Se fossi finita in Questura per vandalismo, disordine pubblico, aggressione alle forze dell’ordine e furto avrei chiesto di tenermi dentro perché fuori mio padre mi avrebbe aspettato con una mazza 🤣
Questi genitori stanotte cosa faranno con i loro figli? Chissà #Milano
🇵🇸 ¿Recuerdan el Hospital Europeo en Khan Younis el pasado mayo?
Israel atacó un objetivo específico allí, y el mundo se indignó.
Los palestinos negaron la existencia de un túnel subterráneo. La ONU y los gobiernos europeos se apresuraron a condenar a Israel por atacar un "hospital". Indignación, titulares, acusaciones de crímenes de guerra… el guion habitual.
Luego llegó junio.
Las Fuerzas de Defensa de Israel (FDI) llevaron a los medios internacionales al mismo lugar y les mostraron el túnel… un centro de mando completo de Hamás, justo debajo de la sala de urgencias.
Armas, habitaciones, infraestructura. Y sí, allí encontraron y confirmaron el cuerpo de Mohammed Sinwar, el máximo comandante militar de Hamás y hermano de Yahya Sinwar.
El ataque que acabó con la vida de uno de los artífices del 7 de octubre fue quirúrgicamente preciso y totalmente justificado.
Según los Convenios de Ginebra de 1949, los hospitales y otras instalaciones médicas pierden su estatus de protección cuando se utilizan con fines militares, como centros de mando, depósitos de armas o transporte de tropas. Al convertir deliberadamente el Hospital Europeo en una base de Hamás, los propios terroristas lo despojaron de toda protección legal.
Ni una sola disculpa por parte de la ONU ni de los gobiernos europeos que se apresuraron a condenar a Israel. Ni una sola admisión de su error. Simplemente pasaron a la siguiente ronda de acusaciones.
Este es el patrón. Hamás oculta su infraestructura terrorista bajo instalaciones civiles, utiliza hospitales como escudos, y la comunidad internacional ataca sistemáticamente al defensor por responder, solo para demostrar una y otra vez que está equivocado cuando surgen las pruebas.
¿Cuántas veces tiene que suceder esto antes de que el mundo deje de caer en la trampa?
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🤔 Israel Sector News
🚨🪖🇺🇸🇵🇱🇷🇺 Mandatelo sui tg, mandatelo nelle scuole, mandatelo fino a Mosca. A Varsavia, il generale americano Grynkewich, Comandante supremo alleato della NATO in Europa, ha pronunciato uno dei discorsi più importanti dell'anno. È la sua - la nostra - "teoria della vittoria", resa finalmente pubblica, per le opinioni pubbliche occidentali e per i nostri avversari. Mandatela a memoria: è il copione che i nostri eserciti stanno imparando a padroneggiare per difendere i nostri territori. Non è un caso che questa strategia sia stata resa pubblica proprio ora. Ci ricorda che viviamo tempi straordinari, pericolosi, ma serve anche a rassicurarci, a dirci che i nostri nemici - dovessero essere così avventati da sfidare la sorte - si troveranno ad affrontare una forza temibile, professionale, pronta. Non cercheremo mai l'escalation, non ne abbiamo bisogno. Ma saremo in grado di farne pagare il conto a chiunque dovesse metterci alla prova. Il generale Grynkewich ha spiegato esattamente come. Mandatelo sui tg, mandatelo nelle scuole, mandatelo fino a Mosca. Buona lettura a voi.
"Grazie e buon pomeriggio a tutti. È fantastico essere di nuovo qui a Varsavia con tutti voi, in un luogo dove la deterrenza e la difesa vengono prese sul serio e dove alle parole seguono i fatti.
Da quando ha aderito alla NATO, nel 1999, la Polonia ha dato l'esempio. Oggi continua a esercitare un ruolo guida attraverso investimenti storici nella difesa, l'impegno ad ampliare la propria base industriale, una rapida modernizzazione militare e una particolare attenzione alla resilienza della società di fronte a un contesto di sicurezza complesso e instabile.
