Il problema non è iniziato con l’ignoranza, quella c’è sempre stata. Il problema è nato quando l’ignoranza ha cominciato a essere motivo di vanto e aggregazione.
Mi sono permesso di fare un rapido debunking alle cazzate del generalissimo e di @giucruciani , secondo cui "l'inquinamento fa bene".
La speranza di avere un dibattito equilibrato sui temi ambientali ed energetici in Italia resta vana.
https://t.co/msbpx2NWWK
Va bene tutto, ma qual è il senso di introdurre ancora un altro reato, omicidio sul lavoro, qual è la deterrenza aggiuntiva?
Non sarà che ormai si sta affermando l'uso di sancire nuove figure di illeciti penali per fenomeni che il governo di turno non sa arginare, e si creano inutili reati ad hoc solo al fine di dimostrare che qualcosa si sta comunque facendo?
Buongiorno.
Cinque minuti dopo colazione per scrivere due cose riguardo a un “santino” che sta circolando su X per mano dei soliti negaioli (in allegato).
Lo screenshot del Guardian è autentico, ovviamente.
Ed è proprio per questo che andrebbe letto, non brandito come se rappresentasse una previsione ufficiale dell’intera scienza climatica.
L’articolo fu pubblicato il 17 settembre 2012 da John Vidal con il titolo:
“Arctic expert predicts final collapse of sea ice within four years”.
Riportava una previsione personale di Peter Wadhams, secondo il quale il ghiaccio marino artico estivo sarebbe praticamente scomparso entro il 2015–2016.
La previsione era sbagliata. È palese.
Il 10 settembre 2016 l’estensione minima del ghiaccio marino artico fu di circa 4,14 milioni di km².
Un valore estremamente basso rispetto alla media storica, all’epoca pari al secondo minimo dell’intera serie satellitare, ma certamente non un Artico praticamente privo di ghiaccio.
Fin qui, nessun problema: uno scienziato formulò una previsione troppo estrema e troppo ravvicinata, e le osservazioni successive la smentirono.
La scienza funziona anche così.
Il problema comincia quando quella singola previsione, riportata da un quotidiano, viene trasformata retroattivamente nella “previsione della scienza climatica”.
Non lo era.
Quella specifica previsione:
- non era una conclusione dell’IPCC
- non rappresentava il consenso dei glaciologi
- non era una scadenza ufficiale adottata dalla letteratura scientifica
- non può essere attribuita all’intera climatologia solo perché pronunciata da uno scienziato autorevole.
Era la previsione di Wadhams. Punto.
Autorevole? Certamente.
Corretta? Evidentemente no.
Un singolo scienziato non diventa “la scienza” soltanto perché il suo nome compare sotto un titolo del Guardian.
Ma attenzione: dal fatto che Wadhams abbia sbagliato clamorosamente la tempistica non segue affatto che il declino del ghiaccio artico sia inventato.
Nel 2025 il minimo dell’estensione del ghiaccio marino artico è stato di circa 4,60 milioni di km², al decimo posto tra i valori più bassi della serie satellitare.
I 19 minimi più bassi dell’intera serie 1979–2025 sono avvenuti tutti negli ultimi 19 anni.
Il trend complessivo del minimo artico dal 1979 al 2025 è pari a circa −12,1% per decennio rispetto alla media 1981–2010: una perdita lineare di circa 74.000 km² l’anno.
L’NSIDC segnala correttamente anche che, considerando soltanto il periodo 2007–2025, non emerge un ulteriore trend statisticamente significativo nei minimi di settembre.
Ma questo non annulla il forte declino avvenuto sull’intera serie: significa che negli ultimi due decenni il sistema ha oscillato su livelli già eccezionalmente bassi.
Infatti, ogni anno dal 2007 al 2025 ha registrato un minimo inferiore a tutti quelli osservati tra il 1979 e il 2006.
E la valutazione scientifica attuale?
L’IPCC AR6 considera probabile che l’Oceano Artico diventi “praticamente privo di ghiaccio” in settembre almeno una volta prima del 2050, in tutti e cinque gli scenari illustrativi analizzati.
“Praticamente privo di ghiaccio” NON SIGNIFICA letteralmente zero cristalli di ghiaccio.
Nella letteratura scientifica, la soglia convenzionale è una sea-ice area media di settembre inferiore a 1 milione di km².
Attenzione alla terminologia:
- i 4,14 milioni di km² del 2016 e i 4,60 milioni del 2025 riportati dall’NSIDC indicano la sea-ice extent, cioè l’area oceanica comprendente almeno il 15% di concentrazione di ghiaccio;
- la soglia di 1 milione di km² usata per definire un Artico “practically ice-free” si riferisce invece alla sea-ice area, cioè alla superficie effettivamente coperta dal ghiaccio.
