo, a Mariupol, tornò ancora una volta la parola «corridoio».
Questa volta erano corridoi umanitari per permettere ai civili intrappolati nella città assediata di fuggire. Evacuazioni annunciate e poi fallite, cessate il fuoco fragili e ripetute accuse ucraine alla Russia di continuare i bombardamenti e di non rispettare gli accordi sulle vie di fuga.
Mosca, da parte sua, respinse le accuse e attribuì nuovamente all’Ucraina la responsabilità del fallimento delle evacuazioni.
E poi ci sono i grandi strateghi da salotto italiani che, con la memoria storica di un pesce rosso e la sicurezza di chi la guerra la guarda dalla poltrona, domandano:
«Ma perché gli ucraini non accettano la pace di Putin? Perché non accettano le garanzie russe?»
Già. Chissà perché.
Forse perché gli ucraini quelle “garanzie” le hanno già sperimentate sulla propria pelle.
A Ilovaisk erano soldati.
A Mariupol erano anche civili.
Ma evidentemente, per certi opinionisti italiani, il problema non sono le promesse tradite.
Il problema sono gli ucraini che hanno la pessima educazione di ricordarsele.
Loro erano lì.
I nostri esperti erano sul divano.
E dal divano, si sa, Putin magicamente mantiene sempre la parola.
💔🇺🇦 C’est un enfer sans fin.
37 morts dans la région de Kyiv. 72 heures d’attaques non-stop contre Kyiv. Une fille de 2 ans tuée dans un parc en pleine journée.
La Russie est entrée dans une logique de destruction totale de la vie en Ukraine.
Mes amis, ma famille n’ont jamais eu aussi peur qu’en ce moment, depuis le début de l’invasion à grande échelle de l’Ukraine. De nombreux civils s’interrogent et pensent désormais à quitter le pays pour se protéger.
Selon le gouvernement ukrainien, la Russie a détruit, au cours de cet été, 90 % des entrepôts modernes des supermarchés. Certaines entreprises craignent des pénuries importantes. Les prix de certains produits pourraient drastiquement augmenter.
Des dizaines d’usines, de centres logistiques annihilés.
Des millions de livres détruits par la Russie. Hier encore, une imprimerie a été attaquée : plus de 60 000 livres ont brûlé.
La Russie a anéanti tous les hypermarchés « Epicenter », l’équivalent ukrainien de Leroy Merlin, à Zaporijjia et à Odessa. Elle en a détruit plusieurs autres dans les régions de Kyiv, de Dnipro et ailleurs. Depuis 2022, une trentaine ont été détruits ou endommagés.
La Russie a détruit le centre commercial « Halereya » à Kryvyi Rih le 21 août. 16 personnes ont été tuées, 130 autres blessées.
Une semaine plus tard : un autre centre commercial. Cette fois-ci à Kharkiv, le « Karavan ». Une personne a été tuée.
Début juillet et hier, la Russie a attaqué des dépôts de munitions dans la région de Kyiv. En juillet : 9 morts, des dizaines de blessés, des rues entièrement réduites en cendres. Hier : 37 morts, des centaines de civils évacués. La plupart des victimes étaient des retraités et des personnes handicapées, tués dans un EHPAD local. L’une des pires attaques contre les civils cette année.
Le gouvernement ukrainien a promis de sanctionner les responsables de cette faille de sécurité dans un quartier résidentiel. C’est la deuxième fois que cela arrive en deux mois et, malgré les promesses, les leçons n’ont pas été tirées.
Le gouverneur de la région de Kherson a appelé la population à évacuer en raison de la destruction de toutes les infrastructures énergétiques de Kherson.
Depuis 72 heures, il y a des alertes toutes les deux heures à Kyiv, parfois toutes les heures, parfois toutes les demi-heures. Les drones à réaction touchent tout ce qu’ils peuvent : des restaurants, des stations-service, des quartiers résidentiels. Tout.
Et la liste continue. Et elle continuera à s’allonger.
L’Ukraine a besoin de moyens de défense EN URGENCE ABSOLUE ! La Russie est en train d’anéantir tout ce qu’elle peut, et le nombre de victimes civiles augmente mois après mois.
Parlez de l’Ukraine ! N’oubliez pas cette guerre !
Oui, cela fait 4,5 ans qu’elle dure à grande intensité, mais ce que vit le pays en ce moment est extrêmement difficile. Je n’ose imaginer l’hiver à venir.
Nous, médias, avons une responsabilité : CONTINUER à traiter ce sujet !