Quando la Polonia entrò nella NATO nel 1999, quella decisione rappresentò una riaffermazione della sovranità polacca. I leader polacchi dell'epoca parlarono della determinazione della loro nazione a scegliere autonomamente il proprio destino, e l'adesione all'Alleanza rifletteva il loro impegno a proteggere il popolo polacco e il suo territorio.
Per noi, quella decisione dovrebbe richiamare con particolare chiarezza che cosa sia la NATO e perché esista.
Ci ricorda che la NATO è un'alleanza difensiva, costituita per preservare la pace e che, in quanto tale, non abbiamo piani, intenzioni o ambizioni che vadano oltre la protezione dei nostri cittadini e la difesa del nostro territorio.
Tuttavia, nessuno deve confondere la nostra natura difensiva con la debolezza o con una mancanza di determinazione.
Attraverso la nostra forza collettiva, puntiamo a esercitare la deterrenza e a preservare la pace.
Ma se qualcuno fosse tanto sciocco da attaccarci, combatteremo. Fermeremo l'attacco e gli impediremo di raggiungere i suoi obiettivi, quali che siano.
In breve, faremo in modo che qualsiasi attacco contro qualsiasi alleato si riveli completamente inutile.
Questo pomeriggio vi illustrerò come intendiamo farlo, quello che chiamo la mia teoria della vittoria.
Questa teoria prevede la conduzione di una difesa basata sulla negazione degli obiettivi dell'avversario, un approccio strettamente allineato alla strategia dell'Alleanza, quella che chiamiamo Deterrence and Defence of the Euro-Atlantic Area, o DDA, ossia deterrenza e difesa dell'area euro-atlantica.
Pertanto, anche se la definisco la mia teoria, in realtà è qualcosa di più. Si basa su una strategia concordata da tutti i 32 alleati e quindi ci rappresenta e ci comprende tutti.
In altre parole, è la nostra teoria della vittoria.
Prima di descriverla più dettagliatamente, voglio chiarire un punto. Non ritengo che un conflitto sia imminente o inevitabile. Non lo è. Contribuiamo a evitare i conflitti dichiarando chiaramente le nostre intenzioni difensive e mantenendo aperti i canali di comunicazione, così da risolvere eventuali incomprensioni e favorire la trasparenza.
Ma scoraggiare un conflitto richiede anche la prontezza a combattere una guerra. E questa prontezza impone di pianificare sulla base di ciò che è possibile, non soltanto di ciò che è probabile.
Come affermò il primo presidente degli Stati Uniti, George Washington, il modo più efficace per preservare la pace è prepararsi alla guerra. Oppure, come dice l'attuale presidente americano, questa è la pace attraverso la forza.
Nel caso della NATO, si tratta della forza di 32 nazioni unite.
Uno dei punti di forza essenziali della nostra Alleanza è il vantaggio decisionale. Percepiamo e osserviamo l'ambiente operativo attraverso una sofisticata architettura stratificata di intelligence, alimentata da sistemi di raccolta delle informazioni di diversa provenienza che producono enormi quantità di dati. Utilizziamo questi dati per ricavare indicazioni cruciali, servendoci di algoritmi avanzati che ci consentono di interpretare le informazioni raccolte. Il risultato fondamentale è una comprensione approfondita dell'ambiente strategico e operativo.
Questo significa che è improbabile che l'Alleanza venga colta di sorpresa.
Vedremo arrivare un eventuale attacco, e questo ci darà il tempo di valutarlo e di schierare rapidamente le nostre forze.
Così facendo, puntiamo a esercitare la deterrenza, ma questi movimenti ci preparano anche a respingere qualsiasi possibile attacco, compresi quelli finalizzati a conquistare e mantenere il controllo di un territorio della NATO, creando un fatto compiuto. In breve, ci preparano a svolgere il nostro compito più sacro: la difesa dei nostri cittadini e del nostro territorio.
