@Pontifex_it Caro Santo Padre, sei tornato alla Casa del Padre oggi dopo la Pasqua di cristiani e ortodossi. Tu, ponte tra Cielo e Terra e vero ponte sulla Terra, uomo che voleva realmente unire i popoli. Riposa in pace tra gli angeli del Signore e veglia su di noi. Ci mancherai
@Pontifex_it Caro Santo Padre le auguro di guarire presto e di tornare a vederla. Il suo sguardo, il suo sorriso, la sua voce riscaldano il cuore e ci avvicinano alla Fede. Non molli. Preghiamo per lei e per la salvezza dell'umanità.
Vladimir Putin parla, senza fornire dettagli, di “finestra aperta in Ucraina” per consentire la fuga dei terroristi responsabili dell’assalto al Crocus City Hall. Si prepara dunque a costruire ad arte uno scenario funzionale si suoi scopi criminali, facendo ciò che in 25 anni di tirannia assoluta e incontrastata ha sempre fatto. E cioè sfruttare le tragedie del suo popolo o, peggio, pianificandone lui stesso, se utili al consolidamento del potere.
Non è un caso che, appena era apparsa la notizia, sui social molti hanno subito evocato le straordinarie somiglianze di questo evento con gli attentati che nel settembre 1999 sconvolsero la Russia e che furono utili a quello che fino a poco tempo prima era un semi-sconosciuto funzionario del KGB, poi divenuto premier, per prendere il potere in un momento di grande caos politico, promettendo il pugno duro contro la Cecenia, sichiaratasi indipendente 3 anni prima e individuata quale responsabile delle stragi di quei mesi.
Gli attentati erano stati in realtà rivendicati dall’Esercito di Liberazione de Daghestan e l’ultimo, a Ryazan, il 22 settembre, fortunatamente fallito, aveva in realtà rivelato il coinvolgimento diretto del servizio segreto russo. Due agenti, rei confessi, avevano infatti piazzato della ciclonite, un esplosivo in dotazione solo alle forze di sicurezza, in un condominio, allarmando i residenti, che subito avevano allertato la polizia. Gli agenti erano stati poi rilasciati perché si disse che la ciclonite non sarebbe potuta esplodere e che l’obiettivo dell’operazione era in realtà testare il livello di attenzione e reattività della popolazione.
Nonostante l’assoluta I’implausibilità di quelle giustificazioni e l’evidente coinvolgimento dei servizi segreti, Putin addossò ogni responsabilità alla Cecenia e due giorni dopo la invase con la violenza criminale che è poi diventata il tratto distintivo di ogni sua operazione militare.
Da lì, la storia della Russia putiniana è stata un continuo susseguirsi di richieste di aiuto pianificate, oppressioni inesistenti e attacchi sotto falsa bandiera utilizzati come pretesto per invasioni, massacri e persino omicidi di oppositori interni. Un metodo divenuto scientifico con l’Ucraina nel 2014, con l’invio di milizie non regolari in Donbass, seguite dall’esercito regolare senza insegne, con lo scopo di dipingere la reazione di Kyiv, finalizzata a difendere i propri territori, come un “genocidio di russofoni”, per poi arrivare, in un inarrestabile spirale di provocazioni e bugie, all’invasione del 2022.
Anche se è ancora presto per dirlo in questa fase, i segnali lanciati oggi dal neo rieletto (o meglio autoproclamato) Presidente lasciano pensare che si stia preparando il terreno per l’ennesima messinscena per giustificare nuovi e, se possibile, più efferati crimini.
Per intenderci, io non ritengo la pista jihadista inverosimile, vista la quantità di conti in sospeso che Mosca ha accumulato con l’estremismo islamico a seguito degli interventi nel Caucaso, in Siria e in alcune aree del Sahel, ma ritengo che la Russia non sia nelle condizioni di aprire un nuovo fronte per regolare quei conti. Molto meglio sfruttare l’occasione per cementare il consenso attorno alla figura del leader forte e protettivo e farne un pretesto per screditare il regime di Kyiv, sia anche a beneficio della propaganda interna.
D’altra parte sarebbe illogico immaginare una responsabilità ucraina, di un paese cioè che non può permettersi di far vacillare il sostegno internazionale e che da una simile azione non trae alcun vantaggio né tattico né strategico. Anzi rischia di rendere più forte il suo aguzzino.
