SOLO PER GLI SMEMORATI:
La villa di Arcore, B. la rubó all'orfana dei signori Casati Stampa, dopo che il padre dell'orfana aveva ucciso la moglie, l'amante giovane e si era suicidato.
Alla ragazza, desiderosa di scappare dall'Italia e bisognosa di soldi, vennero offerti 500 milioni di lire contro un valore della villa stimato per 7,3 miliardi di lire. La cosa bella è che i 500 milioni non vennero dati in soldi ma in azioni non quotate in borsa. Proprio per questo la ragazza non riuscì a cambiarle in denaro e si ritrovo con delle azioni bloccate. Allora B. si offrì di riprendersele in cambio di 250 milioni di lire e alla fine la ragazza si ritrovó a vendere una casa di 7,3 miliardi per 250 milioni di lire. Non c'è che dire, un affare.
Per quanti diranno, fessa lei che ha accettato, occorre ricordare che era un'orfana e che il suo tutore legale era Cesare Previti (CONDANNATO A 6 ANNI), avvocato e braccio destro finanziario di B. Questa è una delle cose... si potrebbe andare avanti ore...
In Italia a uno come questo, dopo tutto quello che ha fatto, gli fanno i funerali di Stato. Siamo nella follia pura!!!
Edoardo Sala
Lo chiamavano “Serpico”, come il poliziotto interpretato da Al Pacino nel film del 1973: un soprannome che gli avevano dato per il suo coraggio.
Francesco Evangelista, in servizio a Roma, era infatti un “poliziotto di quartiere” di cui tutti si fidavano, perché era una brava persona e aveva davvero un gran coraggio. Al punto tale che una volta sventò una rapina in banca a mani nude mentre ancora portava un busto, dato che mesi prima – mentre sventava un’altra rapina – lo avevano fatto volare giù da una finestra, provocandogli una frattura della colonna vertebrale.
Il 28 maggio, di prima mattina, Evangelista era di sorveglianza davanti al liceo Giulio Cesare. Si presentarono i NAR con lo scopo di umiliare studenti e poliziotti, possibilmente rubando le armi a questi ultimi. Aprirono il fuoco e Serpico venne crivellato dai colpi, spirando dopo anni di onorato servizio allo Stato e soprattutto alla comunità che lo amava profondamente. A premere il grilletto furono quegli stessi macellai che due mesi dopo avrebbero fatto saltare per aria la stazione di Bologna, uccidendo uomini, donne e bambini: Fioravanti e Mambro.
Il giorno successivo, i camerati degli assassini tornarono al Giulio Cesare, dove studenti e operai stavano ricordando Serpico, e uno di loro, indicando la macchia di sangue lasciata sull’asfalto che si era cercato di coprire con dei fiori, disse: «Ecco come finiscono i valori della Resistenza».
Quando qualcuno prova a fare revisionismo, si rammenti cosa è accaduto veramente in quegli anni. Si rammenti quell’odio, quel cinismo che ha spezzato molte vite con freddezza disumana.
E facciamolo anche nel ricordo di uomini come Serpico, i cui figli hanno seguito le sue orme, entrando in polizia.
Ci avevano messo venti secondi a schierarsi col poliziotto di Rogoredo, venticinque per scatenare la loro furia razzista contro i migranti.
“Io sto col poliziotto”.
Poi si scopre che il ragazzo ucciso era disarmato, che il poliziotto è un corrotto che chiedeva il pizzo in contanti e cocaina, che ha tentato di insabbiare l’assassinio portando una pistola finta sul luogo del delitto, ritardando la richiesta di soccorsi, che ha sparato perché Mansouri si rifiutava di pagarlo.
E tutti a balbettare, di fronte a una colossale figura di merda, senza mai la buona creanza di chiedere scusa per l’ennesima tanica di benzina gettata sul fuoco.
Se fossimo idioti dovremmo ora prendercela con tutti i poliziotti d’Italia e del Mondo, ma siamo abbastanza intelligenti da sapere che gli atti di un criminale non implicano la condanna di un’intera categoria, né implicano che tutta la Polizia sia corrotta.
E sarebbe auspicabile che tale elementare forma di raziocinio fosse usata sempre.
Ma a quanto pare è merce rara.
Michele Piras
37 minuti.
È il tempo trascorso tra la prima notizia dell’uccisione di Abderrahim Mansouri a Rogoredo e il post con cui Matteo Salvini dichiarava: "Sono dalla parte del poliziotto, senza se e senza ma".
Oggi, mentre emergono particolari inquietanti sulla vicenda, sulla figura dell’agente e sull'ipotesi di una messa in scena, lo stesso ministro dice: "Non entro nel merito di fatti che non conosco".