Per aiutarci ad assolvere questo compito, abbiamo sviluppato la nostra teoria della vittoria. Negli ultimi giorni, alcuni l'hanno definita un piano, ma non lo è, almeno non nel senso militare del termine. La nostra teoria della vittoria fornisce invece all'Alleanza una visione comune di come ottenere la vittoria attraverso la deterrenza e la difesa. Esprime il mio intento di comandante, per aiutarci a concentrare gli sforzi militari sui compiti fondamentali che dobbiamo assolvere in combattimento e sul modo in cui dobbiamo dimostrare di essere capaci di assolverli per esercitare la deterrenza. E si fonda su una valutazione lucida delle minacce che affrontiamo e sugli insegnamenti della guerra moderna, tratti dall'Ucraina e dal Medio Oriente.
La mia teoria della vittoria è quindi semplice.
Bloccheremo l'attacco iniziale.
Se l'attacco proseguirà, ne smorzeremo lo slancio e impediremo al nemico di avanzare.
E, se necessario, spezzeremo le forze nemiche e il sistema operativo di combattimento schierato contro di noi.
Per bloccare l'attacco, le nostre forze terrestri manovreranno per dominare qualsiasi assalto nemico nel punto di contatto.
Attraverso la manovra, immobilizzeremo le formazioni nemiche e impediremo la conquista del territorio dell'Alleanza.
Le forze terrestri attaccheranno il nemico e distruggeranno le sue unità in avanzata.
Ma non agiranno da sole.
Le nostre forze aeree e navali, operando di concerto con le nostre capacità spaziali e cibernetiche, conquisteranno rapidamente la libertà di manovra.
Una volta assicurata rapidamente la superiorità aerea e marittima nell'area di battaglia e sopra di essa, queste forze impiegheranno una combinazione di massa e precisione per impedire al nemico di mantenere le proprie posizioni.
Dopo questo blocco iniziale, smorzeremo qualsiasi azione offensiva ancora in corso o successiva contro di noi.
Utilizzando sensori avanzati, sistemi autonomi e forze multidominio, impediremo all'aggressore di acquisire slancio o conquistare l'iniziativa.
L'impiego sincronizzato di effetti multidominio fino al livello tattico sopraffarà le formazioni nemiche impegnate nel combattimento e la loro avanzata, ammesso che a quel punto sia ancora in corso, perderà ulteriormente slancio.
Se l'avversario decidesse di insistere nell'attacco o di impegnare le proprie riserve, spezzeremo il sistema di combattimento schierato contro di noi.
Questo comprende non soltanto le forze attaccanti in sé, ma anche tutto ciò che le sostiene, le rifornisce o le controlla.
Per farlo, combineremo munizioni di precisione altamente avanzate ed estremamente efficaci con una massa schiacciante di sistemi economici e producibili su larga scala.
Eserciteremo una pressione costante e incessante, sia cinetica sia non cinetica.
Lo faremo in tutti i domini e attraverso tutti i domini: terra, aria, mare, spazio e cyberspazio.
In questo modo spezzeremo il sistema nemico e ne sconfiggeremo le singole componenti.
Le formazioni nemiche saranno private dei rifornimenti, i comandanti nemici non saranno più in grado di controllare le proprie forze e le unità nemiche, insieme alle loro capacità di supporto, saranno ridotte e distrutte.
Nell'eseguire quanto ho appena descritto, non cerchiamo di infliggere una sconfitta strategica al nostro avversario, né abbiamo bisogno di farlo.
Il nostro unico obiettivo è fermare qualsiasi attacco sul nascere, impedendo al nemico di conquistare e mantenere il controllo del nostro territorio. Per riuscirci, è necessario infliggere una sconfitta tattica e operativa alle forze impiegate contro di noi, ma nulla di più.
