🇺🇸🇮🇹 Secondo molti sarà pure stato “Sleepy”, ma con questo signore alla Casa Bianca non avremmo mai vissuto, mai, una crisi diplomatica di questo tipo fra Italia e Stati Uniti. È che al di là delle idee politiche di ognuno manca un certo vecchio stile dei presidenti a stelle e strisce. E in giorni come questi manchi pure tu, caro vecchio Joe.
Esistono livelli di ignoranza che vanno da 1 a 10. Poi esiste Luciano Darderi (un tennista, mica un cardiochirurgo) che trascura la bambina che lo deve accompagnare in campo alla semifinale degli Internazionali di Roma…
Luciano Darderi che si presenta in campo con occhiali da sole e passo molleggiato, finge di non vedere la bambina che gli sventola la mano per farsela acchiappare e vivere un momento indimenticabile.
Luciano Darderi che, giustamente, viene punito con un 6-1 6-1 da quel signore di Casper Ruud.
Perché ogni tanto la vita è giusta e se deludi le aspettative di un bambino ti rispedisce dove meriti di stare: tra i perdenti.
Sapete perché ha vinto lei?
Perché nonostante tutta la merda che le avete tirato addosso per mesi senza alcun motivo, lei è salita su quel palco senza fare la vittima e vittimismo.
Non ha cercato la pietà e la compassione del pubblico come fanno tanti.
È salita sul palco essendo Laura Pausini con tutto quello che è e tutto quello che sa fare.
E pochi possono permettersi che basti solo quello per riempire il palco di Sanremo. Pochissimi.
#LauraPausini #Sanremo2026
Desidero esprimere apprezzamento e soddisfazione per l'operazione, di particolare complessità e importanza, che ha consentito di eseguire gli arresti di nove persone accusate di aver finanziato Hamas, attraverso alcune associazioni, sedicenti benefiche, per oltre sette milioni di euro.
Tra queste, il presidente dell'associazione dei palestinesi in Italia Mohammad Mahmoud Ahmad Hannoun, definito dagli investigatori "membro del comparto estero dell'organizzazione terroristica Hamas" e "vertice della cellula italiana dell'organizzazione Hamas".
Esprimo il più sentito ringraziamento, mio personale e a nome di tutto il Governo, a quanti hanno reso possibile quest'operazione - Procura di Genova, Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, Polizia di Stato, Guardia di Finanza, oltre al supporto informativo fornito da AISE-Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna.
Nicolò Zanon, Professore Ordinario di Diritto Costituzionale, già vice presidente della Corte Costituzionale.
Domanda: «Quelli del No hanno parlato di “attacco alla Costituzione” su questa riforma perché essa non appartiene alla maggioranza. Che ne pensa?»
Risposta: «È un vecchio ritornello, se mi consente anche un po’ sgradevole. Proprio nella Costituzione esiste una norma, l’articolo 138, che prevede che la Costituzione possa essere modificata con una procedura complessa che può persino prevedere, come accade nel nostro caso, l’intervento del popolo tramite referendum. Dico “sgradevole” perché è un argomento che cerca di respingere i sostenitori della riforma fuori del recinto costituzionale, negando la loro stessa legittimità. Come se la Costituzione appartenesse solo a quelli del No. Bella la coccarda tricolore che si appuntano sul petto: ma chi è per il Sì è forse meno italiano?»
Negli anni ‘70 c’erano gli intellettuali “a’ la page” che proclamavano la linea “ne’ con lo Stato, ne’ con le Br”. In quegli anni, il vicedirettore del giornale torinese che ieri e’ stato devastato con stile squadrista si chiamava Carlo Casalegno, e difendeva l’idea dell’ Italia della ragione contro la barbarie e a favore della libertà di opinione e del senso dello Stato. Venne ucciso con spietatezza dai terroristi, dopo che gli avevano mandato un “monito” con un precedente attentato. Tornare a introdurre un giustificazionismo peloso nel dibattito pubblico, come sta facendo la dottoressa Albanese, significa non conoscere la Storia. Ma non possiamo permettere a questa città di Torino e a questo Paese di ripercorrerne gli errori. Né’ ai cattivi maestri dei tempi attuali di ripetere un copione già tristemente visto . I giornalisti non hanno bisogno di moniti, ma di libertà! In democrazia, dottoressa Albanese, funziona così!
Ascoltare @marcotravaglio a @OttoemezzoTW è ormai diventato una prova di coraggio, oltre che un test diagnostico per appurare la funzionalità del proprio fegato. Mi domando solo perché Lilli Gruber non inviti direttamente Lavrov, Peskov o la Zakharova, piuttosto che un lagnoso e ripetitivo garzone di Putin col sorrisetto saccente, che continua a mentire su commissione, ripetendo sempre le stesse panzane nello stesso modo, per far credere ai quattro terrapiattisti che comprano il suo giornale che la Russia sia inarrestabile, salvo poi dire che non ha nessuna intenzione di prendersi tutta l'Ucraina e che non rappresenta un pericolo per l'Europa.
