Cosa dire dei proprietari?
Hanno trattato queste creature peggio che se fossero bagagli.
Sarà possibile, per una volta, ottenere una pena adeguata?
E comunque dovrebbero essere interdetti dal possedere cani
"Una camminata è prendersi cura del proprio passo, avvicinarsi a settembre significa ascoltare il bosco e ammirarne i colori".
Ph. Pierino Picco
#autunno#settembre#camminate
il nostro cervello, bombardato da stimoli online, distrazioni e quell'impulso a consumare, consumare, consumare... Il nucleo del modello globale funziona così e c'è ancora tanto di quel benessere da poter guardare le crisi in 4K.
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Foto di Kristi McCluer/Reuters
quanto siano state tradite o rivelatesi illusorie, the show must go on. Poi si, ci sono quelli che si ribellano, quelli che fanno attivismo sul serio, quelli che provano a cercare delle vere alternative. Ma il Sistema procede come un rullo compressore e ingloba tutto. Anche
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ad innescare i fenomeni attuali. Sappiamo benissimo che il sistema industriale-tecnologico a trazione capitalistica pone enormi problemi, ma nessuno vuole seriamente rinunciare a suoi doni e bisogni indotti. Tutti sono cresciuti con le grandi promesse della Modernità e per
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all'enorme processo di industrializzazione degli ultimi due secoli. Un processo alimentato dalle risorse fossili: carbone, petrolio, gas. Un processo su scala planetaria votato alla crescita eterna, che ha alterato profondamente ogni angolo della Terra, ogni ecosistema, fino
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reagisce? Ora, al di là del solito spiegone sociologico sulle molteplice cause di questo atteggiamento passivo di massa, stavolta sottolineo solo un preciso fattore: la vita piccolo-borghese è una potentissima "droga". Tutto il nostro benessere materiale è arrivato grazie
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Immagine virale, fortemente simbolica. Si guarda rassegnati l'apocalisse in slow motion, mentre le crisi del nostro mondo si accumulano una dopo l'altra. Da qui la classica domanda: perché la gente non si sveglia e
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Foto di Maximilien Lamy/AFP, sugli incendi in Francia
Rendere le città più fresche non è un sogno, si può fare e i numeri lo mostrano bene.
Il progetto MIRIFICUS, coordinato dal CNR con ISPRA e finanziato dall’Agenzia Spaziale Italiana, ha studiato due aree test: Settecamini a Roma e la zona Piazza Artom a Firenze. L’obiettivo era semplice, capire quanto possono cambiare le temperature urbane se si interviene davvero sulla città con più alberi, più aree verdi e pavimentazioni che assorbono meno calore rispetto ad asfalto e cemento tradizionali.
Il risultato è molto interessante, nelle ore più calde della giornata, tra le 9 e le 15, la differenza tra la situazione attuale e quella simulata supera i 4°C. Su tutta la giornata, invece, la riduzione resta intorno ai 2-2,2°C. Può sembrare poco, ma in città 2°C in meno fanno una grande differenza per chi cammina, per chi lavora all’aperto, per anziani, bambini, persone fragili e per chi vive in quartieri molto cementificati. C’è poi un altro dato importante, non conta solo quanto verde c’è, ma anche come è fatta la città.
La disposizione degli edifici, la loro altezza, i materiali, l’ombra, la ventilazione e la presenza di alberi cambiano moltissimo il modo in cui un quartiere accumula calore. A Firenze, nelle zone con edifici compatti di media altezza si raggiungono temperature superficiali di 44,6°C, mentre nelle aree con boschi urbani si scende a 35,9°C. A Roma, nei quartieri industriali con grandi superfici esposte al sole, si arriva a 57,2°C. Ovviamente facciamo attenzione, in questi casi parliamo di temperatura delle superfici, non della temperatura dell’aria ma il messaggio resta chiarissimo. Asfalto, cemento e superfici scure diventano vere piastre roventi, mentre alberi e suolo naturale aiutano a raffreddare l’ambiente. Un albero in città non è decorazione è una piccolae fondamentale infrastruttura climatica. Dove c’è ombra, suolo naturale ed evapotraspirazione, il caldo non scompare, ma diventa meno aggressivo.