Spezziamo il sistema di combattimento che ci attacca per renderlo incapace di proseguire l'offensiva o, come direbbe Clausewitz, per costringerlo a raggiungere il proprio punto culminante, vale a dire degradarlo fino al punto in cui non sia più in grado di assolvere le proprie funzioni belliche.
È proprio questo aspetto della nostra teoria della vittoria, una teoria fondata su un'azione decisiva, ma sempre finalizzata a una difesa basata sulla negazione degli obiettivi nemici, conformemente alla DDA, che ci consente di mantenere una posizione favorevole rispetto all'escalation.
Poiché dobbiamo attaccare soltanto il sistema che ci sta attaccando, e poiché lo facciamo esclusivamente per impedirgli di raggiungere i propri obiettivi, non abbiamo alcuna necessità né alcun incentivo a provocare un'escalation.
Ciò significa che la responsabilità dell'escalation ricadrebbe interamente sull'aggressore. Sarebbe lui, e soltanto lui, a dover sopportare tutto il peso morale, politico e strategico della decisione di procedere in quella direzione.
E su questo punto dobbiamo assicurarci che anche l'avversario sappia che siamo noi ad avere il vantaggio, che un'escalation non farebbe altro che peggiorare la sua posizione, tanto sul piano militare quanto su quello politico.
E se un avversario dovesse minacciare un'escalation attraverso dichiarazioni bellicose, o decidesse effettivamente di intensificare il conflitto durante le ostilità, questo non provocherebbe una frattura nella nostra Alleanza. Al contrario, non farebbe altro che unirci ancora più strettamente.
Dovremmo trarre rassicurazione dalla nostra capacità di produrre effetti su vasta scala e dall'avvertimento implicito che siamo in grado di rispondere a qualsiasi mossa del nemico lungo la scala dell'escalation.
Questi stessi fattori dovrebbero anche indurre qualsiasi avversario a riflettere attentamente.
Di fronte a un'Alleanza unita, forte e pronta, dovrebbe rendersi rapidamente conto che il costo militare di un'escalation sarebbe troppo elevato.
Dunque, alla luce di questa teoria della vittoria, di questa visione di come possiamo vincere, quali sono i prossimi passi?
In tutta l'Alleanza stiamo adottando misure per tradurre questa teoria in capacità operative e massimizzare la prontezza delle nostre forze.
Se venissimo attaccati, saremmo pronti a combattere già questa notte. Ma non ci adagiamo sugli allori.
Continueremo a prepararci e ad addestrarci ogni giorno, e domani saremo ancora più pronti, e dopodomani lo saremo ancora di più.
Prepararci a combattere secondo questa teoria della vittoria significa, naturalmente, prima di tutto essere capaci di vincere in difesa. Ma dimostrare la nostra prontezza è anche fondamentale per prevenire i conflitti. Dimostrare di essere pronti ad applicare la nostra teoria della vittoria è quindi essenziale anche per vincere attraverso la deterrenza.
E, in quanto alleanza difensiva, dovrebbe essere chiaro a tutti che mantenere una deterrenza efficace e credibile è esattamente la condizione nella quale vogliamo trovarci.
Ogni attività, ogni esercitazione e ogni zloty, euro, dollaro, euro, sterlina o corona che investiamo contribuisce a questo obiettivo.
La nostra teoria della vittoria ci consente di concentrare questi sforzi per dimostrare di essere pronti a bloccare, smorzare e spezzare.
Pertanto, le nostre forze terrestri avanzate sul fianco orientale si eserciteranno e dimostreranno la propria capacità di bloccare qualsiasi attacco.
Le nostre forze aeree e navali si eserciteranno e dimostreranno la nostra capacità di conquistare e mantenere la libertà di manovra e di produrre effetti multidominio, così da smorzare ulteriormente qualsiasi attacco.
