Mentre da noi @GiuseppeConteIT e @RoVannacci, continuano a chiedere di non inviare più armi all’Ucraina, la Russia ha lanciato 12 bombe plananti contro il mercato e le abitazioni a Vasilkivka, nell'oblast di Dnipropetrovsk.
Michele è stato assolutamente strepitoso - davvero! Però voglio sapere cosa si è fumato per stare così calmo … bravissimo, pacato, chiaro… lo hanno lasciato parlare e ha sfondato 👏👏👏👏
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Domani, domenica 14 giugno, dalle 8:55 @micheleboldrin in diretta a Omnibus su La7 per discutere di come costruire un'alternativa politica credibile per l'Italia, delle sfide che il Paese ha di fronte e delle proposte necessarie per affrontarle.
We continue to apply Ukrainian long-range sanctions against Russian military facilities and the oil industry. In particular, last night Ukrainian FP-5 Flamingos struck a military plant in Cheboksary that supplies the occupier’s army with components for drones and missiles. I thank the Armed Forces of Ukraine for their precision! The Kuibyshev oil refinery in the Samara region was also hit last night. The distance from the frontline is more than 900 kilometers. I am grateful to the warriors of the Special Operations Forces, the Unmanned Systems Forces, and the Defense Intelligence of Ukraine. The entirely just responses of the Security Service of Ukraine also reached two oil infrastructure facilities in the Vladimir region, at a distance of 700 kilometers. I thank everyone who fights and works for Ukraine!
Curioso articolo. In pochi giorni @ora_italia, allora ancora Movimento DrinDrin superò tranquillamente le 10.000 adesioni. Eppure io tutta quest’attenzione mediatica non me la ricordo. Forse perché non c’era l’ennesimo politicante fuoriuscito dal PD
Per chi ha voglia, analizziamo con occhio più critico l’editoriale di oggi di Marco Travaglio, perché si tratta di un’opportunità straordinaria per dimostrare, prove alla mano, il grado di coinvolgimento del Direttore del Fatto nella macchina della disinformazione russa.
Scrive Travaglio, all’inizio dell’articolo, che i droni che cadono sui Baltici, potrebbero essere stati “lanciati dagli ucraini da basi segrete gentilmente offerte dai tre governi”, aggiungendo anche che “quello lettone è caduto per questo”. Forse non tutti sanno che la primogenitura di questa doppia “notizia” è del SVR (il servizio di intelligence estera russa), che in un comunicato del 19 maggio 2026, scriveva: "Il regime di Kiev ha convinto la Lettonia ad autorizzare il lancio di droni d'attacco ucraini direttamente dal proprio territorio". Nel giro di poche ore queste parole vengono riprese e rilanciate dall’agenzia statale Sputnik, che lega alla vicenda la caduta del governo lettone, effettivamente connessa ai droni, ma non a basi segrete (in realtà la premier Siliņa ha rimosso il ministro della Difesa, Andris Sprūds, accusandolo di una gestione inefficiente e tardiva dell'allerta aerea, facendo saltare i delicati equilibri della coalizione e provocando il collasso dell'esecutivo) e rafforzandola con una dichiarazione del rappresentante russo presso l’ONU, il quale ha quindi fornito al tutto una copertura istituzionale internazionale.
Travaglio, nel citare quelle parole, ovviamente non può non sapere che non esistono prove di basi segrete ucraine nei Baltici, così come non può non conoscere le reali cause della caduta del governo lettone. Quello che fa è dunque prestarsi consapevolmente come distributore di ultima istanza o, se preferite, venditore al dettaglio, di menzogne fabbricate e assemblate dal regime russo, per scopi strategici e geopolitici che favoriscono un regime criminale.
Alla fine dello stesso articolo c’è poi un esempio ancora più interessante, che permette di allargare lo sguardo e comprendere come quello della disinformazione russa sia in realtà un vasto ecosistema, nel quale si può talvolta riscontrare la “firma digitale” di come la filiera si coordini.
Nell’affermazione che abbiamo appena visto la fonte non viene citata e la ragione è ovviamente che persino per Travaglio sarebbe complicato ammettere di aver fatto un “copia e incolla” delle veline di Putin. Nelle ultime righe chiude tuttavia l’editoriale riprendendo invece una notizia apparsa su “Analisi Difesa”, in un post datato 28 maggio dal titolo “La Russia mette sotto tiro i vertici politici di Kiev”, nel quale si proponeva un’intervista al direttore della testata Gianandrea Gaiani. Su AD e quasi identico sul Fatto si legge: «In un’intervista al quotidiano svizzero “Neue Zürcher Zeitung”, per di più, il ministro degli Esteri lituano Kestutis Budrys ha apertamente esortato la Nato ad attaccare Kaliningrad. “Dobbiamo mostrare ai russi che possiamo penetrare nella piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”».
Qui l’errore è che in nessuno dei due pezzi si spiega che quella frase era in realtà la risposta ad una domanda del giornalista in merito ad una eventuale reazione della NATO in caso di attacco russo (una volta decontestualizzata, appare invece una minaccia esplicita contro la Russia).