Perché ad un certo punto si deve anche fare i conti con la realtà e con gli obiettivi che Putin si era dato, e parlo di quelli veri, non di quelli che il direttore della Pravda oggi disconosce solo perché non sono riusciti a raggiungerli, come la volpe e l’uva. La crociata contro la NATO, ad esempio, è miseramente fallita, visto che i suoi membri sono cresciuti e i confini in comune con la Russia sono raddoppiati. Anche l’idea di giocare un ruolo di player di prim’ordine sullo scacchiere internazionale è andata come andata, dato che la “distrazione” ucraina ha fatto sì che, a stretto giro, il Cremlino perdesse pure la Siria (che garantiva l’unico sbocco commerciale sul Mediterraneo col porto di Tartus), non essendo stata in grado di difendere Assad, assistesse inerme al dimezzamento dell’influenza dell’alleato iraniano in Medio Oriente e, con un colpo da maestro, riuscisse persino a farsi sbattere la porta in faccia sia dall’Armenia che dall’Azerbaijan, che pure tra loro non erano certo in buoni rapporti. Per non parlare dell’imminente defenestrazione di Maduro in Venezuela, col rischio che l’effetto domino travolga il regime castrista a Cuba, colonia prima sovietica e poi russa praticamente da sempre.
In Ucraina, quella che Travaglio spaccia come una travolgente avanzata, iniziata con sconclusionate conquiste di territori dai quali i russi, dopo aver commesso stragi, furti e vari altri crimini di guerra, si sono dovuti ritirare, è quantificabile in un poderoso 1% di territorio dal novembre 2022 a oggi. Un vero “dilagamento”, costato decine di migliaia di mezzi e un milione di vite russe, tra le quali praticamente tutte le truppe d’elite, con la conseguenza che oggi la guerra è affidata ad un esercito non professionale, mal addestrato e mal equipaggiato, criminali tirati fuori di galera (che poi tornano in società più violenti di prima da uomini liberi), immigrati irregolari rastrellati nei cantieri e decine di migliaia di poveracci attirati da vari paesi nei quali letteralmente si muore di fame, cui viene promesso un lavoro nell’edilizia e che invece si ritrovano al fronte, dove sopravvivono in media dai 3 ai 5 mesi, e dove la Russia avanza ormai per ammucchiamento di cadaveri, più che per abilità sul campo. Pokrovsk stessa, “circondata”, “persa” e “spacciata”, sta “per cadere” da un anno e mezzo e i titoli del Fatto che incolpavano Zelensky perché non ritirava truppe ormai accerchiate, rimarranno negli annali della vergogna del giornalismo mondiale oltre che a dimostrare il livello di becera propaganda raggiunta nel nostro paese.
Fa sorridere poi che Travaglio continui a ripetere come un disco rotto che Putin non ha mai voluto prendersi tutta l’Ucraina. Peccato che il dittatore a vita lo dica “solo” dal 2008, da quando a Bucharest urlò a Bush che “l’Ucraina non esiste, non è neanche uno stato”, per poi organizzare lo scippo della Crimea e la prima invasione del Donbas nel 2014, mentre i suoi consiglieri Surkov e Glazyev, già dall’anno precedente, con telefonate ed email reclutavano gruppi di provocatori, dicendo e scrivendo chiaramente che l’obiettivo era destabilizzare tutto il paese. Come se non bastasse, nel 2021 di nuovo Putin, nel suo saggio sull’unità di russi e ucraini, pubblicato sul sito del Cremlino ha ribadito che l’Ucraina è uno stato artificiale, praticamente un’invenzione russa. E basta poi leggere delle dichiarazioni rese a ottobre dal ministro Lavrov per apprendere che la Russia non si sarebbe fermata perché in questo modo il resto dell’Ucraina sarebbe rimasta in mano alle autorità di Kyiv: come a dire che quella in realtà è roba loro. E ci tocca pensare anche che il nostro Marco fosse distratto a inizio invasione (quella che secondo lui non sarebbe mai cominciata, perché era la solita bufala degli americani), partita con quella sorta di imbarazzante tamponamento a catena di 60 km di carri armati fuori Kyiv, presi di mira da droni turchi e missili anticarro, e con quell’appello all’esercito a fare fuori Zelensky. Quei carri armati erano a Kyiv in gita turistica, non in attesa di una marcia trionfale sulla città, e magari nella visione travagliana della realtà cercare di assassinare o indurre alla fuga il Presidente rientra nella normale dialettica di pace tra paese invaso ed invasore.