Sono metriche correlate, ma non identiche.
Uno studio pubblicato nel 2023 su Nature Communications, correggendo la risposta dei modelli sulla base delle osservazioni satellitari, ha concluso che un settembre praticamente ice-free potrebbe verificarsi prima del 2050 in tutti gli scenari considerati, compresi quelli a basse emissioni.
Un altro studio del 2024 distingue correttamente tra:
- il primo singolo giorno sotto la soglia;
- un intero mese di settembre con area media sotto la soglia;
- estati artiche che diventino regolarmente prive di ghiaccio.
In alcune simulazioni estreme, il primo singolo giorno ice-free potrebbe verificarsi già prima del 2030.
Gli stessi autori, però, chiariscono che non stanno affermando che ciò avverrà certamente così presto: si tratta della coda precoce della distribuzione, fortemente influenzata dalla variabilità interna.
La massima probabilità, nei membri più precoci degli ensemble analizzati, cade indicativamente tra 7 e 20 anni dalle condizioni equivalenti al 2023; considerando tutte le 366 simulazioni, la mediana del primo giorno ice-free è di circa 24 anni e la media di circa 29.
L’incertezza rimane quindi ampia.
Ed è fondamentale distinguere gli eventi: un singolo giorno ice-free non significa che l’Artico rimarrà senza ghiaccio per tutta l’estate, un settembre con area media inferiore alla soglia non significa che il ghiaccio non tornerà durante l’autunno e l’inverno, un primo evento isolato non equivale ancora a una nuova condizione permanente o annuale.
Wadhams sbagliò clamorosamente la tempistica. È adamantino.
Il Guardian pubblicò la sua previsione.
La comunità scientifica non la adottò MAI come certezza collettiva (sfido chiunque a provare il contrario).
Usare oggi quel titolo per “smentire la climatologia” significa prendere una previsione individuale fallita e attribuirla abusivamente a migliaia di studi, osservazioni e modelli.
Questa non è analisi critica: è analfabetismo bibliografico col santino.
Un po’ di riferimenti 👇
Articolo originale del Guardian, 17 settembre 2012:
https://t.co/tntFfca3XV
NSIDC — minimo artico del 2016:
https://t.co/OOKymIyE0F
NSIDC — minimo, serie storica e trend aggiornati al 2025:
https://t.co/d88wOuSP4G
IPCC AR6, Working Group I, Summary for Policymakers:
https://t.co/swNfM9KVAd
IPCC AR6, Working Group I, capitolo 9:
https://t.co/K9WZnYLY11
Kim et al., “Observationally-constrained projections of an ice-free Arctic even under a low emission scenario”, Nature Communications 14, 3139, 2023:
https://t.co/p0u27RN2Zq
Heuzé & Jahn, “The first ice-free day in the Arctic Ocean could occur before 2030”, Nature Communications 15, 10101, 2024:
https://t.co/QPPnoUKwnE
Avrò scritto sicuramente qualche castroneria, sono ancora assonnato. Fatemelo notare, per cortesia. Correggetemi senza pietà.
Buongiorno @PaoloGentiloni, attenzione a non dimenticare la persistenza lunghississima della CO2 in atmosfera. È un aspetto incredibilmente taciuto, sebbene evidenziato anche da IPCC.
Qualunque sia il tempo che impiegheremo ad azzerare (azzerare al netto, net-zero) le emissioni mondiali (20, 30 o 50 anni), la concentrazione di CO2, che oggi è più alta del 50% rispetto al valore pre-industriale, si ridurrá molto molto lentamente, perchè i "pozzi" naturale la riassorbono molto lentamente.
La stima (incerta come sempre per i modelli climatici) è che, se anche stanotte azzerassimo le emissioni mondiali (per miracolo), la concentrazione di CO2 in eccesso, si ridurrebbe dell'80% in circa 200 anni!
E no, "adattarsi" non significa "abituarsi" (chi
lo dice o scherza o non sa di che parla) ma investire una montagna di denaro per modificare tutte le nostre infrastrutture, in modo da renderle "adatte" ai nuovi regimi.
E proprio perchè è indispensabile spendere tutto questo denaro, a maggior ragione, per ridurre le emissioni sino ad azzerarle, non dobbiamo scegliere tecnologie "alla moda" che "si costruiscono in fretta" e "pazienza se il sistema costerebbe troppo, perchè l'Europa brucia".
Ma dobbiamo scegliere quelle piú efficaci e più efficienti, anche se richiessero 10 anni in più.
Riconoscere gli errori clamorosi del green deal in tal senso, e fermarne subito l'implementazione per riscriverla da cima a fondo, non significa abbandonare la lotta ai cambiamenti climatici, ma al contrario combatterla davvero per vincerla; invece di continuare a confezionare spot gradevoli, mentre si prosegue la marcia verso il fallimento, arrendendosi all'inerzia!