Questo secondo “incidente” permette di mostrare e tracciare uno schema piuttosto comune per la propaganda filorussa, soprattutto in Italia. Quello del cosiddetto “information laundering”, cioè riciclaggio dell’informazione, che funziona in base allo stesso meccanismo di quello di denaro. In pratica gli organi di disinformazione del regime costruiscono la notizia (inventando o manipolando fatti o dichiarazioni oppure riportando frasi di funzionari o politici russi). Alcuni intellettuali, opinionisti, esperti, centri studi o organi di stampa compiacenti li riprendono e li “rietichettano” (riciclaggio, appunto), trasformandoli in propri articoli o analisi a kilometro zero. Questi scritti o interviste a quel punto non solo assumono una qualche autorevolezza, ma vengono anche ripuliti della loro reale provenienza (Mosca) e possono essere quindi liberamente citati, come avvenuto in questo articolo di Travaglio, essendo stati ufficialmente prodotti Italia, omettendo il fatto che si tratta in realtà di propaganda russa semplicemente tradotta e rinominata.
Questo editoriale, dunque, come dicevo, è indicativo, perché permette di osservare come i due sistemi di disinformazione (diretto o tramite la “lavanderia”) possano convivere. Ma schemi come questo li potrete osservare in tutte le manipolazioni proposte da Travaglio, a partire dalla bufala dei 5 miliardi che la Nuland diceva di aver investito nelle proteste a Maidan (balla fabbricata dal complottista americano Wayne Madsen, rilanciata da RT e poi istituzionalizzata poco dopo dall’allora consigliere di Putin, Sergei Glazyev per essere infine ripreso dai propagandisti internazionali), fino al fantomatico intervento di Boris Johnson nell’aprile del 2022, per far saltare gli accordi in corso in Turchia (inventato da RT e Ria Novosti, reinterpretando in modo piuttosto libero un articolo apparso sull’Ukrainska Pravda, e poi ripreso dopo un’intervista del politico ucraino David Arakhamia, della quale venne prodotta una manipolazione, anch’essa copiata parola per parola da Travaglio). Ma se ne potrebbero citare ancora molti altri.
Il perché personaggi come Travaglio (non c’è solo lui) scelgano consapevolmente di essere megafono della propaganda di un regime come quello di Vladimir Puntin è difficile da dire. Quello che vorrei che apparisse chiaro è che quando qualcuno di noi gli dà apertamente del putiniano, lo fa perché, indipendentemente dalle ragioni che lo spingono, le sue azioni dimostrano che è l’interfaccia volontaria e consenziente di una macchina di disinformazione e manipolazione, che senza lui ed altri non arriverebbe al consumatore finale. L’alternativa a tutto questo è che si tratti di un ingenuo che non si rende conto di mentire per conto di un dittatore assassino. Ma questa ipotesi fa ridere quasi più del mio finto editoriale di ieri.
Per troppo tempo la politica italiana è rimasta bloccata tra chi usa l’ideologia per dividersi e chi usa il potere per conservarsi, incapaci di affrontare i grandi problemi che frenano il Paese da decenni.
Serve costruire qualcosa capace di unire persone, competenze ed energie che oggi sono disperse. Un luogo dove confrontarsi davvero, mettere insieme idee e avere il coraggio di proporre soluzioni concrete.
Un "frullatore" di idee e dibattito pubblico, aperto a chi crede che l’Italia non sia condannata al declino e possa tornare a creare, innovare e costruire futuro.
ORA! nasce per questo: uno spazio da cui partire per costruire qualcosa che vada anche oltre noi stessi.
Nei prossimi mesi bisogna scegliere. Restare spettatori, difendere il proprio piccolo orticello o contribuire alla nascita di una vera alternativa.
Noi ci siamo. E tu, ci stai?
#Allegri dopo solo 5 giorni dal fallimento massimo della carriera firma altri 2 anni a 5mil grazie all'amichetto Manna.
Distruzione #Juventus ✅
Distruzione #Milan ✅
#Napoli auguri...
Io comunque ho scoperto di sta storia un’ora fa da @lucianocapone su whatsapp.
Se davvero i miei follower stanno sabotando i sondaggi interni di AVS sulla loro piattaforma, come sostiene Bonelli, lo stanno facendo a mia insaputa.
Questo tweet è in politichese, ve lo traduco in italiano: “vogliamo che tutti i giovani debbano avere come massima aspirazione quella di fare i camerieri e i lavapiatti e di sorridere per farsi lasciare la mancia dai ricchi cinesi”.
Oggi Venezia è la città più fortunata d’Italia perché ha l’opportunità di votare per @micheleboldrin@ora_italia gli unici a proporre soluzioni che guardano al futuro, invece di retorica e nostalgia. Votare il ‘meno peggio’ per paura che vincano gli altri non ha senso, soprattutto al primo turno!