Almeno stavolta ci ha risparmiato la filastrocca delle sanzioni che non funzionano e che danneggiano noi. Chissà che non si sia finalmente accorto che l’economia russa sta andando a rotoli, con inflazione e tassi fuori controllo, aziende indebitate fino al collo e soggette a prelievi forzosi, tasse in crescita, tagli al welfare, un deficit mostruoso, manodopera mancante, banche ad un passo dal collasso, produzione di carburanti in diminuzione a causa dei colpi ucraini alle raffinerie, la crescente colonizzazione cinese, colossi come Gazprom costretti a fare licenziamenti massicci (dopo che il tentativo di ricatto col gas all’Europa si è rivelato un suicidio), zero investimenti stranieri e previsioni nerissime, viste le quotazioni del petrolio, venduto in alcuni casi alla metà del prezzo previsto nel bilancio annuale. Persino le esportazioni di grano sono quasi dimezzate a causa del costo di diesel e fertilizzanti e della mancanza di pezzi di ricambio per i mezzi agricoli, legato proprio al blocco commerciale. Il tutto mentre il paese invasore ha perso 16 posizioni nella classifica mondiale della corruzione e 17 in quella della libertà di stampa, laddove quello invaso, nonostante la legge marziale e tutti i problemi causati da una guerra, in quegli stessi ambiti ne ha guadagnati rispettivamente 17 e 11 solo durante il conflitto. E di mezzo c’è pure un’accusa che rende il presidente un latitante ricercato in 123 paesi e una dichiarazione secondo cui per altre decine la Russia è uno stato sponsor del terrorismo.
Tutto questo non conta. Secondo Travaglio, la Russia può continuare la guerra all’infinito, e siamo noi ad implorare Putin di smettere. Non perché lo dicano i fatti, ovviamente, ma perché lo dice Putin, mentre i suoi ministri, gli imprenditori, gli oligarchi e la direttrice della banca centrale continuano a lanciare allarmi sul prossimo tracollo di tutta la baracca e sebbene lo stesso piano di pace russo in 28 punti - che solo per Travaglio e Putin era equilibrato - dimostri tutta la debolezza di una Russia che vuole il suo vicino solo, smilitarizzato e disposto a cedere terre che non riesce a sottrargli con la guerra. Che è più o meno come barare con un avversario che non si riesce a sconfiggere sul campo. Chiaro che una resa prima o poi ci dovrà essere, ma sarà per una volta quella di Travaglio alla realtà.
I fear that we will not have an election in 2028 -- I really mean that in the core of my soul -- unless we wake up to what's happening in this country.
Stupiscono le affermazioni, totalmente infondate, del primo ministro francese Francois Bayrou, secondo le quali l’Italia starebbe facendo “dumping fiscale”, penalizzando la Francia. L’economia italiana è attrattiva e va meglio di altre grazie alla stabilità e credibilità della nostra Nazione. L’Italia non applica politiche di immotivato favore fiscale per attrarre aziende europee e, con questo Governo, ha addirittura raddoppiato l’onere fiscale forfettario in vigore dal 2016 a carico delle persone fisiche che trasferiscono la residenza in Italia. L’Italia è piuttosto, da molti anni, penalizzata dai cosiddetti “paradisi fiscali europei”, che sottraggono alle nostre casse pubbliche ingenti risorse. Confidiamo che, dopo queste affermazioni del suo primo ministro, la Francia voglia finalmente unirsi all’Italia per intervenire in sede di Unione Europea contro quegli Stati membri che applicano da sempre un sistematico dumping fiscale, con la compiacenza di alcuni Stati europei.
Sei anni fa, avrebbe compiuto 18 anni di lì a poco. Viveva a Bordighera in casa con altri compagni. Era quel #Jannik che sognava già da bambino di «vincere tanti slam e diventare n.1». Un ragazzo come tanti.
Grazie davvero ad una meritoria ed ottima .@SuperTennisTv che un anno fa ha rilanciato questo prezioso ‘reperto’ che oggi fa ancora più effetto: ci mostra quanta ordinaria ‘umanità’ c’è in un campione di sport che, non per questo, appunto, poi diventa un robot. Si resta umani.
Questo il commento alla clip pubblicata da #SuperTennisTv:
«Old but gold 💫
Quella volta in cui un mini Jannik Sinner ci aprì le porte di casa sua a Bordighera, fra l’angolo incordatura e la nostalgia per le montagne 🥺»
#Sinner #thewinner
#No1
#Salvini: “La Lega sta formalizzando una proposta da portare in Parlamento, secondo cui un tutore dell’ordine che, nell’esercizio della sua professione, colpisca, ferisca o uccida chi si è reso protagonista di un atto delittuoso, non può e non deve essere indagato”.
📺 #fuoridalcoro @fuoridalcorotv
United States Senator Alex Padilla was representing the millions of Californians who are demanding answers to this Administration's actions in Southern California.
This is a shameful and stunning abuse of power.