Tutti i giorni celebriamo la forza e il coraggio di questi piccoli guerrieri.
Ogni sorriso, ogni abbraccio e ogni passo avanti sono una vittoria incredibile.
Continuate a lottare, siete fonte di speranza per tutti. ❤️
no come saltella aiuto era felicissima, dio prendi tutte le sofferenze di questa mini diva e dalle alle persone di merda che campano sulla faccia della terra
Invito tutti a unirsi nella preghiera per il martoriato popolo ucraino e per tutti coloro che soffrono a causa di questa guerra e di ogni conflitto nel mondo, perché possa risplendere sui nostri giorni il dono tanto atteso della pace.
Accade che Elon Musk su X critichi con un ironico “Wow” la nuova legge con cui la Spagna di Pedro Sanchez regolarizza 500.000 migranti.
Allora il premier spagnolo Sanchez ha fatto quello che bisognerebbe fare sempre coi bulli multimiliardari.
Gli ha risposto. Direttamente sul suo social. A casa propria.
Cinque parole cinque che sono oggi un manifesto di umanità nell’epoca del disumano.
“Mars can wait. Humanity can’t”.
“Marte può attendere. L’Umanità No”.
Nel 2009, il famoso apneista italiano Enzo Maiorca stava immergendosi con la figlia Rossana vicino alla costa di Siracusa quando accadde un evento davvero eccezionale.
Mentre si immergeva sempre più, Enzo sentì improvvisamente un leggero tocco sulla schiena. Girandosi, vide un delfino, non lì per giocare, ma chiaramente in cerca di aiuto.
Il delfino si immerse, seguito da Enzo. A una profondità di circa quindici metri, scoprirono un altro delfino impigliato in una vecchia rete da pesca. Senza perdere un attimo, Enzo chiamò la figlia perché gli portasse un coltello e tagliò con cura la rete per liberare il delfino.
Non appena fu libero, il delfino emise un suono che Enzo descrisse in seguito come "quasi simile a un grido umano".
Una volta tornati in superficie, Enzo e Rossana videro che il delfino era una femmina incinta e, pochi istanti dopo, partorì in mare aperto.
Il delfino maschio girò intorno a loro, poi si avvicinò delicatamente a Enzo, gli toccò la guancia con il naso, come per dargli un bacio delicato, e se ne andò con la sua nuova famigliola.
In seguito, Enzo ha condiviso i suoi pensieri: "Finché le persone non impareranno a rispettare il mondo naturale e a comunicare con esso, non capiranno mai veramente il loro posto su questo pianeta".
Un eloquente promemoria del fatto che la natura ha una voce, se siamo disposti ad ascoltarla.
Una partita vinta, stravinta sul campo da Musetti avanti due set a zero e poi il crac all'adduttore che spezza il sogno a un passo dalla semifinale e dal n.3 al mondo. Solo la sfortuna poteva fermarlo. Dopo due set divini, il ritiro al terzo set. Peccato davvero grande Lorenzo
"Salvini vuole fare il Ponte e srebbe il più lungo del mondo. Ma chi cazzo se ne frega?"
una delle citazioni più alte e iconiche di Ornella Vanoni, a true DIVA 🧡
72 minuti. 72 minuti di delirio in diretta mondiale.
72 minuti in cui il Presidente degli Stati Uniti ha confuso la Groenlandia con l’Islanda. Più volte. Mentre spiegava perché vuole comprarla.
72 minuti in cui ha minacciato un alleato NATO, la Danimarca, con queste parole: “Potete dire di sì, e lo apprezzeremo. Potete dire di no, e ce lo ricorderemo”.
72 minuti in cui ha definito la Groenlandia “un pezzo di ghiaccio” da cui dipenderebbero i destini della Terra: “Quello che chiedo è un pezzo di ghiaccio in cambio della pace mondiale”.
72 minuti in cui ha dichiarato di avere “100% sangue scozzese e 100% sangue tedesco”. Che farebbe 200%. Ma la matematica, evidentemente, non è il suo forte.
72 minuti in cui ha affermato che gli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale, avrebbero “restituito la Groenlandia alla Danimarca”. Peccato che sia falso. Gli Stati Uniti non hanno mai posseduto la Groenlandia. Mai. Nel 1916 riconobbero ufficialmente la sovranità danese. Durante la guerra ottennero solo basi militari temporanee. E nel 1946 provarono a comprarla offrendo 100 milioni di dollari. La Danimarca disse no. Non c’è stata nessuna “restituzione”.
72 minuti in cui ha sostenuto che “la Cina non ha pale eoliche”. La Cina. Il Paese che da 15 anni consecutivi è il primo produttore mondiale di energia eolica. Quello che costruisce il 45% di tutti i progetti eolici del pianeta.
Ma per Trump, “non hanno campi di mulini a vento”. Li vendono “agli stupidi”.
72 minuti in cui ha detto che “tutte le grandi compagnie petrolifere stanno venendo con noi in Venezuela”. Peccato che il CEO di ExxonMobil, tre giorni prima, gli avesse detto in faccia che il Venezuela è “non investibile”. Peccato che Trump si sia infuriato e abbia minacciato di escludere Exxon. Peccato che le altre compagnie stiano alla finestra, terrorizzate.
Ma lui, a Davos, ha detto che “stanno venendo tutte”.
72 minuti in cui ha affermato che “praticamente non c’è inflazione” negli Stati Uniti. L’inflazione americana è al 2,7%. Superiore all’obiettivo della Fed. In aumento, secondo le previsioni, a causa dei suoi stessi dazi.
Ma per lui, “praticamente non c’è”.
72 minuti in cui ha attaccato il presidente della Federal Reserve chiamandolo “stupido” e “Jerome troppo-tardi Powell”. In diretta. Davanti ai leader economici mondiali.
72 minuti in cui ha raccontato di aver messo dazi alla Svizzera per ripicca, perché “una donna” di cui non ricorda il nome “lo aveva accarezzato per il verso sbagliato”.
72 minuti in cui ha detto che “ieri il mercato è crollato a causa dell’Islanda”. L’Islanda. Un Paese con 380.000 abitanti. Che avrebbe fatto crollare Wall Street.
72 minuti in cui ha sostenuto che gli Stati Uniti “hanno pagato il 100% della NATO”. Il 100%. Quando la quota americana del budget NATO è circa il 16%.
Ma per lui, il 100%.
72 minuti in cui ha confuso l’Azerbaigian in “Aber-bajian”.
72 minuti di flusso di coscienza. Di bugie verificabili. Di numeri inventati. Di minacce ad alleati. Di insulti a funzionari. Di gaffe geografiche. Di millanterie smentite dai fatti.
E il mondo, in silenzio, ha guardato.
Ha guardato il Presidente della più grande potenza mondiale confondere due nazioni, minacciare la Danimarca, insultare la Fed, mentire sul Venezuela, inventarsi dati sull’inflazione, negare l’esistenza dell’industria eolica cinese.
72 minuti.
E pensare che una volta, per molto meno, le carriere politiche finivano.
Oggi, invece, si va avanti verso il prossimo delirio.
Benvenuti nel 2026.
#Davos #Trump