Investiremo sia in capacità di attacco di precisione a lungo raggio altamente avanzate, sia in sistemi più economici, oltre che in reti di sensori e in un'infrastruttura cloud dedicata alle operazioni belliche, per rafforzare la nostra capacità di spezzare qualsiasi sistema di combattimento avversario, rendendolo impotente e incapace di proseguire l'attacco.
I nostri investimenti congiunti nella prontezza operativa e nelle capacità militari contribuiscono a prepararci alla difesa, ma, cosa ancora più importante, rappresentano anche il nostro strumento migliore per evitare di dover combattere.
Il nostro primo obiettivo è la deterrenza, evitare il conflitto. Ma questa deterrenza si ottiene dimostrando la nostra forza e comunicando la nostra determinazione, senza provocazioni.
La NATO non cerca la guerra con nessuno.
Anzi, in qualità di comandante supremo delle forze operative della NATO, attuare la teoria della vittoria che vi ho illustrato oggi mi imporrebbe di impartire ordini che spero di non dover mai dare.
La nostra Alleanza esiste per preservare la pace.
Ma non ci siano dubbi: se dovesse arrivare la guerra, bloccheremo e indeboliremo qualsiasi attacco e, se questo non dovesse cessare, spezzeremo le forze che conducono l'aggressione contro di noi.
Ci siamo addestrati e siamo pronti. E saremo sempre più pronti: oggi, domani e ogni giorno successivo.
Siamo qui insieme, oggi, in Polonia, più forti che mai, uniti dalla nostra visione comune di un'Alleanza più equilibrata, più pronta e più letale.
Sappiamo come combatteremo, se la guerra dovesse arrivare fino a noi, e sappiamo che vinceremo.
E insieme faremo in modo che qualsiasi avversario che prenda in considerazione l'idea di attaccare la nostra Alleanza giunga all'unica conclusione che conta: «Oggi non è il giorno»".
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🚨🪖🇮🇹🇷🇺 Guido Crosetto, ministro della Difesa italiano: "Io voglio partire dal presupposto che nessuna nazione sia nemica di nessuna. Poi però sono costretto, perché faccio il ministro della Difesa, non faccio il commentatore da bar, a cercare di circoscrivere ogni pericolo che possa riguardare la mia nazione e guardo i fatti. Ogni giorno noi subiamo centinaia di attacchi cyber alle nostre infrastrutture di ogni tipo, civili e militari. La gran parte di questi attacchi vengono da due nazioni: la Russia e la Cina. Ogni giorno noi subiamo sui nostri social, e su altri canali, tentativi di disinformazione e di indebolimento dell'opinione pubblica. E questi arrivano dalle stesse due nazioni. Più Russia o più Cina? Più Russia, che ha una storica presenza in Italia, non soltanto attraverso i nuovi strumenti. Perché la Russia è presente in Italia dal dopo la Seconda Guerra Mondiale, attraverso i suoi servizi, in modo superiore a qualunque altra nazione, anche perché aveva un humus di penetrazione superiore a qualunque altra nazione. Noi diamo anche per scontato che non ci possa essere un carro armato russo, anche perché prima dovrebbe attraversare un po' di stati e le Alpi per arrivare qua. Ma dall'altra parte io vedo un atteggiamento di ostilità. Allora, nessuno è di parte, ma secondo voi la NATO, le nazioni della NATO, noi, UK, Francia, Stati Uniti, chiunque sia il presidente, potrebbero mai decidere di invadere la Russia? Cioè, secondo voi un parlamento occidentale di qualunque di queste nazioni approverebbe mai un'invasione della Russia? No. Il racconto in Russia è che la NATO sta circondando la Russia per invaderla e che la Russia sta reclutando centinaia di migliaia di soldati - sono arrivati a un milione e mezzo - per difendersi da un'invasione della NATO. Siccome i russi non sono scemi, sono analisti molto più profondi di noi, sanno perfettamente che la NATO non invaderà mai la Russia. Chiediamoci perché hanno trasformato il 50% della loro economia in un'economia di guerra da cui sarà difficile tornare indietro? Questa è una preoccupazione. E hanno raggiunto il milione e mezzo di soldati reclutati dopo aver perso sul fronte Ucraina ogni mese più di 30.000 giovani. Perché la Russia il prezzo che sta pagando per andare avanti in Ucraina sono 30.000 tra morti e feriti ogni mese. Quindi perché questo atteggiamento? Non lo so. Non voglio dare una risposta che in qualche modo sia allarmistica. So che devo però preoccuparmi di fronte a un atteggiamento di questo tipo".
