🐿️ Après avoir accidentellement détruit la maison de l'écureuil, le bûcheron et sa fille ont décidé de lui construire une nouvelle maison.
Reconnaissant, l'animal s'est approché d'elle pour la remercier ! 💛
Malati, vecchi, disabili vanno amati e assistiti. Se non altro perché tutti noi invecchiamo e ci ammaleremo. Ho orrore per una società in cui ci dovremo sentire un peso se siamo deboli e bisognosi di cure.
Un uomo di 42 anni entra in un minimarket di Torino, si avvicina a una donna e la molesta. Passano quaranta minuti. Entra una ragazzina di tredici anni, deve comprare la merenda per i fratelli. Lui le regala una bibita, le chiede se è fidanzata, la abbraccia, le domanda quanti anni abbia. Lei risponde: tredici. Lui: «Sei molto giovane». Poi la violenta tra gli scaffali.
Non c’è neppure il dubbio di una ricostruzione. Ci sono le telecamere. Riprendono tutto. Due abusi in quaranta minuti.
L’uomo viene fermato. E poi scarcerato.
Perché è incensurato. Perché avrebbe mostrato «resipiscenza». Perché è stato «collaborativo»: ha consegnato alla polizia i filmati delle telecamere. E soprattutto perché, leggiamo sulla Stampa, il «trauma dell’arresto» sarebbe già un deterrente sufficiente.
Il trauma dell’arresto.
Mi piacerebbe sapere quale unità di misura usiamo invece per il trauma di una ragazzina di tredici anni che esce di casa per comprare tre succhi di frutta e torna a casa dopo essere stata violentata. La madre racconta che non vuole più muoversi, che ha paura, che ha nausea, che non è riuscita neppure ad andare a prenderla perché era paralizzata dalla paura.
Ma evidentemente il trauma che merita considerazione cautelare è quello dell’uomo arrestato.
E poi c’è quella parola meravigliosa: «collaborativo». Ha consegnato i filmati. I filmati delle telecamere del negozio che avevano ripreso ciò che aveva fatto. Non ha consegnato la soluzione del caso Moro. Ha consegnato un video che lo inchiodava.
Infine la «resipiscenza». Il pentimento. Peccato che, secondo quanto ricostruito, quaranta minuti prima avesse molestato un’altra donna. Una resipiscenza con tempi di maturazione piuttosto rapidi: due violenze in meno di un’ora, una notte in carcere e il giorno dopo tutti a casa.
Non sto chiedendo una giustizia sommaria. Non sto chiedendo di abolire le garanzie, né di trasformare un arresto in una condanna. Le garanzie sono la civiltà del diritto e valgono soprattutto quando siamo arrabbiati.
Ma proprio per questo le decisioni della giustizia devono essere comprensibili alle persone normali.
E io questa non riesco a capirla.
E poi siamo così sicuri che non possa farlo un’altra volta?
Quando una tredicenne viene violentata, quando le telecamere documentano tutto, quando quaranta minuti prima lo stesso uomo avrebbe abusato di un’altra donna, spiegare che può tornare libero perché è incensurato, collaborativo, pentito e sufficientemente traumatizzato dall’arresto non restituisce l’immagine di una giustizia garantista.
Restituisce l’immagine di una giustizia che ha perso il senso delle proporzioni.
E, soprattutto, sembra essersi preoccupata moltissimo del trauma dell’uomo.
Un po’ meno di quello della bambina.
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#28agosto
🐾 Prima si impara a conoscersi. Poi a lavorare insieme. E, con il tempo, a fidarsi l’uno dell’altro.
Tra un cane e il suo conduttore nasce un legame fatto di piccoli gesti, sguardi e giorni trascorsi fianco a fianco. Un legame che cresce nell’addestramento e diventa ancora più forte nel lavoro quotidiano, in Italia e all'estero, a #difesa della collettività e del Paese.
Supportano le #ForzeArmate nelle missioni di soccorso, nella ricerca di dispersi e nella tutela della sicurezza del Paese.
Oggi nella #GiornataMondialeDelCane celebriamo i nostri straordinari amici a quattro zampe. 🐕
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