Curioso. Un opinionista indefesso, notoriamente prodigo di commenti su qualunque cosa di cui ignora i fatti, all'improvviso si scopre talmente prudente da non poter commentare ciò che non conosce.
Eppure, la sera del 26 gennaio, sono bastati 37 minuti a un alto esponente del Governo per entrare a gamba tesa nel merito di fatti che non conosceva, designando all'istante colpevoli e scagionati.
Ricordo di aver appreso entrambe le cose nello stesso momento, mentre seguivo una diretta su La7, e il primo pensiero fu: possibile che non abbia imparato nulla dalla clamorosa e imbarazzante figuraccia sul caso Cucchi?
Evidentemente no.
Trentasette minuti.
Bignami "Cinturrino a Rogoredo gli puntano la pistola lui uccide e viene indagato per omicidio volontario...come i 4 poliziotti con lui"
ecco la magistratura aveva ragione...
in assoluto il miglior spot per il NO
#IoVotoNo#ReferendumGiustizia#AbderrahimMansouri#22febbraio
FATE GIRARE CHE NE VALE LA PENA.
Grazie.
Qui di seguito la dichiarazione integrale di Nicola Rossiello, segretario generale del sindacato lavoratori di polizia.
«La narrazione del Ministro Piantedosi sui fatti di Torino appare totalmente rovesciata rispetto alla realtà che noi, come operatori e sindacato sul campo, riscontriamo. Sostenere che i manifestanti abbiano fornito copertura ai violenti significa non rendere giustizia alla verità e mancare di rispetto a chi esercita un diritto costituzionale. La realtà è l’esatta opposto: sono i violenti che si affiancano ai manifestanti per sfruttare la piazza. Confondere le responsabilità è un errore logico e sociale pericoloso: è come accusare i proprietari di casa di aver favorito i ladri che vi hanno fatto irruzione, o ritenere i tifosi responsabili dei criminali che si infiltrano allo stadio per aggredire gli spettatori. Chi scende in piazza pacificamente deve avere la garanzia che lo Stato sia in grado di isolare chi si infiltra per inquinare il dissenso. Chi sceglie di portare avanti una narrazione così distorta non rispetta la realtà dei fatti e ignora le difficoltà operative delle lavoratrici e dei lavoratori di polizia. Ribadiamo che la sicurezza non si fa colpevolizzando i cittadini, ma con strategie di intelligence e prevenzione, capaci di distinguere tra diritto al dissenso e atti delinquenziali inaccettabili. Ribaltare i fatti non aiuta l'ordine pubblico, serve solo a scaricare sulle Forze dell'Ordine il peso di una gestione politica della piazza che ha fallito nel proteggere sia chi manifesta che chi lavora in divisa».
Paolo #Petrecca non è solo l’uomo delle gaffe a #MilanoCortina2026.
È l’ex direttore di RaiNews24. Quello che il 20 febbraio 2025 ha mandato in onda il titolo “Assoluzione per Delmastro”, il sottosegretario alla Giustizia, quando nessuna agenzia, nessuna fonte, nessun tribunale sulla faccia della terra aveva emesso sentenza.
A chi gli faceva notare che la notizia non esisteva da nessuna parte, ha risposto, testuali parole: “Ho le mie fonti!”. Sei ore dopo è arrivata la sentenza vera: condannato a 8 mesi. Il direttore del canale all-news del servizio pubblico aveva inventato un’assoluzione. Una fake news di Stato.
È lo stesso uomo che nel luglio 2023 ha preso un servizio sulla denuncia per violenza sessuale nei confronti del figlio del presidente del Senato La Russa e lo ha fatto a pezzi, eliminando i riferimenti scomodi con la motivazione che “non era una notizia”. La giornalista ha ritirato la firma. Ma Petrecca, anziché rispondere al Comitato di redazione come previsto dalle regole, ha scritto direttamente alla collega. Perché le regole, per Petrecca, sono come i nomi degli atleti: roba che non lo riguarda.
È lo stesso uomo che nel marzo 2024 ha fatto sparire dai notiziari le dichiarazioni del procuratore Gratteri, critiche verso il governo. Il Cdr ha scritto: “A un certo punto le dichiarazioni di Gratteri sono scomparse. Ci chiediamo perché”. Già, perché?
È lo stesso uomo che la sera del ballottaggio delle elezioni francesi del 2024, una delle serate politiche più importanti dell’anno, ha aperto il telegiornale delle 22 non con i risultati elettorali dalla Francia (sia mai annunciare la disfatta dell’amata Le Pen), ma con il “Festival delle Città Identitarie” da Pomezia. Pomezia. Provincia di Roma. Mentre a Parigi si decideva il futuro dell’Europa, Petrecca mandava in onda Pomezia. E sapete il dettaglio? Sul palco di Pomezia si esibiva la sua compagna. E lui era in platea. Pomezia al posto di Parigi, con la fidanzata sul palco e il direttore in platea. Neanche un film di Ferragnez.
