Tra le figure più enigmatiche della mitologia greca compaiono Empusa e Mormo, esseri legati alla notte, alle strade deserte e ai luoghi di confine.
Empusa, associata alla dea Ecate, era descritta come una creatura mutevole, capace di assumere sembianze diverse per ingannare i viandanti. Mormo, invece, apparteneva a quel gruppo di esseri con cui le madri spaventavano i bambini troppo irrequieti, affinché rientrassero in casa prima del calare del sole.
Più che semplici racconti per incutere timore, queste figure rappresentavano il limite tra il mondo ordinato degli uomini e quello invisibile degli spiriti, un confine che la notte rendeva incerto e permeabile.
La mitologia greca non popolava il buio soltanto di mostri. Lo trasformava in uno spazio simbolico, dove prudenza, immaginazione e mistero si incontravano.
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Anche James Joyce scrisse di levrieri.
A volte bastano poche righe per raccontare un'intera tradizione.
Tra le pagine de La quiete prima della corsa emerge un incontro inatteso tra uno dei più grandi scrittori del Novecento e il mondo del Greyhound, attraverso riferimenti che ancora oggi conservano tutto il loro valore culturale.
Un capitolo dedicato a una presenza discreta, ma tutt'altro che casuale.
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Prima di essere una creatura temuta, Lamia era una regina della Libia.
La tradizione greca racconta che Zeus se ne innamorò. La gelosia di Era si abbatté su di lei con una punizione terribile: la perdita dei figli. Consumata dal dolore e dalla follia, Lamia finì per trasformarsi in un essere mostruoso, destinato a perseguitare i bambini degli altri.
Con il passare dei secoli il mito cambiò. Da donna colpita dalla vendetta divina, Lamia divenne una creatura notturna, spesso descritta con corpo di serpente o con tratti mostruosi, capace di sedurre, ingannare e divorare le proprie vittime.
La sua figura attraversò il mondo greco, quello romano e il Medioevo, fino a entrare nel folclore europeo come simbolo della paura dell'ignoto e delle minacce che sembrano nascondersi nel buio.
Come accade spesso nella mitologia, dietro il mostro si intravede ancora il destino tragico di un essere umano.
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Quanto può raccontare un libro scritto più di centovent'anni fa?
Molto, se l'autore è il Dott. Mario Migneco.
Nelle pagine di Considerazioni e Appunti sul Cane Cirneco, la descrizione morfologica del Cirneco risulta sorprendentemente vicina allo standard moderno, mentre le sue osservazioni sulle attitudini venatorie restituiscono il ritratto di un cane selezionato per il lavoro, la resistenza e l'intelligenza.
La prefazione dell'edizione moderna accompagna il lettore nella rilettura di questo importante documento storico, mettendo in relazione le osservazioni di fine Ottocento con le conoscenze cinofile contemporanee.
Un testo fondamentale per comprendere non soltanto il Cirneco, ma anche l'evoluzione della cinofilia italiana.
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Il vampiro prima di Dracula
Molto prima che Bram Stoker scrivesse Dracula, il vampiro apparteneva già al folclore dell'Europa orientale.
Le tradizioni popolari parlavano di morti inquieti, i revenant, che tornavano tra i vivi per tormentare i familiari, diffondere malattie o consumare lentamente la forza vitale della comunità. Ogni regione aveva il proprio nome e le proprie usanze, ma l'idea era sorprendentemente simile: alcuni morti non trovavano pace.
Per questo nacquero rituali di protezione, sepolture particolari e pratiche apotropaiche destinate a impedire il ritorno del defunto.
Fu soltanto nel XIX secolo che la letteratura trasformò queste antiche credenze nel vampiro che oggi tutti conosciamo.
Dietro il mito di Dracula sopravvive una tradizione popolare molto più antica, fatta di paure, superstizioni e racconti tramandati per secoli.
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Il cane è un atleta straordinario.
Non tutte le razze, però, sono state selezionate per affrontare lo stesso tipo di sforzo.
I Levrieri rappresentano la massima espressione della velocità. I cani da slitta quella della resistenza. Tra questi due estremi si collocano, con caratteristiche diverse, tutte le altre discipline sportive.
Comprendere la fisiologia, il sistema cardiovascolare e i limiti specifici di ogni razza è il primo passo per costruire un programma di allenamento efficace e rispettoso del cane.
In Fondamenti di Preparazione Atletica del Cane la preparazione atletica viene affrontata partendo dalla biologia e dalla scienza, perché non esiste un buon allenamento senza una profonda conoscenza dell'atleta.
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Anche la zanzara ha trovato posto nell'immaginario mitologico.
Una leggenda diffusa nel folclore europeo racconta di una giovane sposa morta prematuramente. Il marito, incapace di separarsi da lei, rifiutò di darle sepoltura. Mosso a compassione, il Genio della palude le restituì la vita con una sola goccia di sangue. Ma la donna, ormai priva d'amore, volle restituire quel dono. Il suo corpo si dissolse nell'acqua e da quelle acque nacquero le prime zanzare, condannate da allora a cercare incessantemente quella goccia di sangue.
Molti secoli prima, Esopo aveva scelto la zanzara come protagonista di una delle sue favole. Nel confronto con il leone, il piccolo insetto riesce a prevalere grazie all'astuzia, ma la sua vittoria dura poco: finirà nella tela di un ragno. La morale è semplice quanto attuale: anche chi supera il più forte può essere sconfitto da ciò che ritiene insignificante.