Dobbiamo ripensare il modo in cui costruiamo e viviamo le città perché il caldo urbano non dipende solo dal meteo, ma anche da come una città è stata progettata.
Il condizionatore non è un fallimento. Il fallimento è colpevolizzare i cittadini e cementificare le città.
Per anni in Europa si è discusso moltissimo di divieti, slogan, scelte "verdi" spesso vendute come soluzioni definitive, ma molto meno di una cosa concreta, come rendere vivibili le città in un clima che sta cambiando. L'adattamento climatico gioca un ruolo fondamentale nella situazione che stiamo vivendo.
Il punto non è dire sì o no al condizionatore. Per un anziano fragile, una persona malata, un bambino piccolo o una casa che di notte non scende mai sotto i 28-30°C, raffrescare un ambiente non è un capriccio, è salute. Colpevolizzare il condizionatore e poi urlare che ci sono centinaia di morti per il caldo è un'ipocrisia insopportabile. L'adattamento climatico è anche dotare di aria climatizzata soprattutto le persone piu' fragili ma non solo, servono anche più verde urbano, meno asfalto, una progettazione urbanistica completamente diversa nelle grandi città.
Questa è la parte che manca spesso nel dibattito europeo, meno moralismo sul cittadino che accende il climatizzatore e più coraggio nel ripensare quartieri, scuole, ospedali, piazze e periferie. E soprattutto servirebbe meno ipocrisia perché spesso arrivano messaggi completamente contrastanti, si incentiva l’auto elettrica, ma poi molte città non hanno infrastrutture adeguate per gestirla davvero, addirittura a Roma si è deciso di far pagare le auto elettriche entrano in ZTL. Si disegnano piste ciclabili che in alcuni casi restano scollegate, poco sicure o poco utilizzate, si chiedono raccolte differenziate sempre più scrupolose, con TARI spesso pesanti per famiglie e imprese, mentre poi si continua a consumare suolo, tagliare alberi, impermeabilizzare piazzali e trasformare spazi urbani in superfici di cemento rovente.
E allora il problema non è essere "green", il problema è fare un green di facciata, dove il cittadino viene educato, tassato e colpevolizzato, mentre le grandi scelte urbanistiche continuano spesso ad andare nella direzione opposta. Se davvero vuoi adattare le città al clima che cambia, non puoi parlare solo di emissioni, divieti e comportamenti individuali ma devi anche chiederti quanta ombra hai tolto, quanto suolo hai sigillato, quanti alberi hai abbattuto, quanti quartieri hai lasciato senza verde.
Il caldo non colpisce tutti allo stesso modo, chi vive in una casa fresca, in un quartiere alberato e può permettersi bollette alte vivrà un’estate mentre chi abita in un appartamento vecchio, in mezzo al cemento, senza ombra e senza possibilità di raffrescare, ne vivrà un’altra e questa non è più solo una questione climatica.
Sta diventando una disuguaglianza sociale inaccettabile, dentro un’enorme ipocrisia collettiva.
@AleEquilibrium Secondo me il problema è la mancanza di una comunità educante. “Un bambino lo cresce un intero villaggio”, un tempo era proprio così. Era convivere, “vivere - con” e ogni adulto era (è!) responsabile della protezione e dell’educazione delle nuove generazioni. Va ricostruita.
THREAD
Era il 13 novembre 2024 quando Martina Strazzer, influencer e fondatrice del popolare brand Amabile, annunciava con un video su TikTok di aver assunto una ragazza incinta al quarto mese.
Quando il video venne pubblicato, Sara lavorava in azienda già da qualche mese.
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@MMmarco0 Grazie Marco, per la chiarezza e la completezza delle informazioni che sempre fornisce. Sono d’accordo con lei punto su punto. Anche la diminuzione del consumo di carne (poca e buona) e la conseguente restituzione dei terreni alle foreste aiuterebbe molto!