https://t.co/aen8K8Jgjq
C'era una volta un difensore della #Juventus. 🏛️
Immaginate. In un Juve-Inter si tuffa, fa espellere #Kalulu (pardon, un avversario) ed esulta. Giorni dopo ammette: "ho accentuato il contatto". Prova tv invocata da mezza Italia, moviole a reti unificate.
A Zenica si fa cacciare da ultimo uomo e l'Italia saluta il terzo Mondiale di fila. Capro espiatorio nazionale, a vita.
Corona lo tira in ballo sulle scommesse. Accuse mai verificate? Dettagli. Aperture dei tg per settimane.
Era arrivato a 31 milioni con tre presenze in A, pagato anche con tre ragazzi oggi tra B e C. Plusvalenze, Procura, punti tolti.
E la Regione, al posto della massima onorificenza con il premio Camuna, avrebbe chiesto la radiazione.
Peccato che #Bastoni giochi nell'#Inter. E allora è il bravo ragazzo, il leader, "il difensore più forte d'Italia".
Morale della favola? A volte una maglia di un colore diverso dal bianco e dal nero fa tutta la differenza del mondo, ragazzi.
#FinoAllaFine
Inter, l’inchieste di Report svela le pressioni sulla Covisoc per non mettere a rischio l’iscrizione alla Serie A https://t.co/5FStHbtjUq
Un anno fa!!!
🚨 𝗕𝗥𝗘𝗔𝗞𝗜𝗡𝗚: Inter are part of the biggest financial scandal in Italian football since Calciopoli.
A confidential report has revealed that nearly €300m in revenues from fictitious Asian sponsors (2016–2019), were allegedly used to bypass Financial Fair Play.
While other clubs were punished for less, the Italian federation allegedly helped Inter avoid sanctions... Even amid links to mafia-connected ultras.
(Source: @footmercato)
Il #ManchesterCity gonfiava i conti con sponsor fittizi. Guardate questo articolo sull'#Inter a proposito degli sponsor...
Bastava la porcata che hanno fatto con Lionrock X farli scendere dal trono ma, ma siamo in Italia dove chi deve indagare è interista ⚫🔵📦🐭👈 😉
Ora che sappiamo che Mancini, al City, prendeva uno stipendio "sotto banco" di due milioni oltre a quello ufficiale per aggirare le norme @UEFA e della #PremierLeague sul fairplay finanziario, possiamo ritenerlo adeguato per la Nazionale e le regole @FIGC? @giomalago@SerieA
Nelle viscere di #Gaza: il Tg1 con i militari dell’Idf in un tunnel usato da #Hamas nel centro della Striscia: nei cunicoli armi ed esplosivo.
#Tg1 Giovan Battista Brunori
Il Circolo Aniene si è trasferito all'Olimpico .
Un Ministro dello sport capace solo di presenziare a avvenimenti mondani
Un Presidente della FIGC part-time in attesa dell'indeterminato
Un Presidente del Coni che farebbe la sua figura in un film di Dario Argento
Andò voi annà ?
In Serie A la percentuale di giocatori italiani si attesta intorno al 30%. Il calcio italiano aveva bisogno di riforme, di idee, di facce nuove. Invece siamo di nuovo qui.