Non so nemmeno da dove cominciare dopo aver ascoltato il senatore Alfieri (PD), che stamattina dialoga con l’ambasciatore ucraino.
Non comincerò dall’aspetto morale di cosa significhi chiedere all’ambasciatore - “cosa siete disposti a cedere per la pace?” - proprio la mattina/1
Ecco la conferma. Come ampiamente previsto, i russi puntano ad avere un loro referente a destra e uno a sinistra.
Ora cari amici italiani sta a voi decidere se lasciare che l’influenza del Cremlino continui a penetrare nella vostra vita politica o fermarla.
l'onorevole Bergamini quello passato dalla Lega a Forza Italia per 'non farsi trasportare a destra da Vannacci' e adesso con Futuro Nazionale proprio di Vannacci "morti sul lavoro colpa dell'immigrazione perché non conoscono le regole e l'italiano"
lo schifo
#Bergamini#2luglio
La sentenza pronunciata oggi dalla Corte di Giustizia dell’Unione europea chiarisce, se mai ce ne fosse stato ancora bisogno, che il divieto previsto dall’articolo 2-septies, paragrafo 1, del regolamento (UE) n. 833/2014, come modificato dal regolamento (UE) 2022/350, impedisce in qualunque forma la diffusione dei contenuti di Russia Today e delle altre emittenti individuate dall’Unione europea come strumenti della guerra ibrida del Cremlino.
La Corte afferma infatti che è “irrilevante che la diffusione dei contenuti vietati sia effettuata o meno nell’ambito di un’attività economica” e che il concetto di “operatore” comprende “qualsiasi persona responsabile, direttamente o indirettamente, della messa a disposizione dei contenuti vietati, anche nell’ambito di un’attività non retribuita”.
Alla luce di questa sentenza è ancora più inaccettabile che in Italia continuino a svolgersi manifestazioni ed eventi pubblici dedicati alla diffusione di questi materiali di propaganda, spesso utilizzando perfino il marchio di Russia Today, e che gli stessi contenuti, insieme alla loro promozione, continuino a circolare di fatto liberamente sulle principali piattaforme social.
Tutto questo avviene, per stessa ammissione del Governo, perché l’Italia non ha ancora individuato le autorità nazionali competenti a garantire l’applicazione del regolamento europeo e ad accertare e sanzionare le relative violazioni.
Non esistono più alibi, Presidente Meloni, è urgentissimo intervenire per impedire agli osceni cantori della propaganda putiniana di inquinare ancora il nostro dibattito pubblico
Sì D’Orsi, mi riferisco a lei
Sì Basile, mi riferisco a lei.
Sì, Lucidi, sì, Lorusso, mi riferisco esattamente a voi, e a tutto il vostro grottesco circoletto di finti intellettuali e finti giornalisti asserviti al regime del Cremlino.
Le norme europee devono essere applicate integralmente anche nel nostro Paese.
Lasciare senza attuazione un regolamento adottato per contrastare la guerra ibrida della Russia significa indebolire la sicurezza democratica dell’Italia e dell’Unione europea
Un gruppo di studenti di Ingegneria dell'Università di Pisa ha realizzato l'aeroplano di carta più grande del mondo, conquistando il Guinness World Records. Il velivolo, costruito interamente a mano utilizzando esclusivamente carta e colla, ha un'apertura alare di 20,04 metri, una lunghezza di 7 metri e ha percorso in volo 59 metri. Il progetto, denominato Icarus e sviluppato con il supporto del divulgatore scientifico Jakidale, ha superato il precedente primato detenuto dal Braunschweig Institute of Technology dal 2013. Il record è stato certificato il 25 giugno durante il WMF - We Make Future di Bologna.
🗓️Un’ampia analisi condotta sulla UK Biobank conferma che un maggiore consumo giornaliero di caffè riduce significativamente il rischio di cirrosi, cancro al fegato e morte per malattie del fegato.
☕️I benefici aumentano in relazione al consumo: bere 1-2 tazze riduce i rischi di circa il 20-31%, mentre il consumo di 5 o più tazze porta a riduzioni superiori al 40%.
‼️È interessante notare che tali benefici sono stati osservati con caffè contenente caffeina, decaffeinato, non zuccherato e anche zuccherato. I benefici clinici sono avvalorati sia dalla risonanza magnetica (RM) del fegato sia dall’analisi delle proteine plasmatiche circolanti, che evidenziano miglioramenti strutturali e una riduzione dei marker infiammatori nei consumatori abituali di caffè.
Ref. Hyun-Seok Kim et al. Coffee Consumption and Improved Liver Outcomes: Clinical, Imaging, and Proteomic Evidence From the UK Biobank.
Clinical Gastroenterology and Hepatology