Intanto noto che anche da noi i soliti collaborazionisti, nei panni dei detective da divano, sono già all’opera per diffondere dubbi e sospetti, tra accuse velate e finti indizi suggeriti. D’altra parte la propaganda degli stati criminali si nutre proprio di questo. E Putin, lo sappiamo bene, ha, per ovvie ragioni, un pessimo rapporto con la verità
@enpaonlus@Fedez@enpamilano@lazampa Buongiorno, non c entra con il post. Ma come posso aiutare questo uccellino? È fermo davanti la mia porta. Abito in campagna. Grazie
#Hamas é il peggiore difensore della causa palestinese. I veri mandanti non muoveranno un cingolo quando ci sarà da proteggere i civili. E i crimini commessi oggi non possono essere giustificati. I civili, a qualunque parte appartengano, non si toccano.
https://t.co/ZgeKj4xYbx
Cari odiosi piromani avete stufato con questi incendi, anche stanotte a dare fuoco. Con chi ce l'avete? Ci togliete l'aria, il verde, togliete cibo e una casa agli animali, togliete terra su cui lavorare, che vi resta da guardare?Solo il nero e il rinsecchito.
Ho da poco depositato un’interrogazione alla Commissione Ue sull’incarico al Senato per la sostenitrice di #Putin Irina #Osipova.
Nel periodo in cui aumentano interferenze russe in Italia, Irina Osipova ha di recente ottenuto l’incarico di 'coadiutore parlamentare' presso il Senato della Repubblica italiana dopo aver vinto un concorso pubblico nel 2019 per cui non è prevista alcuna necessità di nullaosta.
L’incarico che ricoprirà prevede l’accesso alle banche dati del Senato e la possibilità di classificare e gestire la corrispondenza.
Una vicenda di una gravità assoluta, che si inserisce in un contesto in cui da anni l’Italia è vittima di fenomeni quali spionaggio ed interferenze da parte della Federazione Russa.
Ricordo ancora la domanda che fece il professore di filosofia il primo giorno di liceo: "A che serve studiare? Chi sa rispondere?". Qualcuno osò rispostine educate: "a crescer bene", "a diventare brave persone". Ma il Professore non soddisfatto scuoteva la testa. Finchè alla fine disse: "Serve ad evadere dal carcere".
Ci guardammo stupiti. "L’ignoranza è un carcere. Perchè là dentro non capisci e non sai che fare. Dobbiamo organizzare la più grande evasione del secolo. Non sarà facile, vi vogliono stupidi, ma se scavalcate il muro dell’ignoranza poi capirete senza dover chiedere aiuto. E sarà difficile ingannarvi. Chi ci sta?".
Mi è tornato in mente quell’episodio indelebile leggendo che solo un ragazzo su venti capisce un testo. E penso agli altri diciannove, che faticano ad evadere e rischiano l’ergastolo dell’ignoranza. Uno Stato democratico deve salvarli perchè è giusto. E perchè il rischio poi è immenso: le menti deboli chiedono l’uomo forte.
Corrado Augias
Oggi Keanu Reeves compie 59 anni.
Abbandonato dal padre alla età di 3 anni; cresciuto con 3 diversi patrigni; dislessico; il sogno di diventare giocatore di Hockey infranto da un brutto incidente; una figlia morta durante il parto; sua moglie morta in un incidente stradale; la persona a cui tiene di più, sua sorella, affetta da leucemia; il suo migliore amico, River Phoenix (fratello di Joaquin, con cui recitò in Belli e Dannati), morto di overdose.
Con tutto quello che ha passato, Keanu non perde occasione per aiutare le persone che ne hanno bisogno. Quando girava il film "The Lake House" ha sentito per caso la discussione di due guardarobiere; una piangeva perchè avrebbe perso la casa se non avesse pagato 20.000 dollari e lo stesso giorno Keanu ha versato la somma di denaro sul conto bancario della donna; ha donato inoltre somme stratosferiche agli ospedali. Nel 2010 alcune sue foto hanno fatto il giro del mondo: per il suo compleanno Keanu è entrato in una pasticceria e si è comprato una brioche con una sola candela sopra mangiandola proprio davanti la pasticceria e offrendo caffè alle persone che si fermavano a parlare con lui.