È lo stesso uomo che ha trasmesso 47 minuti integrali di conferenza stampa di Giorgia Meloni dall’Albania. Quarantasette minuti. Senza filtro. Il canale all-news del servizio pubblico trasformato nel canale YouTube personale della premier.
Ed è lo stesso uomo che, quando il suo Comitato di redazione ha osato criticarlo, ha fatto una cosa mai successa prima nella storia del giornalismo italiano: ha denunciato i propri giornalisti all’Ordine. L’Ordine ha archiviato l’esposto, perché criticare il direttore è un diritto del Cdr. Ma il messaggio era arrivato: qui non si fiata.
Ecco chi è Paolo Petrecca.
Ne abbiamo scritto più compiutamente qui: https://t.co/fGiuYTDk3j
#Olimpiadi #olimpiadiinvernali #OlimpiadiInvernali2026
Ah, la storia dei fratelli Ramponi: tre “pericolosissimi terroristi contadini” armati fino ai denti… di disperazione. Gente che per decenni ha vissuto zappando la terra e allevando animali – roba sovversiva, evidentemente. Poi nel 2012, l’incidente: un ragazzo muore, e anche se il fratello Ramponi aveva ragione, l’assicurazione decide che no, i fanali del trattore erano spenti (chissà, magari aravano il campo in modalità stealth) e quindi niente risarcimento. Il conto? Lo pagano loro.
Per restare a galla, fanno un mutuo, ipotecano casa e terra, poi perdono tutto. E già che non avevano più nulla, la banca decide di prendersi anche la catapecchia senza acqua, luce e gas (sì, proprio quella da cui poi è esploso tutto). Ma tranquilli: a riportare l’ordine arrivano 30 carabinieri, droni, vigili del fuoco e probabilmente mancavano solo i marines. Il tutto per sfrattare tre vecchi ridotti alla fame. Ma d’altronde, quando sei povero e disperato, sei anche un potenziale "terrorista", giusto?
Ora si piange – giustamente – la morte dei tre Carabinieri. Per carità, è un grandissimo dispiacere. Ma resta sempre e comunque una guerra tra poveri: da una parte chi è stato stritolato da un sistema spietato, dall’altra chi quel sistema è chiamato a difenderlo, anche quando manda i suoi uomini a sfrattare vecchi da una baracca.
E intanto i politici, i media, Mattarella, Crosetto... tutti a sventolare la bandiera della legalità, paragonando questi tre alla cellula di Al-Qaeda. Nessuno però che dica mezza parola sul perché siano arrivati a quel punto. TROPPO RISCHIOSO , magari poi la gente SI ACCORGE che qualche colpa il “sistema perfetto” ce l’ha. Ma va bene così, continuiamo pure a raccontarcela.
Il ministro della cultura qui in foto ieri ha chiesto al Sindaco dì Roma di cambiare il nome di via "Tito" adducendo che l'ex dittatore jugoslavo non lo merita.
C'è solo un piccolo, piccolissimo particolare. La via è intitolata a Tito Cesare Vespasiano Augusto, che fu Imperatore romano dal 79 all'81 d.c. La storia questa sconosciuta... e si che sarebbe bastato studiarla
- Salvo Amato
La presidente del Consiglio, che ha già dato del criminale a chi era all’epoca presidente del Consiglio e tre giorni fa ha detto che l’opposizione è peggio di Hamas, monta un caso sul termine #cortigiana, con mezzo Parlamento al seguito. Dovete fare pace con le parole.
Prima ti deridono, poi ti delegittimano, poi ti censurano, poi ti isolano, poi colpiscono. Se sei un giornalista molto scomodo finisci nel mirino. Solidarietà e un forte abbraccio all'amico @SigfridoRanucci vittima di un vile attentato mafioso. Un pensiero tenero a sua figlia.
Come ogni anno il 25 settembre mi sveglio e leggo su Facebook tutto il dolore straziante di un padre a cui hanno ammazzato il figlio, nel pieno della sua giovinezza, in un modo barbaro e violento.
20 anni senza Federico.
Ieri, dopo aver provocato la chiusura dell’ennesimo talk show “non allineato”, Donald #Trump ha fatto arrestare undici esponenti del partito democratico di NY e indicato Antifa - di fatto chiunque si dichiari antifascista, visto che una struttura non esiste - come “organizzazione terroristica”, minacciandone i sostenitori.
Ci siamo spesso chiesti che volto avrebbe avuto il fascismo, se si fosse ripresentato. Temo che per capirlo oggi basti aprire gli occhi.