Piccole, ostinate e onnipresenti, le zanzare hanno lasciato una traccia non soltanto nella natura, ma anche nelle leggende e nella letteratura antica.
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Allevare e selezionare non sono la stessa cosa.
Allevare significa far nascere dei cani.
Selezionare significa assumersi la responsabilità di preservare una razza, studiandone la storia, la funzione, il carattere, la salute e l'equilibrio.
Ogni scelta compiuta oggi influenzerà la razza di domani.
In L'Equilibrio Perfetto si riflette sul significato della selezione, sull'importanza di rispettare l'identità delle razze e sul delicato equilibrio tra conservazione, funzionalità e cambiamento.
Perché modificare è semplice.
Conservare ciò che rende una razza unica è la vera sfida.
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Per gli antichi il Leone non era soltanto un segno zodiacale.
Era l'immagine della forza governata dalla luce.
Dall'Egitto alla Grecia, dalla Mesopotamia al mondo romano, il leone accompagnava divinità solari, re ed eroi. Non rappresentava soltanto il coraggio, ma anche la responsabilità di chi possiede il potere. La sua regalità non nasceva dalla violenza, bensì dall'equilibrio tra energia e dominio di sé.
Non è un caso che il Sole trovi proprio nel Leone la sua dimora astrologica. Nel cuore dell'estate, quando la luce raggiunge la sua piena maturità, il leone diventa il simbolo di una forza che illumina anziché sopraffare.
Tra mito, astronomia e tradizione, il Leone continua a ricordare una delle immagini più antiche del potere: quella di chi guida prima se stesso e solo dopo gli altri.
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Il 25 luglio la tradizione cristiana celebra San Giacomo il Maggiore, patrono dei pellegrini.
Da secoli il suo simbolo è la conchiglia, raccolta lungo le coste della Galizia e divenuta il segno di chi aveva raggiunto Santiago de Compostela. Ma la conchiglia racconta molto più di una meta. Le sue linee convergono tutte verso un unico punto, proprio come i numerosi cammini che attraversano l'Europa per incontrarsi davanti alla tomba dell'apostolo.
Per questo, nel tempo, è diventata il simbolo del viaggio interiore oltre che di quello compiuto con i propri passi. Un'immagine che ricorda come ogni cammino, anche il più lungo, abbia sempre un centro verso cui tendere.
Mandala — due libri per adulti
Un invito alla pausa: linee lente, colori essenziali.
Due quaderni da colorare pensati per chi vuole ritrovare il ritmo del respiro: carta che non lucida, tratti nitidi,
composizioni pulite. Non chiede fretta: chiede tempo.
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Il gioco è una delle attività più serie della natura.
Attraverso il gioco i cuccioli imparano a conoscere il mondo, a misurare le proprie capacità, a rispettare gli altri e a costruire relazioni destinate a durare nel tempo.
Gli etologi lo osservano negli animali. Gli educatori lo riconoscono nei bambini.
Cambiano i protagonisti.
Non cambia il linguaggio.
Perché ogni gioco è, in fondo, una piccola prova generale della vita.
I cani osservano il mondo umano con uno stupore silenzioso.
Le corse contro il tempo.
Le preoccupazioni inutili.
Le giornate riempite fino all’ultimo minuto.
E mentre gli esseri umani complicano ogni cosa, loro continuano a trovare felicità nei gesti più semplici: una macchia di sole sul pavimento, il rumore della ciotola,
una pallina sparita sotto un mobile, la presenza di chi amano.
Forse è proprio questo il segreto della vita canina:
ricordare che la serenità non è mai troppo lontana dalle cose essenziali.
Manuale di vita canina per umani confusi: 📷https://t.co/4OdmTfCcrH
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Nel XIX secolo, luglio segnava l'inizio della grande stagione della villeggiatura.
Le famiglie aristocratiche lasciavano le città per raggiungere castelli, residenze di campagna, località termali e dimore affacciate sui laghi o sul mare. Baden-Baden, Karlsbad, Deauville, Biarritz, St. Moritz e le rive dei grandi laghi italiani diventavano luoghi d'incontro, dove il riposo si intrecciava con la vita sociale, la cultura e l'eleganza.
Passeggiate nei parchi, concerti all'aperto, conversazioni sotto i portici, letture in giardino e lunghe serate illuminate da lampade a gas scandivano un'estate vissuta con un ritmo diverso, lontano dalla frenesia delle capitali.
La villeggiatura non era soltanto una vacanza. Era un modo di abitare il tempo.
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Un telegramma. Venezia, 1915.
«…per procurare il denaro necessario a nutrire i miei levrieri voraci…»
Non è una frase letteraria. È un documento.
In un telegramma inviato a Paul Porel, Gabriele D'Annunzio liquida Cabiria come “un gioco ironico”, utile soprattutto a finanziare ciò che per lui era imprescindibile: i suoi levrieri.
I levrieri non sono un dettaglio decorativo nella vita del Vate. Sono presenza costante, concreta, quotidiana. Sono spesa, cura, compagnia, identità.
I LUNGHI MUSI DI GABRIELE D’ANNUNZIO ricostruisce questo legame attraverso lettere, documenti, fotografie e testimonianze d’epoca. Non un ritratto romanzato, ma un’indagine documentaria sul rapporto tra d’Annunzio, la Francia, il coursing e l’allevamento.
Dietro il mito, l’uomo.
Dietro l’uomo, i levrieri.
Il volume è disponibile.
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