Crescere accanto a un genitore che lotta contro un dolore invisibile ti cambia. Ti costringe a diventare grande prima del tempo, a guardare il mondo con occhi attenti, a decifrare silenzi e assenze come fossero parole non dette. Il bambino che vive in una casa dove la tristezza si allunga come un'ombra diventa un osservatore silenzioso, un adulto in miniatura che misura ogni gesto, che si chiede cosa possa fare per rendere le cose un po' più leggere.
Si cresce con il cuore che batte a ritmo diverso, come se dovessimo sempre salvarli, i nostri genitori. Non importa quanto piccoli siamo, sentiamo il bisogno di diventare noi i grandi, quelli che riportano il sole nei giorni grigi, che trovano il coraggio di sorridere anche quando il mondo sembra un posto immobile. Forse è per questo che tanti bambini imparano presto a prendersi cura degli altri, a inventare gesti d’amore. Quelli che diventano custodi silenziosi della famiglia, come se il loro cuore avesse già capito che a volte amare significa farsi carico anche di un peso che non è il tuo.
Eppure, in tutto questo dolore, qualcosa di straordinario succede, cresci con una pelle sottile, capace di sentire tutto. Empatia, la chiamano, quella capacità di vedere il mondo con lo sguardo degli altri, di fermarsi e chiedere: “Come stai davvero?” perché sai cosa significa non sentirsi visti, non sentirsi capiti. Diventi forte senza saperlo, "un fiore nato in mezzo all'asfalto e al cemento".
Così, quando cresci impari a chiedere aiuto. Perché l’hai visto con i tuoi occhi, nascondere il dolore non lo cancella, non lo rende meno vero. È un'eredità silenziosa, capire che la fragilità non è un difetto, che chiedere aiuto non significa essere deboli, ma avere il coraggio di voler stare meglio.
Chi ha vissuto tutto questo, chi ha amato un genitore con una sofferenza grande, non dimentica. Quel bambino resta con te per sempre, con le sue risate inventate, con le storie sussurrate per portare un po’ di luce. Quel bambino ti insegna che ogni gesto conta, che ogni sorriso vale. Ti insegna che, anche se non puoi salvare qualcuno, puoi provare ad amarlo con tutto te stesso.
Con un amore profondo, con un senso di responsabilità che ti accompagna, con un cuore capace di leggere le sfumature della vita. Si cresce con la consapevolezza che, anche nei giorni più bui, un sorriso può diventare un rifugio. Perché forse, come Lorenzo diceva, tutto quello che facciamo, lo facciamo per il sorriso di chi amiamo. E forse quel sorriso, alla fine, guarisce anche noi.
Che vergogna era il #redditodicittadinanza, vero? Poi arriva il governo #Meloni a finanziare le proprie organizzazioni giovanili dando 500€ al mese ai propri militanti per fare un finto "servizio civile". Pagati dallo stato per militare in un partito!
Grazie a @fanpage.
«Il Quoziente Intellettivo medio della popolazione mondiale sta diminuendo nell’ultimo ventennio.
Una delle cause è l'impoverimento del linguaggio.
Diversi studi dimostrano infatti la correlazione tra la diminuzione della conoscenza lessicale (e l'impoverimento della lingua) e la capacità di elaborare e formulare un pensiero complesso.
La graduale scomparsa dei tempi (congiuntivo, imperfetto, forme composte del futuro, participio passato) dà luogo a un pensiero quasi sempre al presente, limitato al momento: incapace di proiezioni nel tempo.
Un altro esempio: eliminare la parola "signorina" (ormai desueta) non vuol dire solo rinunciare all'estetica di una parola, ma anche promuovere involontariamente l'idea che tra una bambina e una donna non ci siano fasi intermedie.
Meno parole e meno verbi coniugati implicano meno capacità di esprimere le emozioni e meno possibilità di elaborare un pensiero.
Gli studi hanno dimostrato come parte della violenza nella sfera pubblica e privata derivi direttamente dall'incapacità di descrivere le proprie emozioni attraverso le parole.
Più povero è il linguaggio, più il pensiero scompare.
La storia è ricca di esempi e molti libri (1984, di George Orwell; Fahrenheit 451, di Ray Bradbury) hanno raccontato come tutti i regimi totalitari abbiano sempre ostacolato il pensiero attraverso una riduzione del numero e del senso delle parole.
Se non esistono pensieri, non esistono pensieri critici. E non c'è pensiero senza parole.
Facciamo parlare, leggere e scrivere i nostri figli, i nostri studenti. Insegniamo e praticare la lingua nelle sue forme più diverse. Anche se sembra complicata. Soprattutto se è complicata.
Perché in questo sforzo c'è la libertà.
Coloro che affermano la necessità di semplificare l'ortografia, sfrondare la lingua dei suoi “difetti”, abolire i generi, i tempi, le sfumature, tutto ciò che crea complessità, sono i veri artefici dell’impoverimento della mente umana.
Non c'è libertà senza necessità.
Non c’è bellezza senza il pensiero della bellezza.»
Christophe Clavé
Caprichos di Francisco Goya, l’Asino
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« Amate, rispettate la donna. Non cercate in essa solamente un conforto, ma una forza, una ispirazione, un raddoppiamento delle vostre facoltà intellettuali e morali. Cancellate dalla vostra mente ogni idea di superiorità: non ne avete alcuna. Un lungo pregiudizio ha creato, con una educazione disuguale e una perenne oppressione di leggi, quell'apparente inferiorità intellettuale, dalla quale oggi argomentano per mantenere l'oppressione. »
Giuseppe Mazzini, "Doveri dell'uomo"
Ritratto di Giuseppe Mazzini, Gerolamo Induno
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