Dopo aver guadagnato cifre astronomiche per la trilogia di Matrix, l’attore ha donato oltre 50 milioni di dollari (sì, avete letto bene) allo staff che curò i costumi e gli effetti speciali: i veri eroi della trilogia, come lui stesso li definì. Ha regalato inoltre una Harley-Davidson a ciascuno degli stunt. Una spesa complessiva di oltre 75 milioni di dollari.
Per molti film di successo (L’avvocato del diavolo con Al Pacino e Le riserve con Gene Hackman, ad esempio) è arrivato a tagliarsi il cachet anche del 90% per permettere alla produzione di assumere un’altra star hollywoodiana con cui farlo recitare.
Nel 1997 alcuni paparazzi lo scovarono intento a passare una mattinata in compagnia di un barbone a Los Angeles, ascoltandolo e condividendo con lui qualche ora. La maggior parte delle star quando fanno un gesto caritatevole lo dichiarano a tutti i mass media. #KeanuReeves non ha mai dichiarato di fare beneficenza semplicemente per una questione di principi morali e non per apparire migliore agli occhi dei fan. Quest'uomo potrebbe acquistare tutto, e invece ogni giorno si alza e sceglie uno cosa che non si può comprare: l'umiltà.
“I nazisti sbatterono fuori le pecore da una stalla e fecero entrare noi. Mamma mi nascose in una nicchia dietro la porta. ‘Non ti muovere per niente al mondo’, mi disse. Le scaricarono un mitra addosso. Era ferita alla testa ma trovò la forza per scagliare uno zoccolo verso un soldato che stava per scoprirmi. Morì. Morirono tutti. Poi aprirono i lanciafiamme sulla paglia e sui cadaveri e ci diedero fuoco.
Mi tirarono fuori da lì bruciato e vivo per caso.
All’ospedale dissero che non c’era più niente da fare, avevo ustioni di terzo grado e i polmoni scoperti. Allora zia Lola mi portò in un convento di suore di Marina di Pietrasanta e ci rimasi più di un anno. Mi mettevano al sole per curarmi le piaghe e facevano di tutto per tenermi le mosche lontane. Un giorno del 1945 bussarono alla porta. Era il mio babbo, un alpino finito prigioniero in Russia, di cui non sapevamo più niente. In mezzo a tanto dolore, fu bellissimo.
Se mamma avesse una tomba tutta sua io e papà accanto al nome avremmo messo questa foto. Invece quando riesumarono i resti dalla grande fossa comune dove i tedeschi avevano ammassato le vittime di Sant’Anna di Stazzema, trovarla in quel macello di ossa bruciate fu impossibile. Ci provai anche io, che allora avevo solo 10 anni, ma fu inutile.
A Sant’Anna dal 1945 ci torno due volte all’anno, il 2 novembre e il 12 agosto. Non smisi nemmeno quando nacquero i miei figli. Me li caricavo sulle spalle e con mia moglie prendevo la mulattiera che quel giorno del 1943 percorsi con la mamma. Oggi ci porto i ragazzi delle scuole.”
- La storia raccontata al Corriere di Mario Marsili, uno dei pochi superstiti ancora in vita di una delle peggiori stragi della Seconda guerra mondiale, quella di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il #12agosto 1944.
560 civili uccisi, di cui solo 393 identificati.
Gli accordi Italia-Ue-Tunisia hanno un effetto visibile.
Tunisi allontana migranti e profughi che vengono abbandonati nel deserto arido, senza acqua, cibo o riparo a temperature che superano i 50 gradi.
Questi sono accordi che uccidono.
https://t.co/Ta118QOVMa
🍉Ukrainian farmers from Kherson region area, liberated from russian army, are planning to get 6,000 tons of watermelons for the 2023 harvest🍉
photo, source: MOST Kherson
Lo avevo preso come un impegno personale, non solo professionale. Dare un volto a quella donna con la sua bambina morte di stenti e fame nel deserto tra #Tunisia e #Libia. #DossoFati e la piccola Marie fuggivano dalla Costa d'Avorio.
Erano persone non “invasori” da fermare.